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	<title>arresti Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
	<lastBuildDate>Mon, 07 Sep 2026 08:51:38 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Truffe sui fondi agricoli: nel Catanzarese 5 misure cautelari, sequestro di 15 società e 398 tra fabbricati e terreni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Sep 2026 08:51:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Nella mattinata odierna, i militari del Comando Provinciale Catanzaro, unitamente al Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata (S.C.I.C.O.) della Guardia di Finanza, stanno dando esecuzione all’Ordinanza di applicazione di misure cautelari personali e contestuale decreto di sequestro preventivo, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Catanzaro, nei confronti di 5 soggetti indagati – sotto il coordinamento di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nella mattinata odierna, i militari del Comando Provinciale Catanzaro, unitamente al Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata (S.C.I.C.O.) della Guardia di Finanza, stanno dando esecuzione all’Ordinanza di applicazione di misure cautelari personali e contestuale decreto di sequestro preventivo, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Catanzaro, nei confronti di 5 soggetti indagati – sotto il coordinamento di questa Procura Distrettuale della Repubblica &#8211; a vario titolo, per aver organizzato, promosso e diretto un’associazione per delinquere finalizzata alla turbata libertà degli incanti, al trasferimento fraudolento di valori, al riciclaggio, all’autoriciclaggio, al reimpiego di denaro di provenienza illecita, nonché alla commissione di truffe aggravate in materia di politica agricola comune, al fine di ottenere contributi pubblici a fondo perduto, nonché a numerose perquisizioni locali.</p>
<p>Gli articolati e complessi approfondimenti investigativi, eseguiti dagli specialisti del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria/G.I.C.O. Catanzaro e dal Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata (S.C.I.C.O.) della Guardia di Finanza hanno consentito di disvelare come il sodalizio criminale catanzarese, oltre che operare per realizzare profitti in proprio, anche attraverso numerose società &#8211; di persone e di capitale &#8211; operanti principalmente nei settori immobiliare ed agricolo, intestate fittiziamente a coniugi, compagne, persone di fiducia e prestanomi, si sia attivato, nell’ambito di alcune procedure esecutive e fallimentari, per favorire soggetti di notevole spessore criminale.<br />
L’attività investigativa ha fatto, inoltre, emergere l’esistenza di numerose società di persone e di capitale, direttamente o indirettamente collegate e riconducibili ai soggetti promotori del sodalizio criminale, dedite alla commissione di una serie indeterminata di delitti di turbata libertà degli incanti, nel settore immobiliare e delle aste, nonché dei vari soggetti formalmente qualificati come imprenditori agricoli, in realtà intestatari fittizi di aziende e società agricole dedite alla costante partecipazione a bandi pubblici nel settore dell’agricoltura al fine di ottenere contributi pubblici a fondo perduto.</p>
<p>In particolare, con la citata ordinanza, il G.I.P. presso il Tribunale di Catanzaro ha disposto:<br />
&#8211; per 2 soggetti originari delle province di Reggio Calabria e Vibo Valentia, la custodia cautelare in carcere, in quanto riconosciuta l’aggravante del metodo mafioso;<br />
&#8211; per 3 soggetti del catanzarese (2 imprenditori e 1 avvocato), la custodia cautelare degli arresti domiciliari;<br />
nonché:<br />
&#8211; il sequestro preventivo, finalizzato anche alla confisca anche per equivalente, di somme di denaro per un valore complessivo di circa 2,5 milioni di euro, nelle province di Catanzaro, Reggio Calabria, Crotone e Arezzo;<br />
&#8211; il sequestro preventivo di 15 persone giuridiche, per un valore stimato di circa 1,6 milioni di euro, operanti nel settore agricolo nella provincia di Catanzaro;<br />
&#8211; il sequestro preventivo di 398 immobili (fabbricati e terreni) ubicati nelle province di Catanzaro, Reggio Calabria e Pisa, per un valore stimato in circa 32,6 milioni di euro.<br />
Si evidenzia che i provvedimenti emessi in questa fase sono stati adottati sulla base delle attuali risultanze investigative, per come finora emerse nel corso delle indagini preliminari, quindi, nei confronti degli indagati sussiste la presunzione di innocenza fino al giudizio definitivo.</p>
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		<title>VIDEO-Rapina in un centro scommesse di Soverato, due uomini arrestati dai Carabinieri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 09:59:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Il 29 agosto 2026, due uomini sono stati arrestati in flagranza di reato dai Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile e della Stazione di Catanzaro con l&#8217;accusa di rapina aggravata in concorso. Il colpo è stato messo a segno a Soverato all&#8217;interno di un centro scommesse, dove un uomo parzialmente travisato e armato di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="width: 696px;" class="wp-video"><video class="wp-video-shortcode" id="video-396515-1" width="696" height="392" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/09/2026.08.31-Rapina-Sisal-Soverato.mp4?_=1" /><a href="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/09/2026.08.31-Rapina-Sisal-Soverato.mp4">https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/09/2026.08.31-Rapina-Sisal-Soverato.mp4</a></video></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il 29 agosto 2026, due uomini sono stati arrestati in flagranza di reato dai Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile e della Stazione di Catanzaro con l&#8217;accusa di rapina aggravata in concorso. Il colpo è stato messo a segno a Soverato all&#8217;interno di un centro scommesse, dove un uomo parzialmente travisato e armato di pistola ha minacciato i presenti, si è fatto consegnare l&#8217;incasso ed è fuggito a bordo di un furgone bianco dove lo attendevano i complici.</p>
<p>La svolta nelle indagini, dopo l’acquisizione delle immagini tratte dal sistema di videosorveglianza, è arrivata grazie alla memoria di un Brigadiere della Stazione di Soverato, che ha ricordato di aver controllato quel medesimo furgone nei giorni precedenti, identificando le persone a bordo. Questa intuizione ha permesso di indirizzare rapidamente le ricerche verso il litorale di Montepaone. I militari hanno rintracciato il veicolo presso uno stabilimento balneare, dove i presunti responsabili lavoravano come lavoratori stagionali e dove erano rientrati subito dopo la rapina.</p>
<p>La successiva perquisizione ha consentito di rinvenire e sequestrare gli indumenti perfettamente corrispondenti a quelli usati per il colpo, la pistola utilizzata, rivelatasi una replica in plastica senza il tappo rosso obbligatorio nonchè una parte della refurtiva in monete. Attualmente, due dei soggetti si trovano nel carcere di Catanzaro, mentre un terzo complice è stato deferito in stato di libertà.</p>
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		<item>
