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	<title>boss Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
	<lastBuildDate>Mon, 04 May 2026 15:27:59 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Latitante da sei mesi si costituisce Luigi Marando, presunto boss della &#8216;ndrangheta</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/latitante-da-sei-mesi-si-costituisce-luigi-marando-presunto-boss-della-ndrangheta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 May 2026 15:27:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il latitante Luigi Marando, di 36 anni, si è presentato spontaneamente ai Carabinieri della Stazione di Platì, centro situato nel &#8220;cuore&#8221; dell&#8217;Aspromonte. Dopo una fuga durata poco più di sei mesi, l&#8217;uomo si è costituito. Su Marando, considerato un affiliato di primo piano dell&#8217;omonimo clan della &#8216;ndrangheta originario di Platì ma con importanti ramificazioni in [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il latitante Luigi Marando, di 36 anni, si è presentato spontaneamente ai Carabinieri della Stazione di Platì, centro situato nel &#8220;cuore&#8221; dell&#8217;Aspromonte. Dopo una fuga durata poco più di sei mesi, l&#8217;uomo si è costituito.</p>
<p>Su Marando, considerato un affiliato di primo piano dell&#8217;omonimo clan della &#8216;ndrangheta originario di Platì ma con importanti ramificazioni in Piemonte e nel Lazio, pendeva un&#8217;ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa alla fine dell&#8217;ottobre scorso dal Gip del Tribunale di Milano nell&#8217;ambito di una operazione antidroga coordinata dalla Dda del capoluogo lombardo e sviluppata lungo l&#8217;asse Lombardia-Piemonte-Calabria.<br />
Luigi Marando, nato a Cuorgnè ma cresciuto a Platì è il figlio di Pasqualino Marando, storico e trafficante internazionale di droga sparito nel 2002 e vittima di un caso di &#8220;lupara bianca&#8221; nell&#8217;ambito di contrasti all&#8217;interno di alcuni clan della &#8216;ndrangheta aspromontana.  Dopo l&#8217;arresto Luigi Marando è stato trasferito nel carcere di Reggio Calabria e messo a disposizione dell&#8217;autorità giudiziaria milanese.</p>
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		<title>Gratteri, l’intercettazione choc: “È il peggiore che abbiamo, peggio di Falcone e Borsellino&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Feb 2026 16:37:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nuove intercettazioni della DDA di Reggio Calabria rivelano come la ’ndrangheta continui a percepire Nicola Gratteri come uno dei suoi nemici più pericolosi. Un magistrato che, per le cosche, rappresenta una minaccia paragonabile – e persino superiore – a quella che negli anni ’90 incarnarono Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.Il dialogo intercettato è agghiacciante nella [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nuove intercettazioni della DDA di Reggio Calabria rivelano come la ’ndrangheta continui a percepire <strong>Nicola Gratteri</strong> come uno dei suoi nemici più pericolosi. Un magistrato che, per le cosche, rappresenta una minaccia paragonabile – e persino superiore – a quella che negli anni ’90 incarnarono Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.<br class="html-br" />Il dialogo intercettato è agghiacciante nella sua naturalezza. “Dopo Falcone e Borsellino ne è uscito fuori un altro”. “Nicola Gratteri?”. “Il peggiore che abbiamo”. “<strong>È ancora vivo o morto?</strong>”. “No, è ancora vivo”. A parlare è <strong>Frank Albanese</strong>, 59 anni, ritenuto dagli inquirenti un uomo di collegamento tra la cosca Commisso di Siderno e le sue ramificazioni negli Stati Uniti e in Canada. Le conversazioni risalgono all’estate 2024, durante il suo rientro in Calabria.<br class="html-br" /><br class="html-br" />Le intercettazioni fanno parte di un’operazione che ha portato al fermo di otto persone legate alla cosca Commisso. Durante la sua permanenza a Siderno, Albanese avrebbe incontrato esponenti di primo piano della famiglia mafiosa, discutendo apertamente di magistrati, dinamiche interne e rapporti con le cellule nordamericane. In una delle conversazioni, Albanese afferma persino di aver incontrato Matteo Messina Denaro prima della sua morte: un dettaglio che, secondo la DDA, conferma la sua caratura mafiosa e il livello delle sue relazioni. La cosca Commisso è una delle famiglie storiche della ’ndrangheta è una delle più radicate e influenti della Locride, con base a Siderno. È considerata dagli inquirenti una struttura solida, dotata di una forte capacità di controllo del territorio e di una proiezione internazionale unica nel panorama mafioso calabrese.