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	<title>30 anni Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
	<lastBuildDate>Thu, 26 Sep 2024 16:32:04 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
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		<title>A 30 anni dalla morte in Calabria del piccolo Nicholas Green donazione organi quadruplicate</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Sep 2024 16:32:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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		<category><![CDATA[Nicholas Green]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 29 settembre del 1994 Nicholas Green, 7 anni, venne colpito alla testa da un colpo di pistola mentre era in vacanza in Calabria con i suoi genitori, Reginald e Margaret, che decisero di donare i suoi organi quando, pochi giorni dopo, morì. Quel gesto contribuì ad accrescere la cultura della donazione di organi in [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il 29 settembre del 1994 <strong>Nicholas Green</strong>, 7 anni, venne colpito alla testa da un colpo di pistola mentre era in vacanza in <strong>Calabria</strong> con i suoi genitori, Reginald e Margaret, che decisero di donare i suoi organi quando, pochi giorni dopo, morì. Quel gesto contribuì ad accrescere la cultura della donazione di organi in Italia. Alla crescita della trapiantologia italiana degli ultimi 30 anni ha contribuito in maniera determinante la legge 91 del 1999 che ha strutturato tutta l’attività nazionale in questo settore a partire dalla creazione del Centro Nazionale Trapianti (CNT). In Italia negli ultimi 30 anni <strong>il tasso di donazione degli organi è quadruplicato</strong>, passando da 7,9 donatori per milione di abitanti nel 1994 a 28,2 nel 2023. All’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù i trapianti di organi sono passati dai 6 del 1994 agli 82 del 2023. Sono alcuni dei dati presentati durante il convegno “Il dono della vita” organizzato dall’Ospedale Bambino Gesù <strong>in occasione dei 30 anni dalla morte di Nicholas Green</strong>.</p>
<p><strong>IL RICORDO DEI GENITORI DI NICHOLAS GREEN</strong><br />
A 30 anni di distanza da quel tragico 29 settembre, è possibile dire che la scelta dei genitori di Nicholas Green, Reginald e Margaret, di donare gli organi del figlio ha contribuito in maniera determinante a creare in Italia una forte cultura della donazione di organi. «</p>
<p>Mentre eravamo in viaggio verso l’Italia in quell’ultima vacanza, facemmo un gioco con Nicholas in cui era un soldato dell’antica Roma che tornava a casa dopo molti anni alle frontiere: il Vallo di Adriano, le Alpi, la costa della Normandia, tutti luoghi dove lo avevamo portato – ha raccontato Reginald Green durante il convegno “Il dono della vita” &#8211; “Quando arriverai a Roma, sarai trattato come un eroe. Le persone scriveranno poemi su di te”, gli dicemmo. “Ti sarà data una medaglia d’oro”. Era solo un gioco. Ma è diventato realtà. Con questa differenza però: che come per tutti i donatori di organi, Nicholas non ha conquistato con la forza delle armi, ma col potere del cuore. E questo, ovviamente, è molto più forte».</p>
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		<title>Massimo Troisi, 30 anni fa la morte: l&#8217;addio il 4 giugno 1994</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/massimo-troisi-30-anni-fa-la-morte-laddio-il-4-giugno-1994/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Jun 2024 09:02:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[30 anni]]></category>
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		<category><![CDATA[Massimo Trosi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Aveva appena 41 anni e un mondo ancora da raccontare Massimo Troisi quando il suo cuore cessò di battere la notte del 4 giugno 1994, nella casa della sorella Adriana all&#8217;Infernetto, vicino al lido di Ostia. Che la sua impronta sulla cultura napoletana, sull&#8217;immagine stessa di questa gente, sul cinema e il teatro italiano sia ancora [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Aveva appena 41 anni e un mondo ancora da raccontare <strong>Massimo Troisi</strong> quando il suo cuore cessò di battere la notte del <strong>4 giugno 1994</strong>, nella casa della sorella Adriana all&#8217;Infernetto, vicino al lido di Ostia. Che la sua impronta sulla cultura napoletana, sull&#8217;immagine stessa di questa gente, sul cinema e il teatro italiano sia ancora vivida e attuale è confermato dal successo mondiale del film-ritratto di Mario Martone &#8220;<strong>Laggiù qualcuno mi ama</strong>&#8220;, applaudito in anteprima mondiale al Festival di Berlino e poi premiato quest&#8217;anno con il David di Donatello. Tutta la sua vita ruotava intorno al tema del &#8220;cuore&#8221;, oggetto