		<title>Due arresti in flagranza per spaccio di hashish e cocaina in un ristorante di Diamante</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/due-arresti-in-flagranza-per-spaccio-di-hashish-e-cocaina-in-un-ristorante-di-diamante/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 09:53:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Nella sera del primo settembre, personale della Polizia di Stato della Squadra Mobile della Questura di Cosenza e del Commissariato di P.S. &#8220;Diamante&#8221;, in esito ai servizi svolti sul territorio dell&#8217;alta costa tirrenica, ove venivano effettuati diversi controlli, in costante coordinamento con la Procura di Paola, diretta dal Procuratore Capo Domenico Fiordalisi, procedeva all&#8217;arresto in [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="elementToProof">Nella sera del primo settembre, personale della Polizia di Stato della Squadra Mobile della Questura di Cosenza e del Commissariato di P.S. &#8220;Diamante&#8221;, in esito ai servizi svolti sul territorio dell&#8217;alta costa tirrenica, ove venivano effettuati diversi controlli, in costante coordinamento con la Procura di Paola, diretta dal Procuratore Capo Domenico Fiordalisi, procedeva all&#8217;arresto in flagranza di reato in materia di stupefacenti nei confronti di due soggetti. In particolare, all&#8217;esito di un controllo all&#8217;interno di un noto ristorante nel centro di Diamante (CS),  per detenzione di stupefacente ai fini di spaccio.</div>
<div></div>
<div class="elementToProof">Nello specifico, durante una perquisizione personale e dei locali cucina del ristorante, gli operanti rinvenivano sostanza stupefacente del tipo hashish, per un peso complessivo di circa 60 grammi, e sostanza stupefacente del tipo cocaina, per un peso complessivo di circa 70 grammi. In merito a questa una parte era stata già divisa in dosi cedibili al dettaglio e sapientemente occultate in diverse zone del locale, rinvenute anche grazie all&#8217;ausilio delle unità cinofile della Polizia Penitenziaria di Paola; parimenti, venivano rinvenuti molteplici bilancini di precisione  perfettamente funzionanti,  intrisi di sostanza stupefacente, e buste per sottovuoto, tutto materiale riconducibile ad un&#8217;attività illecita di cessione di sostanze stupefacenti ben architettata sfruttando l&#8217;attività di ristorazione.</div>
<div></div>
<div class="elementToProof">All&#8217;esito dell&#8217;attività in parola, il P.M. di turno presso la locale Procura della Repubblica presso il tribunale di Paola, sottoponeva gli arrestati alla misura precautelare degli arresti domiciliari, presso l&#8217;indirizzo di residenza degli interessati, in attesa dell&#8217;instaurando rito giudiziario.</div>
<div class="elementToProof">Il richiamato procedimento, per le ipotesi di reato, è attualmente nella fase delle indagini preliminari, la misura precautelare è stata adottata sulla base degli elementi acquisiti che necessitano della successiva verifica processuale nel contraddittorio con la difesa, e l&#8217;informazione è fornita nel rispetto dei diritti dell&#8217;indagato.</div>
<p>&nbsp;</p>
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</aside>
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		<item>
		<title>VIDEO-Caporalato: eseguite 20 misure cautelari per sfruttamento e traffico di migranti in diverse regioni</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/video-caporalato-eseguite-20-misure-cautelari-per-sfruttamento-e-traffico-di-migranti-in-diverse-regioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Sep 2026 13:23:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Colpite due associazioni per delinquere finalizzate alla riduzione in schiavitù, all’illecita intermediazione e allo sfruttamento lavorativo di braccianti agricoli nonché al traffico di migranti. Eseguito un provvedimento di fermo di indiziato di delitto nei confronti di 20 persone. Su delega della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, i militari del Comando Carabinieri per la Tutela [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="width: 640px;" class="wp-video"><video class="wp-video-shortcode" id="video-396379-2" width="640" height="360" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/09/videoplayback.mp4?_=2" /><a href="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/09/videoplayback.mp4">https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/09/videoplayback.mp4</a></video></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>Colpite due associazioni per delinquere finalizzate alla riduzione in schiavitù, all’illecita intermediazione e allo sfruttamento lavorativo di braccianti agricoli nonché al traffico di migranti. Eseguito un provvedimento di fermo di indiziato di delitto nei confronti di 20 persone. Su delega della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, i militari del Comando Carabinieri per la Tutela del Lavoro (attraverso le proprie articolazioni: Reparto Operativo, Gruppi Tutela Lavoro e N.I.L.- Nucleo Ispettorato del Lavoro), con il supporto dei reparti territoriali dell’Arma, nelle province di Cosenza, Napoli, Bologna, Sassari e Mantova,  hanno dato esecuzione a un Decreto di Fermo di indiziato di delitto nei confronti di 20 cittadini stranieri (18 pakistani, 1 indiano ed 1 cittadino del Bangladesh).  Gli indagati sono ritenuti gravemente indiziati, a vario titolo, di associazione per delinquere (art. 416 c.p.) finalizzata all’intermediazione illecita e allo sfruttamento del lavoro (art. 603 bis c.p., c.d. “caporalato”), riduzione in schiavitù (art. 600 c.p.), estorsione (art. 629 c.p.), nonché favoreggiamento dell’immigrazione clandestina (art. 12 del D.Lgs. 286/1998, c.d. “tratta di migranti”).</p>
<p>L’operazione costituisce l’esito di una complessa e prolungata attività investigativa che ha consentito di fare piena luce su gravissimi fenomeni di devianza criminale radicati nella Piana di Sibari, svelando la stretta, drammatica interconnessione tra il traffico illecito di esseri umani e il loro sistematico sfruttamento nei campi. L’attività investigativa è stata avviata nel 2020 a seguito di una singolare vicenda di “ritorsione” denunciata da due “caporali”, oggi indagati. Costoro si presentarono spontaneamente presso i Carabinieri per sporgere denuncia contro ignoti, lamentando il danneggiamento degli pneumatici delle proprie vetture e indicando quali sospettati tre giovani migranti di origine africana che lavoravano per loro. Tuttavia, anziché subire passivamente l&#8217;intimidazione, i predetti lavoratori scelsero di rompere il muro del silenzio e si presentarono dai Carabinieri per sporgere una dettagliata contro-denuncia. I braccianti rivelarono che il taglio degli pneumatici era l’epilogo di aspri dissidi scaturiti dalle loro legittime richieste di regolarizzazione contrattuale e dal sistematico mancato pagamento di mesi di lavoro da parte dei caporali, descrivendo per la prima volta l’inferno dello sfruttamento e delle gravi minacce subito sul territorio. Queste dichiarazioni, ritenute immediatamente coerenti e genuine, hanno consentito al Reparto Operativo dei Carabinieri per la Tutela del Lavoro di Roma di avviare le indagini.<br />
