Categoria: Italia Mondo

  • “Immuni”: l’APP è operativa in tutta Italia

    “Immuni”: l’APP è operativa in tutta Italia

    Da oggi è possibile scaricare la App Immuni in tutta Italia. “Sarà operativa in tutto il territorio nazionale l’app Immuni, la potete scaricare con sicurezza, serenità e tranquillità perché è una app che tutela la privacy”, ha detto il premier Consiglio Giuseppe sottolineando: “È un’app che non invade i vostri spazi di riserbo privati ma che nello stesso tempo vi offre un’opportunità in più per ricevere informazioni in caso di contatti ‘sospetti’.

  • Immunità è permanente o si rischia di ammalarsi di nuovo? Gli esperti la pensano così

    Immunità è permanente o si rischia di ammalarsi di nuovo? Gli esperti la pensano così

    Una volta guariti da Covid-19 l’immunità è permanente o si rischia di ammalarsi di nuovo? E’ una delle 10 domande rivolte dall’Adnkronos Salute a 18 esperti: rispondono virologi, epidemiologi, infettivologi, rianimatori e altri clinici, ma anche l’Organizzazione mondiale della sanità e il premio Nobel per la medicina Bruce Beutler. “Da studi internazionali sappiamo che i guariti sviluppano anticorpi neutralizzanti, che poi sono presenti nel sangue dei convalescenti usato a scopo terapeutico – rileva Salute Roberto Cauda, docente di Malattie infettive all’Università Cattolica del Sacro Cuore – Quello che ancora non sappiamo è quanto durano questi anticorpi e per quanto tempo si conservano a livelli tali da essere protettivi: nel caso della Sars diversi anni”.
    C’è anche un altro aspetto da considerare: per quello che ha potuto osservare ad esempio il virologo Andrea Crisanti, analizzando il plasma dei guariti, “non tutte le persone che si infettano fanno anticorpi neutralizzanti. Noi abbiamo rilevato che solo il 30-40% ha titoli di anticorpi che possono essere utilizzati in terapia”. Insomma, per il direttore del Dipartimento di medicina molecolare dell’università di Padova e dell’Unità operativa complessa di microbiologia e virologia dell’azienda ospedaliera patavina, “è troppo presto” per dire che tipo di immunità dà il coronavirus Sars-Cov-2. “I coronavirus in genere non inducono immunità permanente – ragiona – Fra qualche mese, comunque, potremo capire di più su Sars-Cov-2. Ci sono studi in corso, su questo fronte stiamo lavorando anche noi a Padova”.
    “Il virus Sars Cov-1 dimostrava una protezione almeno di alcuni anni”, conferma il virologo dell’università degli Studi di Milano Fabrizio Pregliasco. Ma che faccia lo stesso anche il suo nuovo ‘cugino’ Sars-Cov-2 resta “un’incognita da verificare”. Infatti, mette in guardia l’esperto, “non si sa se il virus potrà mutare, come fa quello dell’influenza” di anno in anno, “e quindi far perdere l’immunità acquisita”. “Quello che sappiamo sempre per analogia – aggiunge Giorgio Palù, past president della Società europea di virologia e professore emerito di Microbiologia dell’università di Padova – perché ancora non conosciamo la ‘full story’, è che nei sopravvissuti di Sars e Mers gli anticorpi resistevano per più di 3 anni. Per altri coronavirus, da studi condotti negli anni ’80-’90 sui virus del raffreddore, a un anno di distanza erano ancora protetti. Uno studio non pubblicato di Harvard con una previsione matematica sui titoli anticorpali ha affermato che dovrebbero durare almeno 1 anno. Ancora non lo sappiamo e non possiamo fidarci nemmeno di queste previsioni, dobbiamo verificarlo sperimentalmente su un numero rilevante di soggetti”.
    “Ci aspettiamo – dichiara il portavoce dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) Tarik Jašarević – che la maggior parte delle persone infette da Covid-19 sviluppi una risposta anticorpale in grado di fornire un certo livello di protezione. Quello che non sappiamo ancora è il livello di protezione o quanto durerà. Stiamo lavorando con scienziati di tutto il mondo per comprendere meglio la risposta del corpo all’infezione. Finora, nessuno studio ha risposto a queste importanti domande. Per questo motivo, non può esistere alcun ‘passaporto di immunità’ o ‘certificato di assenza di rischi’”. “Le persone che hanno avuto una forte risposta anticorpale – evidenzia Bruce Beutler, immunologo e genetista americano, premio Nobel per la Medicina 2011 – hanno probabilmente meno probabilità di contrarre la malattia una seconda volta e possono conferire ‘immunità di gregge’, proteggendo effettivamente gli altri, perché non sono più in grado di essere untori. Ma come per la domanda sul vaccino, non c’è ancora abbastanza esperienza per conoscere il grado o la durata dell’immunità”. “Non sappiamo per certo quanto durerà l’immunità – gli fa eco il virologo Guido Silvestri, docente negli Usa alla Emory University di Atlanta – potrebbe dipendere dal tipo di infezione avuta (asintomatica, lieve, severa etc)”.