fisico che segnò la sua vita a causa di una forte degenerazione della valvola mitrale causata dalle febbri reumatiche infantili, ma anche simbolo della sua idea di vita e di creazione artistica. Pochi napoletani infatti avevano osato &#8211; prima di lui &#8211; mettere allo scoperto questo istintivo romanticismo che Troisi seppe filtrare attraverso una poetica personale e colta. Per questo la sua arte più che alla lezione di Eduardo De Filippo va riavvicinata alla segreta malinconia di Totò o al contrasto tra prepotenza fisica e timidezza segreta di Buster Keaton. Mimo istintivo, novellatore fluviale, appassionato cultore di una lingua del popolo che non è semplice dialetto partenopeo, Massimo Troisi impresse una svolta decisiva alla scena degli anni &#8217;70 e &#8217;80, dalle apparizioni cabarettistiche con gli amici de &#8220;<strong>La Smorfia&#8221;</strong> (Enzo Decaro e Lello Arena) in tv, fino al suo cinema fatto di sette regie, da &#8220;<strong>Ricomincio da tre</strong>&#8221; (1981) a &#8220;<strong>Il postino</strong>&#8221; (1994) firmato ufficialmente da Michael Radford, e altrettante collaborazioni come attore-autore tra cui spicca il memorabile &#8220;<strong>Non ci resta che piangere&#8221;</strong> con Roberto Benigni del 1984.</p>
<p>l primo &#8220;astro&#8221; nel cielo di Troisi era stato Pier Paolo Pasolini, poeta amatissimo nel cui nome vinse un premio giovanile di poesia e che imitò con gusto in qualche sketch agli esordi. Venne poi Antonio Petito, la cui vena vernacolare lo portò a rivisitare la commedia dell&#8217;arte e la tradizione napoletana. Ma guardando a Pulcinella, già negli anni &#8217;70 diceva: &#8220;A me questa figura pareva proprio stanca. Pensavo che bisognasse essere napoletano, ma senza maschera, mantenere la forza di Pulcinella: l&#8217;imbarazzo, la timidezza, il non sapere mai da che porta entrare e le sue frasi candide&#8221;. Così i suoi primi atti unici da autore calano le maschere comiche in un presente fitto di rimandi alle fatiche della gente comune della Napoli moderna.  Fin dalle apparizioni in teatro al Sancarluccio e poi nelle cantine dell&#8217;avanguardia romana era chiaro che l&#8217;afflato espressivo di Massimo oltrepassava la dimensione provinciale e, come tutta l&#8217;arte napoletana di quel periodo, parlava al mondo con un linguaggio sempre più &#8220;lavorato&#8221; e universale. A portarlo in tv insieme agli amici de &#8220;<strong>La smorfia</strong>&#8221; furono Enzo Trapani e Giancarlo Magalli per il varietà &#8220;<strong>No Stop</strong>&#8220;. Ma in quel nuovo mondo fu Bruno Voglino, inesauribile pigmalione di talenti, a fargli da guida. Dopo quattro anni di successi Troisi si liberò dal lavoro di gruppo (pur restando sempre amico e sodale di Lello Arena) per debuttare al cinema con &#8220;<strong>Ricomincio da tre</strong>&#8220;, grazie all&#8217;intuizione del produttore Mauro Berardi e al lavoro di sceneggiatura con Ottavio Jemma e la futura compagna Anna Pavignano. Fu un successo epocale, capace da solo di rilanciare il cinema italiano e portò all&#8217;autore due David di Donatello, tre Nastri d&#8217;argento, due Globi d&#8217;oro. Ma a partire dal successivo &#8220;<strong>Scusate il ritardo</strong>&#8221; del 1983 apparve chiaro che se da un lato l&#8217;autore-attore non si piegava alle leggi del mercato (non batteva il ferro finché era caldo), dall&#8217;altro aveva proprio il cuore al centro della sua ricerca poetica. Infatti il film ruota intorno ai dubbi dell&#8217;individuo e ai diversi tempi dell&#8217;amore, tematiche che avrebbe ripreso costantemente da &#8220;<strong>Le vie del Signore sono finite</strong>&#8221; a &#8220;<strong>Pensavo fosse amore&#8230; invece era un calesse&#8221;.</strong></p>
<p>Il Troisi attore trova a questo punto della carriera &#8211; forte del clamoroso successo di &#8220;<strong>Non ci resta che piangere</strong> &#8211; un fondamentale sodalizio umano e artistico con Marcello Mastroianni (in apparenza tanto diverso da lui) e Ettore Scola che lo chiamerà ben tre volte con se da &#8220;<strong>Splendor</strong>&#8221; a &#8220;Che ora è?