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	<title>alzheimer Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
	<lastBuildDate>Fri, 21 Feb 2025 19:14:27 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Un guasto cellulare origine di tutti i segni della malattia: da ricercatori Usa nuova luce sull&#8217;Alzheimer</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Feb 2025 07:30:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Potrebbe esserci un&#8217;unica causa dietro al caos molecolare che scatena l&#8217;Alzheimer: la formazione di granuli di Rna e proteine nelle cellule nervose, un processo che solitamente si verifica in risposta a condizioni di stress ma che talvolta può diventare cronico, causando un blocco dei trasporti tra nucleo e citoplasma che manda in tilt i neuroni. A proporre questa nuova teoria unificatrice, che per la [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Potrebbe esserci un&#8217;<strong>unica causa</strong> dietro al <strong>caos molecolare</strong> che scatena l&#8217;<strong>Alzheimer</strong>: la<strong> formazione di granuli di Rna e proteine nelle cellule nervose</strong>, un processo che solitamente si verifica in risposta a condizioni di stress ma che talvolta può diventare cronico, causando un<strong> blocco dei trasporti tra nucleo e citoplasma </strong>che<strong> manda in tilt </strong>i <strong>neuroni</strong>. A proporre questa nuova teoria unificatrice, che per la prima volta sembra poter spiegare tutte le più svariate alterazioni molecolari tipiche della malattia, sono i ricercatori dell&#8217;Arizona State University, con un articolo pubblicato sulla rivista Alzheimer&#8217;s &amp; Dementia.</p>
<p>Il loro lavoro, frutto di una <strong>revisione sistematica degli studi in letteratura </strong>e di analisi biomatematiche dei database esistenti, offre una cornice unica in cui incasellare decenni di ricerche frammentarie sull&#8217;Alzheimer che si erano focalizzate sui diversi aspetti della malattia, come le placche di amiloide, i grovigli di proteina tau, l&#8217;infiammazione e le varie disfunzioni cellulari. I ricercatori guidati da Paul Coleman sostengono che tutte queste <strong>alterazioni </strong>potrebbero essere riconducibili ad un&#8217;unica causa: i cosiddetti <strong>granuli di stress</strong>, agglomerati di Rna e proteine che si formano temporaneamente in <strong>risposta </strong>allo <strong>stress cellulare</strong> scatenato, per esempio, da mutazioni genetiche, infiammazione, esposizione a pesticidi, virus e inquinamento atmosferico. Questi granuli mettono in pausa dei processi non essenziali mentre la cellula si riprende, e si dissolvono una volta che lo stress si attenua.</p>
<p><strong>Nella malattia </strong>di Alzheimer, tuttavia,<strong> i granuli persistono</strong> in modo anomalo e <strong>diventano cronici</strong>, finendo per <strong>intrappolare molecole vitali </strong>e <strong>ostacolandone i movimenti </strong>da e verso il nucleo cellulare. Questa interruzione dei trasporti <strong>blocca la produzione di proteine ​​essenzial</strong>i e altera gli interruttori molecolari che controllano l&#8217;attività di oltre mille geni, <strong>provocando </strong>a cascata le svariate <strong>manifestazioni cliniche </strong>dell&#8217;Alzheimer. Questi <strong>cambiamenti </strong>si verificano molto <strong>precocemente</strong>, ancor <strong>prima </strong>della <strong>comparsa </strong>dei tipici <strong>segni </strong>della <strong>malattia </strong>come le placche amiloidi o i grovigli di tau. Identificando e affrontando la formazione di granuli di stress patologici nelle fasi iniziali, dunque, <strong>si potrebbe arrestare o ritardare significativamente l&#8217;insorgenza di sintomi.</strong></p>
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		<title>Alzheimer, scoperto in Italia nuovo gene che lo provoca: lo studio</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/alzheimer-scoperto-in-italia-nuovo-gene-che-lo-provoca-lo-studio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Jan 2025 09:25:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; Scoperto un nuovo gene, il &#8216;Grin2c&#8217;, coinvolto nella malattia di Alzheimer. La ricerca, appena pubblicata sulla rivista &#8216;Alzheimer’s Research &#38; Therapy&#8217; è frutto della collaborazione di diversi gruppi di scienziati italiani, impegnati da anni nello studio delle cause genetiche della malattia, coordinato dall’ospedale Molinette della Città della Salute di Torino.  La malattia di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211;<br />
