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	<title>avvistamento Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
	<lastBuildDate>Fri, 17 Apr 2026 15:44:54 +0000</lastBuildDate>
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		<title>VIDEO-Doppio avvistamento di una Foca Monaca del Mediterraneo nelle acque del crotonese</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Apr 2026 11:32:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Circolo per l’Ambiente Ibis ODV annuncia &#8220;con grande emozione il doppio avvistamento, avvenuto nelle giornate di ieri e di oggi, di un esemplare di foca monaca del Mediterraneo (Monachus monachus) in prossimità della piattaforma “Luna A”, antistante le coste crotonesi. Si tratta di un evento di eccezionale rilevanza scientifica e naturalistica, che conferma il [&#8230;]</p>
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<p>Il Circolo per l’Ambiente Ibis ODV annuncia &#8220;<em>con grande emozione il doppio avvistamento, avvenuto nelle giornate di ieri e di oggi, di un esemplare di foca monaca del Mediterraneo (Monachus monachus) in prossimità della piattaforma “Luna A”, antistante le coste crotonesi. Si tratta di un evento di eccezionale rilevanza scientifica e naturalistica, che conferma il ritorno di una delle specie più rare e minacciate al mondo nei mari della Calabria ionica. Da oltre sei anni il Circolo Ibis, sotto la direzione scientifica del dott. Emanuele Coppola del Gruppo Foca Monaca APS, conduce un programma di monitoraggio basato sull’analisi del DNA ambientale (eDNA), in collaborazione con l’Università di Milano-Bicocca&#8221;. </em></p>
<p>&#8220;<em>Questo lavoro &#8211; si legge in una nota &#8211; ha permesso di rilevare tracce genetiche della specie nelle acque crotonesi già da tempo, suggerendo una presenza costante ma difficilmente osservabile. Il dott. Coppola, insieme al presidente del Circolo Ibis, Capt. Girolamo Parretta, aveva inoltre formulato un’ipotesi ecologica ben precisa: le piattaforme offshore, caratterizzate da fondali particolarmente ricchi di biodiversità, potessero rappresentare per la foca monaca un punto di ristoro stabile. Proprio per verificare questa intuizione, il Circolo ha avviato una collaborazione con ENI, ottenendo l’autorizzazione ai campionamenti scientifici sotto la piattaforma Luna A, in sinergia con la Guardia Costiera. L’avvistamento odierno conferma pienamente tale ipotesi. L’esemplare è stato infatti osservato mentre si alimentava, in particolare mentre predava una murena, dimostrando come l’area venga utilizzata attivamente come zona di alimentazione e non solo di passaggio. La foca monaca del Mediterraneo è uno dei mammiferi marini più rari al mondo, con una popolazione estremamente ridotta. Può raggiungere i due metri e mezzo di lunghezza e superare i 300 chilogrammi di peso. Presenta un mantello bruno-grigiastro negli adulti, con una colorazione più chiara nella zona ventrale. È una specie estremamente elusiva, che predilige ambienti poco disturbati e utilizza spesso grotte marine come rifugio. La sua dieta è composta principalmente da pesci, cefalopodi e altri organismi bentonici. La sua presenza è considerata un indicatore di elevata qualità ambientale e di ecosistemi marini ancora integri&#8221;. </em></p>
<p>&#8220;<em>Questo ritorno &#8211; si sottolinea ancora &#8211; assume un significato ancora più profondo se inserito nel contesto storico del territorio crotonese. Già nel 1854 il marchese Lucifero documentò la cattura di tre esemplari lungo queste coste, a testimonianza di una presenza un tempo stabile della specie nel nostro mare. L’avvistamento odierno rappresenta dunque un vero e proprio ritorno storico. Il Circolo Ibis evidenzia inoltre come la collaborazione con ENI si sia rivelata una scelta efficace e lungimirante, dimostrando che il dialogo tra ricerca scientifica e realtà industriali può generare risultati concreti per la conoscenza e la tutela della biodiversità marina. A suggellare questo percorso di ricerca, tutela e ritorno della specie, il Circolo per l’Ambiente Ibis e il Gruppo Foca Monaca APS hanno inoltre donato alla città di Crotone una statua raffigurante la foca monaca, collocata sul lungomare cittadino. L’opera, che rappresenta una mamma con il suo cucciolo, è stata pensata come simbolo di tutela ambientale, fratellanza e convivenza armoniosa tra uomo e natura, nonché come strumento concreto di sensibilizzazione della popolazione sull’importanza di proteggere questa specie iconica del Mediterraneo . Un sentito ringraziamento va infine al Comandante Marcello Gravina della Vremar, che ha prontamente documentato l’avvistamento fornendo un contributo fondamentale alla validazione scientifica dell’evento&#8221;.</em></p>
