Sparò e uccise ladro albanese mentre fuggiva: Cassazione confermata condanna a 9 anni e 4 mesi

Sei anni fa Mirko Franzoni fa uccise a fucilate un ladro poco più giovane di lui che sapeva essere appena entrato a casa del fratello e sorprese in fuga per le vie del paese. «Voleva disarmarmi ed è partito un colpo, non volevo ucciderlo» si è sempre difeso. Ma tre gradi di giudizio hanno decretato il contrario: il 35enne meccanico di Serle (provincia di Brescia) agì da giustiziere, dovrà andare in carcere per omicidio volontario. La Cassazione ieri ha confermato la condanna a 9 anni e 4 mesi inflitti da due Corti d’assise, rigettando il ricorso dell’avvocato Gianfranco Abate che puntava sull’«illogicità» delle sentenze. Gli ermellini però non hanno riservato sorprese. «La tesi difensiva dello sparo puramente accidentale è del tutto irragionevole e inverosimile – avevano scritto i giudici d’appello – Franzoni ha sparato all’altezza della spalla, nella posizione di chi è intento a colpire un bersaglio». Unica attenuante: lo stato d’ira per avere subito un fatto ingiusto, il furto nella casa del familiare.
Era la sera del 14 dicembre 2013. Eduard Ndoj, 26enne albanese, si era intrufolato dal fratello dell’imputato per rubare. Con lui un complice, che però riuscì a dileguarsi nei boschi. Il meccanico disse di essersi messo a cercare il malvivente portandosi il fucile perché temeva girasse armato, ma per l’accusa si rese protagonista di una caccia all’uomo durata due ore. Dopo averlo localizzato e colpito, avrebbe atteso mezz’ora prima di disfarsi dell’arma e chiamare i soccorsi, il ladro nel frattempo agonizzante, poi avrebbe predisposto una tesi con l’aiuto dei compaesani, per i giudici «omertosi» e colpevoli di «depistaggio». Tuttora infatti il padre e il fratello di Mirko e due vicini sono sotto indagine per falsa testimonianza. La Cassazione ha confermato anche la provvisionale di 125mila euro per i genitori e il fratello di Ndoj. Un risarcimento non ancora liquidato, che i parenti della vittima avevano reclamato per vie legali. «Volevamo almeno delle scuse», lamenta l’avvocato di parte civile Alessia Brignoli. «Franzoni attendeva il verdetto definitivo, tutto qui – stigmatizza Abate – Tanto rumore, e poi nessuno di loro che si sia presentato in udienza a Roma».

(Beatrice Raspa
ilgiorno.it)