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	<title>allevamenti Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
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		<title>Aviaria si diffonde in Ue, l&#8217;allarme: &#8220;Focolai anche in allevamenti&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Apr 2024 09:11:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; &#8220;Il virus dell&#8217;influenza aviaria continua a diffondersi nell&#8217;Unione europea, e altrove, provocando un&#8217;elevata mortalità tra gli uccelli selvatici, spillover (salti di specie, ndr.) tra i mammiferi selvatici e domestici e focolai negli allevamenti&#8221;. A evidenziarlo è l&#8217;Autorità europea per la sicurezza alimentare Efsa, in una nota in cui fa il punto su quanto [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; &#8220;Il virus dell&#8217;influenza aviaria continua a diffondersi nell&#8217;Unione europea, e altrove, provocando un&#8217;elevata mortalità tra gli uccelli selvatici, spillover (salti di specie, ndr.) tra i mammiferi selvatici e domestici e focolai negli allevamenti&#8221;. A evidenziarlo è l&#8217;Autorità europea per la sicurezza alimentare Efsa, in una nota in cui fa il punto su quanto emerge da un rapporto scientifico, firmato insieme al Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc), nel quale si valutano i fattori di rischio per una potenziale pandemia influenzale e le relative misure di mitigazione. Quali sono i driver che potrebbero guidare l&#8217;evoluzione virale? Gli esperti hanno identificato &#8220;alcune specie di animali da pelliccia d&#8217;allevamento (ad esempio visoni o volpi), che sono altamente sensibili ai virus dell&#8217;influenza come possibili fattori di diffusione&#8221;, si evidenzia nella nota. &#8220;Sebbene la trasmissione da mammifero a mammifero non sia stata ancora confermata, i mammiferi selvatici potrebbero fungere da ospiti &#8216;ponte&#8217; tra gli uccelli selvatici, gli animali domestici e gli esseri umani. Anche gli animali da compagnia, come i gatti, che vivono in casa e hanno accesso all&#8217;esterno, in ambienti all&#8217;aria aperta possono essere un potenziale veicolo di trasmissione&#8221;, avvertono le autorità Ue.  L&#8217;allevamento in aree ricche di uccelli acquatici, con produzione all&#8217;aperto e/o scarsa biosicurezza &#8220;può facilitare l&#8217;introduzione del virus nelle aziende agricole e la sua ulteriore diffusione&#8221;, prosegue l&#8217;Efsa. &#8220;Gli eventi meteorologici estremi e i cambiamenti climatici svolgono un ruolo aggiuntivo nell&#8217;evoluzione della situazione perché possono influenzare l&#8217;ecologia e la demografia degli uccelli selvatici e quindi influenzare il modo in cui la malattia si sviluppa nel tempo, hanno scoperto gli esperti&#8221;. E&#8217; dunque questa la situazione attuale illustrata dai due enti Ue. Un quadro che vede &#8220;i virus dell&#8217;influenza aviaria rimanere prevalenti tra le popolazioni di uccelli selvatici nell&#8217;Ue e nello Spazio economico europeo&#8221;. Elemento al quale si aggiunge l&#8217;osservazione di fenomeni di &#8220;trasmissione tra specie di uccelli e di mammiferi, in particolare negli allevamenti di animali da pelliccia, dove sono stati segnalati focolai. Sebbene la trasmissione da uccelli infetti all&#8217;uomo sia rara &#8211; si legge in un estratto del rapporto nel quale si fa il punto anche sulle misure di mitigazione e sull&#8217;importanza di una strategia &#8216;One Health&#8217; &#8211; dal 2020 si sono verificati casi di esposizione a questi virus senza che siano state segnalate infezioni sintomatiche nell&#8217;Ue/See&#8221;.</p>
