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	<title>Associazione Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
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		<title>VIDEO-Sodalizio criminale gestiva l&#8217;esecuzione di appalti pubblici tra Sicilia e Calabria: 12 misure cautelari</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Aug 2026 12:10:58 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="width: 696px;" class="wp-video"><video class="wp-video-shortcode" id="video-392255-1" width="696" height="392" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/08/Appalti-pubblici-tra-Sicilia-e-Calabria-gestiti-da-una-struttura-ombra-operazione-della-Dda-di-Messina_-12-misure-cautelari.mp4?_=1" /><a href="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/08/Appalti-pubblici-tra-Sicilia-e-Calabria-gestiti-da-una-struttura-ombra-operazione-della-Dda-di-Messina_-12-misure-cautelari.mp4">https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/08/Appalti-pubblici-tra-Sicilia-e-Calabria-gestiti-da-una-struttura-ombra-operazione-della-Dda-di-Messina_-12-misure-cautelari.mp4</a></video></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nella mattinata odierna, nell&#8217;ambito di un&#8217;articolata indagine coordinata da questa Direzione Distrettuale Antimafia e delegata ai Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Messina, è stata data esecuzione a un&#8217;ordinanza di applicazione di misure cautelari personali emessa dal GIP presso il Tribunale di Messina. Il provvedimento, emesso all&#8217;esito degli interrogatori preventivi di 16 dei 20 soggetti indagati, prevede la custodia cautelare agli arresti domiciliari nei confronti di 6 persone, individuate nei promotori e gestori di fatto del sodalizio criminale; nonché la misura cautelare del divieto temporaneo di contrarre con la Pubblica Amministrazione, nei confronti di altri 6 indagati, imprenditori, allo stato ritenuto concorrenti esterni del medesimo sodalizio criminale. La contestazione riguarda, allo stato, il delitto di &#8220;associazione per delinquere&#8221; finalizzata alla gestione della fase esecutiva di una serie di importanti appalti pubblici, aggiudicati da vari Enti, quali il Consorzio Autostrade Siciliane (CAS), in prevalenza, nonché l&#8217;Ufficio Regionale del Genio Civile Sezione di Trapani, il Comune di Brolo, la Città Metropolitana di Reggio Calabria, attraverso una vera e propria organizzazione aziendale &#8220;ombra&#8221;, alla quale le imprese, formalmente affidatarie di detti appalti, subappaltavano, illecitamente, la esecuzione di detti lavori o parte di essi, ivi compresi, il reclutamento di manodopera e di mezzi; rimettendone il totale controllo ad un soggetto, già gravato da precedente condanna definitiva per il reato di concorso esterno nell&#8217;associazione mafiosa dei &#8220;barcellonesi&#8221;. Costoro, anche attraverso complessi meccanismi di noleggio delle attrezzature e false fatturazioni, riuscivano a drenare consistenti risorse pubbliche. Sono altresì stati contestati i delitti di intestazione fittizia di imprese, &#8220;sub appalto illecito&#8221; e &#8220;frode nelle pubbliche forniture&#8221; strumentali alla esecuzione del programma dell&#8217;associazione per delinquere; nonché di riciclaggio dei proventi illeciti ricavati.</p>
<p>Le attività investigative traggono origine dalla denuncia presentata, nel novembre 2021, presso una Stazione Carabinieri della provincia di Messina, dal legale rappresentante di un consorzio di imprese, il quale aveva segnalato che, all&#8217;interno di un cantiere pubblico per lavori di risanamento costiero e difesa dell&#8217;erosione, aveva riscontrato l&#8217;anomala e preoccupante presenza di un imprenditore messinese, 61enne (principale indagato), a lui noto per la caratura criminale di tipo mafioso. L&#8217;imprenditore 61enne &#8211; nonostante una pregressa condanna definitiva per concorso esterno in &#8220;associazione di tipo mafioso&#8221;, riferito alla &#8220;famiglia mafiosa dei barcellonesi&#8221; era  stato notato nei luoghi di lavoro in abiti da cantiere, intento a conferire con l&#8217;amministratore di fatto di un&#8217;impresa individuale. Tale segnalazione, rivelatrice del concreto rischio di un&#8217;infiltrazione della criminalità organizzata tirrenica nel settore degli appalti pubblici, determinava l&#8217;avvio di una complessa attività investigativa, alimentata da intercettazione telefoniche e ambientali, integrata, nel tempo, da una serie di minuziosi accertamenti economico-finanziari e controlli fiscali. Le attività investigative hanno così consentito di documentare l&#8217;esistenza di una stabile organizzazione ombra che, sotto l&#8217;occulta direzione del medesimo imprenditore 61enne e grazie alla compiacenza di imprenditori esterni, aveva assunto il controllo esecutivo di varie commesse pubbliche, tra cui i lavori per:<br />
&#8211; la sistemazione idraulica del canale di scolo delle acque meteoriche del Torrente &#8220;Pozzo&#8221;, ubicato a Brolo (ME);<br />
&#8211; la manutenzione degli impianti elettrici e di illuminazione, nonché delle cabine elettriche presenti lungo le autostrade A/18 &#8220;Messina &#8211; Catania&#8221; (nei tratti da Siracusa a Gela, nonché da Messina a Catania) e A/20 &#8220;Messina &#8211; Palermo&#8221; (da Palermo a Villafranca);<br />
&#8211; la manutenzione di alcuni cavalcavia presenti lungo l&#8217;autostrada A/18 &#8220;Messina &#8211; Catania&#8221;;<br />
&#8211; la pulitura e il miglioramento idraulico di un tratto del fiume &#8220;Belice&#8221;, ubicato a Partanna (TP), in Contrada &#8220;Passo Impero&#8221;;<br />
&#8211; le opere finalizzate all&#8217;abbattimento dei consumi energetici del Centro Direzionale di Reggio Calabria.<br />