Scoperto un nuovo gene, il &#8216;Grin2c&#8217;, coinvolto nella malattia di Alzheimer. La ricerca, appena pubblicata sulla rivista &#8216;Alzheimer’s Research &amp; Therapy&#8217; è frutto della collaborazione di diversi gruppi di scienziati italiani, impegnati da anni nello studio delle cause genetiche della malattia, coordinato dall’ospedale Molinette della Città della Salute di Torino.  La malattia di Alzheimer &#8211; ricorda una nota delle Molinette &#8211; è la principale causa di gravi deficit cognitivi ed è divenuta uno dei maggiori problemi sanitari a livello mondiale. La ricerca scientifica ha dimostrato che la malattia è il risultato di una complessa interazione tra fattori genetici e numerosi fattori ambientali, quali ipertensione, obesità, diabete, depressione ed isolamento sociale. Questi fattori favoriscono la deposizione nel cervello di due proteine tossiche, la beta amiloide e la proteina tau, responsabili della neurodegenerazione.  Lo studio è stato coordinato da Elisa Rubino, ricercatrice presso il Centro per la Malattia di Alzheimer e le demenze correlate dell’ospedale Molinette della Città della Salute di Torino e dell’Università di Torino, diretto da Innocenzo Rainero).</p>
<p>Il gruppo ha studiato per diversi anni una famiglia italiana con malattia di Alzheimer ad esordio senile, scoprendo che era causata da mutazioni nel gene Grin2c, gene che codifica per una subunità del recettore Nmda del glutammato. Il risultato è stato reso possibile grazie all’utilizzo di avanzate tecniche di genetica molecolare e alla collaborazione con Elisa Giorgio del Dipartimento di Medicina Molecolare dell’Università di Pavia e con Alfredo Brusco del Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Torino. Inoltre, grazie a Fabrizio Gardoni del Dipartimento di Farmacologia e Scienze Biomolecolari dell’Università di Milano, è stato possibile dimostrare gli effetti che questa mutazione provoca in modelli cellulari incrementando l’eccitabilità neuronale ed alterando il legame di questa proteina con altre proteine neuronali.   “A oggi erano note rare mutazioni nei geni Psen1, Psen2 e App, quali causa di malattia di Alzheimer, principalmente in età presenile &#8211; commenta Rainero, che aveva contribuito già nel 1995 all’identificazione di Psen1 &#8211; Questa scoperta suggerisce il ruolo di rare mutazioni genetiche anche come causa della malattia in età senile.”  “Ci aspettiamo che Grin2C sia una causa molto rara di malattia di Alzheimer” commenta Rubino, “tuttavia, l’aspetto più significativo della ricerca è la conferma del ruolo che i meccanismi di eccitotossicità correlata al glutammato possono avere nello sviluppo della malattia. Quando il glutammato interagisce con il recettore Nmda sui neuroni, si apre un canale che promuove l’ingresso di ioni calcio. Se questa stimolazione è eccessiva, si provoca un’intensa eccitazione del neurone che porta alla morte cellulare.</p>
<p>”Dal punto di vista clinico, è particolarmente interessante rilevare come, prima dello sviluppo del deficit cognitivo, i pazienti portatori della mutazione abbiano sviluppato per anni un disturbo dell’umore di tipo depressivo. La gestione della malattia di Alzheimer richiede, oggi, un approccio multidisciplinare, basato sulla prevenzione, sulla diagnosi precoce e su trattamenti farmacologici mirati a modulare diversi target terapeutici. Il nuovo studio necessiterà lo sviluppo di nuovi farmaci in grado di ridurre l’eccitotossicità cerebrale da glutammato per rallentare la progressione di questa drammatica malattia&#8221;, prosegue.  &#8220;Una scoperta che dimostra ancora una volta quanto la Sanità piemontese riesca a conciliare al massimo sia la parte assistenziale sia quella della ricerca, ottenendo risultati come questo&#8221; dichiara Federico Riboldi (Assessore alla Sanità della Regione Piemonte). &#8220;Un grande complimento ai nostri ricercatori della Città della Salute, dove alle eccellenze sanitarie si aggiungono anche quelle della ricerca. Una scoperta importantissima che potrà dare una svolta nelle terapie della malattia di Alzheimer&#8221; dichiara la Direzione aziendale della Città della Salute di Torino. &#8212;cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)</p>
