Reggio Calabria – A seguito del provvedimento emesso dal questore di Reggio Calabria, Raffaele Grassi, di divieto in forma pubblica e solenne, si è svolto questa mattina all’alba e in forma strettamente privata a Platì (RC), il funerale di Francesco Barbaro di 91 anni detto “u castanu” deceduto la scorsa settimana in carcere a Parma.
Il provvedimento scaturisce per scongiurare che la celebrazione dei funerali possa rappresentare occasione per la commissione di azioni di rappresaglia o comunque iniziative illegali a tutela e garanzia dell’ordine e della sicurezza pubblica.
Barbaro è morto all’ospedale di Parma, dove era stato trasferito da qualche giorno dal carcere dove era detenuto da tre anni per scontare una condanna all’ergastolo per omicidio.
In particolare, insieme al nipote Antonio Papalia, era stato condannato per l’omicidio del brigadiere dei carabinieri Antonino Marino, avvenuto a Bovalino, nel Reggino, il 9 settembre 1990.
Quella di Barbaro è la storia di una capo della ‘ndrangheta che aveva già scontato oltre venti anni di reclusione per un sequestro di persona avvenuto nel 1989.
Uscito nel 2013 dal carcere, era tornato in cella per l’omicidio, dopo avere guidato, secondo l’accusa, una delle più potenti cosche della ‘ndrangheta reggina.
“Cicciu ‘u Castanu”, così era chiamato, era a capo di una potente dinastia della ‘ndrangheta, con ramificazioni in diverse regioni d’Italia. La potente famiglia, infatti, aveva messo radici anche in Lombardia, dove il figlio di Francesco Barbaro, Rocco, è considerato a capo del narcotraffico.

8 novembre 2018