Infatti, il gruppo criminale aggirava sistematicamente l&#8217;obbligo di autorizzazione delle stazioni appaltanti, avvalendosi di noli di comodo e subappalti illeciti riferiti alle citate opere. Inoltre, nei cantieri autostradali gestiti di fatto dal sodalizio criminoso, sono state accertate varie condotte fraudolente pericolose per la sicurezza pubblica, tra cui l&#8217;installazione nelle gallerie di impianti di illuminazione non conformi rispetto a quanto previsto nel capitolato d&#8217;appalto e l&#8217;impiego, sui cavalcavia, di impermeabilizzanti scadenti e non accettati dalla Direzione dei lavori; nonché l&#8217;impiego sistematico di manodopera irregolare.</p>
<p>Nell&#8217;ambito di tali condotte delittuose, l&#8217;organizzazione criminale -al fine di occultare la provenienza illecita del denaro drenato dalle commesse pubbliche- si avvaleva anche di un circuito di autoriciclaggio, basato su una serie di fatture fittizie, emesse dal gestore di una stazione di servizio per operazioni di forniture di carburante inesistenti. Le ditte compiacenti disponevano bonifici tracciati a favore del distributore, simulando l&#8217;approvvigionamento di carburante per i mezzi d&#8217;opera; dopo di che, una volta ricevuto l&#8217;accredito, il gestore del distributore restituiva in contanti la somma, decurtata di una provvigione, mentre i vertici del sodalizio, che avevano ricevuto il denaro, lo reimpiegavano anche per pagare in nero le maestranze e i collaboratori. Il flusso finanziario fittizio accertato ammonta a circa 377.000 euro. Quanto sopra, ai fini dell&#8217;esercizio del diritto di cronaca, costituzionalmente garantito, nonché tenuto conto dell&#8217;interesse pubblico ad una chiara esposizione dei fatti, sia pure nel doveroso riserbo di ulteriori elementi in ragione dell&#8217;attua/e fase delle indagini preliminari, che ha una funzione preparatoria del processo. Si precisa altresì gli indagati sono da presumersi innocenti fino alla sentenza irrevocabile, che ne accerti le responsabilità e che il giudizio, che si svolgerà in contraddittorio con le parti e le difese, davanti al giudice terzo ed imparziale, potrà concludersi anche con la prova dell&#8217;assenza di ogni forma di responsabilità in capo ai medesimi indagati. Così come va precisato che la ordinanza cautelare degli arresti domiciliari e quella interdittiva che impedisce di contrarre con la Pubblica Amministrazione a carico degli imprenditori, oggi eseguita, è soggetta agli ordinari mezzi di impugnazione davanti ad organi giudicanti collegiali, che, nel contraddittorio fra le parti, potrebbero anche non condividere la decisione del GIP e disporre l&#8217;annullamento della misura stessa ovvero la sua sostituzione con altre misure meno afflittive.</p>
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		<title>VIDEO-NOMI-Traffico droga, spaccio ed estorsioni: Sgominata associazione tra Sicilia e Calabria, sei arresti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 31 May 2026 13:22:19 +0000</pubDate>
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<p>Sei persone sono state arrestate, con l&#8217;accusa di associazione per delinquere finalizzata al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti ed estorsione, al termine di una operazione antidroga tra la Sicilia e la Calabria dei Carabinieri della compagnia di Palagonia e dei comandi provinciali di Catania e <strong>Reggio Calabria.  </strong>Nei loro confronti è stata eseguita un&#8217;ordinanza di custodia cautelare in carcere del Gip etneo su richiesta della locale Dda. Tra gli arrestati c&#8217;è anche Antonino Apa, 49 anni, residente a Rosarno (RC), imparentato con esponenti della cosca Pesce di Rosarno ma ritenuto appartenente alla &#8216;ndrina Bellocco, che avrebbe garantito la stabile fornitura di ingenti quantitativi di cocaina. Oltre ad Arpa sono stati arrestati Filippo Brancato, 57 anni, Salvatore Brancato, 36 anni, Angelo Criscione, 28 anni, Francesco Antonio Gulizia, di 45 anni, e Giuseppe Pillirone, 41 anni.</p>
<p>Contestualmente, nei confronti di altri 19 indagati, la Procura di Catania ha emesso un &#8216;avviso di conclusione delle indagini preliminari per traffico di sostanze stupefacenti. Secondo l&#8217;accusa, i sei arrestati avrebbero gestito un&#8217;associazione un traffico di cocaina, hashish e marijuana provenienti dalla Calabria e destinate ad alimentare i mercati dello spaccio a Palagonia, Ramacca, Scordia, Caltagirone e Gela, con l&#8217;obiettivo di acquisire il controllo del mercato degli stupefacenti in queste aree. Dalle indagini, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia e condotte dalla compagnia carabinieri di Palagonia tra il 2023 e il 2024, hanno consentito di ricostruire la struttura dell&#8217;organizzazione, i ruoli dei singoli associati e le modalità di approvvigionamento, trasporto e distribuzione della droga che veniva venduta &#8220;all&#8217;ingrosso&#8221; a pusher e a gruppi criminali.<br />
Dall&#8217;inchiesta sono emerse anche estorsioni finalizzate al recupero dei crediti, per droga non pagata, con minacce e violenze nei confronti degli acquirenti &#8216;morosi&#8217;. Duranti le fasi delle indagini, avviate nel 2023, i carabinieri hanno arrestato in arresto in flagranza 11 persone e sequestrato due chilogrammi di cocaina, 21 chilogrammi di marijuana e più di 2 chilogrammi di hashish e una pistola con matricola abrasa. Contestualmente all&#8217;esecuzione delle misure cautelari personali, è stata data esecuzione anche a sequestri preventivi di beni per 163 mila euro.</p>