Le  conseguenti attività investigative hanno consentito di fare piena luce su due distinte e ramificate associazioni per delinquere, profondamente interconnesse sul piano operativo nella Piana di Sibari. La prima associazione a delinquere, di matrice prevalentemente etnica e guidata da cittadini stranieri, esercitava un vero e proprio controllo monopolistico sulla manodopera agricola dell’intera area. Il sodalizio, composto da 14 cittadini pakistani, non si limitava alla mera intermediazione illecita, ma riduceva i braccianti in uno stato di soggezione e servitù continuativa, annullandone la capacità di autodeterminazione.  Le vittime, in maggioranza giovanissimi cittadini di origine pakistana e sub-sahariana in situazione di assoluta indigenza, venivano reclutate approfittando della loro irregolarità sul territorio, della mancanza di alternative e della non conoscenza della lingua italiana. I lavoratori venivano costretti a coabitare (fino a 20 persone contemporaneamente) in alloggi fatiscenti, degradati, privi di riscaldamento, luce e gas nel centro storico di un comune locale, per i quali l’organizzazione tratteneva forzosamente dai salari quote di 50-60 euro al mese. Quotidianamente, venivano stipati a bordo di auto e furgoni in numero enormemente superiore alla capienza consentita (finanche stipati nel bagagliaio posteriore) per essere condotti nei campi, subendo un’ulteriore decurtazione arbitraria di 5 euro al giorno per il viaggio. Gli stessi braccianti venivano sottoposti a turni massacranti di 8-10 ore continuative, privi di riposo settimanale, ferie o tutele assicurative e sanitarie. Sotto la sorveglianza vessatoria di “capi-squadra” che imponevano ritmi di raccolta asfissianti, ricevevano una retribuzione reale compresa tra i 2,70 e i 3 euro all’ora (pari a giornate da 23-27 euro complessivi), a fronte di tariffe di circa 40 euro corrisposte dagli imprenditori ai caporali. Per impedire qualsiasi via di fuga, l’organizzazione tratteneva sistematicamente e parzialmente i salari dovuti, minacciando le vittime di cacciarle di casa, far perdere loro il permesso di soggiorno o aggredirle fisicamente qualora avessero protestato.</p>
<p>Un aspetto di eccezionale e odioso rilievo emerso nel corso delle indagini riguarda l&#8217;applicazione sistematica di una ponderata discriminazione salariale applicata dai caporali in base alla provenienza geografica ed etnica dei braccianti sfruttati, a parità di mansioni svolte e di estenuanti turni lavorativi (spesso protratti dalle 8 alle 10 ore continuative nei campi): i braccianti di origine sub-sahariana (nigeriani, gambiani, senegalesi, ecc.) venivano sottoposti alle condizioni economiche più penalizzanti e umilianti. Ad essi veniva corrisposta una retribuzione giornaliera di appena 23-27 euro (pari a circa 2,70 &#8211; 3,00 euro all’ora); quelli di origine pakistana ed afghana, invece, beneficiavano di un trattamento leggermente superiore, con retribuzioni giornaliere stabilite tra i 30 e i 35 euro (pari a circa 3,30 &#8211; 4,00 euro all’ora). Tale disparità salariale era frutto di una precisa scelta strategica del sodalizio pakistano. Nei confronti dei propri connazionali, infatti, l’organizzazione faceva leva sul forte vincolo etnico, territoriale e religioso di appartenenza, premiandone la “sottomissione fedele” con compensi marginalmente superiori al fine di blindare l’omertà e prevenire qualsiasi forma di collaborazione con le autorità statali. Al contrario, nei confronti dei braccianti africani, considerati “inaffidabili” e privi di tale legame culturale, veniva esercitata una sopraffazione pura e asfissiante basata sul costante ricatto: la minaccia di allontanamento immediato dagli alloggi gestiti dal gruppo, la revoca della possibilità di lavorare e il mancato pagamento delle spettanze arretrate. La disperazione e lo stato di bisogno di questi giovani migranti sub-sahariani era tale da costringerli, in diverse occasioni documentate dalle intercettazioni, a implorare umilmente il proprio caporale anche solo per ottenere la dazione di 10 euro per poter acquistare cibo e sopravvivere.<br />
 La seconda associazione a delinquere, promossa, organizzata e composta da soggetti italiani, era finalizzata in via esclusiva al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina su scala industriale. Il programma criminoso si fondava sul sistematico aggiramento delle procedure governative connesse ai “Decreti Flussi” e “Decreto Rilancio”.</p>
<p>L’organizzazione contava sulla consapevole e attiva connivenza di un gruppo di professionisti compiacenti (commercialisti) e sull’abuso delle pubbliche funzioni esercitate da operatori di CAF e Patronati operanti in Calabria e in Basilicata. Abusando delle loro credenziali d’accesso ai sistemi ministeriali, costoro predisponevano e inoltravano telematicamente migliaia di istanze di assunzione fittizie nei cosiddetti click day. Le istanze venivano presentate per conto di ditte agricole e commerciali compiacenti, fittiziamente intestate a prestanome o completamente improduttive (prive di terreni, dipendenti e fatturati reali). I professionisti del sodalizio provvedevano a “gonfiare” ad arte i requisiti patrimoniali e i bilanci aziendali tramite la creazione di false fatture di acquisto e vendita, inducendo in errore gli uffici della Prefettura e dell’Ispettorato del Lavoro. Per ogni pratica finalizzata all’ottenimento del visto di ingresso o della regolarizzazione temporanea, l’organizzazione pretendeva dai migranti somme oscillanti tra i 6.500 e i 10.000 euro per singola pratica. Questo illecito e sofisticato commercio di visti – definito dagli stessi sodali nelle intercettazioni come la “gallina dalle uova d’oro” – generava profitti illeciti milionari e fungeva da vero e proprio serbatoio per il mercato nero: una volta giunti sul territorio nazionale, i migranti, privi di reale impiego presso le ditte fittizie e gravati dai debiti contratti per pagare il visto, venivano inevitabilmente assorbiti e sfruttati nei campi dal sodalizio del caporalato. Per celare la propria identità e aggirare i limiti numerici imposti alle domande private, i membri del sodalizio hanno finanche carpito e utilizzato abusivamente l’identità digitale (SPID) e le credenziali telematiche di ignari cittadini extracomunitari precedentemente regolarizzati.</p>
<p>Le indagini del Reparto Operativo dei Carabinieri Tutela del Lavoro hanno svelato uno scenario ancor più inquietante, caratterizzato dal diretto coinvolgimento di esponenti delle storiche cosche di ‘ndrangheta operanti nella Sibaritide. È emerso come alcune delle ditte agricole utilizzate per lo sfruttamento intensivo della manodopera in nero fossero fittiziamente intestate a prestanome ma gestite direttamente per conto dei clan mafiosi locali. Quando i braccianti osavano protestare contro le condizioni alloggiative disumane e le decurtazioni salariali, venivano brutalmente zittiti con minacce di morte esplicite, facendo leva sull’appartenenza all’organizzazione mafiosa. L’operazione odierna rappresenta il parziale epilogo di una complessa e prolungata attività investigativa avviata nel 2020 dal Reparto Operativo del Comando Carabinieri per la Tutela del Lavoro. I militari dell’Arma hanno dispiegato un dispositivo investigativo di eccezionale modernità e tenacia, dimostrando un’altissima specializzazione nel contrasto alle forme più odiose di sfruttamento del lavoro e di traffico di migranti. Le indagini si sono sviluppate attraverso:<br />
&#8211; serrate attività di osservazione, controllo e pedinamento (O.C.P.), condotte spesso all’alba e in condizioni di estrema difficoltà logistica tra le campagne della Piana di Sibari, monitorando i movimenti dei caporali e dei braccianti sfruttati.<br />