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		<title>&#8220;Rette ricovero Rsa per pazienti affetti da Alzheimer sono a carico del Servizio sanitario nazionale&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Nov 2024 14:47:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le rette di ricovero nelle Rsa e strutture convenzionate per i pazienti affetti da Alzheimer e demenza sono interamente a carico del Servizio Sanitario Nazionale, rappresentato dalle Asl territoriali. Lo ha deciso il tribunale di Castrovillari, in provincia di Cosenza. Lo rende noto l&#8217;avvocato Giovanni Franchi, legale dell&#8217;associazione Konsumer che ha assistito il marito e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Le rette di ricovero nelle Rsa e strutture convenzionate per i pazienti affetti da Alzheimer e demenza sono interamente a carico del Servizio Sanitario Nazionale, rappresentato dalle Asl territoriali. Lo ha deciso il tribunale di Castrovillari, in provincia di Cosenza. Lo rende noto l&#8217;avvocato Giovanni Franchi, legale dell&#8217;associazione Konsumer che ha assistito il marito e il tutore di una donna ricoverata presso la casa protetta Villa Azzurra gestita dalla società Pegaso che &#8220;chiedeva l&#8217;accertamento che nulla fosse dovuto per le rette e la restituzione di oltre 61 mila euro già versati&#8221;.</p>
<p>Il Tribunale ha condannato la società a restituire l&#8217;intera somma e l&#8217;Asp di Cosenza a manlevare la Pegaso. Si tratta di &#8220;una sentenza destinata a dare nuove speranze a migliaia di famiglie che affrontano il dramma di queste patologie &#8211; spiega Franchi -.</p>
<p>Una decisione fondamentale per consolidare un orientamento ormai chiaro: quando sono necessarie cure sanitarie, nulla può essere chiesto ai malati di Alzheimer e demenza ricoverati in Rsa, né ai loro familiari. Le spese sono a completo carico del servizio sanitario regionale&#8221;.</p>
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		<item>
		<title>Svelare l&#8217;Alzheimer 15 anni prima dei sintomi, la speranza in un esame del sangue</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/svelare-lalzheimer-15-anni-prima-dei-sintomi-la-speranza-in-un-esame-del-sangue/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jan 2024 09:09:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; Un semplice esame del sangue potrebbe rilevare il rischio di Alzheimer fino a 15 anni prima che insorgano i sintomi della malattia, aprendo la prospettiva di uno screening nazionale al quale sottoporre la popolazione over 50. Una svolta contro la forma più diffusa di demenza. Il test misura i livelli di proteina p-tau217, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; Un semplice esame del sangue potrebbe rilevare il rischio di Alzheimer fino a 15 anni prima che insorgano i sintomi della malattia, aprendo la prospettiva di uno screening nazionale al quale sottoporre la popolazione over 50.</p>
<p>Una svolta contro la forma più diffusa di demenza. Il test misura i livelli di proteina p-tau217, spia dei cambiamenti che avvengono nel cervello durante l&#8217;Alzheimer.  Messa a punto dalla società ALZpath e già disponibile in commercio &#8211; si legge sul quotidiano britannico &#8216;Independent&#8217; -, l&#8217;analisi potrebbe identificare le persone con probabilità alta, intermedia o bassa di sviluppare la patologia, escludendo potenzialmente la necessità di ulteriori indagini più invasive.  &#8212;salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)</p>
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		<item>
		<title>Importante passo avanti tutto “Made in Italy” per ricerca e prevenzione dell&#8217;Alzheimer</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/importante-passo-avanti-tutto-made-in-italy-per-ricerca-e-prevenzione-dellalzheimer/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Jul 2021 14:29:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[acido folico]]></category>
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		<category><![CDATA[prevenzione]]></category>