<br class="html-br" /><br class="html-br" />Le frasi su Gratteri non sono percepite come “<strong>chiacchiere</strong>”, ma come indicatori del clima interno alle cosche e della percezione del <strong>magistrato come nemico strategico</strong>. “Peggio di Falcone e Borsellino”: la conversazione del <strong>28 agosto 2024. </strong>In una delle intercettazioni più significative, lo zio di Albanese – rientrato dagli Stati Uniti – commenta di aver visto Gratteri in TV, definendolo “uno di cui parlavano anche sulla CNN”. Albanese conferma e rincara: “Sì, il peggiore che abbiamo”. Lo zio aggiunge: “Dicevano che era un figlio di puttana… peggio di Borsellino e Falcone”. Albanese ribadisce che il magistrato è ancora vivo e che “<strong>adesso lo hanno mandato a Napoli</strong>”.<br class="html-br" /><br class="html-br" />Nicola Gratteri è da decenni uno dei magistrati più esposti nella lotta alla ’ndrangheta.<br class="html-br" />Le sue inchieste hanno colpito duramente le cosche calabresi, smantellando reti criminali, sequestrando patrimoni e ricostruendo i legami internazionali dell’organizzazione. Il suo trasferimento alla Procura di Napoli <strong>non ha attenuato la percezione di pericolosità</strong> da parte delle cosche, che continuano a considerarlo un nemico diretto, capace di incidere sui loro affari e sulle loro strutture.<br class="html-br" /><br class="html-br" /></p>
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		<title>VIDEO-Polizia esegue mandato di arresto europeo per un boss della cosca &#8216;Greco&#8217; di Cariati</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/video-polizia-esegue-mandato-di-arresto-europeo-per-un-boss-della-cosca-greco-di-cariati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Dec 2025 09:20:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nella giornata di ieri la Polizia di Stato ha dato esecuzione al mandato di arresto europeo nei confronti di Gaetano Roberto Bruzzese, 57 anni, detenuto in Germania per i reati di associazione a delinquere di stampo mafioso, traffico illecito di sostanze stupefacenti e di armi, munizioni ed esplosivi. L’esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare in territorio [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="width: 696px;" class="wp-video"><video class="wp-video-shortcode" id="video-356092-1" width="696" height="390" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2025/12/Arresto-boss.mp4?_=1" /><a href="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2025/12/Arresto-boss.mp4">https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2025/12/Arresto-boss.mp4</a></video></div>
<p>Nella giornata di ieri la Polizia di Stato ha dato esecuzione al mandato di arresto europeo nei confronti di Gaetano Roberto Bruzzese, 57 anni, detenuto in Germania per i reati di associazione a delinquere di stampo mafioso, traffico illecito di sostanze stupefacenti e di armi, munizioni ed esplosivi. L’esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare in territorio tedesco era stata realizzata, lo scorso mese di aprile, nell’ambito dell’operazione “BOREAS”, coordinata dalla D.D.A. di Catanzaro e condotta dallo SCO, dalla Squadra mobile e dalla SISCO di Catanzaro.</p>
<p>In quell’occasione proficue sono state le interlocuzioni con la Procura di Stoccarda grazie al supporto del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia e dell’Esperto per la Sicurezza in loco nell’ambito del progetto I – CAN, che hanno assicurato anche un reciproco scambio di investigatori in Germania ed in Italia.</p>
<p>L’indagato risulta appartenere alla cosca Greco di Cariati (CS), che ha rapporti di ‘subordinazione’ con la ‘ndrina dei Farao &#8211; Marincola di Ciró (KR), come già riconosciuto giudiziariamente con la sentenza Galassia emessa dalla Corte d’Assise di Catanzaro il 28 giugno 1999.</p>