    “Non lo sappiamo – dice anche l’immunologa Antonella Viola, direttrice scientifica dell’Irp (Istituto di ricerca pediatrica)-Città della speranza di Padova – Si pensa che nelle persone che hanno sviluppato immunità, questa possa durare almeno alcuni mesi. Ma se sia definitiva, non lo sappiamo ancora”. “Non sappiamo quanto duri la protezione dall’infezione”, risponde Massimo Clementi, direttore del Laboratorio di Microbiologia e virologia all’ospedale San Raffaele di Milano. “A oggi non ci sono evidenze scientifiche sufficienti per affermare che si diventi immuni al coronavirus, anche se ci sono indizi in questo senso, né elementi per stabilire quanto a lungo possa durare un’eventuale immunizzazione – precisa Massimo Ciccozzi, responsabile dell’Unità di statistica medica ed epidemiologia molecolare dell’Università Campus Bio-Medico di Roma – Questa malattia la vediamo e la studiamo da circa quattro/cinque mesi, un tempo molto limitato per fare analisi e valutazioni sugli ex infetti, che potrebbero avere sviluppato un’immunità. Saranno necessari tempi più lunghi – avverte – per stabilire modalità e tempo di immunizzazione”.
    “Al momento sembra che l’immunizzazione sia permanente – sostiene Giuseppe Novelli, genetista dell’Università di Tor Vergata – ma abbiamo bisogno di più tempo e più studi immunologici per stabilirlo con certezza”. “Chi si ha sviluppato le Igg diventa immune e non c’è rischio di avere nuovamente la malattia. La cosa che non sappiamo è per quanto tempo si rimane immuni, 6 mesi, 12 mesi o due anni? Se guardiamo alla Sars ci sono dati che dicono che almeno per 12-24 mesi queste difese dovrebbero mantenersi”, afferma Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova e componente della task force Covid della Regione Liguria. “Ancora una volta – dice il direttore scientifico dell’Istituto Lazzaro Spallanzani di Roma, Giuseppe Ippolito – sappiamo poco. Difficile dire quanto duri questa immunità. Alcune sperimentazioni indicano che si tratta di un’immunità di breve durata e soprattutto che il ciclo di questi anticorpi sia limitato. Ma servono dati a lungo termine”. Anche Francesco Le Foche, responsabile del day hospital di immuno-infettivologia del Policlinico Umberto I di Roma, ammette: “Non lo sappiamo. Se l’immunizzazione ha lo stesso andamento che ha nella Sars dovrebbe mantenersi per 2 o 5 anni. Ma è un virus nuovo. Va quindi controllata la durata nel tempo degli anticorpi neutralizzanti”.
    Non ci sono certezze in questo campo, ribadisce Pierluigi Lopalco, epidemiologo dell’Università di Pisa e coordinatore scientifico della task force pugliese per l’emergenza coronavirus, che risponde: “Non lo sappiamo”. Il virus Sars-Cov-2 “induce la produzione di anticorpi cosiddetti ‘neutralizzanti’ cioè diretti verso la proteina virale detta ‘spike’ che permette al virus di penetrare nella cellula umana infettandola. Essi la ‘neutralizzano’ impedendo così al virus di entrare all’interno di essa e moltiplicarsi – ricorda Marco Tinelli, infettivologo e tesoriere della Simit, la Società italiana di malattie infettive e tropicali – Nella precedente epidemia di Sars nel 2003, sono stati rilevati anticorpi anche da uno a due anni dopo l’infezione. A tutt’oggi non è chiaro se nel caso di Sars-Cov-2, essendo un virus ‘nuovo’, l’immunità conferita dagli anticorpi neutralizzanti nei pazienti che hanno superato l’infezione sia protettiva verso nuove potenziali re-infezioni. Dati preliminari relativamente ad alcuni vaccini, in sperimentazione, dimostrano che sono in grado di sviluppare un’ottima protezione immunitaria senza rischi collaterali”.
    Durante un intervento in aprile a ‘Che tempo che fa’ su Rai2, il virologo Roberto Burioni faceva notare che “tutti i virus respiratori che conosciamo fino ad ora conferiscono un certo grado di immunità. Magari non per tutta la vita, però per un po’ di tempo sì. Speriamo che questo virus non faccia eccezioni”. E in un’altra dichiarazione sul portale ‘Medical Facts’, il docente dell’università Vita-Salute San Raffaele di Milano ha ribadito: “Posto che ancora non sappiamo se ci si può reinfettare” dopo avere contratto e superato un’infezione da Sars-Cov-2, “finora tutte le infezioni virali respiratorie forniscono un certo grado di protezione. Questo virus ovviamente potrebbe essere il primo a non fornirla, ma sarebbe una notevole eccezione”.
    Gli esperti non si sbilanciano. E per Alberto Zangrillo, direttore delle Unità di anestesia e rianimazione generale e cardio-toraco-vascolare dell’ospedale San Raffaele di Milano, fanno bene. Perché ancora, se l’infezione da nuovo coronavirus conferisca o meno immunità permanente, o se ci sia il rischio di ammalarsi di nuovo, “gli immunologi seri non lo sanno”, chiosa.