&#8211; Sofisticate attività tecniche, tra cui intercettazioni telefoniche, ambientali e l’installazione di dispositivi di localizzazione satellitare GPS sui veicoli utilizzati dai sodali. Attraverso telecamere nascoste posizionate presso i punti strategici di raccolta dei braccianti (come la piazza adiacente all’ufficio postale di un comune del cassanese), i Carabinieri hanno documentato quotidianamente il drammatico &#8220;smistamento&#8221; e carico dei lavoratori sui furgoni.<br />
&#8211; Decisivi accessi ispettivi sul campo: la vera chiave di volta dell’indagine è stata l’integrazione delle intercettazioni in tempo reale con tempestivi controlli sul posto effettuati dai militari del N.I.L. di Cosenza direttamente nei campi agricoli durante le stagioni di raccolta di agrumi e olive. Questi accessi hanno consentito di cogliere la flagranza delle violazioni giuslavoristiche, identificando decine di lavoratori “in nero”, riscontrando l’assenza di dispositivi di protezione e sicurezza, e sequestrando prove documentali inconfutabili.</p>
<p>I Carabinieri per la Tutela del Lavoro hanno operato con straordinaria sensibilità umana, lavorando a stretto contatto con personale dell’O.I.M. (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni) e dell’associazione onlus “Comunità Progetto sud”, facenti parte della rete antitratta. Questo approccio ha permesso di rassicurare le vittime – terrorizzate dalle continue minacce di ritorsione ed espulsione – offrendo loro immediata protezione e raccogliendo le loro genuine denunce-querele, rivelatesi pilastri insostituibili dell’impianto accusatorio. Numerosi braccianti sfruttati e rintracciati sul territorio sono stati immediatamente sottratti alla disponibilità dell’organizzazione, inseriti in programmi di assistenza alloggiativa e avviati ai percorsi di tutela umanitaria e regolarizzazione previsti dalla legge.</p>
<p>La fase esecutiva scattata in data odierna ha visto l’impiego coordinato di centinaia di militari e ha portato al conseguimento dei seguenti risultati:<br />
&#8211; fermo di indiziato di delitto nei confronti di 20 indagati, nei cui confronti sussiste in concreto il pericolo di fuga, ritenuti i capi, organizzatori e intermediari principali di entrambi i sodalizi criminali, ristretti presso diversi istituti carcerari;<br />
&#8211; perquisizioni locali e personali nei confronti di diversi indagati;<br />
&#8211; sequestro probatorio, nel corso delle indagini, di cospicuo materiale cartaceo ed elettronico, tra cui i “libri neri” della contabilità occulta tenuti dai caporali per registrare le ore effettuate e le somme sottratte forzosamente ai lavoratori nonché il sequestro di telefoni cellulari e supporti informatici, destinati ad essere sottoposti a copia forense per estrarre ulteriori elementi di prova in ordine alla rete di compravendita dei visti d’ingresso.</p>
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		<title>Sequestrate oltre mille piante di marijuana, tre arresti in flagranza nel Reggino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Aug 2026 15:12:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Erano impegnati nella cura della piantagione quando sono stati sorpresi dai Carabinieri. Tre persone sono state arrestate in flagranza di reato a Rosarno, dove i militari hanno scoperto una piantagione di marijuana di oltre 1.000 piante. Il blitz è scattato alle prime luci dell’alba in località Fabiana, nell’ambito di un’attività di controllo del territorio condotta [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Erano impegnati nella cura della piantagione quando sono stati sorpresi dai Carabinieri. Tre persone sono state arrestate in flagranza di reato a Rosarno, dove i militari hanno scoperto una piantagione di marijuana di oltre 1.000 piante. Il blitz è scattato alle prime luci dell’alba in <strong>località Fabiana</strong>, nell’ambito di un’attività di controllo del territorio condotta dai Carabinieri della <strong>Tenenza di Rosarno</strong>, con il supporto dello <strong>Squadrone Eliportato Cacciatori “Calabria”</strong> e dell’<strong>8° Nucleo Elicotteri</strong>.</p>
<p>L’attività ha consentito di individuare, in una zona rurale, una piantagione di marijuana di notevoli dimensioni. I militari hanno quindi raggiunto l’area e, una volta sul posto, hanno sorpreso i tre soggetti mentre erano intenti a <strong>curare e coltivare le piante</strong>. La piantagione, composta da circa <strong>1.000 piante di marijuana</strong>, è stata sottoposta a sequestro. Per i tre è invece scattato l’<strong>arresto in flagranza di reato per coltivazione e produzione abusiva di sostanze stupefacenti</strong>. L’intervento ha visto operare congiuntamente i militari della Tenenza di Rosarno e i reparti specializzati dell’Arma tra cui lo squadrone eliportato Carabinieri “Calabria” e l’8° Nucleo Elicotteri di Vibo Valentia, il cui supporto si è rivelato particolarmente importante nell’individuazione dell’area e nel successivo intervento in una zona rurale difficilmente accessibile.</p>
<p>L’operazione si inserisce nel più ampio dispositivo di controllo del territorio predisposto dai Carabinieri nella <strong>Piana di Gioia Tauro</strong>, con particolare attenzione al contrasto delle coltivazioni illecite e alla produzione di sostanze stupefacenti nelle aree rurali. Al termine delle operazioni, i tre arrestati sono stati <strong>posti agli arresti domiciliari su disposizione della Procura di Palmi che ha assunto la direzione delle indagini in persona del Procuratore dott. Emanuele Crescenti e dei suoi sostituti dott. Massimo D’Andrea e dott. Fabrizio Rafeli</strong>.</p>
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		<title>Crotone, un Kg di hashish sequestrato in due distinti interventi dei Carabinieri: due arresti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Aug 2026 15:34:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Negli ultimi giorni i carabinieri di Crotone hanno incrementato i controlli sull’ambito specifico dello spaccio e della detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, conseguendo risultati rapidi e significativi. Un controllo effettuato nei confronti di un giovane 20enne crotonese, prima sulla sua persona e poi nella sua abitazione, ha permesso infatti ai militari della [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi giorni i carabinieri di Crotone hanno incrementato i controlli sull’ambito specifico dello spaccio e della detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, conseguendo risultati rapidi e significativi. Un controllo effettuato nei confronti di un giovane 20enne crotonese, prima sulla sua persona e poi nella sua abitazione, ha permesso infatti ai militari della Stazione di Crotone di trovare più di 500 grammi di hashish, suddiviso in 5 panetti, adatti quindi ad essere confezionati in dosi, oltre ad un bilancino di precisione ed altro materiale per il confezionamento. Per lui è quindi scattato l’arresto, con il collocamento agli arresti domiciliari in attesa della convalida.</p>