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		<category><![CDATA[UMG Catanzaro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Importante il risultato della ricerca condotta da un team multidisciplinare di ricercatori italiani nell’ambito della malattia di Alzheimer; la più comune causa di demenza, in relazione alla quale nonostante siano trascorsi più di cento anni dalla sua prima descrizione, ancora oggi non se ne conoscono chiaramente le cause. I ricercatori provengono da importanti Atenei italiani, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Importante il risultato della ricerca condotta da un team multidisciplinare di ricercatori italiani nell’ambito della malattia di Alzheimer; la più comune causa di demenza, in relazione alla quale nonostante siano trascorsi più di cento anni dalla sua prima descrizione, ancora oggi non se ne conoscono chiaramente le cause.<br />
I ricercatori provengono da importanti Atenei italiani, l’<strong>Università Magna Grӕcia di Catanzaro</strong> (Dipartimento di Scienze della Salute), di Milano (Dipartimento di Chimica), di Trento (Dipartimento di Biologia Cellulare, Computazionale e Integrata), di Pavia (Dipartimento di Scienze del Farmaco) e dallo Spin-Off Universitario Net4Science e dall’Associazione CRISEA.</p>
<p>La ricerca, i cui risultati potrebbero rappresentare una vera e propria svolta nell’ambito della prevenzione e della gestione della malattia, è stata pubblicata sulla più importante rivista di Chimica Farmaceutica, il “<strong>Journal of Medicinal Chemistry”</strong>, con il titolo “Identification of compounds targeting HuD. Another brick in the wall of neurodegenerative diseases treatment”.</p>
<p><a href="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2021/07/Rivista.png"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-161890 alignleft" src="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2021/07/Rivista-244x300.png" alt="" width="436" height="536" srcset="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2021/07/Rivista-244x300.png 244w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2021/07/Rivista-341x420.png 341w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2021/07/Rivista.png 402w" sizes="(max-width: 436px) 100vw, 436px" /></a>HuD è una proteina legante l&#8217;RNA espressa nei tessuti neuronali e coinvolta nelle malattie neurologiche. L’approccio ha combinato le tecniche in silico e STD-NMR e hanno portato all’identificazione dell&#8217;acido folico come un potente legante di HuD. Questo composto può rappresentare un nuovo candidato per lo sviluppo di migliori trattamenti contro le malattie neurologiche.</p>
<p><strong>Ma ora lasciamo la parola ai protagonisti, a coloro che hanno lavorato in modo importante sul progetto e che stanno continuando a farlo, contribuendo nella lotta contro le malattie neurodegenerative.</strong></p>
<p>“Tutto ciò è stato reso possibile grazie alla collaborazione di un team multidisciplinare” spiega <strong>Simona Collina </strong><strong>dell’Università degli Studi di Pavia</strong> , “… l’indagine scientifica, è il frutto di un lavoro interdisciplinare che ha visto la collaborazione di più gruppi di ricerca. <strong>Alessia Pascale</strong> <strong>dell’Università di Pavia</strong> studia da parecchi anni il ruolo fisio-patologico della proteina HuD, che svolge un ruolo cruciale nel controllo post-trascrizionale dell&#8217;espressione genica durante lo sviluppo neuronale e la sua disfunzione/disregolazione può contribuire alla patogenesi di numerosi disturbi che coinvolgono il sistema nervoso, sia a livello centrale che periferico. Il nostro Gruppo di Ricerca, aveva già dimostrato come HuD sia implicato nella patogenesi della malattia di Alzheimer (AD) contribuendo all&#8217;accumulo di peptidi Aβ nei cervelli di AD, alla stabilizzazione di APP e BACE1 e alla sovraregolazione della neuroserpina&#8230;”.</p>
