Operazione “Drago”, ‘ndrangheta: sgominata a Massa Carrara organizzazione capeggiata da esponente clan ‘Cerra-Giampà-Torcasio’-NOMI

Massa-Carrara – «Noi Massa, ‘sto posto di merda, la governiamo». Usavano queste parole tra di loro i capi dell’organizzazione criminale di stampo mafioso sgominata questa mattina dai carabinieri dopo oltre un anno di indagini. Alle prime ore di questa mattina, infatti, si è conclusa, da parte del Nucleo Investigativo dei carabinieri di Massa-Carrara, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia ed Antiterrorismo di Genova, l’operazione convenzionalmente definita “Drago” nei confronti di soggetti provenienti da aree del meridione ad alta densità criminale e soggetti residenti nella provincia di Massa Carrara.
In manette sono finiti Sergio Romano (53 anni, di Napoli), Giovanni Formicola (67, Portici), Carmine Romano (51, di Napoli), Massimo Di Stefano (57, di Catanzaro) e Fabrizio Micheli (46, Sassari). Ai domiciliari invece sono finiti Nicola Mari (35 di Massa) e Alessandro Puccetti (53, di Massa), dipendente della Provincia di Massa.
A capo del sodalizio ci sarebbe Sergio Romano appartenente alla cosca ‘Cerra-Giampà-Torcasio’ di Lamezia Terme, con numerosi precedenti e condanne per associazione mafiosa, omicidio, estorsione.
Carmine Romano e Massimo Di Stefano nelle ultime settimane avrebbero “infittito rapporti con due da loro chiamati ‘i siciliani’ sia per riavvicinare il direttore di banca loro vittima ed avviare nuove pratiche di finanziamento ad aziende che operano nel settore nautico viareggini, sia per offrire a costoro un servizio di “protezione” dietro corresponsione di una percentuale sui profitti delle attività dei medesimi”.
Massimo Di Stefano, Carmine Romano e Sergio Romano, inoltre, sono dediti alla falsificazione di banconote e titoli di credito usando una tipografia di Massa (oggi posta sotto sequestro). I tre, secondo gli inquirenti, avrebbero stampato otto titoli di credito per un importo complessivo di 15 milioni.
L’operazione, che ha visto nella fase esecutiva odierna l’impiego di 60 Carabinieri del Comando Provinciale di Massa-Carrara, con il supporto dei militari delle Compagnia di Napoli, Acerra (Napoli), Porto Ceresio (Varese) e del Nucleo Cinofili di Pisa San Rossore, ha consentito di disarticolare una organizzazione criminale, radicata sul territorio apuano, dedita alla commissione sia di reati di natura estorsiva, posti in essere avvalendosi dell’aggravante del metodo mafioso, sia di reati di natura finanziaria relativi alla concessione di un numero indeterminato di finanziamenti bancari, basati sulla presentazione di documentazione fiscale falsificata.
L’organizzazione è risultata, e risulta tuttora, capeggiata da un soggetto già appartenente alla cosca di Lamezia Terme di Cerra-Giampà-Torcasio, “ndrangheta lametina”, gravato da numerosi precedenti penali e condanne per associazione di tipo mafioso, omicidio, estorsione, ed ha visto il coinvolgimento anche di un altro soggetto affiliato del clan camorristico “Nuzzo” (Carusiello) di Acerra (NA).
A carico di sette di essi sono state emesse ed eseguite misure cautelari personali consistenti nella Custodia Cautelare in Carcere, per 5 soggetti, nella sottoposizione agli Arresti Domiciliari per altri 2 soggetti ed altri 8 sono stati indagati in stato di libertà.
Nello stesso contesto sono state eseguite 19 perquisizioni, sia nel capoluogo apuano, sia a Napoli, Acerra (NA), Porto Ceresio (VA) e Seravezza (LU) con l’acquisizione di numerosi documenti probatori e materiale informatico oltre al sequestro di un’attività commerciale, una tipografia nella quale venivano confezionati ad hoc documenti falsificati ed altro.
I soggetti colpiti dai provvedimenti restrittivi della libertà personale si sono resi responsabili, in concorso tra loro, di numerosi reati contro la pubblica amministrazione, contro la fede pubblica, il patrimonio tra i quali emergono: turbata libertà degli incanti, falsità in atti di ogni genere, estorsione, truffa, perpetrati in provincia di Massa-Carrara e Lucca, in danno di persone fisiche e giuridiche (direttore di banca, imprenditori del settore, ristorazione/alberghiero/balneare, commercianti, Società finanziarie).
I reati di cui sopra, investigati nel periodo compreso tra ottobre 2017 fino a oggi, hanno visto quali protagonisti soggetti appartenenti ad una vera e propria organizzazione criminale, operante da lungo tempo nelle province di Massa-Carrara e Lucca, nel settore economico-finanziario, che si imponeva negli affari illegali con azioni estorsive, talvolta violente, finalizzate alla raccolta di considerevoli somme di denaro da reimpiegare in ulteriori attività lecite ed illecite.
Molto significative, per comprendere l’arroganza e le modalità di come i soggetti si imponevano sulle loro vittime e quale fosse il loro pensiero nonché atteggiamento nei confronti di una realtà locale non particolarmente inflazionata da fenomeni tipici delle loro zone di provenienza si citano, qui di seguito, alcune affermazioni estrapolate nel contesto investigativo: «…noi ‘sto posto di merda lo governiamo (Massa, ndr)…; ….sì, perchè esistono ancora i posti dove ci sono i baccalà…; …è proprio stocco (stoccafisso, ndr), baccalà; vogliono fare i pescecani ma baccalà rimangono…; … si, compreso i “guappi a trucco” (forze dell’ordine, ndr), quelli sono i primi; come sono scemi quelli la…; …io mi butto sotto al treno…gli ho detto: ma fai quello che vuoi tu; prima ci paga l’assegno, poi si butta dove vuole lui…; …dì a tuo padre che i debiti si pagano e i peccati si piangono…; …noi Massa la governiamo, non la comandiamo, la governiamo…; …siamo le uniche persone al mondo che riescono a fare un prestito, senza farlo, e poi farcelo restituire, ah, ah, ah. Siamo devastanti…».

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15 novembre 2018