<p>Analoga vicenda ha visto protagonista un 58enne, anch’egli crotonese, che nel corso di un controllo, eseguito in questo caso dalla Sezione Radiomobile del N.O.R. della Compagnia, ha destato sospetti con il suo atteggiamento, venendo sottoposto a perquisizione personale e domiciliare. I militari hanno trovato nella sua disponibilità circa 470 grammi di stupefacente, per la maggior parte hashish, e una minore quantità di marijuana, già suddivisa in panetti. Anche in questo caso sono scattati gli arresti domiciliari.</p>
<p>Anche nell’ambito del contrasto allo spaccio e al consumo di stupefacenti, come in molti altri, è fondamentale la sinergia mantenuta dall’Arma con l’Autorità Giudiziaria rappresentata dalla Procura della Repubblica guidata dal dott. Domenico Guarascio.</p>
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		<title>VIDEO-Operazione &#8216;Medusa&#8217; nel Crotonese: prostituzione in hotel e luoghi affollati, sei arresti e due denunce</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Aug 2026 10:00:12 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="width: 640px;" class="wp-video"><video class="wp-video-shortcode" id="video-394178-3" width="640" height="360" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/08/medusa.mp4?_=3" /><a href="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/08/medusa.mp4">https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/08/medusa.mp4</a></video></div>
<p>Nelle prime ore della mattinata odierna, in Isola Capo Rizzuto e Crotone, i Carabinieri del Comando Provinciale di Crotone, supportati da personale dello Squadrone Eliportato Cacciatori “Calabria”, da unità cinofile dell’Arma, dal Nucleo Elicotteri di Vibo Valentia, hanno dato esecuzione a un’ordinanza emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Crotone, su richiesta della locale Procura della Repubblica, nei confronti di un gruppo criminale composto da 8 soggetti (7 di nazionalità straniera e un cittadino italiano). Nel dettaglio, per sei indagati è stata disposta l’applicazione di misure coercitive (per quattro è stata emessa la custodia cautelare in carcere e per due gli arresti domiciliari), mentre ulteriori due soggetti sono stati deferiti in stato di libertà. Le persone coinvolte sono ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento e allo sfruttamento della prostituzione, nonché di violenza sessuale aggravata e minaccia grave. Tra i destinatari del provvedimento figurano anche due donne dedite al meretricio, indagate per aver occasionalmente favorito l’inserimento e l’attività di nuove ragazze all’interno del giro illecito.</p>
<p>L’operazione scaturisce da una complessa e articolata attività investigativa avviata nell’autunno scorso dai militari della Tenenza di Isola di Capo Rizzuto, coordinata dalla Procura della Repubblica di Crotone, diretta dal dott. Domenico Guarascio, che ne hanno curato in prima persona e con meticolosa attenzione ogni singolo aspetto. Un’indagine condotta senza soluzione di continuità per interi mesi, attraverso un incessante e diuturno impegno che ha visto i militari della Tenenza di Isola Capo Rizzuto operare ininterrottamente, giorno e notte, in impegnativi servizi di osservazione, controllo e pedinamento sull’intero territorio Crotonese. I puntuali accertamenti sul campo, costantemente affiancati da una capillare attività tecnica mediante l’utilizzo di sistemi di videosorveglianza e intercettazioni telefoniche e ambientali, hanno permesso di disvelare l’esistenza di un presunto sodalizio criminale stabile, la cui base operativa era saldamente radicata a Isola di Capo Rizzuto. Le attività di prostituzione, tuttavia, si consumavano per la quasi totalità nella città di Crotone, con incontri che avvenivano prevalentemente per strada, ma anche a domicilio e all’interno di un noto Hotel del capoluogo pitagorico, il quale è stato contestualmente posto sotto sequestro preventivo. A destare profondo allarme sociale sono anche i luoghi scelti per consumare i rapporti sessuali in auto. Lungi dall’essere relegati in periferia, gli incontri avvenivano in pieno giorno anche nel cuore della città, tra i vicoli del mercato di Piazzale Nettuno, nei parcheggi affollati di stadio e ospedale e, persino, a ridosso dei parchi giochi. Una spregiudicatezza che, alla luce del sole, ha esposto famiglie e bambini a scene esplicite, compromettendo gravemente il decoro urbano e l’ordine pubblico.</p>
<p>Secondo il solido quadro accusatorio, il gruppo criminale, caratterizzato da forti vincoli familiari e gerarchici, avrebbe gestito in modo sistematico l’attività illecita. Agli indagati con ruolo direttivo viene contestata l&#8217;organizzazione logistica ed economica dell’attività illecita. Pur essendo le donne a gestire in autonomia il procacciamento dei clienti, gli uomini ne garantivano il sistematico accompagnamento sui luoghi di meretricio e la successiva vigilanza. Il sodalizio si fondava sul diretto sfruttamento di tale attività ove gli indagati, infatti, vivevano quasi esclusivamente dei guadagni delle donne, amministrando una vera e propria “<em>cassa comune</em>” ove confluivano i proventi. Un giro d’affari imponente e totalmente sommerso. Gli accertamenti economico-finanziari, condotti dai militari della Tenenza in piena sinergia con il Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza, hanno smascherato il lussuoso tenore di vita degli indagati a fronte di redditi dichiarati pari a zero. Incrociando l&#8217;analisi dei conti correnti con la proiezione operativa degli incassi quotidiani, le indagini hanno stimato profitti illeciti per svariate decine di migliaia di euro a carico di ciascun nucleo familiare, raggiungendo in alcuni casi picchi di quasi 90.000 euro per un singolo sfruttatore. Parte di questi fiumi di denaro contante veniva poi costantemente veicolata verso l&#8217;estero attraverso circuiti di rimessa non bancari, al fine di eluderne la tracciabilità.</p>
<p>Ad alimentare questo fiorente business era una platea di clienti tanto vasta quanto trasversale e insospettabile, espressione di ogni ceto sociale e professionale. Un fenomeno così radicato da innescare un vero e proprio pendolarismo in quanto gli avventori non provenivano solo dalla cittadina pitagorica, ma viaggiavano appositamente da tutto il territorio crotonese e dalle province di Catanzaro e Cosenza. Le indagini hanno inoltre disvelato come il gruppo, forte dei profitti illeciti accumulati, stesse pianificando un’ulteriore espansione del proprio raggio d’azione, progettando di esportare il consolidato modello di sfruttamento anche in altre aree della regione. Sempre nell’ambito dell’indagine, e con riferimento alle connivenze logistiche maturate a livello locale, sono stati sottoposti alla misura degli arresti domiciliari i gestori di una nota struttura ricettiva di Crotone, contestualmente posta sotto sequestro. Secondo le indagini, questi ultimi avrebbero abitualmente tollerato e agevolato la consumazione dei rapporti sessuali a pagamento all’interno delle proprie camere, omettendo le previste registrazioni degli alloggiati e traendo un diretto vantaggio economico dall’illecito. Le donne, apparentemente consenzienti e soggette allo stigma sociale, erano in realtà vittime di una crudele manipolazione psicologica da parte dei loro stessi mariti e compagni. Questi hanno tradito il vincolo familiare per ciniche logiche di profitto, favorendo e sfruttando la loro prostituzione proprio nel crotonese <em>“Piazzale Nettuno”</em>. Un cinismo spinto all’estremo, tanto da usare i figli in tenera età, portati in auto durante gli accompagnamenti, come copertura per eludere i controlli delle Forze dell’Ordine. A carico del presunto vertice del sodalizio, il G.I.P. ha ritenuto sussistenti anche gravi indizi di colpevolezza per violenza sessuale aggravata. Abusando dell’ospitalità e della forte vulnerabilità della vittima, l’uomo avrebbe costretto anni addietro una familiare, all’epoca minorenne, a subire ripetuti abusi, tentando persino di avviarla al meretricio.</p>
