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	<title>Archi Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
	<lastBuildDate>Fri, 31 Jan 2025 15:30:00 +0000</lastBuildDate>
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		<title>A Reggio Calabria un nuovo collaboratore di giustizia: è Antonino Randisi &#8216;ndranghetista di Archi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Jan 2025 15:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Antonino Randisi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Antonino Randisi, esponente delle cosche di &#8216;ndrangheta di Archi a Reggio Calabria è un nuovo collaboratore di giustizia. Nelle settimane scorse, Randisi ha scelto di saltare il fosso rendendo le prime dichiarazioni alla Direzione distrettuale antimafia guidata dal procuratore Giuseppe Lombardo. Quattro verbali del nuovo collaboratore sono stati depositati stamattina nel processo &#8220;Gallicò&#8221;, nato da [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Antonino Randisi</strong>, esponente delle cosche di &#8216;ndrangheta di Archi a Reggio Calabria è un nuovo collaboratore di giustizia. Nelle settimane scorse, Randisi ha scelto di saltare il fosso rendendo le <strong>prime dichiarazioni alla Direzione distrettuale antimafia guidata dal procuratore Giuseppe Lombardo</strong>. Quattro verbali del nuovo collaboratore sono stati depositati stamattina nel processo &#8220;Gallicò&#8221;, nato da un&#8217;inchiesta della Dda contro cosche nella zona nord di Reggio Calabria. È il processo che ha acceso un faro sulle frizioni tra i clan di Gallico. I verbali sono stati depositati nel fascicolo processuale dal procuratore aggiunto Walter Ignazzitto. Uomo di fiducia del boss Luigi Molinetti, detto la &#8220;Belva&#8221;, Antonino Randisi era imputato nel processo &#8220;Epicentro&#8221; da cui lo scorso luglio era stato assolto dalla Corte d&#8217;Appello. Dopo l&#8217;assoluzione, quindi, si è presentato ai magistrati per collaborare con la giustizia: &#8220;<strong>Intendo superare gli errori del passato &#8211;</strong> ha dichiarato ai pm<strong> &#8211; e voglio cambiare vita. Ho capito che questa non è la vita che voglio. Ho scelto di collaborare da uomo libero, non temo la carcerazione, ma voglio rimediare ai miei errori</strong>&#8220;.</p>
<p>Ai magistrati, Randisi ha raccontato di aver ricevuto &#8220;<strong>la dote dello sgarro</strong>&#8221; da Carmine De Stefano. E ha riferito anche dei luoghi dove venivano nascoste le armi degli &#8220;arcoti&#8221; e le dinamiche all&#8217;interno del locale di Gallico dove i Molinetti avevano &#8220;stretto un patto&#8221; con Nino Crupi e Mario Corso, soggetti imputati per associazione mafiosa, che &#8220;comandavano a Gallico sotto l&#8217;egida di Gino Molinetti&#8221;. &#8220;La divisione di tutto ciò che riguardava il territorio di Gallico, non solo le estorsioni &#8211; ha affermato il collaboratore &#8211; doveva essere effettuata al 50%: metà al gruppo Molinetti e l&#8217;altra metà a Corso e Crupi&#8221;.</p>
<p>Ai magistrati, infine, Randisi <strong>ha parlato dell&#8217;omicidio di Paolo Munno</strong>, un pregiudicato ucciso ad Archi nel 2012 all&#8217;interno del circolo ricreativo che gestiva la vittima. &#8220;L&#8217;esecutore fu Giuseppe Molinetti, figlio di Luigi Molinetti, e Ciccio Saraceno gli fece da palo. &#8211; c&#8217;è scritto nei verbali depositati oggi in aula &#8211; Venne utilizzata una pistola a tamburo&#8221;. Naturalmente sulle dichiarazioni sta indagando la Dda di Reggio Calabria.</p>
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		<title>VIDEO-Reggio Calabria, rapina al parroco di Archi: identificati i ladri minorenni, arrestato il &#8220;palo&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Jan 2025 13:13:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>