<p>“In questo lavoro, che ha anche “conquistato” la copertina della prestigiosa rivista Journal of Medicinal Chemistry…” spiega <strong>Giosuè Costa dell’Università degli Studi Magna Græcia di Catanzaro</strong>, “…tramite tecniche in silico di virtual screening, che consiste di processare da un punto di vista teorico un database anche di milioni di composti per arrivare ad un numero ragionevole di molecole potenzialmente attive per il target, abbiamo cercato di identificare dei composti che potessero riconoscere e stabilizzare HuD, una RNA binding protein (RBP). Tra le circa 55.000 molecole esaminate, tra farmaci già approvati dall’FDA e prodotti naturali, tre delle quattro migliori hit cha abbiamo identificato nel nostro laboratorio (acido folico, cefazolina ed enalapril) sono farmaci già in commercio per il trattamento di altre condizioni patologiche. Questi quindi, potrebbero essere riproposti, tramite un processo di drug repurposing, come nuovi candidati per il trattamento delle malattie neurodegenerative. Il loro processo di sviluppo sarebbe notevolmente più rapido poiché sono già stati testati in termini di sicurezza in modelli preclinici e sperimentazioni umane”. “I risultati teorici però non erano sufficienti”, aggiunge <strong>Francesca Vasile</strong> dell’Università degli Studi di Milano, “…occorreva confermare che i tre composti selezionati interagissero realmente con HuD. Gli esperimenti non solo hanno convalidato i dati teorici, ma hanno anche confermato che è effettivamente l’acido folico ad interagire con una maggiore forza verso la proteina HuD….”… “e la conferma finale è arrivata con il saggio cellulare”, conclude Alessia Pascale.</p>
<p><strong>I risultati di questa ricerca potrebbero dunque chiarire un meccanismo d&#8217;azione ancora sconosciuto dell’acido folico, una vitamina ampiamente utilizzata, suggerendone il suo uso nella prevenzione di alcune malattie neurodegenerative.</strong></p>
<p>“Siamo tutti molto entusiasti delle prospettive che la nostra ricerca apre”, riprende ancora <strong>Collina</strong>, “dato il ruolo di HuD nella genesi e nell&#8217;accumulo di Aβ, l&#8217;integrazione di acido folico potrebbe rappresentare, insieme ad altri micronutrienti, un valido intervento nutrizionale nell&#8217;AD. Certo, occorre essere prudenti, ma siamo fiduciosi. Una recente ricerca condotta da altri ricercatori, ha infatti evidenziato come i pazienti con AD avevano livelli più bassi di folato rispetto ai controlli sani, e come un’assunzione giornaliera sufficiente di acido folico sia in grado di ridurre il rischio di insorgenza di AD. Gli studi hanno quindi già dimostrato che l&#8217;integrazione di acido folico può rallentare il declino cognitivo e l&#8217;atrofia cerebrale nei pazienti con lieve deterioramento cognitivo”.</p>
<p>“Siamo convinte che i nostri risultati possano aprire la strada alla convalida dell&#8217;HuD come bersaglio farmacologico e potrebbero portare alla scoperta di agenti innovativi per contrastare le malattie neurodegenerative”, concludono i primi nomi del lavoro, <strong>Francesca Alessandra Ambrosio e Adriana Coricello</strong>, due giovani ricercatrici entusiaste che hanno lavorato al progetto con grande passione e determinazione, portando il loro valido contributo “Ci crediamo, e Nicoletta (ndr, Nicoletta Marchesi, un&#8217;altra giovane ricercatrice impegnata su progetto) sta già lavorando insieme alla Pascale per approfondire l&#8217;aspetto biologico. Incrociamo le dita!”.<br />
Infine, <strong>Stefano Alcaro, presidente del centro CRISEA</strong> <strong>e coordinatore del Dottorato in Scienze della Vita presso l’ateneo catanzarese</strong>, aggiunge che “il collegamento tra acido folico e l’innovativo target HuD coinvolto nelle neurodegenerazioni, evidenziato per la prima volta nel suddetto studio, contribuisce in maniera significativa a rafforzare la reputazione scientifica, anche per il trattamento e la prevenzione dell’Alzheimer, della Dieta Mediterranea, notoriamente molto ricca di tale vitamina”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/importante-passo-avanti-tutto-made-in-italy-per-ricerca-e-prevenzione-dellalzheimer/">Importante passo avanti tutto “Made in Italy” per ricerca e prevenzione dell&#8217;Alzheimer</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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		<item>
