“Quinta bolgia”, Cassazione annulla divieto dimora per ex deputato Giuseppe Galati

Roma – “Intercettazioni inutilizzabili” e “infondatezza dell’ipotesi d’accusa”. Queste le motivazioni principali per le quali la Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio l’ordinanza agli arresti domiciliari emessa nel novembre dello scorso anno su richiesta della Dda di Catanzaro ed il successivo provvedimento di divieto di recarsi in Calabria emesso dal Tribunale del riesame, che è stato revocato, nei confronti dell’ex parlamentare del centrodestra Giuseppe Galati.
Galati era stato arrestato, con l’accusa di abuso d’ufficio aggravato dalle modalità mafiose, nell’ambito dell’operazione “Quinta bolgia” condotta dalla Guardia di finanza su presunti illeciti nella gestione del servizio di ambulanze dell’Azienda sanitaria provinciale di Catanzaro. Secondo l’accusa, in particolare, Galati avrebbe cercato, su richiesta dell’ex consigliere comunale di Lamezia Terme Luigi Muraca e dell’impresario di pompe funebri Pietro Putrino, di favorire quest’ultimo in una gara d’appalto per il servizio di ambulanze. I domiciliari erano stati poi revocati dal Tribunale del riesame di Catanzaro che aveva disposto il divieto di recarsi in Calabria. Adesso, dopo la decisione della Cassazione, che ha accolto il ricorso dei difensori dell’ex parlamentare, gli avvocati Francesco Gambardella e Salvatore Cerra, Galati non ha più obblighi.
I giudici della Suprema Corte nel provvedimento ripercorrono le diverse fasi investigative e giudiziarie e analizzano nel dettaglio le ragioni esposte dai difensori dell’ex parlamentare per poi spiegare il motivo dell’accettazione del ricorso. In particolare, vengono definite inutilizzabili le intercettazioni, dal momento che – a detta degli Ermellini – sarebbe stata necessaria l’autorizzazione della Camera d’appartenenza “poiché tale richiesta non è stata effettuata – spiegano nelle motivazioni – le intercettazioni non possono essere utilizzate”. Poi i giudici entrano nel merito delle accuse, parlando di “infondatezza dell’ipotesi d’accusa”. “Non risulta – affermano dalla Cassazione – che il Galati abbia fatto nulla di più del mettere in contatto le parti interessate”, per poi proseguire “non vi sono elementi che consentano di andare oltre la mera congettura”. Insomma, secondo la corte di Cassazione non vi sono elementi perché Galati debba essere sottoposto a una misura restrittiva, anzi aggiungono in modo perentorio che “la totale esclusione della gravità indiziaria per fatti penalmente rilevanti comporta l’annullamento senza rinvio dell’ordinanza”.