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		<category><![CDATA[minorenni]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="width: 696px;" class="wp-video"><video class="wp-video-shortcode" id="video-294367-1" width="696" height="392" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2025/01/Archi-RC-Carabinieri.mp4?_=1" /><a href="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2025/01/Archi-RC-Carabinieri.mp4">https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2025/01/Archi-RC-Carabinieri.mp4</a></video></div>
<p>Era il 6 gennaio quando, come ogni giorno, la comunità di Archi si preparava a vivere una giornata di serenità. La Chiesa di Maria Santissima del Carmelo, un luogo di fede e raccoglimento, era aperta come sempre, accogliendo chiunque volesse pregare. Ma quel giorno, qualcosa di inaspettato stava per accadere, sconvolgendo la tranquillità del piccolo borgo. Due giovani, con il volto travisato, si erano introdotti furtivamente all&#8217;interno della chiesa, un’ombra che ha preso vita tra le pareti silenziose del luogo sacro. Con un cacciavite in mano si sono avvicinati al Parroco minacciandolo, un uomo che da anni dedica la sua vita a quella comunità. Il sacerdote, con calma e paura negli occhi, ha dovuto cedere, consegnando il poco denaro che aveva con sé. Poi, come due spettri, i rapinatori sono fuggiti via, mentre il Parroco, ancora sconvolto, cercava aiuto.</p>
<p>In quei momenti di caos e paura, l’Arma dei Carabinieri non ha esitato a intervenire. Giunti sul posto, i militari hanno subito avviato una serie di operazioni mirate per risalire ai responsabili. Telecamere di sorveglianza, testimonianze, indagini sul territorio. Ogni dettaglio è stato esaminato con la massima attenzione, perché per i Carabinieri ogni vittima, ogni furto, ogni rapina conta. I Carabinieri incessantemente hanno seguito ogni traccia, ogni sospetto, e grazie alla loro dedizione e professionalità, sono riusciti a identificare i due giovani rapinatori, minorenni, e a scoprire che dietro a quell’atto criminale si nascondeva anche un terzo complice, il &#8220;palo&#8221;, che aveva garantito la fuga dei due ragazzi.</p>
<p>Era una corsa contro il tempo. Il terzo complice, pur avendo agito nell’ombra, non è riuscito a sfuggire alla rete delle indagini. In meno di una settimana, grazie all&#8217;instancabile lavoro dell’Arma, è stato individuato, arrestato e posto agli arresti domiciliari, con il braccialetto elettronico, mentre i due minorenni sono stati deferiti all’Autorità giudiziaria.</p>
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		<title>VIDEO-Operazione antidroga &#8220;Take away&#8221;: A Reggio in manette nonni, figlio e nipote</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/video-operazione-antidroga-take-away-reggio-in-manette-nonni-figlio-e-nipote/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Oct 2024 06:40:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Operazione anti-droga nel quartiere CEP di Archi: con un blitz mirato e una strategia investigativa accurata, i Carabinieri di Reggio Calabria hanno smantellato una rete di spaccio a conduzione familiare che serviva decine di clienti ogni giorno. All’alba di oggi, i militari hanno eseguito quattro misure cautelari, con arresti domiciliari e braccialetto elettronico, nei [&#8230;]</p>
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<p>&nbsp;</p>
<p>Operazione anti-droga nel quartiere CEP di Archi: con un blitz mirato e una strategia investigativa accurata, i Carabinieri di Reggio Calabria hanno smantellato una rete di spaccio a conduzione familiare che serviva decine di clienti ogni giorno. All’alba di oggi, i militari hanno eseguito quattro misure cautelari, con arresti domiciliari e braccialetto elettronico, nei confronti di una famiglia – <strong>nonni, figli e nipoti</strong> – accusata di gestire un punto di vendita di cocaina organizzato con metodo e rapidità.</p>
