Rende, sversamento liquami nel fiume Crati: Se persone rinviate a giudizio-VIDEO

VIDEO Rende (CS) – Sei persone sono state rinviate a giudizio dal Gup del tribunale di Cosenza e dovranno rispondere dell’accusa di essere responsabili in concorso dello sversamento di liquami direttamente nel fiume Crati dall’impianto di depurazione consortile Valle Crati di contrada Coda di Volpe nel comune di Rende.
Si tratta di Vincenzo Cerrone direttore dell’impianto, Dionigi Fiorita, Giovanni Provenzano, Annunziato Tenuta, Rosario Volpentesta e Eugenio Valentini che erano stati tutti indagati nell’operazione denominata “Cloaca Maxima” portata a termine il 2 febbraio 2018.
I cinque operai e il direttore dell’impianto sono accusati, in concorso tra loro, di aver cagionato una compromissione e un deterioramento significativi e misurabili delle acque del fiume Crati e del relativo ecosistema, alterandone la composizione chimica, fisica, batteriologica, l’aspetto esteriore, il colore e l’odore. In qualità di turnisti dell’impianto talvolta sulla base di precise direttive impartite dal direttore dell’impianto e del responsabile dell’unità operativa interna sversavano ripetutamente nel fiume Crati tramite il bypass posto a monte della sezione ossidativa del depuratore, cospicui quantitativi di liquami non completamente depurati in quanto sottoposti alla sola fase della sedimentazione primaria.
In altri casi gli operai su direttive sempre del responsabile dell’Uo interna, sversavano tramite il bypass generale posto a monte dell’impianto di depurazione enormi quantitativi di liquami senza che gli stessi fossero stati sottoposti ad alcuna fase del trattamento depurativo, ad eccezione della grigliatura. Ancora gli indagati sversavano quotidianamente nel fiume Crati svariati quantitativi di liquami che, pur avendo svolto l’intero ciclo di depurazione, contenevano sostanze con valori superiori a quelli previsti per lo scarico in acque superficiali per come previsto dal D.lgs. 2006, con particolare riferimento all’azoto ammoniacale e all’azoto nitroso. con l’aggravante dell’aver commesso il fatto su beni sottoposti a vincolo paesaggistico.