		<title>Un libro e cinque passi per avvicinarsi all&#8217; Alzheimer</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/un-libro-e-cinque-passi-per-avvicinarsi-all-alzheimer/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Mar 2021 08:35:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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		<category><![CDATA[Ra.Gi. demenze]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Alzheimer: cinque passi verso la Verità”. &#160; Si chiamerà così il piccolo libro che verrà distribuito gratuitamente a tutte le famiglie dei Punti Ascolto Demenza della Provincia di Catanzaro e ai partecipanti agli incontri in webinar “Di Lunedi ci vediamo al caffè” e che potrà essere inoltre inviato on line a chiunque ne faccia richiesta. [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/un-libro-e-cinque-passi-per-avvicinarsi-all-alzheimer/">Un libro e cinque passi per avvicinarsi all&#8217; Alzheimer</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>“<strong>Alzheimer: cinque passi verso la Verità”</strong>.<br />
&nbsp;<br />
Si chiamerà così il piccolo libro che verrà distribuito gratuitamente a tutte le famiglie dei Punti Ascolto Demenza della Provincia di Catanzaro e ai partecipanti agli incontri in webinar “Di Lunedi ci vediamo al caffè” e che potrà essere inoltre inviato on line a chiunque ne faccia richiesta.<br />
Il “Piccolo” prende vita grazie al progetto “Ci vediamo al Caffè” nato in Calabria grazie alla sinergia di tre associazioni come la RaGi Onlus Presidente Elena Sodano, la Cooperativa Coriss Presidente Salvatore Maisano e l’associazione PerLe Demenze, Famiglie Unite Calabria, Presidente Anna Correggia.<br />
Un progetto che, grazie all&#8217;esperienza maturata anche dalle Dementia Friendly Community di Cicala e Catanzaro, ha concretizzato fino ad oggi l&#8217;apertura di Punti Ascolto Demenza nei comuni di Botricello, Chiaravalle, Pianopoli, Tiriolo, Soverato nei quali ad accogliere le famiglie è presente equipe multidisciplinare composta da educatori, Oss e psicologhe oltre a realizzare ogni quindici giorni e sempre di lunedì, incontri webinar con esperti nazionali nel settore delle demenze.<br />
Senza la pretesa di essere esaustivo su un argomento dalle mille sfaccettature, il “Piccolo”, ha l&#8217;obiettivo di accompagnare le famiglie in un mondo che all&#8217;inizio della malattia potrà sembrare incerto, pieno di interrogativi, paure. Una sorta di labirinto nel quale spesso si ritrovano senza riuscire a trovare una via d&#8217;uscita.<br />
“Con il Piccolo – afferma Salvatore Maisano – abbiamo voluto proseguire un cammino iniziato nel mese di settembre scorso a fianco alle tante famiglie incontrate sia nei Punti ascolto demenza, ma anche in tutta Italia, grazie agli incontri che stiamo realizzando in piattaforma con numerosi specialisti. Attraverso queste pagine, abbiamo tentato da dare alle famiglie piccoli consigli in modo da poterli maggiormente supportare nei momenti di incertezza e confusione che la malattia porta con sé”.<br />
Curato e ideato da Elena Sodano, autrice del libro “Il Corpo nella Demenza” con la supervisione della psicologa Amanda Gigliotti, il Piccolo prende per mano due fragilità. Quella della persona con una diagnosi di demenza che per prima avverte sul suo corpo i cambiamenti che produce la malattia e quella del familiare che spesso si sente come un lenzuolo sbattuto al vento senza riuscire a trovare validi punti di riferimento.  &#8220;La Terra di mezzo del mondo possibile della demenza è abitata da due mondi paralleli che occorre confortare e sostenere. Le persone con una demenza e le famiglie. Ed è loro che occorre ascoltare con il cuore, entrare in punta di piedi in una corazza spesso impenetrabile perché costruita su di una fragilità straziante&#8221;.<br />
E fragile, è anche il Papavero Rosso scelto per la copertina, simbolo di un universo che molto facilmente si frantuma se non viene protetto.<br />
“Il primo passo che ogni familiare deve fare – afferma Anna Correggia presidente della PerLe Demenze – è a mio avviso quello della conoscenza della malattia ma principalmente la comprensione della persona. L&#8217;Alzheimer mi ha fatto scoprire delle sfumature di mio marito Elio che non conoscevo e grazie a queste sono riuscita ad entrare in una relazione empatica con lui che mi ha permesso di superare momenti anche difficili. Sono sicura che questo “Piccolo” sarà d&#8217;aiuto per molte famiglie”.  L&#8217;ideazione grafica del piccolo libro è molto particolare.<br />
Le pagine sembrano materializzare gli stessi stati confusionali che vive una persona con demenza: pagine capovolte, scritti frammentati, elaborati senza senso. Ma che forse un senso lo hanno!</p>
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