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	<title>arrestato messina denaro Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
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		<title>VIDEO-Arrestato Matteo Messina Denaro: finisce la latitanza durata oltre 30 anni</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/arrestato-matteo-messina-denaro-finisce-la-latitanza-durata-oltre-30-anni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Notarianni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Jan 2023 08:46:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Italia Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe style="border: none; overflow: hidden;" src="https://www.facebook.com/plugins/video.php?height=314&amp;href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Fcalabrianews.it%2Fvideos%2F703917444507691%2F&amp;show_text=false&amp;width=560&amp;t=0" width="560" height="314" frameborder="0" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Dopo oltre 30 anni di latitanza, è stato arrestato questa mattina, dai carabinieri del Ros, Matteo Messina Denaro. Capo del mandamento di Castelvetrano e rappresentante indiscusso della mafia nella provincia di Trapani, fino al recente arresto, era considerato uno dei boss più potenti di tutta Cosa nostra. Matteo Messina Denaro è stato arrestato all&#8217;interno della clinica privata La Maddalena di Palermo, dove un anno fa era stato operato e da allora stava facendo delle terapie in day hospital. Nel documento falso esibito ai sanitari c&#8217;era scritto il nome di Andrea Bonafede.<br />
&#8220;Bravi, bravi!&#8221;. Urla di incoraggiamento e applausi nei confronti dei carabinieri del Ros, da parte di decine di pazienti e loro familiari, hanno accompagnato l&#8217;arresto del superlatitante nella clinica.<br />
La certezza è arrivata tre giorni fa. I magistrati, che da tempo seguivano la pista, hanno dato il via libera per il blitz. I carabinieri del Gis erano già alla clinica Maddalena dove, da un anno, Messina Denaro si sottoponeva alla chemioterapia. Il boss, che aveva in programma dopo l&#8217;accettazione fatta con un documento falso, prelievi, la visita e la cura, era all&#8217;ingresso. La clinica intanto è stata circondata dai militari col volto coperto davanti a decine di pazienti. Un carabiniere si è avvicinato al padrino e gli ha chiesto come si chiamasse. &#8220;Mi chiamo Matteo Messina Denaro&#8221;, ha risposto.</p>
<p>Dopo il blitz nella clinica,  l&#8217;ormai ex superlatitante è stato trasferito prima nella caserma San Lorenzo, poi all&#8217;aeroporto di Boccadifalco per essere portato in una struttura carceraria di massima sicurezza. La stessa cosa accadde al boss Totò Riina, arrestato il 15 gennaio di 30 anni fa.<br />
Insieme a Matteo Messina è stato arrestato anche Giovanni Luppino, di Campobello di Mazara (Tp), accusato di favoreggiamento. Avrebbe accompagnato il boss alla clinica per le terapie. </p>
<p>Nel 1992 Messina Denaro fece parte di un gruppo di fuoco, composto da mafiosi di Brancaccio e della provincia di Trapani, che venne inviato a Roma per compiere appostamenti nei confronti del presentatore televisivo Maurizio Costanzo, per uccidere Giovanni Falcone e il ministro Claudio Martelli, facendo uso di kalashnikov, fucili e revolver, procurati da Messina Denaro stesso. Nel luglio 1992 Messina Denaro fu tra gli esecutori materiali dell&#8217;omicidio di Vincenzo Milazzo (capo della <i>cosca</i> di Alcamo), che aveva cominciato a mostrarsi insofferente all&#8217;autorità di Riina; pochi giorni dopo, Messina Denaro strangolò barbaramente anche la compagna di Milazzo, Antonella Bonomo, incinta di tre mesi: i due cadaveri furono poi seppelliti nelle campagne di Castellammare del Golfo<sup id="cite_ref-15" class="reference"></sup><sup id="cite_ref-16" class="reference"></sup>. In seguito, Messina Denaro fece anche parte del gruppo di fuoco che compì il fallito attentato al vicequestore Calogero Germanà, a Mazara del Vallo (14 settembre 1992)<sup id="cite_ref-17" class="reference"></sup><sup id="cite_ref-18" class="reference"></sup>.</p>
<p>Dopo l&#8217;arresto di Riina, Messina Denaro fu favorevole alla continuazione della strategia degli attentati dinamitardi, insieme ai <i>boss</i> Leoluca Bagarella, Giovanni Brusca e ai fratelli Filippo e Giuseppe Graviano<sup id="cite_ref-19" class="reference"></sup><sup id="cite_ref-20" class="reference"></sup>; Messina Denaro mise infatti a disposizione un suo uomo, Antonio Scarano (spacciatore di droga di origini calabresi residente a Roma), per fornire supporto logistico al gruppo di fuoco palermitano che compì gli attentati dinamitardi a Firenze, Milano e Roma, che provocarono in tutto dieci morti e 106 feriti, oltre a danni al patrimonio artistico. Organizzò poi l&#8217;attentato ai danni di Totuccio Contorno coadiuvato da Leoluca Bagarella. Nell&#8217;estate 1993, mentre avvenivano gli attentati dinamitardi, Messina Denaro andò in vacanza a Forte dei Marmi insieme ai fratelli Filippo e Giuseppe Graviano e da allora si rese irreperibile, dando inizio alla sua lunga latitanza. Da allora nei suoi confronti venne emesso un mandato di cattura per associazione mafiosa, omicidio, strage, devastazione, detenzione e porto di materiale esplosivo, furto e altri reati minori. Nonostante la latitanza, nel novembre dello stesso anno Messina Denaro fu tra gli organizzatori del sequestro del piccolo Giuseppe Di Matteo per costringere il padre Santino a ritrattare le sue rivelazioni sulla strage di Capaci. Ora dopo oltre 30 anni, grazie all&#8217;inchiesta coordinata dal procuratore di Palermo Maurizio de Lucia e dal procuratore aggiunto Paolo Guido, è stato finalmente arrestato.</p>
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