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		<title>VIDEO-Crotone: 10 misure cautelari per associazione a delinquere, truffa e riciclaggio</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/crotone-10-misure-cautelari-per-associazione-a-delinquere-truffa-e-riciclaggio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 May 2026 07:23:24 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="width: 696px;" class="wp-video"><video class="wp-video-shortcode" id="video-378638-3" width="696" height="392" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/05/video.mp4?_=3" /><a href="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/05/video.mp4">https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/05/video.mp4</a></video></div>
<p>I Carabinieri del Comando Provinciale di Crotone hanno dato esecuzione a 10 misure cautelari personali, emesse dal G.I.P. del Tribunale di Crotone su richiesta della Procura della Repubblica, nei confronti di altrettanti soggetti gravemente indiziati, a vario titolo, dei reati di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di truffe online, truffa aggravata, riciclaggio, autoriciclaggio e sostituzione di persona. In particolare, il provvedimento cautelare ha disposto <strong>5 misure di custodia cautelare in carcere</strong> e <strong>5 obblighi di presentazione</strong> alla Polizia Giudiziaria. Il G.I.P. ha inoltre disposto il sequestro preventivo, in via diretta e, ove necessario, per equivalente, di denaro, rapporti finanziari e ulteriori beni ritenuti riconducibili ai proventi illeciti o al loro reimpiego. Le attività di sequestro erano già state eseguite in data 19 marzo e 1° aprile. Il provvedimento ha riguardato, in particolare, conti correnti, carte di pagamento, depositi bancari, somme già giacenti e quelle che dovessero successivamente affluire fino alla concorrenza degli importi indicati, nonché quote sociali di una società operante nel settore della rivendita di elettrodomestici tramite piattaforme e-commerce. Tra i beni sottoposti a sequestro figurano anche orologi di lusso Rolex — tra cui modelli Datejust, Submariner, Air-King, Daytona e Yacht-Master — alcune opere d’arte e diverse autovetture, tra cui una Tesla Model Y, una Land Rover Range Rover Evoque, due Fiat 500X, un’Alfa Romeo Stelvio e una Fiat Tipo. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, tali beni sarebbero risultati nella disponibilità degli indagati anche quando formalmente intestati a terzi.  Gli accertamenti patrimoniali avrebbero inoltre evidenziato una sproporzione tra i beni nella disponibilità di alcuni indagati e la loro condizione reddituale, risultando taluni formalmente nullatenenti o percettori del reddito di inclusione. Il provvedimento contempla anche il sequestro di cinque immobili, individuati attraverso la consultazione dell’Anagrafe Tributaria, con successiva trascrizione del vincolo nei registri immobiliari.</p>
<p>L’attività investigativa tramite tecniche di <em>Cyber-patrolling</em> ha consentito di ricostruire, allo stato degli atti e ferma restando la successiva verifica processuale, un articolato e seriale meccanismo criminoso fondato sulla pubblicazione di annunci fittizi di vendita su piattaforme internet, marketplace e siti specializzati. Gli annunci riguardavano, di volta in volta, trattori agricoli, mini-escavatori, piscine, pellet, ciclomotori, minicar elettriche e altri beni che, in realtà, non sarebbero mai stati nella disponibilità degli inserzionisti. Le vittime, indotte in errore mediante artifizi e raggiri, venivano convinte a effettuare pagamenti tramite bonifici su conti correnti o carte intestati a terzi, ma nella effettiva disponibilità degli indagati o di soggetti utilizzati come prestanome o “money mule”. Secondo l’ipotesi accusatoria, le associazioni individuate avrebbero operato attraverso strutture organizzative articolate, con ruoli definiti e competenze specializzate. Alcuni soggetti sarebbero stati incaricati della creazione degli annunci fraudolenti, dei siti web e delle pagine sui marketplace; altri avrebbero curato le trattative telefoniche o online con le vittime; altri ancora si sarebbero occupati della ricezione, del trasferimento, del frazionamento e dell’occultamento dei proventi illeciti. Gli investigatori hanno rilevato anche il ricorso a competenze tecniche esterne, tra cui programmatori operanti all’estero, broker nel settore delle criptovalute e del trading online, nonché soggetti in grado di agevolare operazioni di movimentazione, conversione e reimpiego del denaro. Tale rete avrebbe consentito al gruppo di mantenere una struttura flessibile, capace di ampliarsi rapidamente in base alle esigenze operative. Particolarmente rilevante, secondo la ricostruzione investigativa, sarebbe stato l’utilizzo fraudolento di denominazioni, dati e identità riferibili a società realmente esistenti e del tutto ignare dei fatti. In alcuni casi sarebbero state clonate aziende legittime, mentre in altri sarebbero state utilizzate società con sede all’estero come copertura per attività di truffa online o autoriciclaggio. Il sistema avrebbe fatto ampio ricorso anche al cosiddetto “money muling”, attraverso una rete di prestanome ritenuti fidati e reclutati prevalentemente in ambienti della microcriminalità. <strong>Le truffe contestate avrebbero interessato l’intero territorio nazionale</strong>. Gli annunci facevano spesso leva sulla presunta provenienza dei beni da aste giudiziarie, circostanza utilizzata per giustificare prezzi particolarmente vantaggiosi. In alcuni casi le vittime sarebbero state persone anziane, soggetti fragili, persone con disabilità o organizzazioni onlus, attratte dalla possibilità di acquistare prodotti a condizioni economiche favorevoli. In talune circostanze, gli indagati si sarebbero anche falsamente qualificati come appartenenti alle Forze dell’Ordine o avrebbero proposto offerte con IVA agevolata al 4% per