Omicidio Ventura, sconto di pena in appello per Gennaro Pulice: 7 anni e 8 mesi-VIDEO

VIDEO Catanzaro – 7 anni e 8 mesi. Questa la pena rideterminata dalla Corte d’assise di Appello di Catanzaro per Gennaro Pulice, reo confesso dell’omicidio del fotografo lametino Gennaro Ventura, carabiniere in congedo, ucciso con due colpi di pistola calibro 9×19.
In primo grado Pulice (in basso nella foto) era stato condannato, con svolgimento del processo con rito abbreviato, a 10 anni. Gennaro Pulice, killer della famiglia di ‘ndrangheta Cannizzaro di Lamezia Terme, oggi è un collaboratore di giustizia. Nel maggio 2017, invece, è stato condannato a 30 anni di reclusione, quale mandante dell’omicidio, Domenico “Mimmo” Cannizzaro.
Il fotografo ed ex carabiniere Gennaro Ventura fu ucciso il 16 dicembre del 1996. Solo 12 anni dopo la morte i suoi resti furono ritrovati il 25 aprile del 2008 in un vecchio casolare di campagna in località ‘Carrà – Frasse’ in una cisterna sotto il pavimento utilizzato per la vendemmia. Ventura fu ucciso proprio in quel luogo dove Pulice lo portò con la scusa di un servizio fotografico.
La svolta alle indagini a luglio 2015 (dopo un primo procedimento archiviato) dopo le rivelazioni dello stesso Gennaro Pulice (e prima ancora di Pietropaolo Stranges, anche lui collaboratore di giustizia) che a quasi 20 anni dall’omicidio rivelò il presunto mandante e il movente, indicando proprio in Antonio Domenico Cannizzaro la persona che diede l’ordine di eliminare Ventura per vendetta poichè la vittima da carabiniere in servizio a Tivoli, fece arrestare e condannare (per una rapina di un quantitativo di droga da un laboratorio di un perito chimico a Roma), Raffaele Rao, cugino di Cannizzaro. Ventura fu uno dei testimoni chiave nel processo che portò alla condanna di Rao.
Ventura e un altro carabiniere nel 1991 avevano incrociato sulle scale del palazzo un uomo vestito da poliziotto e uno in borghese. Trovarono il perito massacrato di botte e rapinato di un quantitativo di eroina e cocaina che aveva in consegna. Ventura contribuì a definire l’ identikit fotografico del finto poliziotto, che portò a incriminare due uomini, uno di questi era Rao.
«Attenderemo le motivazioni di questa sentenza per chiedere alla Procura generale di ricorrere per Cassazione», ha detto l’avvocato Marco Bianucci, legale della famiglia Ventura.
«Non capiamo sinceramente come si sia arrivati a questo risultato premiale del tutto inadeguato considerando i fatti commessi dall’imputato. Senza dimenticare tutta la vicenda, ossia il fatto che Pulice si sia pentito dopo
19 anni dall’omicidio. Premiarlo dopo 19 anni francamente ha lasciato i familiari molto amareggiati per una giustizia che già ha impiegato un anno per emettere le motivazioni della sentenza di primo grado e che ha portato oggi a questo risultato iniquo dal punto di vista della pena», ha concluso Bianucci.