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		<title>Preso &#8216;Peppe&#8217; Palermo, boss di &#8216;ndrangheta: coordinava i traffici di cocaina tra Sudamerica ed Europa</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/preso-peppe-palermo-boss-di-ndrangheta-coordinava-i-traffici-di-cocaina-tra-sudamerica-ed-europa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Jul 2025 08:30:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>In un&#8217;operazione condotta dalla polizia colombiana e dall&#8217;Europol è stato arrestato a Bogotà il boss della &#8216;ndrangheta Giuseppe Palermo detto &#8220;Peppe&#8221;. Il provvedimento cautelare rientra nel quadro dell&#8217;operazione &#8216;Pratì&#8217; della squadra mobile della questura di Reggio Calabria, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia, che ha portato alla cattura in Italia di altri 20 ricercati. &#8220;Palermo guidava [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>In un&#8217;operazione condotta dalla polizia colombiana e dall&#8217;Europol è stato arrestato a Bogotà il boss della &#8216;ndrangheta Giuseppe Palermo detto &#8220;Peppe&#8221;. Il provvedimento cautelare rientra nel quadro dell&#8217;operazione &#8216;Pratì&#8217; della squadra mobile della questura di Reggio Calabria, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia, che ha portato alla cattura in Italia di altri 20 ricercati.</p>
<p>&#8220;Palermo guidava l&#8217;acquisto di grandi carichi di cocaina in Colombia, Perù ed Ecuador e controllava anche le rotte marittime e terrestri per trasportare la droga verso i mercati europei&#8221;, ha detto oggi il generale Carlos Fernando Triana, direttore della polizia colombiana, aggiungendo che il suo arresto &#8220;ratifica l&#8217;impegno della Colombia nella lotta contro questo flagello e colpisce il cuore stesso del traffico mondiale di droga&#8221;.</p>
<p>La detenzione di Palermo si aggiunge a quelle, nel marzo scorso, del mafioso Emanuele Gregorini detto &#8220;Dollarino&#8221; a Cartagena de las Indias e, nell&#8217;ottobre del 2024, a Medellín, di Luigi Belvedere, soprannominato &#8220;Il colombiano&#8221;, e di Gustavo Nocella, alias &#8220;Ermes&#8221;, principale collegamento dei clan Rinaldi-Formicola, Amato-Pagano e De Micco.</p>
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		<item>
		<title>Omicidio giudice Scopelliti, salgono a 20 gli indagati: occhi puntati su diversi boss di &#8216;ndrangheta</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/omicidio-giudice-scopelliti-salgono-a-20-gli-indagati-occhi-puntati-su-diversi-boss-di-ndrangheta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 May 2025 18:13:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Svolta nell’inchiesta della procura di Reggio Calabria sul delitto del giudice Antonino Scopelliti (ucciso a Villa San Giovanni nel 1991). Ora il numero degli indagati è salito a 20. Oltre ai primi 17 ai quali fu notificato l&#8217;avviso di garanzia nel 2019 quando la Dda di Reggio Calabria aveva ritrovato il fucile grazie alle dichiarazioni del collaboratore [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Svolta nell’inchiesta della procura di Reggio Calabria sul delitto del giudice <b>Antonino Scopelliti</b> (ucciso a Villa San Giovanni nel 1991). Ora il numero degli indagati è salito a 20. Oltre ai primi 17 ai quali fu notificato l&#8217;avviso di garanzia nel 2019 quando la Dda di Reggio Calabria aveva ritrovato il fucile grazie alle dichiarazioni del collaboratore di giustizia <b>Maurizio</b><b>Avola</b>, sono indagati adesso anche altri esponenti di primi primissimo livello della &#8216;ndrangheta di Reggio come <b>Pasquale </b><b>Condello</b>, <b>Giuseppe </b><b>De </b><b>Stefano</b>, <b>Giuseppe </b><b>Morabito</b>, <b>Luigi </b><b>Mancuso</b>, <b>Giuseppe </b><b>Zito</b> ed il boss delle cosche &#8220;milanesi&#8221; <b>Franco Coco </b><b>Trovato</b>. I nuovi nomi sono contenuti nel decreto di perquisizione eseguito nelle settimane scorse dalla Squadra mobile a Messina. Tra i nomi indicati nel documento, compare anche quello del boss di Cosa nostra catanese <b>Nitto </b><b>Santapaola</b> nei confronti del quale, però, non si può procedere per “ni bis in idem”, in quanto “già assolto per l&#8217;omicidio Scopelliti&#8221;.</p>
<p>Nell&#8217;inchiesta risultano indagati anche alcuni boss che nel frattempo sono deceduti, il boss stragista di Castelvetrano <b>Matteo Messina Denaro</b>, il calabrese <b>Giovanni </b><b>Tegano</b> e il messinese <b>Francesco </b><b>Romeo</b>. Nel provvedimento, firmato dal procuratore di Reggio Calabria facente funzione <b>Giuseppe </b><b>Lombardo</b> e dal sostituto della Dda <b>Sara </b><b>Parezzan</b>, c&#8217;è ancora <b>Matteo Messina Denaro </b>che, stando alle dichiarazioni di Avola, avrebbe partecipato alla fase esecutiva del delitto che sarebbe stato deciso &#8220;<i>nel corso di una riunione svoltasi a Trapani nella primavera del 1991</i>&#8220;.</p>