soggetti titolari dei benefici previsti dalla legge 104, in particolare per l’acquisto di minicar elettriche. Il meccanismo prevedeva generalmente il pagamento anticipato del 50% del prezzo pattuito mediante bonifico su conto corrente indicato dagli interlocutori, con saldo da versare alla consegna del prodotto. I beni, tuttavia, non venivano mai consegnati. In diversi casi, le vittime sarebbero state successivamente convinte a saldare l’intero importo con la promessa di velocizzare la consegna, subendo così un’ulteriore truffa. Le società realmente esistenti, i cui dati sarebbero stati utilizzati illecitamente negli annunci fraudolenti, avrebbero a loro volta subito gravi conseguenze, venendo talvolta contattate direttamente dalle persone truffate, ignare della clonazione delle identità aziendali. Le operazioni digitali avrebbero consentito agli indagati di aumentare il livello di anonimato e di ridurre l’esposizione fisica dei membri dell’organizzazione. L’utilizzo di identità virtuali o fittizie, conti intestati a prestanome e strumenti di pagamento digitali avrebbe reso più complessa l’identificazione dei soggetti ritenuti ai vertici del sistema.</p>
<p>L’attività d’indagine è stata condotta attraverso tecniche investigative tradizionali e strumenti di approfondimento digitale. In particolare, sono stati effettuati servizi di osservazione, controllo e pedinamento, anche con l’ausilio di dispositivi GPS, intercettazioni telefoniche e ambientali, acquisizioni di chat WhatsApp, analisi dei filmati degli istituti bancari e degli ATM utilizzati per i prelievi, nonché accertamenti finanziari incrociati. Tali elementi sono stati correlati con le denunce presentate dalle vittime in diverse località italiane. Le frodi digitali accertate avrebbero raggiunto una significativa capillarità sul territorio nazionale, con modalità operative ritenute difficilmente realizzabili attraverso schemi fraudolenti tradizionali. <strong>Le 125 truffe contestate riguardano, in particolare, le ipotesi di reato previste dagli articoli 416, 640, 648-bis e 648-ter.1 del Codice penale</strong>. Le indagini hanno fatto emergere una pluralità di episodi consumati in danno di persone offese residenti in numerose località italiane, tra cui Calasetta, Petralia Sottana, Refrancore, Cupramontana, Desenzano del Garda, Artena, Cellatica, Augusta, San Salvatore Telesino, Borgo Val di Taro e altri centri distribuiti in più regioni. Il dato territoriale conferma, secondo gli investigatori, l’estensione del fenomeno e la capacità del gruppo di colpire vittime su scala nazionale. Le somme provenienti dalle truffe, una volta accreditate, venivano rapidamente movimentate allo scopo di ostacolarne la tracciabilità e l’individuazione della provenienza delittuosa. <strong>In numerosi casi il denaro sarebbe stato trasferito su altri conti, prelevato in contanti, destinato a conti gioco, investimenti, trading online, criptovalute o reimpiegato nell’acquisto di beni</strong>.  Proprio tale stabile meccanismo di dispersione, occultamento e reimmissione dei proventi illeciti nel circuito economico costituisce uno degli aspetti centrali valorizzati nel provvedimento cautelare reale. L’esecuzione delle misure si inserisce in una più ampia attività del Comando Provinciale dei Carabinieri di Crotone, finalizzata al contrasto delle truffe online seriali: un fenomeno particolarmente insidioso per la capacità di colpire un elevato numero di persone offese attraverso modalità apparentemente semplici, ma idonee a generare rilevanti flussi di denaro illecito, successivamente sottoposti a operazioni di occultamento, trasferimento e reimpiego. L’attività è stata condotta con il fondamentale coordinamento della Procura della Repubblica di Crotone, nella persona del Procuratore Domenico Guarascio.</p>
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		<title>GdiF Cosenza, scoperta associazione a delinquere: accertata evasione fiscale per oltre 34 Mln</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Apr 2026 08:09:04 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>I militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Cosenza, oggi, hanno dato esecuzione alle misure cautelari interdittive del divieto temporaneo di esercitare la professione di commercialista, nonché di esercitare l’attività di impresa e di ricoprire la carica di legale rappresentante di imprese per la durata di mesi sei, emessa dal GIP presso il Tribunale di Cosenza nei confronti, rispettivamente, di un professionista e di due imprenditori, per la ritenuta sussistenza di gravi indizi in ordine al reato di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di reati in tema di evasione fiscale, in materia di imposte sul valore aggiunto e imposte sui redditi, tramite dichiarazioni IVA infedeli, omesse, e tramite l’omessa presentazione delle dichiarazioni II.DD. (<em>Imposte Dirette, come IRPEF, IRES, IRAP</em>).</p>
<p>Il provvedimento, emesso su richiesta della Procura della Repubblica di Cosenza, scaturisce dall’attività di indagine svolta, dai militari del Gruppo della Guardia di Finanza di Cosenza, e ha riguardato la verifica e l’analisi della documentazione contabile di una società con sede a Montalto Uffugo, operante nel settore di “<em>Elaborazione elettronica di dati contabili</em>”, che – nella fase delle indagini preliminari che necessita della successiva verifica processuale nel contraddittorio con la difesa – è risultata, quale “<em>stabile organizzazione</em>” di uno Studio di diritto inglese con sede in Manchester, e si è posta quale referente unico tra il rappresentante fiscale e 1.263 operatori stranieri (<em>società estere soprattutto di nazionalità cinese</em>) operanti nel settore del “<em>Commercio al dettaglio di prodotti via internet</em>”, che effettuavano cessioni di beni sul territorio nazionale attraverso la piattaforma di vendita online di un noto Marketplace. Le indagini, eseguite, anche, mediante lo sviluppo dei dati reperiti sui telefonini cellulari dei soggetti indagati, acquisizioni di informazioni presso Marketplace che gestisce la piattaforma di vendita online, acquisizioni di informazioni dall’Agenzia delle Entrate – Direzione Centrale Tecnologie e Innovazione – Settore Base Dati, hanno permesso di ricostruire sul piano della gravità indiziaria, un articolato sistema di frode, mediante un consolidato meccanismo di evasione fiscale posto in essere da soggetti esteri fiscalmente rappresentati sul territorio dello Stato, posto in essere per mezzo della società con sede a Montalto Uffugo.</p>