&#8221; fino al molto autobiografico &#8220;<strong>Viaggio di Capitan Fracassa</strong>&#8220;, in cui riprendeva la maschera di Pulcinella con una folgorante miscela di vitalità e malinconia. Quanto a &#8220;Il postino&#8221; scritto con Furio Scarpelli sulle tracce del romanzo di Antonio Skarmeta e affidato per la regia all&#8217;amico Michael Radford si è detto ormai tantissimo. Dalla strenua volontà di finirne le riprese nonostante un aggravarsi delle condizioni del suo cuore (avrebbe dovuto sottoporsi a un trapianto fatalmente rimandato), fino alla totale identificazione coi due personaggi della storia (il poeta era interpretato da <strong>Philippe Noiret</strong>), tutto in questa storia tra Salina e Procida parla di Massimo. Cinque candidature all&#8217;Oscar (raro caso di nomination postuma per lui) e un&#8217;ovazione alla Mostra di Venezia del 1994 rimangono a suggellarne il valore e l&#8217;emozione. &#8220;Questo film lo voglio fare con il mio cuore&#8221;, diceva sul set e per lui, come per l&#8217;amico Pino Daniele, fu proprio il cuore ad accompagnarlo all&#8217;ultimo passo. Ripensandolo oggi viene in mente il titolo di un piccolo film francese degli anni &#8217;90: &#8220;La frattura del miocardio&#8221; in cui il piccolo Martin affronta la realtà della morte con la giocosa lucidità dell&#8217;infanzia. Massimo Troisi era così: un bambino in un corpo d&#8217;adulto che sapeva leggere se stesso e il mondo con quella lucidità che solo le favole sanno raccontare. E la sua vita rimane per noi una favola triste illuminata, alla fine, dalla consapevolezza che quando si dedica l&#8217;arte a raccontare le intermittenze del cuore si parla all&#8217;anima di ciascuno e per sempre.<br />
(<em>Ansa</em>)</p>
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		<title>Cerimonia in ricordo carabinieri Antonino Fava e Vincenzo Garofalo uccisi 30 anni fa in strategia stragista</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/cerimonia-in-ricordo-carabinieri-antonino-fava-e-vincenzo-garofalo-uccisi-30-anni-fa-in-strategia-stragista/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jan 2024 10:20:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>E&#8217;stato ricordato oggi, il trentennale dell&#8217;omicidio degli appuntati scelti dei carabinieri Antonino Fava e Vincenzo Garofalo, uccisi il 18 gennaio 1994 lungo l&#8217;autostrada Salerno-Reggio Calabria, nei pressi dello svincolo di Scilla. I militari, che prestavano servizio alla Compagnia di Palmi furono uccisi con numerosi colpi d&#8217;arma da fuoco sparati dall&#8217;interno di un auto. Un duplice [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217;stato ricordato oggi, il trentennale dell&#8217;omicidio degli appuntati scelti dei carabinieri Antonino Fava e Vincenzo Garofalo, uccisi il 18 gennaio 1994 lungo l&#8217;autostrada Salerno-Reggio Calabria, nei pressi dello svincolo di Scilla. I militari, che prestavano servizio alla Compagnia di Palmi furono uccisi con numerosi colpi d&#8217;arma da fuoco sparati dall&#8217;interno di un auto.<br />
Un duplice omicidio che recenti indagini hanno ricondotto alla strategia stragista portata avanti da mafia e &#8216;ndrangheta all&#8217;inizio degli anni &#8217;90.</p>
<p>Oggi, i carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria, alla presenza delle autorità civili, militari e giudiziarie assieme ai familiari delle vittime, hanno ricordato i loro colleghi caduti. La commemorazione è iniziata a Palmi, nella Concattedrale, con la messa in suffragio dei militari caduti, officiata dal cappellano militare, don Aldo Ripepi, per poi proseguire, con una deposizione di una corona d&#8217;alloro, nell&#8217;area di sosta dell&#8217;autostrada prima dell&#8217;uscita di Scilla, dove fu compiuto l&#8217;attentato e dove oggi si trova il monumento alla memoria dei due carabinieri.</p>
<p>I militari e i familiari non hanno mancato, anche quest&#8217;anno, di far sentire la loro presenza, a testimonianza, rileva l&#8217;Arma, &#8220;dell&#8217;inscindibile vincolo che lega nel tempo i militari in servizio, i commilitoni caduti nell&#8217;adempimento del dovere e le famiglie che hanno perso i loro cari&#8221;.<br />
(<em>Ansa</em>)</p>
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		<title>“Rinascita-Scott”: Giuseppe Antonio Accorinti condannato a 30 anni di carcere</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/rinascita-scott-giuseppe-antonio-accorinti-condannato-a-30-anni-di-carcere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Dec 2023 11:28:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Tribunale di Vibo Valentia, in accoglimento della richiesta avanzata nella requisitoria dal pm della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, ha condannato il presunto boss di Zungri Giuseppe Antonio Accorinti a 30 anni di reclusione. Accorinti è l’unico imputato in questo filone processuale della maxi inchiesta contro le cosche di ‘Ndrangheta del vibonese “Rinascita-Scott” dopo [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Tribunale di Vibo Valentia, in accoglimento della richiesta avanzata nella requisitoria dal pm della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, ha condannato il presunto boss di Zungri Giuseppe Antonio Accorinti a 30 anni di reclusione. Accorinti è l’unico imputato in questo filone processuale della maxi inchiesta contro le cosche di ‘Ndrangheta del vibonese “Rinascita-Scott” dopo l’accoglimento della sua richiesta di ricusazione del collegio giudicante il filone principale in ordinario che si è concluso qualche giorno fa.</p>
