Reddito di cittadinanza, Cgia: “La metà a chi lavora in nero”. Calabria e Sicilia più a “rischio”

Roma – C’e’ il rischio che la meta’ dei 6 miliardi che il governo eroghera’ per il reddito di cittadinanza, pari a 3 miliardi di euro, possa “finire nelle tasche di persone che non ne hanno diritto”, e’ possibile cioe’ “ipotizzare che circa la meta’ della platea dei teorici destinatari di tale misura potrebbe essere composta da persone che lavorano in maniera irregolare”. A denunciare il rischio e’ la Cgia di Mestre.
La Cgia argomenta che sulla base delle “indiscrezioni apparse nei giorni scorsi, i soggetti che beneficeranno del cosiddetto reddito di cittadinanza potrebbero essere poco piu’ di 4 milioni, pari a 1.375.000 nuclei familiari coinvolti”. Un dato “ancora ufficioso” che, tuttavia, ha fatto scattare “un campanello d’allarme” alla Cgia. Infatti, spiega l’associazione, “e’ possibile ipotizzare che circa la meta’ della platea dei teorici destinatari di tale misura potrebbe essere composta da persone che lavorano in maniera irregolare”.
“E visto che per l’anno in corso ai beneficiari del reddito di cittadinanza il Governo eroghera’ 6 miliardi di euro, verosimilmente la meta’ della spesa, pari a circa 3 miliardi di euro, potrebbe finire nelle tasche di persone che non ne hanno diritto” sottolinea l’associazione che cita “l’art. 1 commi 255-258 della legge di Bilancio 2019”, secondo il quale “il ‘Fondo per il reddito di cittadinanza’ avra’ una dotazione per l’anno in corso pari a 7,1 miliardi di euro. A questo importo vanno sottratti 1 miliardo destinato ai Centri per l’impiego e 10 milioni per il funzionamento di Anpal Servizi Spa. Pertanto, ai beneficiari di questo provvedimento saranno erogati poco meno di 6,1 miliardi di euro”.
La regione più «a rischio» è la Calabria che, secondo gli ultimi dati disponibili (anno 2016), presenta 140.700 lavoratori in nero e un’incidenza del valore aggiunto da lavoro irregolare sul Pil regionale pari al 9,4%, quasi doppio rispetto al dato medio nazionale (5,1%). Segue la Campania con 372.600 unità e un Pil in «nero» dell’8,6%. Al terzo posto la Sicilia, con 303.700 irregolari e un peso dell’8,1%.
“A causa dell’assenza di dati omogenei relativi al numero di lavoratori in nero presenti in Italia che si trovano anche in stato di deprivazione, non possiamo dimostrare con assoluto rigore statistico questa tesi. Tuttavia – afferma il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo – vi sono degli elementi che ci fanno temere che buona parte dei percettori del reddito di cittadinanza potrebbe ottenere questo sussidio nonostante svolga un’attivita’ lavorativa in nero, sottraendo illegalmente alle casse dello Stato un’ingente quantita’ di imposte, tasse e contributi previdenziali. In altre parole, l’Amministrazione pubblica, al netto delle misure di contrasto previste, sosterra’ con il reddito di cittadinanza un pezzo importante dell’economia non osservata”.