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	<title>anaao assomed Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
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		<title>Anche medici e dirigenti sanitari contro l&#8217;autonomia differenziata: mette a rischio diritto alla salute</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Apr 2024 08:00:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le profonde differenze tra Nord e Sud in materia di salute mettono a rischio la coesione sociale del Paese. E il disegno di legge sull’Autonomia differenziata all’esame del Parlamento, invece di colmare questo divario, rischia di ampliarlo ulteriormente, dividendo l’Italia in due: una a Nord, con sanità e cittadini di serie A, e una a [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Le profonde differenze tra Nord e Sud in materia di salute mettono a rischio la coesione sociale del Paese. E il disegno di legge sull’Autonomia differenziata all’esame del Parlamento, invece di colmare questo divario, rischia di ampliarlo ulteriormente, dividendo l’Italia in due: una a Nord, con sanità e cittadini di serie A, e una a Sud, con sanità e cittadini di serie B. E’ il timore di Anaoo-Assomed, l’associazione dei medici e dirigenti sanitari italiani, espresso al convegno nazionale a Bologna dal titolo “Autonomia differenziata. Quali rischi per il Servizio Sanitario Nazionale?” I numeri – secondo l’associazione – parlano da soli: l’aspettativa di vita al Sud è minore di ben 20 anni rispetto al Nord, i tassi di mortalità al Sud sono quasi il doppio rispetto al Nord, la speranza di vita in buona salute al Nord è maggiore di 20 anni rispetto al Sud e la mortalità infantile al Sud è doppia rispetto al Nord. Anche la mortalità materna al parto anche in questo caso, il Sud registra valori nettamente più alti. Il divario si estende anche ai servizi sociali. A Bolzano si spendono 583 euro, mentre a Messina solo 53 euro. Le Regioni del Sud, mediamente più giovani, ricevono una quota pro capite inferiore del 2,6% (-45,5 euro) rispetto a quelle del Nord e del Centro, a causa di un’iniqua ripartizione del Fondo sanitario nazionale.</p>
<p>“Rischiamo la disgregazione sociale perché con la riforma Calderoli verrebbe meno uno dei due pilastri del Welfare State, ovvero il diritto alla salute per tutti gli individui sancito dalla nostra Costituzione”, sottolinea Pierino di Silverio, segretario nazionale Anaao Assomed. “Qualora venisse introdotta, i Lea – aggiunge Di Silverio – non sarebbero più in capo al ministero della Salute, ma rientrerebbero nelle competenze delle Regioni. In poche parole questo significa che ogni Regione potrebbe decidere quali prestazioni erogare gratuitamente e quali no. Si potrebbe arrivare al paradosso per cui una determinata visita potrebbe essere gratuita in Lombardia e a pagamento in Calabria”.</p>
<p>L’autonomia differenziata è “contro il diritto alla salute – conclude Di Silverio – . Questa riforma rappresenta a nostro avviso un tentativo di ulteriore parcellizzazione basta sulla spesa storica nella logica del povero sempre più povero e ricco sempre più ricco che relega i livelli essenziali delle prestazioni a futura memoria e lega un diritto, che l’articolo 32 della Costituzione vuole unico e indivisibile, a reddito e residenza, secondo un neonato ‘ius domicilii’. Alimentando, peraltro, quelle diseguaglianze negli esiti di salute tra territori dello stesso Paese che premier e ministro della Salute dichiarano di voler abbattere”.</p>
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		<title>Aumenta il numero dei medici calabresi in fuga dagli ospedali</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/__trashed-10/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Notarianni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Apr 2022 10:35:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[anaao assomed]]></category>
		<category><![CDATA[medici in fuga]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Da uno studio realizzato dal sindacato dei medici dirigenti Anaao Assomed, presentato alla conferenza nazionale sulla ‘Questione medica’ organizzata dalla della Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo) emerge un dato preoccupante: nel 2021, 2886 medici ospedalieri, il 39% in più rispetto al 2020, hanno infatti deciso di lasciare la dipendenza [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Da uno studio realizzato dal sindacato dei medici dirigenti Anaao Assomed, presentato alla conferenza nazionale sulla ‘Questione medica’ organizzata dalla della Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo) emerge un dato preoccupante: nel 2021, 2886 medici ospedalieri, il 39% in più rispetto al 2020, hanno infatti deciso di lasciare la dipendenza dal Servizio sanitario nazionale e proseguire la propria attività professionale altrove. Sempre nel 2021 la media nazionale dei medici dipendenti che hanno deciso di licenziarsi è stata del 2,9%, percentuale abbondantemente superata dalla Calabria, 3.8%, e dalla Sicilia, 5.18%. La Lombardia, che era già oltre la media italiana nel 2020, aumenta ancora i suoi dimessi del 43%. La Liguria in un anno triplica i medici che si dimettono, la Puglia passa dal 2.04% al 3.29 %.</p>
<p>I motivi, secondo l’Anaao, sono gli stessi per tutti: i medici non vogliono più lavorare in ospedale e se ne vanno, alla ricerca di orari più flessibili, maggiore autonomia professionale, minore burocrazia e di un sistema che valorizzi le loro competenze, un lavoro che permetta di dedicare più tempo ai pazienti e poter avere a disposizione più tempo anche per la propria vita privata. Raramente la motivazione principale è la maggiore remunerazione.</p>
<p>Ma &#8220;la latitanza del Contratto di lavoro 2019/2021, già scaduto ma nemmeno avviato alla contrattazione per mancanza dell’Atto di Indirizzo e il rinvio a un incerto futuro del Contratto 2022/2024, non possono che influire negativamente sulle scelte dei colleghi, che – rileva l’Anaao – decidono di abbandonare il luogo di lavoro per la scarsa considerazione che il sistema mostra nei loro confronti&#8221;. Del resto, le remunerazioni, anche a causa del blocco contrattuale ultradecennale, oramai sono ridotte a circa il 50% di quelle che offrono i paesi dell’ovest europeo, che entreranno in diretta competizione con l’Italia nella ricerca di personale sanitario nei prossimi anni, potendo godere di una situazione di evidente vantaggio, conclude il sindacato medico Italiano, &#8220;per la maggiore valorizzazione delle capacità professionali oltre che per gli alti salari&#8221;.</p>
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