<p>I pm antimafia Antonio De Bernardo, Annamaria Frustaci e Andrea Buzzelli – che in sede di requisitoria si erano alternati parlando complessivamente per circa otto ore – avevano illustrando al Tribunale presieduto da Gianfranco Grillone, il profilo associativo dell’imputato, accusato di essere il promotore dell’omonimo clan di Zungri con tentacoli estesi su altri centri del Vibonese: da Rombiolo, cuore dell’altopiano del Poro fino a Cessaniti e Pannaconi. Oltre all’associazione mafiosa, Peppone Accorinti era chiamato a rispondere anche di narcotraffico, estorsione, detenzione illegale di armi, danneggiamento ed altri reati minori.<br />
Nella scala gerarchica della ‘Ndrangheta vibonese, Accorinti – difeso dall’avvocato Luca Cianferoni – è considerato per potenza e pericolosità secondo solo al boss di Limbadi Luigi Mancuso, anche lui giudicato separatamente rispetto al filone principale di “Rinascita-Scott”, nel processo “Petrolmafie”, e nei confronti del quale, sempre oggi, è stata inflitta la stessa condanna di Accorinti.</p>
<p>Il presunto boss di Zungri è stato imputato anche in un altro filone di “Rinascita-Scott” relativo agli omicidi che si è definito l’altro giorno in Corte d’Assise di Catanzaro con una condanna all’ergastolo, per come chiesto dalla Dda, per il duplice omicidio di Roberto Soriano di Filandari e Giuseppe Lo Giudice di Piscopio, avvenuto nell’agosto del 1996.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/rinascita-scott-giuseppe-antonio-accorinti-condannato-a-30-anni-di-carcere/">“Rinascita-Scott”: Giuseppe Antonio Accorinti condannato a 30 anni di carcere</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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		<title>Lamezia, Crapis: Dopo un anno, è una certezza. Mascaro peggior sindaco degli ultimi 30 anni</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/lamezia-crapis-dopo-un-anno-e-una-certezza-mascaro-peggior-sindaco-degli-ultimi-30-anni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Aug 2023 10:00:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Lamezia Terme]]></category>
		<category><![CDATA[30 anni]]></category>
		<category><![CDATA[conti in rosso]]></category>
		<category><![CDATA[Giandomenico Crapis]]></category>
		<category><![CDATA[immobilismo]]></category>
		<category><![CDATA[LameziaTerme]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Mascaro]]></category>
		<category><![CDATA[peggiore]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lamezia Terme &#8211; Riceviamo da Giandomenico Crapis, già consigliere comunale, e pubblichiamo: &#8220;La triste condizione della città mi costringe, dopo un anno, purtroppo a ripetermi. Il rischio paventato allora oggi è diventato certezza: questo sindaco è il peggiore degli ultimi 30 anni. Pensate che è stato capace di farsi bocciare il bilancio preventivo 2023 dai [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Lamezia Terme &#8211; <em>Riceviamo da Giandomenico Crapis, già consigliere comunale, e pubblichiamo:</em><br />
&#8220;La triste condizione della città mi costringe, dopo un anno, purtroppo a ripetermi. Il rischio paventato allora oggi è diventato certezza: questo sindaco è il peggiore degli ultimi 30 anni. Pensate che è stato capace di farsi bocciare il bilancio preventivo 2023 dai revisori dei conti, pur non avendo speso nulla in questi anni e dopo avere detto di aver risanato le casse! Immobilismo e conti in rosso: praticamente un record! A parte le disavventure finanziarie davvero surreali, l&#8217;incapacità di dare risposte ai problemi è imbarazzante. Qualsiasi sindaco di qualsiasi colore politico non avrebbe, per esempio, lasciato devastare dall&#8217;incuria e dal tempo il bel lungomare frequentato da centinaia, migliaia di cittadini, d&#8217;inverno e soprattutto d&#8217;estate. La bella staccionata di legno e corda che cingeva la pista ciclabile separandola dal selciato terroso e sconnesso, di cui fino all&#8217;altro ieri sopravviveva qualche resto, ora è completamente scomparsa: la pista ciclabile fa tutt&#8217;uno con il viottolo polveroso e le auto vi sostano abusivamente contribuendo a devastarla. Il sentiero nel boschetto e il percorso sportivo giacciono semidistrutti nell&#8217;indifferenza di questi anni. Della recinzione di legno che cingeva la pineta non c&#8217;è più niente. Eppure non ci vorrebbe molto per fare una manutenzione di tutto questo ed evitare il degrado.<br />