    (Adnkronos)

  • Coronavirus, i nuovi casi in Italia sono 338

    Coronavirus, i nuovi casi in Italia sono 338

    ROMA (ITALPRESS) – Il totale delle persone che hanno contratto il virus ad oggi è di 236.989, con un incremento rispetto a ieri di 338 nuovi casi.
    Il numero totale di attualmente positivi è di 26.274, con una decrescita di 1.211 assistiti rispetto a ieri.
    Tra gli attualmente positivi, 209 sono in cura presso le terapie intensive, con una decrescita di 11 pazienti rispetto a ieri.
    3.594 persone sono ricoverate con sintomi, con un decremento di 153 pazienti rispetto a ieri.
    22.471 persone, pari all’86% degli attualmente positivi, sono in isolamento senza sintomi o con sintomi lievi.
    Rispetto a ieri i deceduti sono 44 e portano il totale a 34.345. Il numero complessivo dei dimessi e guariti sale invece a 176.370, con un incremento di 1.505 persone rispetto a ieri.
    Nel dettaglio, i casi attualmente positivi sono 15.989 in Lombardia, 2.648 in Piemonte, 1.637 in Emilia-Romagna, 772 in Veneto, 499 in Toscana, 243 in Liguria, 1.322 nel Lazio, 626 nelle Marche, 319 in Campania, 418 in Puglia, 66 nella Provincia autonoma di Trento, 837 in Sicilia, 103 in Friuli Venezia Giulia, 511 in Abruzzo, 95 nella Provincia autonoma di Bolzano, 20 in Umbria, 33 in Sardegna, 7 in Valle d’Aosta, 44 in Calabria, 74 in Molise e 11 in Basilicata.
    (ITALPRESS).
  • Ecco cosa dicono virologi, epidemiologi, infettivologi e rianimatori