<p>Tuttavia, avvertono gli autori, &#8220;questi virus continuano a evolversi a livello globale e, con la migrazione degli uccelli selvatici, potrebbero essere selezionati nuovi ceppi portatori di potenziali mutazioni per l&#8217;adattamento ai mammiferi. Se i virus dell&#8217;influenza aviaria A/H5N1 acquisissero la capacità di diffondersi in modo efficiente tra gli esseri umani, potrebbe verificarsi una trasmissione su larga scala a causa della mancanza di difese immunitarie contro i virus H5 nell&#8217;uomo. L&#8217;emergere di virus dell&#8217;influenza aviaria in grado di infettare i mammiferi, compreso l&#8217;uomo, può essere facilitato da vari fattori&#8221;. Le misure One Health per mitigare il rischio di adattamento di questi virus ai mammiferi e agli esseri umani &#8220;si concentrano sulla limitazione dell&#8217;esposizione e sulla prevenzione della diffusione&#8221; si legge, infine. Opzioni chiave sono &#8220;il rafforzamento della sorveglianza, mirata all&#8217;uomo e agli animali, la garanzia dell&#8217;accesso a una diagnosi rapida, la promozione della collaborazione tra il settore animali e quello umano e l&#8217;attuazione di misure preventive come la vaccinazione&#8221;. Dovrebbe essere poi promossa &#8220;una comunicazione efficace&#8221;, nonché il &#8220;rafforzamento delle infrastrutture veterinarie, l&#8217;applicazione di misure di biosicurezza negli allevamenti e la riduzione del contatto della fauna selvatica con gli animali domestici. Per un&#8217;efficace riduzione del rischio è fondamentale un&#8217;attenta pianificazione delle attività di allevamento di pollame e animali da pelliccia, soprattutto nelle aree ad alta densità di uccelli acquatici&#8221;. Il caso umano di influenza aviaria identificato in Texas, in un lavoratore del settore lattiero-caseario che ha avuto contatti con bovini infetti, &#8220;non deve creare allarmismo&#8221; secondo il virologo Fabrizio Pregliasco. Se negli Usa c&#8217;è preoccupazione per un ceppo di H5N1 altamente virulento che corre fra le mucche da latte in diversi stati del Paese, va considerato che il passaggio del patogeno ai mammiferi &#8220;è una cosa già assodata&#8221;, precisa il docente dell&#8217;università Statale di Milano. &#8220;Sappiamo già che diversi mammiferi possono infettarsi&#8221;, ricorda. &#8220;Non sono però ospiti preferenziali dei virus aviari &#8211; puntualizza &#8211; e in molti casi non presentano sintomi. Ogni specie ha comunque dei recettori per questi virus, anche noi esseri umani&#8221;.  Questi contagi nell&#8217;uomo &#8220;sono casi a oggi isolati &#8211; sottolinea Pregliasco &#8211; limitati a persone che hanno avuto contatti stretti con animali infetti&#8221;. Per il medico &#8220;va visto l&#8217;aspetto positivo: grazie all&#8217;attenzione delle reti di laboratorio, e a una maggiore sensibilità che per certi versi possiamo leggere come un&#8217;eredità positiva del Covid, riusciamo a individuare anche casi che, se non ci fosse stata questa attenzione, sarebbero stati archiviati come &#8216;banali infreddature&#8217;. Significa che il sistema di allerta funziona ed è molto sensibile. Gestiamo queste informazioni in termini positivi e propositivi&#8221;, è l&#8217;invito del virologo.</p>
<p>&#8220;Ci sono centinaia di casi in letteratura di infezioni da H5N1, passate da volatili a uomo&#8221; dice all&#8217;Adnkronos Salute Massimo Andreoni, direttore scientifico della Simit, Società italiana malattie infettive e tropicali. &#8220;E&#8217; certo che questo passaggio in Usa da un mammifero a un uomo è un segnale di adattamento del virus che crea preoccupazione&#8221;. Il virus H5N1 di influenza aviaria potrebbe essere la prossima malattia X che porterà una pandemia? &#8220;La mortalità per questo virus è intorno al 50%, quindi, potrebbe essere la malattia X, i virus influenzali aviari sono gli indiziati numero uno e i più temuti &#8211; risponde Andreoni -. I virus H5N1 e H7N9 sono quelli più pericolosi, il secondo ha una mortalità intorno al 30%, è chiaro che se diventasse possibile una loro trasmissione da uomo a uomo, al momento mai confermata, potrebbero essere molto dannosi&#8221;. &#8212;internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)</p>
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