Omicidio Ventura, Pg chiede conferma 30 anni per mandante Mimmo Cannizzaro

Catanzaro – Trent’anni di carcere per Domenico Antonio Cannizzaro di 52 anni (nella foto a destra). Questa la richiesta di conferma della pena inflitta in primo grado, a maggio 2017, e che è stata ribadita dal procuratore generale nel corso dell’udienza in Corte d’assise di appello di Catanzaro.
Secondo il pg, infatti, “Mimmo” Cannizzaro è colpevole di essere stato il mandante dell’omicidio del fotografo lametino Gennaro Ventura.
La svolta alle indagini, come si ricorderà, avvenne a luglio 2015 (dopo un primo procedimento archiviato) dopo le rivelazioni di Gennaro Pulice (e prima ancora di Stranges) che a quasi 20 anni dall’omicidio rivelò il presunto mandante e il movente, indicando proprio Antonio Domenico Cannizzaro che avrebbe ordinato l’eliminazione di Ventura per vendetta poichè – secondo le accuse – la vittima da carabiniere in servizio a Tivoli, fece arrestare e condannare (per una rapina di un quantitativo di droga da un laboratorio di un perito chimico a Roma), Raffaele Rao, cugino di Cannizzaro.
Ventura fu uno dei testimoni chiave nel processo che portò alla condanna di Rao. Ventura e un altro carabiniere nel 1991 avevano incrociato sulle scale del palazzo un uomo vestito da poliziotto e uno in borghese. Trovarono il perito massacrato di botte e rapinato di un quantitativo di eroina e cocaina che aveva in consegna. Ventura contribuì a definire l’ identikit fotografico del finto poliziotto, che portò a incriminare due uomini, uno di questi era Rao.
I resti di Ventura furono ritrovati il 25 aprile del 2008 in un vecchio casolare di campagna in località Carrà – Frasse in una cisterna sotto il pavimento utilizzato per la vendemmia. Ventura fu ucciso in questo luogo dove Pulice lo portò con la scusa di un servizio fotografico, uccidendolo con un colpo di pistola in testa.
La Corte d’assise di appello, venerdì mattina, ha inoltre rinviato l’udienza a febbraio, per la discussione dell’avvocato Lucio Canzoniere, difensore di Cannizzaro. Al termine dell’arringa difensiva è prevista la sentenza.