<p><strong> </strong><strong>Un’indagine avviata grazie ai residenti- </strong>Le indagini, avviate nel giugno 2022, sono partite dalle segnalazioni di residenti preoccupati e stanchi dell’intensa attività di spaccio che rendeva il quartiere insicuro. I Carabinieri della Stazione di Archi hanno risposto avviando un monitoraggio serrato del quartiere CEP, durato tre mesi, durante il quale sono stati pianificati servizi di appostamento, controlli mirati e analisi delle immagini delle telecamere di sorveglianza. I militari dell’Arma hanno subito individuato un insolito modus operandi degli indagati, permettendo così di affinare le tecniche di controllo e di raccolta delle prove.</p>
<p><strong>Il “take-away” della droga: cocaina consegnata dal balcone- </strong>I militari hanno scoperto che la famiglia aveva strutturato un sistema &#8220;take-away&#8221; per la distribuzione della cocaina: ai clienti bastava suonare al citofono dell’abitazione o avvicinarsi all’ingresso, e un membro della famiglia calava dal balcone un secchio appeso a una corda, contenente la droga. Dopo aver ritirato la dose, il cliente depositava il denaro nello stesso secchio, che veniva subito ritirato dall’abitazione. Questo sistema consentiva transazioni rapide e minimizzava il rischio di essere sorpresi in flagranza. Le indagini hanno confermato che tra i clienti vi fossero persone di diverse età e ceti sociali, a testimonianza della diffusione del fenomeno su larga scala.</p>
<p><strong>Un contesto difficile e la rete di “vedette”- </strong>Il lavoro degli investigatori è stato reso particolarmente complesso dalle caratteristiche del quartiere CEP di Archi, area di degrado sociale e con una significativa presenza di microcriminalità, fortemente connessa alla ‘ndrangheta. Per garantire un monitoraggio costante e discreto, i Carabinieri hanno dovuto superare notevoli ostacoli logistici, poiché gli indagati potevano contare su un sistema di “vedette” che segnalavano tempestivamente l’arrivo delle Forze dell’Ordine. Queste vedette erano posizionate in punti strategici del quartiere, pronte a dare l’allarme in caso di presenza sospetta, rendendo necessari interventi coordinati e grande cautela per non destare sospetti e portare a termine l’indagine senza interferenze.</p>
<p><strong>Appostamenti e perquisizioni: prove decisive per gli arresti- </strong>Attraverso un lavoro meticoloso di appostamenti, un’analisi approfondita delle immagini di videosorveglianza e attività di pedinamento, i Carabinieri sono riusciti a documentare il funzionamento della rete di spaccio e a identificare con precisione il ruolo di ciascun membro della famiglia. Gli investigatori hanno raccolto prove inconfutabili, confermate anche dai risultati delle perquisizioni domiciliari. Durante queste operazioni, sono stati rinvenuti e sequestrati consistenti somme di denaro contante, presunto provento dell’attività di spaccio, insieme a materiali per il confezionamento della cocaina e dispositivi utilizzati per facilitare la consegna della droga.</p>
<p><strong>L’impegno costante dei Carabinieri per la sicurezza del territorio- </strong>L’operazione di oggi è un esempio della determinazione dei Carabinieri di Reggio Calabria nel contrastare le attività criminali legate allo spaccio di stupefacenti. L’Arma, consapevole dell’impatto che il traffico di droga ha sulla qualità della vita dei cittadini e sulla sicurezza delle comunità, ha intensificato negli anni la presenza e il controllo nei quartieri a rischio, agendo non solo con operazioni di repressione ma anche con attività preventive per scoraggiare la microcriminalità. Questo intervento si inserisce in una strategia più ampia che coinvolge non solo Reggio Calabria, ma l’intera provincia, con l’obiettivo di garantire ai cittadini la sicurezza e la legalità. Per i Carabinieri, operare in contesti difficili è una responsabilità imprescindibile: attraverso il loro operato, cercano di migliorare ogni giorno la qualità della vita della comunità, facendosi portavoce della giustizia e della legalità in zone che necessitano di un presidio costante e forte.</p>