<p>In particolare, l’attività investigativa posta in essere ha permesso di rilevare, sul piano indiziario, per le annualità 2019, 2020 e 2021, una base imponibile sottratta a tassazione di oltre 82 milioni di euro a cui corrisponde un’evasione fiscale complessiva di oltre 34 milioni di euro, di cui oltre 14 milioni di euro in materia di IVA e quasi 20 milioni di euro in materia di Imposte Dirette, mai versati al Fisco in Italia.</p>
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		<title>Maxi frode sui bonus edilizi a Soverato: sgominata associazione a delinquere tra imprese</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Apr 2026 07:00:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Nell’ambito di un’articolata indagine di polizia giudiziaria, svolta dai militari del Comando Provinciale Catanzaro e coordinata dalla Procura della Repubblica di Catanzaro sono stati acquisiti rilevanti elementi e fonti di prova concretizzanti gravi indizi circa la sussistenza di un’associazione per delinquere finalizzata alla creazione di crediti d’imposta inesistenti nel settore delle ristrutturazioni edilizie. Le attività [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nell’ambito di un’articolata indagine di polizia giudiziaria, svolta dai militari del Comando Provinciale Catanzaro e coordinata dalla Procura della Repubblica di Catanzaro sono stati acquisiti rilevanti elementi e fonti di prova concretizzanti gravi indizi circa la sussistenza di un’associazione per delinquere finalizzata alla creazione di crediti d’imposta inesistenti nel settore delle ristrutturazioni edilizie. Le attività svolte dai militari del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Catanzaro hanno confermato il ruolo centrale di un soggetto di Soverato (CZ) che attraverso la propria ditta individuale, formalmente incaricata di svolgere lavori di ristrutturazione edilizia, generava crediti d’imposta legati al “<em>Bonus ristrutturazioni</em>” in assenza di effettivi lavori edili. Successivamente, a seguito di varie cessioni tra una serie di imprese legate al consorzio criminale e riconducibili ad altri sodali, questi crediti d’imposta, venduti a prezzi ribassati e/o a volte ceduti gratuitamente, venivano monetizzati presso vari Istituti di Credito.</p>
<p>L’indagine, incentrata sulla dimostrazione dell’inesistenza dei lavori di ristrutturazione edilizia, nonché sulla ricostruzione dei flussi finanziari correlati alla cessione dei crediti, ha portato al deferimento all’Autorità giudiziaria di n. 5 persone fisiche in relazione ai reati di associazione per delinquere (<em>art. 416 c.p</em>.), finalizzata alla truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, ai sensi dell’art. 640-bis c.p., oltre che alla segnalazione di n. 2 soggetti giuridici per responsabilità amministrativa derivante da reato secondo il combinato disposto degli artt. 24 del D.lgs. 231/2001 e 640-bis c.p.<br />
Nel corso delle indagini preliminari i militari hanno dato esecuzione ad un Decreto di sequestro preventivo richiesto in via d’urgenza, ex art. 321, comma 3-bis, c.p.p., successivamente convalidato dal GIP presso il Tribunale di Catanzaro, di crediti d’imposta fittizi sui cassetti fiscali dei soggetti che ne avevano l’attuale disponibilità per l’importo complessivo di € 3.241.072.</p>
<p>Inoltre, è stata eseguita un’Ordinanza di applicazione di misure cautelari reali, anche per equivalente, emessa dal Tribunale di Catanzaro, con riferimento al profitto del reato illecitamente conseguito dagli associati, ammontante ad euro € 1.656.330. L’attività ha consentito il sequestro per equivalente di disponibilità finanziarie, quote di partecipazioni sociali, 5 immobili tra le provincie di Catanzaro e Venezia e 12 autoveicoli tra cui una Maserati. Gli esiti dell’attività d’indagine costituiscono una significativa testimonianza del costante presidio assicurato dalla Guardia di Finanza nel contrasto alla criminalità economico-finanziaria nel settore della percezione delle erogazioni pubbliche a tutela del bilancio dello Stato.</p>
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		<title>Crotone, ruba camper e generi alimentari dell&#8217;associazione “On The Road”: 32enne denunciato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Apr 2026 08:02:52 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Crotone]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I Carabinieri della Stazione di Crotone hanno denunciato un uomo di 32 anni, originario del Pakistan, ritenuto presunto responsabile dei reati di furto aggravato e appropriazione indebita. L’attività investigativa ha preso avvio a seguito della denuncia presentata dal proprietario del mezzo e si è sviluppata con particolare rapidità ed efficacia, consentendo ai militari dell’Arma di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>I Carabinieri della Stazione di Crotone hanno denunciato un uomo di 32 anni, originario del Pakistan, ritenuto presunto responsabile dei reati di furto aggravato e appropriazione indebita. L’attività investigativa ha preso avvio a seguito della denuncia presentata dal proprietario del mezzo e si è sviluppata con particolare rapidità ed efficacia, consentendo ai militari dell’Arma di ricostruire in tempi brevi l’intera vicenda e di individuare il presunto autore del fatto. Secondo quanto emerso dagli accertamenti, l’uomo si sarebbe impossessato di un camper in uso all’associazione “<em>On The Road</em>”, realtà impegnata in attività di volontariato nel territorio del comune di Crotone, attraverso la distribuzione di pasti caldi in favore degli indigenti.</p>