<p>Secondo i pm, &#8220;<i>il mandato omicidiario proveniva direttamente da </i><b><i>Totò Riina</i></b>&#8221; che ha incaricato Messina Denaro il quale, a sua volta, &#8220;<i>riceveva le informazioni operative relative alle abitudini di vita del magistrato da </i><b><i>Salvo Lima</i></b>&#8220;, l&#8217;europarlamentare della Dc ucciso in un agguato a Palermo il 12 marzo 1992. Il boss di Castelvetrano, infine, stando alla ricostruzione della Procura, avrebbe curato &#8220;<i>i contatti con un informatore locale rimasto ignoto che avvisava il gruppo incaricato dell&#8217;omicidio in ordine agli spostamenti del magistrato</i>&#8220;.<br />
<em>(Fonte: antimafiaduemila)</em></p>
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		<title>VIDEO-&#8216;Ndrangheta, quattro arresti per l&#8217;omicidio nel 2007 del boss Vincenzo Pirillo a Cirò Marina</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/ndrangheta-quattro-arresti-per-lomicidio-nel-2007-del-boss-vincenzo-pirillo-a-ciro-marina/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Mar 2025 11:55:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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		<category><![CDATA[Cirò Marina]]></category>
		<category><![CDATA[omicidio]]></category>
		<category><![CDATA[Vincenzo Pirillo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.calabrianews.it/?p=303279</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nella mattinata odierna, 18.3.2025, in Cirò Marina (KR) e in vari Istituti di custodia e pena d’Italia, i Carabinieri del ROS, coadiuvati dai Carabinieri del Comando Provinciale di Crotone, hanno eseguito una ordinanza cautelare emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Catanzaro su richiesta della Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, nei [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/ndrangheta-quattro-arresti-per-lomicidio-nel-2007-del-boss-vincenzo-pirillo-a-ciro-marina/">VIDEO-&#8216;Ndrangheta, quattro arresti per l&#8217;omicidio nel 2007 del boss Vincenzo Pirillo a Cirò Marina</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="width: 640px;" class="wp-video"><video class="wp-video-shortcode" id="video-303279-2" width="640" height="360" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2025/03/Arresti-Ciro-.mp4?_=2" /><a href="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2025/03/Arresti-Ciro-.mp4">https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2025/03/Arresti-Ciro-.mp4</a></video></div>
<p>Nella mattinata odierna, 18.3.2025, in Cirò Marina (KR) e in vari Istituti di custodia e pena d’Italia, i Carabinieri del ROS, coadiuvati dai Carabinieri del Comando Provinciale di Crotone, hanno eseguito una ordinanza cautelare emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Catanzaro su richiesta della Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, nei confronti di 4 indagati (tutti e 4 attinti da misura custodiale inframuraria), sulla base della ritenuta sussistenza di gravi indizi in ordine al delitto di strage, nella quale, il 5 agosto 2007, in Cirò Marina (KR), veniva assassinato PIRILLO Vincenzo, e di taluni reati &#8211; satellite. La misura cautelare è intervenuta a seguito degli approfondimenti investigativi, delegati ai militari del R.O.S., con la messa a sistema delle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, e di altri elementi indiziari acquisiti in precedenti procedimenti penali, tra cui il riascolto di alcune precedenti esiti di attività intercettiva, effettuate prima e dopo la suddetta strage. Si è pertanto ricostruito un quadro indiziario nel solco di precedente procedimento penale, avente ad oggetto lo stesso fatto, maturato nel contesto degli equilibri all’interno della cosca di ‘ndrangheta FARAO-MARINCOLA di Cirò, e contestato già a MARINCOLA Cataldo per il quale è intervenuta la sentenza di condanna in primo grado per essere stato ritenuto il presunto mandante dell’azione omicidiaria.</p>