Qualsiasi sindaco, di qualsiasi colore, si preoccuperebbe della pulizia e dell&#8217;ambiente che versano in condizioni raccapriccianti. Farebbe il diavolo a quattro, ad esempio, a vedere come sono ridotte molte zone cittadine, quasi tutte le aree verdi (<em>vedi il parcheggio della locomotiva a S.Eufemia o Piazza Mazzini con la vecchia Fontana</em>); s&#8217;indignerebbe a percorrere le strade di Lamezia con i bordi piene di erbacce e cespugli,  buste di spazzatura, cartacce, lattine, plastiche e rifiuti (<em>che si moltiplicano nelle rare situazioni in cui si fa pulizia senza che nessuno si preoccupi di raccoglierli</em>). S&#8217;inventerebbe qualcosa, che ne so, un appello alle associazioni, al volontariato, uno sforzo straordinario, invece niente.   </p>
<p>Qualsiasi sindaco di qualsiasi colore poi si sarebbe nascosto nel posto più remoto per la vergogna di non essere riuscito a spendere in ben 8 anni i finanziamenti del progetto SARA (<em>30 milioni per Sambiase</em>), i 3 milioni del parco urbano dell&#8217;acqua che doveva nascere all&#8217;interno del Parco Impastato o i 150 mila euro destinati alla povera gente (<em>poi restituiti proprio perchè non si è saputo spenderli</em>). Per non essere riuscito a dotare il nuovo Palazzetto dello Sport né degli arredi necessari al completamento né di un bando di affidamento, o le società sportive di quelle palestre e spazi ormai chiusi da tempo. Si vergognerebbe, ancora, del pasticciaccio brutto della vendita della cantina sociale di Sambiase, un affare dove non si comprende cosa ci sia dietro, visto che il solo risultato è una rivendita a terzi con grande profitto (<em>per i terzi</em>) ed uno sbancamento dopo la demolizione.<br />
E sempre restando a Sambiase come non ricordare, per inciso, il caso del teatro-cinema Costabile (<em>recuperato nel 2009</em>) ora aperto ad intermittenza, con il bando di gestione andato deserto perchè pieno di macroscopici errori.<br />
Ecco, invece di andare a nascondersi il sindaco continua a proporci le solite litanie vittimistiche ed egocentrate, ad esibire un orgoglio di campanile perfettamente inutile visto lo stato delle cose cittadine.<br />
Ora se sul piano amministrativo è tutto vecchio, novità vengono invece dal fronte politico dove la maggioranza comincia a dare chiari segni di insoddisfazione. E&#8217; dell&#8217;altro giorno la presa di distanza della consigliera Spinelli che ha annunciato la fine di un sogno: un&#8217;espressione eccessivamente nobile per designare il tramonto dell&#8217;avventura politica del sindaco, costretto ormai sempre a ricorrere alla seconda convocazione per avere i numeri per andare avanti. Un sindaco isolato e senza appoggi, che di fronte alle questioni più urgenti o alla difesa delle prerogative della città (<em>Sanità, Sacal</em>) non si muove né protesta, né batte un pugno sul tavolo, né fa un atto dimostrativo. Mai il comune di Lamezia ha vissuto una stagione simile di isolamento istituzionale, di degrado politico ed ambientale, di inerzia amministrativa: l&#8217;ultimo commissariamento sul fronte degli abusi edilizi (<em>il terzo dopo i due scioglimenti della sua giunta, anche qui un record</em>) e la cancellazione dei fondi Pnrr per i lavori di ammodernamento della tratta ferroviaria Lamezia-Catanzaro, sono gli ennesimi ceffoni che il primo cittadino subisce senza nessuna reazione, un gesto di disappunto, un&#8217;incazzatura: fa un po&#8217; come il tizio di Totò nella famosa scenetta, che all&#8217;amico che si meravigliava della sua mancata reazione ad una serie di schiaffoni, spiega con un&#8217;alzata di spalle, &#8220;ma che me frega. Mica sono Pasquale io!&#8221;.</p>
<p>Tornando seri, le uniche cose che si son viste sono i film a parco Barisco (<em>vecchio progetto ma non di questa giunta</em>), un paio di cose all&#8217;Abbazia, l&#8217;apertura del parco della Piedichiusa (<em>pure questo un progetto di Speranza, ma si guardano bene dal dirlo, non sia mai</em>) e un po&#8217; di animazione sul devastato lungomare. Più, dimenticavo, la balaustra rifatta della villa vecchia, una trentina di metri di muretto! Per il resto la progettualità è &#8216;Zero&#8217;, come la Coca Cola, ma con tante bollicine.<br />
La verità è che dopo otto anni nessuno può dire anche di una sola opera pensata e realizzata da questo sindaco (a parte il muretto), a differenza di quanto accaduto in passato con Lo Moro, Scaramuzzino e Speranza.<br />
Probabilmente i sonori fischi e i &#8220;buuu&#8221; rimediati mentre concludeva lo spettacolo de &#8216;I Ricchi e i Poveri&#8217; hanno a che fare con tutto questo. Per il resto la spoglia della città, per citare il poeta, giace &#8216;siccome immobile dopo il mortal sospiro&#8217;: immemore e purtroppo senza gloria. In compenso c&#8217;è chi assume i tratti del Bonaparte, ma non s&#8217;accorge che non basta la resistenza al sole pomeridiano (<em>una virtù celebrata da uno dei suoi assessori!</em>) per fare un generale, visto che per il resto dell&#8217;illustre francese al sindaco manca tutto. O quasi, vista la prospettiva di una non lontana Waterloo.<br />