<p>Dopo essersi introdotto nel veicolo, lo avrebbe condotto fino alla propria abitazione, dove avrebbe scaricato parte dei generi alimentari custoditi all’interno e destinati alle persone più bisognose. Successivamente, sempre secondo la ricostruzione investigativa, avrebbe riportato il camper nel luogo in cui era parcheggiato. Determinante, ai fini dell’identificazione, è stato l’esame delle immagini dei sistemi di videosorveglianza presenti nella zona, che ha permesso ai Carabinieri di ricostruire i movimenti compiuti e di risalire al presunto responsabile anche grazie agli indumenti indossati. I successivi accertamenti hanno inoltre consentito di rinvenire la refurtiva. L’operazione condotta dai Carabinieri della Stazione di Crotone si inserisce nel più ampio quadro del rafforzamento dei servizi di controllo del territorio disposto dal Comandante Provinciale dei Carabinieri di Crotone, Colonnello Raffaele Giovinazzo, finalizzato a prevenire e contrastare con tempestività i fenomeni di criminalità predatoria e ogni forma di illecito ai danni della collettività e, in questo caso, anche di una benemerita realtà del volontariato locale.</p>
<p>Fondamentale, infine, il coordinamento con la Procura della Repubblica di Crotone, guidata dal Procuratore Domenico Guarascio. Come previsto dalla normativa vigente, anche in questo caso resta ferma la presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.</p>
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		<item>
		<title>Associazione Luca Coscioni: anche in Calabria si rispettino i tempi di legge nelle liste d&#8217;attesa</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/associazione-luca-coscioni-anche-in-calabria-si-rispettino-i-tempi-di-legge-nelle-liste-dattesa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Apr 2026 08:05:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In occasione della Giornata mondiale della salute, l&#8217;Associazione Luca Coscioni rilancia anche in Calabria la campagna per il rispetto dei tempi di legge nelle liste d&#8217;attesa, denunciando ritardi e opacità della Piattaforma Nazionale delle Liste di Attesa gestita da Agenas. Secondo l&#8217;analisi dell&#8217;Associazione, la piattaforma, attiva dal giugno 2025, fornisce dati limitati, cumulativi e poco significativi, senza distinzione [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr"><span style="color: #000000;">In occasione della Giornata mondiale della salute, l&#8217;Associazione Luca Coscioni rilancia anche in <b>Calabria</b><b> </b>la campagna per il rispetto dei tempi di legge nelle liste d&#8217;attesa, denunciando ritardi e opacità della Piattaforma Nazionale delle Liste di Attesa gestita da Agenas. </span>Secondo l&#8217;analisi dell&#8217;Associazione, la piattaforma, attiva dal giugno 2025, fornisce dati limitati, cumulativi e poco significativi, senza distinzione tra Regioni, aziende sanitarie o strutture. Le informazioni sui tempi di attesa e sulle prenotazioni sono incomplete e spesso difficili da interpretare: in alcuni casi vengono sommate prestazioni gratuite e a pagamento, e percentuali e valori assoluti non sempre coincidono, rendendo impossibile valutare correttamente il rispetto dei tempi previsti dalla legge. I dati ufficiali elaborati dall&#8217;Associazione mostrano un quadro allarmante: tra gennaio e settembre 2025 il rispetto dei tempi di legge è stato del 41,9% per gli Esami e del 35,8% per le Visite, con violazioni rispettivamente del 58,1% e del 64,2% dei casi. Considerando tutte le prenotazioni insieme, solo il 39,9% dei cittadini ha ricevuto la prestazione nei tempi massimi previsti.</p>
<p dir="ltr">&#8220;<em>In pratica – </em>dichiarano FIlomena Gallo, Segretaria Nazionale dell&#8217;Associazione Luca Coscioni e il Professor Marcello Crivellini, docente di Analisi e Organizzazione di Sistemi Sanitari al Politecnico di Milano e consigliere generale dell&#8217;Associazione Luca Coscioni <em>– oltre il 60% dei cittadini è condannato a un limbo di attesa senza certezze, con la possibilità di rivolgersi al privato a pagamento o rinunciare alle cure. Non è accettabile. Per questo motivo chiediamo al Ministro della Salute e <b>a tutti i Presidenti di regione di controllare e intervenire</b> con misure adeguate sul proprio territorio, anche di tipo sanzionatorio rispetto a situazioni in violazione di legge, nonché di attivarsi immediatamente per fornire e rendere pubblici per i cittadini i dati mancanti sulla Piattaforma. Solo così sarà possibile avere un quadro chiaro e trasparente della situazione al fine di proporre ed attuare le soluzioni necessarie di lungo termine per rendere il diritto alla cura realmente fruibile&#8221;</em>.</p>
<p dir="ltr">Per questo motivo, l&#8217;Associazione chiede alla Regio<span style="color: #000000;">ne Calabria, sollecitando:</span></p>
<ul>
<li dir="ltr">
<p dir="ltr">la piena trasparenza dei dati, disaggregati per ASL, struttura e tipologia di prestazione;</p>
</li>
<li dir="ltr">
<p dir="ltr">l&#8217;effettiva applicazione del percorso di tutela, che garantisca la prestazione nei tempi massimi previsti dalla legge;</p>