    Ecco cosa dicono virologi, epidemiologi, infettivologi e rianimatori

    Gli asintomatici possono contagiare? E’ una delle 10 domande rivolte dall’Adnkronos Salute a 18 esperti: rispondono virologi, epidemiologi, infettivologi, rianimatori e altri clinici, ma anche l’Organizzazione mondiale della sanità e il premio Nobel per la medicina Bruce Beutler.
    “La risposta è sì, senza alcuna esitazione – afferma Roberto Cauda, docente di Malattie infettive all’Università Cattolica del Sacro Cuore – Ce lo conferma uno studio sugli ‘Annals of Internal Medicine’ su 16 coorti, fra cui quella di Vo’. Mediamente il 40-45% degli infettati è asintomatico e abbiamo visto che questi soggetti, difficili da individuare, hanno favorito la diffusione del virus e sono un po’ il tallone d’Achille delle misure preventive di sanità pubblica”.
    Non poteva che ribadire il concetto (“gli asintomatici trasmettono il nuovo coronavirus, è questa la realtà”) uno degli scienziati che ha condotto gli studi su Vo’ Euganeo, comune veneto fra i primi in Italia ad essere colpiti dai contagi e diventato una sorta di ‘laboratorio a cielo aperto’. Andrea Crisanti, direttore del Dipartimento di medicina molecolare dell’università di Padova e direttore dell’Unità operativa complessa di microbiologia e virologia dell’azienda ospedaliera patavina, annuncia che il lavoro in questione “verrà presto pubblicato su ‘Nature’”.
    Ma “c’è di più – aggiunge Crisanti – Un’analisi sierologica condotta sulla popolazione di Vo’ ha dimostrato che ci sono altri 63 casi di persone che si sono infettate prima del 21 febbraio”, data in cui è stata certificata la positività del primo paziente nell’area. “Nessuno di loro – dice Crisanti – aveva mai avuto sintomi e si trovano in termini temporali a monte del contagio. Sarà interessante studiare la catena di contatto con queste persone. Sarà oggetto di un altro studio”.
    Che gli asintomatici possano contagiare è invece “ancora da dimostrare compiutamente”, secondo Fabrizio Pregliasco, virologo dell’università degli Studi di Milano. “Per omologia con altri virus – ragiona l’eserto – si può dire che un sintomatico che tossisce e starnutisce sicuramente può emettere una maggior carica virale infettante. Però – osserva anche – con un soggetto asintomatico possiamo passare più tempo in modo inconsapevole”, quindi risposte più precise vanno ancora cercate.
    “Abbiamo visto una decina di lavori pubblicati, secondo cui il contagio avviene anche da asintomatici – evidenzia Giorgio Palù, past president della Società europea di virologia e professore emerito di Microbiologia dell’università di Padova – che possono avere una concentrazione del virus a livello nasale altrettanto alta. Credo sia paradossale che ora ci si venga a dire che non vale la pena fare tamponi agli asintomatici. Perché se li stiamo facendo ai contatti dei casi positivi, questi sono asintomatici per definizione. Allora dovrebbe cadere tutta l’impalcatura del sistema. C’è un po’ di contraddizione – rimarca – mancano però studi estensivi su larghe fette di popolazione per avere certezze”.
    “Nella fase prima dei sintomi gli asintomatici possono sicuramente contagiare – interviene il virologo Guido Silvestri, docente negli Usa alla Emory University di Atlanta – quando sono residuali di una infezione vecchia di settimane di solito no, come mostra lo studio coreano di Oh e colleghi”.
    “Covid-19 – ricorda il portavoce dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) Tarik Jašarević – è causato da un nuovo virus e stiamo ancora imparando a conoscere questa malattia. Abbiamo bisogno di più dati per comprendere meglio come avviene la trasmissione. Le prove attuali suggeriscono che la maggior parte dei contagi avviene da persone sintomatiche ad altre, con cui sono state a stretto contatto. Non è ancora noto quanti di questi contagi siano provocati da persone senza sintomi. Studi completi sulla trasmissione da individui asintomatici sono difficili da condurre, ma le prove disponibili sul tracciamento dei contatti riportate dagli Stati membri suggeriscono che gli individui con infezione asintomatica hanno molte meno probabilità di trasmettere il virus rispetto a quelli che sviluppano sintomi. Alcune stime indicano che il 40% delle infezioni potrebbe essere dovuto a casi asintomatici”.
    Sull’argomento l’Oms ha fatto di recente uno scivolone. “Durante la conferenza stampa dell’8 giugno, quando Maria Van Kerkhove, responsabile tecnico per il coronavirus dell’Oms, ha affermato che la trasmissione asintomatica è molto rara, questa risposta si riferiva a un sottoinsieme di studi e dati condivisi da alcuni Stati membri. In quegli studi, in cui sono stati seguiti casi asintomatici, è emerso come ‘molto raro’ trovare una trasmissione secondaria”, risponde il rappresentante dell’Oms.

    (Adnkronos)

  • Ponte sullo Stretto, Franceschini “L’alta velocità arrivi in Sicilia”

    Ponte sullo Stretto, Franceschini “L’alta velocità arrivi in Sicilia”

    ROMA (ITALPRESS) – “L’alta velocità non si può fermare a Salerno ma deve arrivare in Sicilia, ed è una grande opportunità di crescita di quell’area. Se il treno dell’alta velocità deve arrivare in Sicilia deve attraversare tre chilometri di mare, quindi in qualche modo deve attraversarli. Rovescerei l’approccio, in passato il ponte sullo Stretto è stato un oggetto ideologico, in cui si era a favore o contro, e nella progettazione precedente era buttato lì senza un progetto strategico. Io lo rovescio, l’alta velocità deve arrivare a Reggio Calabria, poi a Catania, a Palermo e Messina e quindi bisogna attraversare lo Stretto ma è la conseguenza di una scelta strategica. Se ne deve assolutamente parlare”. Lo ha detto a Sky TG24 il ministro della Cultura e del Turismo Dario Franceschini rispondendo a una domanda sul Ponte sullo Stretto di Messina in un’intervista che fa parte del contenitore di Sky TG24 “La forma della cultura” e andrà in onda integralmente nell’edizione delle 13.
    (ITALPRESS).
  • Conte “Non ci accontentiamo del ritorno alla normalità”