<p>In particolare il giorno 5 agosto 2007, presso il ristorante “EKO” sito in Cirò Marina (KR), veniva ucciso PIRILLO Vincenzo, all’epoca “reggente” della cosca FARAO-MARINCOLA di Cirò nell’ambito di una vicenda qualificata, sul piano della gravità indiziaria, in termini di “strage”, in quanto PIRILLO veniva colpito mentre si trovava all’interno di un esercizio commerciale colmo di avventori, tanto che, nella circostanza, il notevole numero di colpi d’arma da fuoco esplosi, feriva casualmente altre sei persone (tra cui una minorenne all’epoca dei fatti). La motivazione del fatto veniva ricostruita nel senso PIRILLO Vincenzo, individuato come “reggente” della cosca dai vertici della medesima, che erano in quel periodo latitanti, avrebbe esteso eccessivamente la sua ingerenza nella gestione degli affari illeciti della cosca, perseguendo anche interessi propri, ragione per la quale sarebbe stata decisa l’eliminazione, tramite l’esecuzione dell’azione in modo volutamente eclatante, proprio per ripristinare il perimetro della effettiva leadership ‘ndranghetistica all’interno del territorio d’influenza criminale.</p>
<p>L’indagine attuale ha consentito– in termini di gravità indiziaria, nella fase delle indagini preliminari, che necessita della successiva verifica processuale nel contraddittorio con la difesa – di ricostruire le soggettive responsabilità di altre 4 persone che sarebbero coinvolte nel delitto, con i diversi ruoli, in taluni casi anche in maniera cumulativa, tra cui, uno dei presunti esecutori materiali, il soggetto che avrebbe tenuto le comunicazioni tra il presunto mandante e gli altri soggetti coinvolti nel delitto, colui che avrebbe monitorato gli spostamenti della vittima, e colui che si sarebbe occupato di fornito le armi.</p>
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		<title>Il boss Fazzalari ai domiciliari, ha male incurabile. Nel 2016 latitante numero 2 dopo Messina Denaro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Jan 2025 14:00:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>
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		<category><![CDATA[Ernesto Fazzalari]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>il Tribunale di Sorveglianza di Bologna ha concesso gli arresti domiciliari Ernesto Fazzalari, il boss della &#8216;ndrangheta arrestato a Molochio, in provincia di Reggio Calabria nel giugno 2016 quando era il latitante più ricercato dopo Matteo Messina Denaro. Fazzalari ha un male incurabile e aggressivo. La decisione arriva dopo che la Corte di Cassazione, accogliendo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>il Tribunale di Sorveglianza di Bologna ha concesso gli arresti domiciliari Ernesto Fazzalari, il boss della &#8216;ndrangheta arrestato a Molochio, in provincia di Reggio Calabria nel giugno 2016 quando era il latitante più ricercato dopo Matteo Messina Denaro. Fazzalari ha un male incurabile e aggressivo. </p>
<p>La decisione arriva dopo che la Corte di Cassazione, accogliendo i ricorsi dell&#8217;avvocato Antonino Napoli, ha annullato ben tre ordinanze di rigetto del differimento della pena o della concessione della detenzione domiciliare, una emessa dal Tribunale di Sorveglianza de L&#8217;Aquila e due ordinanze emesse del Tribunale di Sorveglianza di Bologna, in seguito al trasferimento del Fazzalari presso il centro diagnostico e terapeutico del carcere di Parma.</p>
<p>Detenuto da 9 anni al 41 bis, Ernesto Fazzalari era stato condannato all&#8217;ergastolo nel processo &#8216;Taurus&#8217;. Una pena poi ridotta a 30 anni dalla Corte d&#8217;Assise d&#8217;Appello di Reggio Calabria.</p>
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		<title>VIDEO-Sequestrati beni per 6 milioni a Rosario Barbaro, boss di &#8216;ndrangheta di Platì</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/video-sequestrati-beni-per-6-milioni-a-rosario-barbaro-boss-di-ndrangheta-di-plati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Nov 2024 13:24:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La Direzione Investigativa Antimafia, coordinata dalla Procura della Repubblica &#8211; Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, diretta dal Procuratore Distrettuale Antimafia facente funzioni Giuseppe Lombardo, ha dato esecuzione ad un provvedimento emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria che dispone l’applicazione della misura di prevenzione patrimoniale del sequestro di beni &#8211; [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="width: 696px;" class="wp-video"><video class="wp-video-shortcode" id="video-283200-3" width="696" height="392" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2024/11/RC-sequestro-beni.mp4?_=3" /><a href="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2024/11/RC-sequestro-beni.mp4">https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2024/11/RC-sequestro-beni.mp4</a></video></div>