</li>
<li dir="ltr">
<p dir="ltr">l&#8217;adozione di un piano operativo straordinario per ridurre i ritardi, con priorità alle prestazioni più critiche, come richiesto anche dalla mozione parlamentare del 1 aprile 2026.</p>
</li>
</ul>
<p dir="ltr">Per aiutare i cittadini, l&#8217;Associazione mette a disposizione sul proprio sito un <a href="https://www.associazionelucacoscioni.it/liste-di-attesa" target="_blank" rel="noopener noreferrer">modulo scaricabile</a> per richiedere il percorso di tutela nei casi di ritardo, che garantisce la prestazione entro i tempi massimi, in regime di intramoenia o presso altra struttura convenzionata, senza costi aggiuntivi oltre al ticket. L&#8217;Associazione invita inoltre tutti i cittadini a segnalare eventuali difficoltà o inadempienze scrivendo a <a href="mailto:info@associazionelucacoscioni.it" rel="noreferrer">info@associazionelucacoscioni.it</a>, così da poter valutare eventuali azioni legali o iniziative di tutela collettiva. Per maggiori informazioni e per scaricare il modulo: <a href="http://www.associazionelucacoscioni.it/liste-attesa" target="_blank" rel="noopener noreferrer">www.associazionelucacoscioni.it/liste-attesa</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/associazione-luca-coscioni-anche-in-calabria-si-rispettino-i-tempi-di-legge-nelle-liste-dattesa/">Associazione Luca Coscioni: anche in Calabria si rispettino i tempi di legge nelle liste d&#8217;attesa</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>San Nicola Arcella, è ufficialmente tra &#8220;I borghi più belli d&#8217;Italia&#8221;</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/san-nicola-arcella-e-ufficialmente-tra-i-borghi-piu-belli-ditalia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Mar 2026 09:43:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cosenza]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
		<category><![CDATA["I borghi più belli d'Italia"]]></category>
		<category><![CDATA[Associazione]]></category>
		<category><![CDATA[San Nicola Arcella]]></category>
		<category><![CDATA[ufficialmente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con una comunicazione ufficiale inviata al Sindaco, l’Associazione nazionale “I Borghi più Belli d’Italia” ha reso noto che il Consiglio Direttivo, nella riunione del 2 marzo 2026, a seguito della relazione del Comitato Scientifico, ha deliberato l’ingresso del Comune di San Nicola Arcella (CS) nell’importante rete nazionale dei borghi più belli. &#8220;Si tratta di un [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Con una comunicazione ufficiale inviata al Sindaco, l’Associazione nazionale “<strong>I Borghi più Belli d’Italia</strong>” ha reso noto che il Consiglio Direttivo, nella riunione del 2 marzo 2026, a seguito della relazione del Comitato Scientifico, ha deliberato l’ingresso del Comune di <strong>San Nicola Arcella </strong>(CS) nell’importante rete nazionale dei borghi più belli.</p>
<p>&#8220;<em>Si tratta di un riconoscimento di grande valore &#8211; </em>si legge in un post pubblicato sulla pagina Facebook del Comune<em> &#8211; poiché l&#8217;accesso all&#8217;associazione è subordinato a rigorosi criteri di qualità, che riguardano la tutela del patrimonio storico, il paesaggio, la qualità urbana, le politiche di accoglienza turistica e la vivibilità complessiva del borgo. Non si tratta quindi di un semplice titolo simbolico, ma di un marchio di eccellenza riconosciuto a livello nazionale e internazionale, che certifica il valore storico, culturale e paesaggistico del centro storico&#8221;.</em></p>
<p>Entrare a far parte de &#8220;I Borghi più belli d&#8217;Italia&#8221; significa, inoltre, entrare in una rete internazionale di promozione turistica e culturale, dal momento che l&#8217;associazione è tra i fondatori della Federazione mondiale <strong>&#8220;Les Plus Beaux Village de la Terre</strong>&#8221; che riunisce i borghi più belli di diversi Paesi del mondo, tra cui Francia, Spagna, Giappone e Quebec.</p>
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		<title>Associazione antiracket Lamezia in Tribunale al fianco dell&#8217;imprenditore e socio Simone Aiello</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Nov 2025 09:00:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Catanzaro]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Lamezia Terme]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Il nostro socio Simone Aiello è stato sentito come testimone dal Tribunale Collegiale Penale di Catanzaro. La sua deposizione aveva ad oggetto le minacce dallo stesso subite da alcuni soggetti operanti durante i lavori edili che Simone stava conducendo a capo della sua ditta. Il suo comportamento è stato esemplare in ogni momento: a partire [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Il nostro socio Simone Aiello è stato sentito come testimone dal Tribunale Collegiale Penale di Catanzaro. La sua deposizione aveva ad oggetto le minacce dallo stesso subite da alcuni soggetti operanti durante i lavori edili che Simone stava conducendo a capo della sua ditta. Il suo comportamento è stato esemplare in ogni momento: a partire dall&#8217;inizio di questa brutta storia, allorquando ha immediatamente denunciato l&#8217;episodio estorsivo, alla collaborazione con le Forze dell&#8217;Ordine a ieri, quando ha chiaramente ribadito i fatti, pronunciato i nomi e mantenuto la schiena dritta. Con lui, come sempre in tutte le altre occasioni in cui uno di noi viene sentito in Tribunale, erano presenti molti soci di ALA, suoi colleghi imprenditori, amici ma soprattutto orgogliosi di lui&#8221; &#8211; è la dichiarazione rilasciata dall&#8217;associazione antiracket.</p>