PS: non si capisce davvero a questo punto, acclarato il fallimento amministrativo e politico, che ci stanno a fare certi assessori-foglia di fico, se non a coprire inutilmente le nudità di un sindaco deludente anche per chi ci aveva creduto. Non una gran cosa, anzi tutt&#8217;altro. Ma come dicevano i latini, de gustibus&#8230;&#8230;&#8221;.    </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/lamezia-crapis-dopo-un-anno-e-una-certezza-mascaro-peggior-sindaco-degli-ultimi-30-anni/">Lamezia, Crapis: Dopo un anno, è una certezza. Mascaro peggior sindaco degli ultimi 30 anni</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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		<title>&#8216;Ndrangheta, omicidio Cartisano: Appello conferma condanna per Vincenzino Zappia</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/ndrangheta-omicidio-cartisano-appello-conferma-condanna-per-vincenzino-zappia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Sep 2021 16:23:31 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Corte d&#8217;Appello di Reggio Calabria ha confermato la condanna a 30 anni di reclusione per Vincenzino Zappia, accusato dell&#8217;omicidio di Giuseppe Cartisano avvenuto il 22 aprile del 1988. I giudici hanno accolto le richieste del sostituto procuratore della Dda Walter Ignazitto e stamattina, dopo l&#8217;arringa dell&#8217;avvocato Giancarlo Murolo, hanno confermato la condanna che il gup [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La Corte d&#8217;Appello di Reggio Calabria ha confermato la condanna a 30 anni di reclusione per<strong> Vincenzino Zappia</strong>, accusato dell&#8217;omicidio di Giuseppe Cartisano avvenuto il 22 aprile del 1988. I giudici hanno accolto le richieste del sostituto procuratore della Dda Walter Ignazitto e stamattina, dopo l&#8217;arringa dell&#8217;avvocato Giancarlo Murolo, hanno confermato la condanna che il gup aveva inflitto in primo grado al braccio destro del boss Giuseppe De Stefano. Difeso anche dall&#8217;avvocato Gianfranco Giunta, Zappia è storicamente indicato dai pentiti come uno dei principali killer della seconda guerra di mafia che insanguinò la città calabrese dello Stretto tra il 1985 ed il 1991.</p>
<p>L&#8217;omicidio di Cartisano, avvenuto a Reggio Calabria, nella centralissima piazza De Nava, rappresentò la risposta all&#8217;agguato in cui fu ucciso il boss destefaniano Carmelo Cannizzaro. Durante la fuga, ci fu un conflitto a fuoco tra i carabinieri e i due sicari uno dei quali, Luciano Pellicanò, fu ucciso, mentre Zappia rimase ferito lasciando tracce ematiche sull&#8217;asfalto. Tracce che all&#8217;epoca non consentirono agli inquirenti di risalire al killer ma che furono conservate nell&#8217;archivio della Procura. Adesso, gli accertamenti tecnici su quel liquido ematico si sono rivelati fondamentale per la Dda di Reggio Calabria guidata dal procuratore Giovanni Bombardieri. Il pm Ignazitto, infatti, ha comparato il dna trovato sulla scena del delitto con quello di Zappia. È riuscito, quindi, a chiudere il cerchio sulle responsabilità nell&#8217;omicidio di Cartisano dando un volto, quello di Vincenzino Zappia, a quel sicario a distanza di oltre 30 anni. La Corte d&#8217;Appello depositerà le motivazioni entro novanta giorni. Solo dopo, gli avvocati potranno ricorrere in Cassazione.</p>
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		<title>&#8216;Ndrangheta, Dda chiede 30 anni per Vincenzino Zappia</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/ndrangheta-dda-chiede-30-anni-per-vincenzino-zappia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Sep 2021 16:49:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per la Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, Vincenzino Zappia deve essere condannato a 30 anni di carcere anche in secondo grado. È questa la richiesta avanzata, davanti alla Corte d&#8217;Appello, dal sostituto procuratore Walter Ignazitto, che ha concluso la sua requisitoria nel processo per l&#8217;omicidio di Giuseppe Cartisano, avvenuto a Reggio Calabria il 22 [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Per la Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, Vincenzino Zappia deve essere condannato a 30 anni di carcere anche in secondo grado. È questa la richiesta avanzata, davanti alla Corte d&#8217;Appello, dal sostituto procuratore Walter Ignazitto, che ha concluso la sua requisitoria nel processo per l&#8217;omicidio di Giuseppe Cartisano, avvenuto a Reggio Calabria il 22 aprile del 1988. Il pm ha chiesto, in sostanza, la conferma della sentenza di primo grado. Sul banco degli imputati c&#8217;è Zappia, 53 anni, braccio destro del boss Giuseppe De Stefano e storicamente indicato dai pentiti come uno dei principali killer della seconda guerra di mafia che insanguinò la città dello Stretto tra il 1985 ed il 1991.</p>