<p>La Direzione Investigativa Antimafia, coordinata dalla Procura della Repubblica &#8211; Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, diretta dal Procuratore Distrettuale Antimafia facente funzioni Giuseppe Lombardo, ha dato esecuzione ad un provvedimento emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria che dispone l’applicazione della misura di prevenzione patrimoniale del sequestro di beni &#8211; per un valore complessivo stimato in circa 6 milioni di euro – riconducibili al boss <strong>Rosario Barbaro</strong>, di 84 anni, ritenuto il capostipite dell&#8217;omonima cosca di Platì, su proposta a firma congiunta della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria e del Direttore della Direzione Investigativa Antimafia. Il soggetto colpito dal provvedimento di sequestro, titolare di fatto di numerosi fabbricati, terreni ed importanti attività commerciali, riveste un ruolo apicale all’interno di una famiglia di ‘ndrangheta, di Platì (RC) la cui attività si estende su tutto il territorio nazionale, nonché all’estero.</p>
<p>Gli accertamenti investigativi sin qui esperiti evidenziano come il proposto, già destinatario di un decreto di appartenenza ad associazione mafiosa a partire dal lontano 1965 a firma dell’allora Questore di Reggio Calabria, abbia nel corso dell’ultimo cinquantennio rivestito un ruolo via via crescente nell’ambito della consorteria criminale, sino ad essere stato indicato univocamente quale vertice della stessa. La sua figura criminale è stata oggetto di svariate operazioni di polizia giudiziaria che hanno interessato il versante ionico della provincia reggina, nello specifico le <strong>operazioni</strong> “<strong>Reale</strong>”, “<strong>Marine</strong>”, “<strong>Mandamento Ionico</strong>” e “<strong>Saggezza</strong>”, nelle cui circostanze è stato <strong>afflitto dalla condanna per associazione a delinquere di stampo mafioso</strong>. L’attività in rassegna ha consentito di ricostruire le acquisizioni patrimoniali del proposto e di rilevare, attraverso una scrupolosa ed articolata attività di riscontro, anche documentale, a partire sin dall’anno 1961, il patrimonio direttamente e indirettamente nella disponibilità dello stesso, il cui valore sarebbe risultato sproporzionato rispetto alla capacità reddituale manifestata.</p>
<p>La Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria, ha disposto, di conseguenza, il sequestro del patrimonio riconducibile al citato soggetto, riconoscendo la validità dell’impianto indiziario, decretando con il provvedimento in esecuzione &#8211; allo stato del procedimento ed impregiudicata ogni diversa successiva valutazione nel merito &#8211; l’applicazione della misura di prevenzione patrimoniale del sequestro di cinque società comprensive dell’intero patrimonio aziendale, di cui tre ditte individuali operanti nel settore agricolo, un circolo privato e un&#8217;attività di ristorazione; di quattordici immobili e quaranta appezzamenti di terreno nella provincia di Reggio Calabria nonché le disponibilità finanziarie. Tra i beni in sequestro, oltre agli immobili di rilevante valore ed imponente dimensione, spicca l’attività di ristorazione, già nota alla cronaca giornalistica per essere stata individuata quale luogo nel quale sono stati celebrati matrimoni di significativo interesse criminale tra appartenenti ad importanti e storiche famiglie di ‘ndrangheta, in occasione dei quali, in passato, sono state conferite le nomine alle più alte cariche dell’organizzazione criminale in senso unitario</p>
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		<title>Operazione &#8220;Sahel&#8221; nel Crotonese: boss Martino guidava clan dal carcere con la moglie</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/operazione-sahel-nel-crotonese-boss-martino-guidava-clan-dal-carcere-con-la-moglie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Sep 2024 06:30:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Crotone]]></category>
