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	<title>14 rinvii a giudizio Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
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		<title>Operazione &#8220;Coccodrillo&#8221;, 14 le persone rinviate a giudizio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Aug 2021 15:00:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Catanzaro]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sono 14 le persone coinvolte nell&#8217;inchiesta &#8220;Coccodrillo&#8221; per le quali la Dda di Catanzaro ha chiesto il rinvio a giudizio. Le accuse contestate vanno dal trasferimento fraudolento di valori, aggravato dalle modalità mafiose, all&#8217;estorsione, all&#8217;autoriciclaggio, al riciclaggio ed al favoreggiamento. L&#8217;udienza preliminare è stata fissata per il prossimo 15 ottobre. Le richieste di rinvio a [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Sono 14 le persone coinvolte nell&#8217;inchiesta &#8220;Coccodrillo&#8221; per le quali la Dda di Catanzaro ha chiesto il rinvio a giudizio. Le accuse contestate vanno dal trasferimento fraudolento di valori, aggravato dalle modalità mafiose, all&#8217;estorsione, all&#8217;autoriciclaggio, al riciclaggio ed al favoreggiamento. L&#8217;udienza preliminare è stata fissata per il prossimo 15 ottobre.</p>
<p><strong>Le richieste di rinvio a giudizio</strong></p>
<p>La richiesta di rinvio a giudizio, formulata dal procuratore Nicola Gratteri, dall&#8217;aggiunto Vincenzo Capomolla e dai sostituti procuratori Veronica Calcagno e Debora Rizza, riguarda <strong>Antonio Capellupo</strong>, di 46 anni, <strong>Vitaliano Maria Fulciniti</strong> (44), <strong>Pietro Garcea</strong> (34), <strong>Francesco Iriitano</strong> (30), <strong>Marika Lobello</strong> (22), <strong>Vincenzo Pasquino</strong> (60), <strong>Domenico Rotella</strong> (43), <strong>Giuseppe Rotella</strong> (53), <strong>Francesca Rotella</strong> (48), <strong>Pasquale Torchia</strong> (45), <strong>Pasquale Verspertini</strong> (39), <strong>Anna Rita Vigliarolo</strong> (43), <strong>Caterina Garcea</strong> (41) e <strong>Luciano Vitale</strong> (54). Del collegio difensivo degli indagati fanno parte gli avvocati Iole Le Pera, Valerio Murgano, Pietro Mancuso, Enzo De Caro, Saverio Loiero, Vittoria Versa, Giuseppe Fonte, Gennaro Pierino Mellea, Vitaliano Leone e Raffaele Bruno</p>
<p><strong>L&#8217;operazione</strong></p>
<p>L&#8217;operazione &#8220;Coccodrillo&#8221; è stata condotta dalla Guardia di finanza di Catanzaro lo scorso 11 marzo, con l&#8217;esecuzione di 10 misure cautelari. Sei persone sono state poste agli arresti domiciliari, una alla detenzione in carcere ed a tre sono state notificate interdittive. L&#8217;operazione ha portato inoltre al sequestro preventivo di beni per un valore di oltre 50 milioni di euro nei confronti di alcuni imprenditori catanzaresi e dei loro prestanome. Al centro dell&#8217;indagine il gruppo imprenditoriale Lobello, molto attivo nel settore dei lavori pubblici, per i maggiori esponenti del quale, Giuseppe Lobello, Antonio Lobello e Daniele Lobello, è stato chiesto il rito immediato . Giuseppe Lobello, destinatario di una delle ordinanze di custodia cautelare, &#8220;pur non facendone parte&#8221;, si afferma nel provvedimento, è accusato di &#8220;concorrere nell&#8217;associazione di &#8216;ndrangheta denominata cosca Arena&#8221;, alla quale &#8211; secondo l&#8217;ipotesi accusatoria &#8211; avrebbe fornito &#8220;attraverso condotte attive, un contributo concreto, specifico e volontario per la conservazione e il rafforzamento della capacità organizzativa dell&#8217;associazione. In particolare, muovendosi quale imprenditore edile titolare e amministratore di fatto delle imprese facenti capo alla famiglia Lobello &#8211; Strade Sud, Trivellazioni Speciali, Consorzio Stabile Zeus, Consorzio Stabile Genesi &#8211; faceva da intermediario tra i vertici della cosca Arena e taluni imprenditori soggetti a estorsione per lavori nel Catanzarese, raccogliendo i ratei delle estorsioni e consegnandoli alle scadenze prestabilite ai vertici del clan. Ciò allo scopo di evitare che la presenza di soggetti riconducibili al clan presso i cantieri potesse attirare l&#8217;attenzione delle forze dell&#8217;ordine; ottenendo al contempo, per il legame stretto con gli Arena, una posizione dominante nell&#8217;esecuzione di lavori edili su Catanzaro, ovvero la protezione da interferenze estorsive, di altri gruppi criminali, presso i cantieri relativi ai lavori eseguiti e presso l&#8217;impianto di calcestruzzo dell&#8217;impresa&#8221;. I Lobello avevano realizzato, sempre secondo l&#8217;accusa, un sistema di società, formalmente intestate a terze persone, ma controllate e gestite da loro, al fine di sottrarre il loro patrimonio a misure di prevenzione antimafia. Dalle indagini condotte dalla Guardia di finanza è emerso anche un episodio di estorsione nei confronti di un lavoratore dipendente, costretto ad autolicenziarsi da una società fittiziamente intestata a un prestanome, per incomprensioni sorte sul luogo di lavoro con i familiari di Giuseppe Lobello.</p>
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