<p>L&#8217;omicidio di Cartisano, avvenuto a Reggio Calabria, nella centralissima piazza De Nava, rappresentò la risposta all&#8217;agguato in cui fu ucciso il boss destefaniano Carmelo Cannizzaro. Durante la fuga, ci fu un conflitto a fuoco tra i carabinieri e i due sicari uno dei quali, Luciano Pellicanò, fu ucciso, mentre Zappia rimase ferito. Gli accertamenti tecnici sulle tracce ematiche trovate a terra, sul luogo dell&#8217;agguato, non consentirono all&#8217;epoca di risalire al killer. Dopo oltre 30 anni, però, quella macchia di sangue, conservata negli archivi giudiziari, per la Dda si è rivelata fondamentale per chiudere il cerchio sulle responsabilità nell&#8217;omicidio di Cartisano. Dopo la requisitoria del pm Ignazitto, l&#8217;avvocato della difesa Gianfranco Giunta ha chiesto l&#8217;annullamento della condanna. Il processo è stato, quindi, rinviato al 29 settembre quando è prevista l&#8217;arringa dell&#8217;avvocato Giancarlo Murolo. Subito dopo la Corte d&#8217;Appello si ritirerà in camera di consiglio per la sentenza.</p>
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		<title>30 anni fa l&#8217;assassinio mafioso del giudice Scopelliti, il ricordo del presidente Mattarella</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Aug 2021 10:44:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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		<category><![CDATA[Antonino Scopelliti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A 30 anni dall&#8217;omicidio di mafia del giudice Antonino Scopelliti il ricordo del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. &#8220;Il 9 agosto del 1991 Antonino Scopelliti, Sostituto Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione, veniva ucciso in Calabria in un sanguinoso attentato, mentre stava rientrando a casa a bordo della sua autovettura &#8211; svrive il Capo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>A 30 anni dall&#8217;omicidio di mafia del giudice Antonino Scopelliti il ricordo del presidente della Repubblica Sergio Mattarella.</p>
<p>&#8220;Il 9 agosto del 1991 Antonino Scopelliti, Sostituto Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione, veniva ucciso in Calabria in un sanguinoso attentato, mentre stava rientrando a casa a bordo della sua autovettura &#8211; svrive il Capo dello Stato. Antonino Scopelliti, nel suo percorso professionale presso Uffici requirenti, aveva condotto delicate indagini su alcune delle vicende più complesse e tragiche del nostro recente passato, dal caso Moro alla strage di Piazza Fontana e a quella del Rapido 904, svolgendo le sue funzioni con coraggio e determinazione&#8221;.</p>
<p>&#8220;Fare memoria del suo esempio &#8211; sottolinea Mattarella &#8211; significa richiamare il senso etico di quanti, attraverso il loro agire, hanno rafforzato i valori della convivenza civile e della solidarietà nelle Istituzioni. A distanza di trenta anni, desidero rinnovare i sentimenti di partecipazione e gratitudine del Paese ai suoi familiari e a quanti lo hanno conosciuto e stimato, ricordandone l&#8217;encomiabile dedizione e l&#8217;appassionato impegno nello svolgimento dell&#8217;attività professionale&#8221;.</p>
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		<title>Lo squadrone Carabinieri &#8220;Cacciatori Calabria&#8221; festeggia oggi 30 anni di attività</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/lo-squadrone-carabinieri-cacciatori-calabria-festeggia-oggi-30-anni-di-attivita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Jul 2021 13:26:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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		<category><![CDATA[attività]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Vibo Valentia &#8211; Lo Squadrone eliportato Cacciatori &#8220;Calabria&#8221; festeggia oggi i suoi 30 anni di attività. La ricorrenza, a causa dell&#8217;emergenza epidemiologica, è stata celebrata con una cerimonia interna, presieduta dal Comandante della Legione Carabinieri Calabria Andrea Paterna, nella Base operativo logistica dell&#8217;aeroporto Razza a Vibo Valentia, sede dello Squadrone. Nata dalla riorganizzazione delle Squadriglie [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Vibo Valentia &#8211; Lo Squadrone eliportato Cacciatori &#8220;Calabria&#8221; festeggia oggi i suoi 30 anni di attività. La ricorrenza, a causa dell&#8217;emergenza epidemiologica, è stata celebrata con una cerimonia interna, presieduta dal Comandante della Legione Carabinieri Calabria Andrea Paterna, nella Base operativo logistica dell&#8217;aeroporto Razza a Vibo Valentia, sede dello Squadrone.</p>