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		<title>VIDEO-Sodalizio criminale gestiva l&#8217;esecuzione di appalti pubblici tra Sicilia e Calabria: 12 misure cautelari</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Aug 2026 12:10:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Nella mattinata odierna, nell&#8217;ambito di un&#8217;articolata indagine coordinata da questa Direzione Distrettuale Antimafia e delegata ai Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Messina, è stata data esecuzione a un&#8217;ordinanza di applicazione di misure cautelari personali emessa dal GIP presso il Tribunale di Messina. Il provvedimento, emesso all&#8217;esito degli interrogatori preventivi di 16 [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/video-sodalizio-criminale-gestiva-lesecuzione-di-appalti-pubblici-tra-sicilia-e-calabria-12-misure-cautelari/">VIDEO-Sodalizio criminale gestiva l&#8217;esecuzione di appalti pubblici tra Sicilia e Calabria: 12 misure cautelari</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="width: 696px;" class="wp-video"><video class="wp-video-shortcode" id="video-392255-4" width="696" height="392" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/08/Appalti-pubblici-tra-Sicilia-e-Calabria-gestiti-da-una-struttura-ombra-operazione-della-Dda-di-Messina_-12-misure-cautelari.mp4?_=4" /><a href="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/08/Appalti-pubblici-tra-Sicilia-e-Calabria-gestiti-da-una-struttura-ombra-operazione-della-Dda-di-Messina_-12-misure-cautelari.mp4">https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/08/Appalti-pubblici-tra-Sicilia-e-Calabria-gestiti-da-una-struttura-ombra-operazione-della-Dda-di-Messina_-12-misure-cautelari.mp4</a></video></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nella mattinata odierna, nell&#8217;ambito di un&#8217;articolata indagine coordinata da questa Direzione Distrettuale Antimafia e delegata ai Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Messina, è stata data esecuzione a un&#8217;ordinanza di applicazione di misure cautelari personali emessa dal GIP presso il Tribunale di Messina. Il provvedimento, emesso all&#8217;esito degli interrogatori preventivi di 16 dei 20 soggetti indagati, prevede la custodia cautelare agli arresti domiciliari nei confronti di 6 persone, individuate nei promotori e gestori di fatto del sodalizio criminale; nonché la misura cautelare del divieto temporaneo di contrarre con la Pubblica Amministrazione, nei confronti di altri 6 indagati, imprenditori, allo stato ritenuto concorrenti esterni del medesimo sodalizio criminale. La contestazione riguarda, allo stato, il delitto di &#8220;associazione per delinquere&#8221; finalizzata alla gestione della fase esecutiva di una serie di importanti appalti pubblici, aggiudicati da vari Enti, quali il Consorzio Autostrade Siciliane (CAS), in prevalenza, nonché l&#8217;Ufficio Regionale del Genio Civile Sezione di Trapani, il Comune di Brolo, la Città Metropolitana di Reggio Calabria, attraverso una vera e propria organizzazione aziendale &#8220;ombra&#8221;, alla quale le imprese, formalmente affidatarie di detti appalti, subappaltavano, illecitamente, la esecuzione di detti lavori o parte di essi, ivi compresi, il reclutamento di manodopera e di mezzi; rimettendone il totale controllo ad un soggetto, già gravato da precedente condanna definitiva per il reato di concorso esterno nell&#8217;associazione mafiosa dei &#8220;barcellonesi&#8221;. Costoro, anche attraverso complessi meccanismi di noleggio delle attrezzature e false fatturazioni, riuscivano a drenare consistenti risorse pubbliche. Sono altresì stati contestati i delitti di intestazione fittizia di imprese, &#8220;sub appalto illecito&#8221; e &#8220;frode nelle pubbliche forniture&#8221; strumentali alla esecuzione del programma dell&#8217;associazione per delinquere; nonché di riciclaggio dei proventi illeciti ricavati.</p>
<p>Le attività investigative traggono origine dalla denuncia presentata, nel novembre 2021, presso una Stazione Carabinieri della provincia di Messina, dal legale rappresentante di un consorzio di imprese, il quale aveva segnalato che, all&#8217;interno di un cantiere pubblico per lavori di risanamento costiero e difesa dell&#8217;erosione, aveva riscontrato l&#8217;anomala e preoccupante presenza di un imprenditore messinese, 61enne (principale indagato), a lui noto per la caratura criminale di tipo mafioso. L&#8217;imprenditore 61enne &#8211; nonostante una pregressa condanna definitiva per concorso esterno in &#8220;associazione di tipo mafioso&#8221;, riferito alla &#8220;famiglia mafiosa dei barcellonesi&#8221; era  stato notato nei luoghi di lavoro in abiti da cantiere, intento a conferire con l&#8217;amministratore di fatto di un&#8217;impresa individuale. Tale segnalazione, rivelatrice del concreto rischio di un&#8217;infiltrazione della criminalità organizzata tirrenica nel settore degli appalti pubblici, determinava l&#8217;avvio di una complessa attività investigativa, alimentata da intercettazione telefoniche e ambientali, integrata, nel tempo, da una serie di minuziosi accertamenti economico-finanziari e controlli fiscali. Le attività investigative hanno così consentito di documentare l&#8217;esistenza di una stabile organizzazione ombra che, sotto l&#8217;occulta direzione del medesimo imprenditore 61enne e grazie alla compiacenza di imprenditori esterni, aveva assunto il controllo esecutivo di varie commesse pubbliche, tra cui i lavori per:<br />
&#8211; la sistemazione idraulica del canale di scolo delle acque meteoriche del Torrente &#8220;Pozzo&#8221;, ubicato a Brolo (ME);<br />
&#8211; la manutenzione degli impianti elettrici e di illuminazione, nonché delle cabine elettriche presenti lungo le autostrade A/18 &#8220;Messina &#8211; Catania&#8221; (nei tratti da Siracusa a Gela, nonché da Messina a Catania) e A/20 &#8220;Messina &#8211; Palermo&#8221; (da Palermo a Villafranca);<br />
&#8211; la manutenzione di alcuni cavalcavia presenti lungo l&#8217;autostrada A/18 &#8220;Messina &#8211; Catania&#8221;;<br />
&#8211; la pulitura e il miglioramento idraulico di un tratto del fiume &#8220;Belice&#8221;, ubicato a Partanna (TP), in Contrada &#8220;Passo Impero&#8221;;<br />
&#8211; le opere finalizzate all&#8217;abbattimento dei consumi energetici del Centro Direzionale di Reggio Calabria.<br />
Infatti, il gruppo criminale aggirava sistematicamente l&#8217;obbligo di autorizzazione delle stazioni appaltanti, avvalendosi di noli di comodo e subappalti illeciti riferiti alle citate opere. Inoltre, nei cantieri autostradali gestiti di fatto dal sodalizio criminoso, sono state accertate varie condotte fraudolente pericolose per la sicurezza pubblica, tra cui l&#8217;installazione nelle gallerie di impianti di illuminazione non conformi rispetto a quanto previsto nel capitolato d&#8217;appalto e l&#8217;impiego, sui cavalcavia, di impermeabilizzanti scadenti e non accettati dalla Direzione dei lavori; nonché l&#8217;impiego sistematico di manodopera irregolare.</p>