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		<title>VIDEO-Dopo i cinghiali, attenti al lupo! Un branco avvistato nei pressi della Cittadella regionale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Feb 2025 10:32:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Cinque lupi avvistati a pochi metri dal gabbiotto principale delle Guardie Giurate, posto all’ingresso della Cittadella regionale. È quanto avvenuto il mattino presto di venerdì scorso&#8221;. Lo rende noto in una nota il sindacato CSA-Cisal che aggiunge &#8220;La Guardia Giurata, in servizio all’interno del gabbiotto, è rimasta incredula e, ovviamente, impaurita alla vista del branco [&#8230;]</p>
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<p>“Cinque lupi avvistati a pochi metri dal gabbiotto principale delle Guardie Giurate, posto all’ingresso della Cittadella regionale. È quanto avvenuto il mattino presto di venerdì scorso&#8221;. Lo rende noto in una nota il sindacato CSA-Cisal che aggiunge &#8220;La Guardia Giurata, in servizio all’interno del gabbiotto, è rimasta incredula e, ovviamente, impaurita alla vista del branco di lupi che, poi si sono dileguati dinnanzi alla luce dei fari delle auto&#8221;.</p>
<p>&#8220;Si tratta, certo, di un episodio straordinario ma non per questo da sottovalutare. Più volte &#8211; evidenzia il sindacato -abbiamo denunciato la presenza massiccia di cinghiali nell’area della Cittadella regionale, animali che spesso provocano pericolosi incidenti stradali ed è probabile che la presenza dei lupi sia dovuta, appunto, all’abbondanza di cinghiali che sono delle appetibili prede.</p>
<p>Naturalmente, chiediamo alle autorità competenti la massima attenzione e l’adozione di misure di prevenzione adeguate, a fronte della presenza di varie specie di animali che, non volendolo, possono causare un potenziale pericolo per i lavoratori e per i visitatori della Cittadella regionale”- conclude il sindacato CSA-Cisal.</p>
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		<title>VIDEO-L’incredibile avvistamento di un argonauta nello Stretto di Messina: emerso dagli abissi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Oct 2024 08:00:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Video]]></category>
		<category><![CDATA[argonauta]]></category>
		<category><![CDATA[avvistamento]]></category>
		<category><![CDATA[rarità]]></category>
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<p>Immaginate di essere in barca nello Stretto di Messina, circondati dal blu intenso del mare, con lo sguardo rivolto all’orizzonte in cerca di delfini o balene. Ad un certo punto, qualcosa di piccolo, un minuscolo puntino che galleggia a pelo d’acqua tra le onde, attira la vostra attenzione. E’ un <strong>argonauta</strong>, un animale dal fascino antico e misterioso, incredibilmente risalito a galla dalle profondità marine in cui è solito vivere. No, non è l’incipit di un romanzo, ma quanto successo davvero ai <strong>ricercatori di Necton Marine Research </strong>durante una sessione di monitoraggio dei cetacei. Il 7 ottobre 2024, le loro telecamere hanno immortalato un <strong>raro esemplare di argonauta argo</strong>, un mollusco che vive nelle profondità marine e che solo raramente si avventura in superficie. L’argonauta, mollusco cefalopode parente di polpi e calamari, deve il suo nome agli eroi della mitologia greca, gli Argonauti, che a bordo della nave Argo partirono alla ricerca del Vello d’Oro. L’accostamento non è casuale: la “conchiglia” dell’argonauta, prodotta dalle femmine per proteggere le uova, ricorda vagamente la forma di una nave.</p>
<p>“È stato un <strong>incontro emozionante</strong>“, raccontano i ricercatori di Necton. “L’argonauta ha un aspetto curioso e ‘preistorico’, simile a quello del Nautilus, un vero e proprio fossile vivente“. L’avvistamento è avvenuto grazie alle <strong>particolari condizioni dello Stretto di Messina</strong>, dove le forti correnti generate dall’incontro tra Mar Ionio e Mar Tirreno possono spingere in superficie animali che normalmente vivono negli abissi. “In un anno avvistiamo circa tre argonauti durante le nostre uscite di ricerca”, spiegano da Necton. “<strong>Quello che abbiamo filmato è il più piccolo che abbiamo mai incontrato</strong>“.</p>
<p>Un’altra caratteristica curiosa degli argonauti è il <strong>marcato dimorfismo sessuale</strong>: le femmine sono molto più grandi dei maschi (possono superare i 30 centimetri di lunghezza, contro i 2 millimetri dei maschi) e hanno una colorazione argentea, mentre i maschi sono blu con macchie giallastre e rossastre. Durante la riproduzione, una delle braccia del maschio, modificata per la funzione riproduttiva, si stacca e resta agganciata alla femmina, fecondandola. “In passato si pensava che questa braccia fosse un verme parassita“, spiegano i biologi marini. L’argonauta avvistato nello Stretto di Messina è stato analizzato, filmato e poi rilasciato in mare. Un incontro fortunato che ci ricorda la straordinaria biodiversità del nostro pianeta e l’importanza della ricerca scientifica per la sua conoscenza e tutela.<br />
(<em>Fonte: ilfattoquotidiano</em>)</p>
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