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		<category><![CDATA[Cutro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Da clan “satellite” a clan autonomo ed egemone nel momento in cui la cosca “madre” si indebolisce a causa del pentimento del boss: e’ questa l&#8217;”emancipazione” del sodalizio di ‘ndrangheta rappresentato dalla “famiglia” Martino che la Dda di Catanzaro ha svelato nell’operazione “Sahel” eseguita ieri mattina dai carabinieri con l’applicazione di 31 misure cautelari. Un [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Da clan “satellite” a clan autonomo ed egemone nel momento in cui la cosca “madre” si indebolisce a causa del pentimento del boss: e’ questa l&#8217;”emancipazione” del sodalizio di ‘ndrangheta rappresentato dalla “famiglia” Martino che la Dda di Catanzaro ha svelato nell’operazione “Sahel” eseguita ieri mattina dai carabinieri con l’applicazione di 31 misure cautelari. </p>
<p>Un blitz che ha portato alla luce l’operativita’ nell’area di Cutro (Crotone) di un clan, guidato dal presunto boss detenuto Vito Martino, che si e’ imposto a suon di estorsioni e di narcotraffico per colmare il “vuoto di potere” determinato dalla caduta della storica cosca Grande Aracri per la collaborazione con la giustizia del capostipite Nicolino Grande Aracri, collaborazione poi interrotta dagli inquirenti per l’inattendibilita’ dello stesso Nicolino Grande Aracri. </p>
<p>A delineare questo contesto criminale, in una conferenza stampa nella Procura di Catanzaro, il procuratore facente funzioni di Catanzaro, Vincenzo Capomolla, e i vertici dell’Arma dei carabinieri di Crotone, guidati dal comandante provinciale Raffaele Giovinazzo, che hanno tratteggiato le dinamiche criminali e il “salto di qualita’” del gruppo ‘ndranghetista dei Martino, pronto, anche grazie alla “autorizzazione” delle principali cosche del Crotonese, a partire dal “locale” Megna di Papanice di Crotone, a riattivare e “rigenerare” le fila del clan egemone su Cutro: al vertice della nuova consorteria il presunto boss Vito Martino, capace di riorganizzare anche dal carcere i propri sodali anche grazie alla leadership della moglie, “in un ruolo che andava ben al di la’ di quello del semplice portaordini”, hanno spiegato gli investigatori nell’incontro con i giornalisti.</p>
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		<title>&#8216;Ndrangheta: torna libero Francesco Bruno detenuto al 41 bis</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/ndrangheta-torna-libero-il-boss-francesco-bruno-detenuto-al-41-bis/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Sep 2024 07:32:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Catanzaro]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[41 bis]]></category>
		<category><![CDATA[boss]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Bruno]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Torna in libertà Francesco Bruno, di 54 anni, presunto boss della &#8216;ndrangheta detenuto al 41 bis ed indicato come il capo di una cosca di Vallefiorita. É la conseguenza dell&#8217;accoglimento, da parte del Tribunale della libertà di Catanzaro, dell&#8217;istanza presentata dai difensori di Bruno, gli avvocati Salvatore Staiano ed Antonio Lomonaco. La pronuncia dei giudici [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Torna in libertà <strong>Francesco Bruno, di 54 anni</strong>, presunto boss della &#8216;ndrangheta detenuto al 41 bis ed indicato come il capo di una cosca di Vallefiorita. É la conseguenza dell&#8217;accoglimento, da parte del Tribunale della libertà di Catanzaro, dell&#8217;istanza presentata dai difensori di Bruno, gli avvocati Salvatore Staiano ed Antonio Lomonaco.</p>
<p>La pronuncia dei giudici del riesame é arrivata dopo che la Corte di cassazione aveva annullato, con rinvio, accogliendo una richiesta avanzata dai legali del presunto boss, l&#8217;ordinanza di custodia cautelare emessa a carico di Bruno nell&#8217;ambito dell&#8217;<strong>operazione &#8220;Scolacium&#8221;</strong>, eseguita dai carabinieri nel febbraio scorso sotto le direttive della Dda di Catanzaro, con l&#8217;arresto, complessivamente, di <strong>22 persone</strong>.</p>
<p>In passato Bruno era stato coinvolto anche nell&#8217;<strong>operazione &#8220;Jonny&#8221;</strong> ed era stato successivamente condannato dalla Corte d&#8217;appello di Catanzaro. Sentenza anche questa annullata dalla Corte di cassazione. (Fonte: Ansa.it)</p>
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