<p>Nell&#8217;ambito di tali condotte delittuose, l&#8217;organizzazione criminale -al fine di occultare la provenienza illecita del denaro drenato dalle commesse pubbliche- si avvaleva anche di un circuito di autoriciclaggio, basato su una serie di fatture fittizie, emesse dal gestore di una stazione di servizio per operazioni di forniture di carburante inesistenti. Le ditte compiacenti disponevano bonifici tracciati a favore del distributore, simulando l&#8217;approvvigionamento di carburante per i mezzi d&#8217;opera; dopo di che, una volta ricevuto l&#8217;accredito, il gestore del distributore restituiva in contanti la somma, decurtata di una provvigione, mentre i vertici del sodalizio, che avevano ricevuto il denaro, lo reimpiegavano anche per pagare in nero le maestranze e i collaboratori. Il flusso finanziario fittizio accertato ammonta a circa 377.000 euro. Quanto sopra, ai fini dell&#8217;esercizio del diritto di cronaca, costituzionalmente garantito, nonché tenuto conto dell&#8217;interesse pubblico ad una chiara esposizione dei fatti, sia pure nel doveroso riserbo di ulteriori elementi in ragione dell&#8217;attua/e fase delle indagini preliminari, che ha una funzione preparatoria del processo. Si precisa altresì gli indagati sono da presumersi innocenti fino alla sentenza irrevocabile, che ne accerti le responsabilità e che il giudizio, che si svolgerà in contraddittorio con le parti e le difese, davanti al giudice terzo ed imparziale, potrà concludersi anche con la prova dell&#8217;assenza di ogni forma di responsabilità in capo ai medesimi indagati. Così come va precisato che la ordinanza cautelare degli arresti domiciliari e quella interdittiva che impedisce di contrarre con la Pubblica Amministrazione a carico degli imprenditori, oggi eseguita, è soggetta agli ordinari mezzi di impugnazione davanti ad organi giudicanti collegiali, che, nel contraddittorio fra le parti, potrebbero anche non condividere la decisione del GIP e disporre l&#8217;annullamento della misura stessa ovvero la sua sostituzione con altre misure meno afflittive.</p>
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		<title>Droga tra Cosenza e Lazio, cinque misure cautelari: sequestrato un ingente quantitativo di stupefacente</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jul 2026 09:19:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Nel pomeriggio di ieri, 29 luglio 2026, nella provincia di Cosenza e nel Lazio, personale della Polizia di Stato – Squadra Mobile di Cosenza, con l&#8217;ausilio della Squadra Mobile di Roma, ha dato esecuzione all&#8217;ordinanza di misura cautelare emessa dal G.I.P. del Tribunale di Cosenza, su richiesta della Procura della Repubblica di Cosenza, nei confronti [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="elementToProof">Nel pomeriggio di ieri, 29 luglio 2026, nella provincia di Cosenza e nel Lazio, personale della Polizia di Stato – Squadra Mobile di Cosenza, con l&#8217;ausilio della Squadra Mobile di Roma, ha dato esecuzione all&#8217;ordinanza di misura cautelare emessa dal G.I.P. del Tribunale di Cosenza, su richiesta della Procura della Repubblica di Cosenza, nei confronti di 5 indagati, sulla base della ritenuta sussistenza di gravi indizi in ordine al delitto, ipotizzato nei loro confronti, di trasporto e detenzione di sostanze stupefacenti, funzionale alla successiva cessione a terzi, verificatosi nel contesto della provincia cosentina.</div>
<div></div>
<div class="elementToProof">In particolare, l&#8217;ordinanza cautelare è stata adottata a seguito degli interrogatori preventivi espletati dal G.I.P., e degli indagati interessati dalla misura cautelare, n . 4 sono raggiunti dalla misura cautelare personale degli arresti domiciliari con applicazione dei dispositivi elettronici di controllo (c.d. braccialetto elettronico) e n. 1 della misura cautelare personale dell&#8217;obbligo di dimora nel comune di residenza. L&#8217;indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Cosenza e condotta dalla Squadra Mobile di Cosenza, con il supporto della Squadra Mobile di Roma, si è caratterizzata dalla specificità di procedere all&#8217;acquisizione di elementi probatori e si è sviluppata mediante servizi di OCP, corroborati dai relativi riscontri, acquisizioni di immagini del servizio di videosorveglianza ed attività tecniche.</div>
<div></div>
<div class="elementToProof">Gli elementi indiziari acquisiti hanno consentito di delineare (nella fase delle indagini preliminari che necessita della successiva verifica processuale nel contraddittorio con la difesa), una serie di condotte illecite, quali il trasporto e la detenzione di sostanza stupefacente, funzionale alla successiva cessione a terzi, operato da due soggetti laziali e nell&#8217;interesse di tre soggetti cosentini, consentendo altresì il rinvenimento ed il sequestro di un notevole quantitativo di sostanza stupefacente.</div>
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		<title>Maxi blitz dei Carabinieri: 35 arresti per affiliati cosca Alvaro, associazione mafiosa e traffico di stupefacenti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Jul 2026 11:00:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Dalle prime ore di questa mattina più di 200 Carabinieri sono impegnati in una vasta operazione di polizia sul territorio della provincia di Reggio Calabria e in varie località del territorio nazionale (Catanzaro, Cosenza, Palermo, Catania, Trapani, Caltanissetta, Torino, Milano, Pavia, Pescara e L&#8217;Aquila), operazione che ha condotto all&#8217;applicazione di 35 misure custodiali in carcere, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Dalle prime ore di questa mattina più di 200 Carabinieri sono impegnati in una vasta operazione di polizia sul territorio della provincia di Reggio Calabria e in varie località del territorio nazionale (Catanzaro, Cosenza, Palermo, Catania, Trapani, Caltanissetta, Torino, Milano, Pavia, Pescara e L&#8217;Aquila), operazione che ha condotto all&#8217;applicazione di 35 misure custodiali in carcere, in esecuzione di un&#8217;ordinanza emessa dal G.I.P. del Tribunale di Reggio Calabria, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia reggina. Le accuse mosse a vario titolo agli indagati, fatto salvo il principio di non colpevolezza fino a sentenza definitiva di condanna, dato che il provvedimento pende tuttora nella fase delle indagini preliminari ed è sottoposto a impugnazione cautelare, sono quelle di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti con l&#8217;aggravante mafiosa per aver agito al fine di agevolare la cosca Alvaro di Sinopoli e avvalendosi delle condizioni previste dall&#8217;art. 416 bis c.p.. Inoltre vengono contestati reati in materia di traffico di stupefacenti, detenzione di armi, tentato sequestro di persona a scopo di estorsione e altri reati, per un totale di 47 capi di imputazione. Le indagini, coordinate dalla D.D.A. di Reggio Calabria, sono state curate dalla Sezione Operativa della Compagnia Carabinieri di Palmi e dal Nucleo Investigativo del Gruppo Carabinieri di Gioia Tauro e si sono sviluppate in due diverse fasi che, nel loro complesso, hanno avuto ad oggetto tutte le filiere dei traffici di droga organizzati da un sodalizio dedito al narcotraffico con base a Sinopoli e Sant&#8217;Eufemia, da quella di importazione dall&#8217; estero di ingenti carichi di cocaina a quelle successive di stoccaggio, trasporto e rivendita dello stupefacente. Alla fase esecutiva del provvedimento hanno preso parte militari dei Comandi Provinciali Carabinieri di Reggio Calabria, Catanzaro, Cosenza, Palermo, Catania, Trapani, Caltanissetta, Torino, Milano, Pavia, Pescara e L&#8217;Aquila e dello Squadrone Eliportato CC &#8220;Cacciatori&#8221; di Calabria.</p>