<p>Nata dalla riorganizzazione delle Squadriglie Eliportate, dislocate nelle aree più impervie del territorio calabrese ed originariamente deputate al contrasto dei sequestri di persona, l&#8217;unità è concepita per operare in osmosi con l&#8217;ottavo Nucleo Elicotteri Carabinieri di Vibo e costituisce uno strumento fondamentale per il pattugliamento del territorio e per il raggiungimento di obiettivi impervi, anche con finalità di soccorso alla popolazione. L&#8217;osservazione è una delle attività più importanti dei Cacciatori, per conseguire una capillare conoscenza del territorio e, grazie ad essa, giungere alla localizzazione e cattura di soggetti ricercati, spesso appartenenti alla criminalità organizzata e connotati da elevata pericolosità. </p>
<p>Nei 30 anni di operatività sono stati assicurati alla giustizia oltre 300 latitanti, tra i quali spiccano &#8216;ndranghetisti di elevata caratura, quali Umberto Bellocco (1992), Giuseppe Mancuso detto &#8216;Mbrogghia (1997), Giuseppe Piromalli (1999), Giuseppe Barbaro (2001), Giuseppe Morabito alias &#8220;U tiradritto&#8221; (2004), Giuseppe Bellocco (2007), Pasquale Condello (2008). In tempi recenti, dopo la maxi operazione Rinascita-Scott, alla quale il 19 dicembre 2019 l&#8217;intero reparto ha dato un contributo significativo insieme agli operatori del Gis e ai paracadutisti del &#8220;Tuscania&#8221;, i Cacciatori hanno contribuito alla cattura di Domenico Bonavota, trovato nella sua roccaforte di Sant&#8217;Onofrio (Vibo Valentia), Rosario Pugliese detto &#8220;Saro Cassarola&#8221;, localizzato in un&#8217;abitazione di Vibo Marina e Domenico Cracolici, sorpreso in un blitz notturno all&#8217;interno di un&#8217;abitazione isolata nelle campagne di Maida (Catanzaro). Si tratta, secondo gli investigatori, di tre elementi di spicco delle famiglie di &#8216;ndrangheta vibonesi che il Ministero dell&#8217;Interno aveva inserito nell&#8217;elenco nazionale dei 100 più pericolosi da ricercare. </p>
<p>(<em>Ansa</em>)</p>
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		<title>Lamezia, omicidio Ciriaco: condanna a 30 anni per i fratelli Fruci</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/lamezia-omicidio-ciriaco-condanna-a-30-anni-per-i-fratelli-fruci/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Jun 2021 15:44:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Catanzaro]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[30 anni]]></category>
		<category><![CDATA[assolto Anello]]></category>
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		<category><![CDATA[Lamezia]]></category>
		<category><![CDATA[omicidio Ciriaco]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si chiude in secondo grado il processo relativo all’omicidio dell’avvocato Torquato Ciriaco, avvenuto a Lamezia il primo marzo 2002. Stamane, infatti, è stata emessa la sentenza dei giudici della corte d&#8217;Appello di Catanzaro che hanno condannato a 30 anni i fratelli Vincenzino e Giuseppe Fruci, a sei anni per il collaboratore Michienzi. E&#8217; stato assolto, invece, Tommaso Anello, accusato di [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Si chiude in secondo grado il processo relativo all’omicidio dell’avvocato Torquato Ciriaco, avvenuto a Lamezia il primo marzo 2002. </strong>Stamane, infatti, è stata emessa la sentenza dei giudici della corte d&#8217;Appello di Catanzaro che hanno <strong>condannato a 30 anni i fratelli Vincenzino e Giuseppe Fruci, a sei anni per il collaboratore Michienzi. E&#8217; stato assolto, invece, Tommaso Anello, accusato di essere il mandante dell&#8217;omicidio.</strong></p>
<p>L&#8217;udienza è stata a lungo impegnata nelle dichiarazioni spontanee del pentito Michienzi e nell&#8217;arringa difensiva dell&#8217;avvocato Anselmo Torchia difensore di Anello. L&#8217;avvocato Torchia si è soffermato su alcuni precedenti giurisprudenziali in materia come il processo Andreotti in passato imputato dell&#8217;omicidio Pecorelli e la sentenza Aquilina, ambedue delle Sezioni Unite della Cassazione. Nel corso del processo, giunto oggi a sentenza, era stata sentita anche Angela Donato, madre dello scomparso Santino Panzarella, che aveva fatto espliciti riferimenti a una presunta responsabilità degli imputati non solo sull&#8217;omicidio Ciriaco ma anche dello stesso figlio.</p>
<p>Un fatto di sangue, quello dell’omicidio del noto avvocato lametino, avvenuto il primo marzo 2002 quando Ciriaco fu ucciso nei pressi dello svincolo dei “Due Mari” in un agguato. A quindici anni dal delitto, nel gennaio del 2014, la Dda di Catanzaro chiuse le indagini per i tre imputati, dopo le dichiarazioni del collaboratore. La pubblica accusa aveva chiesto la condanna all’ergastolo per i tre imputati, mentre per il collaboratore Michienzi, la condanna a dieci anni di reclusione.</p>
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