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		<item>
		<title>&#8216;Ndrangheta &#8211; Aggressione a Klaus Davi ad Archi: al via processo</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/ndrangheta-aggressione-a-klaus-davi-ad-archi-al-via-processo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Mar 2021 11:11:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[aggressione]]></category>
		<category><![CDATA[Archi]]></category>
		<category><![CDATA[klaus davi]]></category>
		<category><![CDATA[processo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È stata fissata a giovedì 3 giugno la prima udienza del Processo per le minacce di morte subite da Klaus Davi 4 anni fa in un bar di Reggio Calabria. Lo rendono noto i legali del giornalista Francesco De Luca (Foro di Vibo) ed Eugenio Minniti (Foro di Locri). Il Pm che ha in carica [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="pre">È stata fissata a <strong>giovedì 3 giugno la prima udienza</strong> del Processo per le <strong>minacce di morte</strong> subite da <strong>Klaus Davi</strong> 4 anni fa in un bar di<strong> Reggio Calabria</strong>. Lo rendono noto i legali del giornalista Francesco De Luca (Foro di Vibo) ed Eugenio Minniti (Foro di Locri). Il Pm che ha in carica il procedimento è il dottor Alessandro Moffa che sentirà il giornalista in qualità di parte offesa.</div>
<div></div>
<div class="pre"><strong>Il fatto risale al 4 luglio del 2017</strong> quando Davi fu oggetto di gravi minacce da parte di Nicola Tirintino, figliastro di un esponente della famiglia dei<strong> Tegano di Archi</strong>. &#8220;Sei vivo solo perchè ti protegge la legge ma arriverà il tuo turno&#8221;, aveva urlato il Tirintino all&#8217;indirizzo di Davi (<a href="https://www.gaypost.it/klaus-davi-minacciato-ndrangheta-non-tornare-sei-pure-ricchione" target="_blank" rel="noopener">https://www.gaypost.it/klaus-davi-minacciato-ndrangheta-non-tornare-sei-pure-ricchione</a>).</div>
<div></div>
<div class="pre">Il giornalista (che risiede nel quartiere Archi Cep quando viene in Calabria) <strong>si trovava in un bar sulla Via Nazionale di Archi</strong>. A quel punto sopraggiunse il Tirintino, figlio di Caterina Romeo (la signora che anni fa urlò &#8216;uomo di pace&#8217; fuori dalla questura di Reggio Calabria), cognata di Giovanni Tegano.</div>
<div></div>
<div class="pre"><strong>Davi gli rivolse alcune domande</strong>: &#8220;Dimmi, chi comanda ora ad Archi? Chi è al vertice ora che Giovanni è in galera?&#8221;. Le incalzanti domande di Davi hanno fortemente irritato il Tirintino che ha iniziato a minacciare pesantemente il giornalista davanti all&#8217;allora proprietario del bar Antonio Utano (figlio di Pasquale Utano e cognato del boss Paolo Rosario de Stefano). Visto che il clima stava per trascendere, Davi chiamò una <strong>volante della Polizia</strong> che arrivò poco dopo e identificò tutti i presenti.</div>
<div></div>
<div class="pre">Ma l&#8217;accesa <strong>discussione è proseguita anche davanti agli agenti della PS</strong>. Il titolare del bar, senza alcun imbarazzo, ha invitato Davi a non farsi più vedere nel locale. Al&#8217;indomani dell&#8217;aggressione l&#8217;allora Procuratore di Reggio Calabria Federico Cafiero de Raho annunciò che la Procura sarebbe andata a fondo dell&#8217;episodio. Cosa poi effettivamente avvenuta.</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/ndrangheta-aggressione-a-klaus-davi-ad-archi-al-via-processo/">&#8216;Ndrangheta &#8211; Aggressione a Klaus Davi ad Archi: al via processo</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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