<p>Nella prima fase è stato sviluppato un ordine di indagine europeo su alcune chat criptate acquisite dalla piattaforma &#8220;SKY ECC&#8217;, da cui sarebbe emerso un vasto sistema organizzato finalizzato al traffico di sostanze stupefacenti, sviluppatosi tra il 2020 e il 2021 , orchestrato da un gruppo criminale al cui vertice figurerebbero due soggetti, all&#8217;epoca detenuti e tra loro compagni di cella, i quali sarebbero stati coadiuvati da loro stretti congiunti che ne avrebbero proseguito l&#8217; attività all&#8217;esterno del carcere. Secondo quanto, allo stato, ritenuto nel provvedimento cautelare, sono emerse attività relative a numerose operazioni di importazione di droga dal Sudamerica al porto di Gioia Tauro, alcune consumate e altre, invece, sventate da sequestri delle forze di Polizia con un volume complessivo di traffici ricostruiti di oltre 300 kg. di sostanza stupefacente, prevalentemente di tipo cocaina; in tale contesto, le operazioni investigative hanno interessato anche alcuni portuali impiegati presso lo stesso porto, che avrebbero operato a disposizione del gruppo criminale per l&#8217; esfiltrazione dello stupefacente. La seconda fase delle indagini si è sviluppata con attività tecniche condotte tra l&#8217;aprile del 2023 e il luglio del 2024, confermando, sulla base di arresti in flagranza e sequestri di stupefacenti, la perdurante vitalità e la piena operatività della medesima associazione finalizzata al narcotraffico. In questa fase si confermava, quale figura centrale del sodalizio in questione, il figlio di uno dei due soggetti detenuti sopra menzionati, il quale si avvaleva di una fitta rete di sodali per sviluppare i traffici di droga. È stato altresì riscontrato il medesimo modus operandi già rilevato nella prima fase delle investigazioni con l&#8217; analisi delle comunicazioni &#8220;SKY ECC&#8217;, evidenziandosi il ricorso sistematico ai telefoni criptati per coordinare le attività di narcotraffico, nonché l&#8217; impiego di corrieri e staffette per il trasporto delle sostanze illecite. Il traffico di stupefacenti sarebbe avvenuto sia con prelievi in Calabria da parte degli acquirenti che con consegne a cura dell&#8217;associazione, che in questo caso maggiorava il prezzo poiché si assumeva il rischio del trasporto. Per le consegne il sodalizio avrebbe fatto ricorso ad autonoleggiatori compiacenti che, anche nottetempo, avrebbero fornito i veicoli per i trasporti di stupefacenti operati da corrieri insospettabili a disposizione del gruppo verso le principali direttrici dello smercio delle sostanze, tra cui le province di Catania e Palermo. L&#8217; associazione avrebbe avuto altresì la disponibilità di armi e la propensione all&#8217;utilizzo della violenza nella gestione degli affari. Nel provvedimento cautelare, infatti, viene ricostruito un tentativo di sequestrare, nel corso di una consegna simulata di stupefacente, uno degli acquirenti palermitani reo di non avere saldato una precedente fornitura. L&#8217; evento sarebbe stato sventato dalle attività investigative svolte dalla Polizia Giudiziaria.</p>
<p>Nel corso dell&#8217;indagine, tra il settembre 2023 e il marzo 2024, quattro corrieri venivano arrestati in flagranza del reato di detenzione ai fini di spaccio con il sequestro di oltre 25 chilogrammi di cocaina pura in totale. Nel provvedimento cautelare viene altresì contestata ai membri principali dell&#8217;associazione la circostanza aggravante di cui all&#8217;art. 416 bis 1 c.p., sia sotto il profilo del metodo mafioso utilizzato che sotto quello della finalità perseguita di agevolare la cosca Alvaro. L&#8217;esistenza della cosca Alvaro e il suo ruolo centrale nell&#8217;associazione criminale denominata &#8220;&#8216;ndrangheta&#8221; è oggetto di diversi provvedimenti che appartengono al notorio giudiziario e che fotografano un arco di tempo pluridecennale nel corso del quale si è manifestata una continuativa signoria della &#8216;ndrina e dei relativi accoliti nel territorio di Sinopoli e limitrofi. Sotto il profilo del metodo mafioso, le concrete modalità delle condotte in vario modo addebitate agli indagati sarebbero connotate dall&#8217; implicita prospettazione di possibili ritorsioni ai danni degli interlocutori esterni, idonee a determinare una condizione d&#8217; assoggettamento degli individui che di volta in volta venivano in contatto con gli indagati.</p>
<p>Specifici fatti reato contestati nel provvedimento cautelare rafforzerebbero questo inquietante quadro. Il tentativo di sequestro di persona a scopo di estorsione, per le modalità con cui sarebbe stato ideato e per il fine perseguito, manifesterebbe l&#8217; attitudine del gruppo a risolvere controversie economiche in termini autoritativi, imponendo ai debitori l&#8217;adempimento quale conseguenza della soggezione derivante dalla percezione della pericolosità degli interlocutori. In altra occasione i componenti del sodalizio, a fronte dei ritardi nel pagamento di una fornitura di cocaina, avrebbero prospettato agli acquirenti gravi ritorsioni evocando la propria appartenenza familiare e lo stato detentivo dei propri congiunti. Ai vertici del sodalizio si sarebbero rivolti, inoltre, altri soggetti bisognevoli di recuperare crediti connessi all&#8217;attività del narcotraffico, consapevoli della caratura criminale degli indagati. L&#8217;esplosione di colpi d&#8217;arma da fuoco contro la serranda di un esercizio commerciale, finalizzata a costringere il gestore a cessare la vendita di un determinato prodotto perché ritenuta concorrenziale rispetto all&#8217;attività commerciale riconducibile a un associato, sarebbe l&#8217;espressione della volontà di incidere sulle regole del mercato locale, imponendo divieti e limitazioni in funzione degli interessi economici degli affiliati. Allo stesso modo, secondo la contestazione, l&#8217;appartenenza alla famiglia Alvaro dei vertici del gruppo permetteva a tutti i compartecipi di presentarsi come interlocutori attendibili e temuti presso altre organizzazioni criminali. Questa reputazione consentiva al sodalizio di accedere ai circuiti del traffico di stupefacenti e di instaurare rapporti che, in assenza di tale riconoscimento, sarebbero impossibili.<br />
Tanto l&#8217;associazione quanto i reati in materia di droga, armi e ricettazione di autovetture sono, secondo la prospettazione accusatoria allo stato accolta dal GIP, finalizzati anche ad agevolare l&#8217;attività della cosca Alvaro, essendo quelle condotte poste in essere anche al fine di procurare alla &#8216;ndrina ritorni economici e al fine di ribadire il controllo degli stessi Alvaro sul territorio, per tale via rafforzando la predominanza della citata associazione di stampo mafioso.</p>
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