<p>&#8220;La testimonianza resa &#8211; si legge in una nota &#8211; rappresenta il punto più visibile di un percorso di responsabilità iniziato anni fa e sostenuto da ALA sin dall&#8217;inizio. L&#8217;associazione è stata accanto al socio dal momento della denuncia, nei passaggi più complessi del procedimento e, ieri, anche nell&#8217;aula di giustizia con una presenza numerosa di imprenditori associati. Una presenza non formale, ma concreta: la dimostrazione che chi denuncia non è solo. La vicenda si inserisce nel più ampio contesto della lotta al racket e all&#8217;usura nel territorio, un impegno che ieri ha conosciuto un altro passo significativo con la firma in Prefettura del nuovo Protocollo contro usura ed estorsione, sottoscritto da istituzioni, forze dell&#8217;ordine, parti sociali e associazioni, tra cui ALA. Un patto che rafforza gli strumenti di tutela e ascolto messi a disposizione degli imprenditori e che riconosce il ruolo essenziale delle associazioni antiracket nel costruire fiducia, accompagnamento e prossimità&#8221;.</p>
<p>Attraverso il proprio sportello attivo presso il Civico Trame di Lamezia Terme, ALA offre accoglienza, orientamento e assistenza a chi sceglie di denunciare o teme pressioni illecite. L&#8217;esperienza maturata negli anni dimostra che oggi esiste una rete solida, capace di sostenere chi decide di rompere il silenzio e difendere la propria libertà economica.<br />
&#8220;La storia del socio ascoltato in Tribunale lo conferma- prosegue la nota -: denunciare è possibile, è giusto, ed è una scelta di responsabilità verso la propria impresa e verso il territorio. Una scelta che ALA continua a sostenere con convinzione, ricordando che preservare l&#8217;economia sana della nostra comunità è un dovere condiviso, e che ogni imprenditore ha oggi la possibilità di non voltarsi dall&#8217;altra parte&#8221;.</p>
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		<title>Frode fiscale e autoriciclaggio per oltre 16 Mln: Sgominata associazione a delinquere nel Cosentino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Oct 2025 07:58:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cosenza]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I Finanzieri del Comando Provinciale Cosenza, coordinati dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Castrovillari, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di applicazione di misure cautelari personali, emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari, nei confronti di 6 persone indagate per associazione a delinquere,frode fiscale e autoriciclaggio. Arresti domiciliari per un soggetto attualmente indagato quale [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I Finanzieri del Comando Provinciale Cosenza, coordinati dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Castrovillari, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di applicazione di misure cautelari personali, emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari, nei confronti di 6 persone indagate per associazione a delinquere,frode fiscale e autoriciclaggio. Arresti domiciliari per un soggetto attualmente indagato quale capo promotore dell’associazione e obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per uno degli indagati; contestualmente è stata disposta la misura coercitiva della sospensione dall’esercizio di attività professionali o imprenditoriali. L’attività costituisce l’epilogo di una complessa indagine svolta dai militari della Compagnia Corigliano-Rossano della Guardia di Finanza nei confronti di quella che si ritiene un’associazione a delinquere dedita alla perpetrazione di frodi fiscali, il tutto al fine di evadere il pagamento delle imposte al fisco, riciclando ed utilizzando i profitti illeciti, così accumulati, per l’acquisto di immobili, lo svolgimento di altre attività d’impresa o speculative.</p>
<p>Nello specifico le investigazioni svolte in precedenza avevano disvelato elementi che fanno supporre l’esistenza di un’organizzazione criminale che gestiva, di fatto, le attività commerciali di una società principale, cosiddetta “capofila”, tramite quindici ulteriori e diverse società – tutte esercenti il commercio degli pneumatici – dislocate in diverse regioni d’Italia ed intestate, in alcuni casi, a soggetti prestanome (cc.dd. “teste di legno”). La gestione illecita delle diverse società prevedeva l’emissione e l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti per un totale di € 109.000.000 e consentiva, sostanzialmente, di “schermare” le attività della società capofila che, così facendo, non aveva mai richiesto l’attribuzione della Partita IVA ai competenti Uffici, omettendo così di dichiarare al fisco, per gli anni d’imposta dal 2017 al 2022, un Volume d’Affari complessivo per oltre 40 milioni di euro, con corrispondente IVA evasa per quasi 9 milioni di euro.</p>
<p>Di fatto, nello scorso mese di luglio, la Guardia di Finanza di Corigliano-Rossano aveva già sottoposto a sequestro denaro contante per oltre € 1.600.000, 15 società di capitali dislocate in diverse regioni d’Italia, quote sociali, 2 capannoni industriali, 34 immobili, automezzi e risorse finanziarie &#8211; per un valore complessivo dei beni di oltre 16 milioni di euro &#8211; quale profitto che si ritiene frutto delle attività illecite. I sequestri venivano poi successivamente confermati in sede di riesame da parte del Tribunale della Libertà di Catanzaro. L’attività svolta testimonia il costante impegno esercitato dalla Guardia di Finanza sul territorio a tutela della sicurezza economico-finanziaria dei cittadini, delle entrate erariali, ed a contrasto delle forme più insidiose di crimini finanziari, che alterano la leale concorrenza e la libertà imprenditoriale.</p>
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