Rosario Aversa (FdI): dai territori deve arrivare la spinta per cambiare l’Europa

Lamezia Terme – Rosario Aversa, quando lo incontriamo, è appena tornato da Torino dove ha preso parte alla Conferenza programmatica nazionale di Fratelli d’Italia. (nella foto con Guido Crosetto)
E’ candidato, ormai ufficialmente, nella Circoscrizione Sud per le elezioni del Parlamento europeo in programma il prossimo 26 maggio ma è evidente, da quello che ci racconta, che il suo modo di intendere la politica non sia cambiato rispetto ai mesi e agli anni passati.
“Mi sono avvicinato nel 2012 a Fratelli d’Italia – ci racconta – perchè mi convincevano le sue proposte e la sua identità ben definita, per questo ho deciso di impegnarmi direttamente con spirito di sacrificio anche puntando, come è stato fatto, alla creazione di una classe dirigente del partito quanto più radicata possibile sul territorio”.
Allora questa candidatura è anche frutto del suo lavoro sul territorio?
“Guardi se c’è un motivo per cui sentirmi orgoglioso della candidatura è proprio questo. Anzi le aggiungo che, come avviene in tutti i partiti, nonostante sensibilità diverse mai come questa volta i vertici nazionali e quelli regionali si sono trovati concordi sul mio nominativo. E’ certamente frutto del lavoro svolto sia in qualità di coordinatore provinciale di Catanzaro che, più recentemente, quale vice coordinatore regionale. Per questo ringrazio, in primo luogo, chi mi ha proposto i consiglieri regionali Fausto Orsomarso e Alessandro Nicolò, Giorgia Meloni, Fabio Rampelli, Wanda Ferro ed Ernesto Rapani, tutte persone che mi hanno dimostrato grande stima sapendo anche che non mi sottrarrò alla responsabilità che deriva dal rappresentare il mio territorio”.
Siamo in un periodo storico in cui l’Europa, intesa come istituzione, viene vista e dipinta come lontana e spesso nemica.
“Noi lo abbiamo ribadito anche a Torino, questa Europa va cambiata totalmente perchè sembra aver concluso quella spinta unitaria che ne aveva caratterizzato lo spirito e la nascita. E’ vero che viene avvertita come lontana dalle reali esigenze delle comunità, come un’istituzione meramente burocratica, come una sorta di arbitro severo e sordo a qualsiasi richiesta di attenzione. Noi crediamo che debba essere ripensata e messa al passo con i tempi: deve ritornare ad essere strumento di valorizzazione dei singoli Stati membri, pur in un’ottica di unitarietà”.
Ma in questo meccanismo una regione come la Calabria non rischia di rimanere schiacciata a causa delle sue tante e storiche criticità?
“Io direi che tutto il meridione sconta gap strutturali dal punto di vista socio-economico e infrastrutturali evidenti, che sono da addebitare alla cattiva politica-amministrativa delle singole regioni. Dobbiamo, se vogliamo essere intellettualmente onesti, ammettere che proprio la qualità delle classi dirigenti politiche hanno determinato buona parte dei guasti che conosciamo sui territori. Così come dobbiamo ammettere che i fondi, spesso sostanziosi, che l’Unione Europea ha messo a disposizione sono stati malamente gestiti e non hanno consentito di fare quel salto necessario a dotare la Calabria di tutte quelle opere infrastrutturali che ne avrebbero garantito uno sviluppo virtuoso”.
Vuole spiegare meglio questa sua considerazione?
“E’ presto detto, come si può parlare di sviluppo turistico quando buona parte della nostra regione è fuori dai circuisti turistici più importanti a causa della sua perifericità, oppure pensare di sostenere le nostre produzioni agricole con le strade che ci ritroviamo, pensi solo alla Statale 106. E che dire del porto di Gioia Tauro che anche dal governo nazionale non è stato valorizzato e sostenuto nel consolidamento del suo ruolo di approdo delle merci di valenza mondiale”.
Sarà d’accordo con me che si tratta di temi e posizioni non proprio nuovissime, le sentiamo in maniera ciclica…”Vero, ma l’impegno su queste tematiche diventa plausibile solo se viene da persone credibili che hanno dimostrato, dimostrano e dimostreranno anche dopo il 26 maggio, attaccamento alla propria terra, portando a Bruxelles le istanze e le voci dei propri corregionali”.

mdf