    Conte “Non ci accontentiamo del ritorno alla normalità”

    ROMA (ITALPRESS) – Il piano del Governo per uscire dalla crisi economica causata dalla pandemia si delinea nel primo giorno di Stati Generali a Villa Pamphili a Roma. E’ lo stesso Giuseppe Conte, dapprima nel discorso inaugurale e poi nel punto stampa pomeridiano a fissare i punti cardine di quello che ambisce a varare: “E’ il momento di lavorare a un progetto chiaro per uscire dalla crisi – puntualizza in apertura di giornata -. Un progetto coraggioso, condiviso, e ne dobbiamo anche approfittare per tramutare la crisi in opportunità, per rimuovere tutti gli ostacoli che l’hanno frenata durante l’ultimo ventennio”. E quando parla di condivisione da un lato guarda a Bruxelles, dall’altro a Roma, soprattutto all’opposizione che ha preferito snobbare i lavori. Auspica quindi un “pieno coinvolgimento di tutte le forze politiche, sociali e produttive del Paese a cui qui tutta la settimana prossima sarà dedicata una interlocuzione serrata”. Nel pomeriggio appare più chiaro, richiamando i leader del fronte avverso a un coinvolgimento diretto. “L’opposizione – raccomanda il premier – aiuti l’Italia e convinca il blocco di Visegrad”. La porta comunque resta aperta al centrodestra. “Offriremo – precisa – una ulteriore possibilità di confronto magari al termine, in modo che possa essere addirittura più proficuo” ragionando sul fatto che il “coinvolgimento delle opposizioni è d’obbligo”.
    L’attenzione di Conte resta però rivolta verso l’Europa e agli strumenti messi in campo, per cominciare al Recovery Fund, ora ribattezzato Next Generation “a favore del quale – ha sottolineato in mattinata il premier – l’Italia ha combattuto con forza e determinazione”. Anche se poi nel pomeriggio ha dovuto usare cautela sui tempi di impiego delle risorse: “Per il recovery fund – ha chiarito – serve ancora tempo”, precisando comunque che “alcuni progetti partiranno subito”. Ecco perchè ritiene “importante aver un quadro definito per decidere dove allocare le risorse”. Intanto, a sentire il presidente del Consiglio, il piano di rilancio dell’economia si baserà su tre pilastri: modernizzazione del Paese, transizione ecologica, inclusione sociale territoriale e di genere.
    “Non ci accontenteremo di ripristinare una
    normalità – sottolinea Conte -. L’Italia era indietro nella crescita economica, vogliamo migliorare il Paese e le sue performance, non solo crescita economica ma anche sviluppo sostenibile”.
    (ITALPRESS).
  • Gravina “Manca l’ultimo tassello, spero stadi aperti a luglio”

    Gravina “Manca l’ultimo tassello, spero stadi aperti a luglio”

    ROMA (ITALPRESS) – “Una vittoria di tutti”. Con Juventus-Milan, il calcio italiano è finalmente ripartito. Un risultato insperato fino a qualche settimana fa e arrivato grazie al lavoro soprattutto di Gabriele Gravina, che non ha mai mollato la presa. “Equilibrio, coerenza e dialogo hanno portato a centrare un obiettivo importante per tutti – racconta il presidente della Figc ai microfoni di ‘Deejay Football Club’ su Radio Deejay – Ieri è arrivato anche l’ultimo piccolo tassello che serviva per fugare qualsiasi tipo di dubbio sulla prospettiva di definizione dei nostri campionati e sono particolarmente contento di questo”, il riferimento all’alleggerimento della norma sulla quarantena che minava la possibile conclusione della stagione. Nel vedere rotolare la palla allo Stadium “sono riuscito a gioire. E’ una strana coincidenza: ieri avremmo dovuto inaugurare l’Europeo a Roma con Italia-Turchia. Ma la ripartenza del calcio italiano è motivo di grande orgoglio per tutto il movimento sportivo”. Ma Gravina guarda ancora avanti: “Manca ancora un ultimo tassello, una cosa che mi sta a cuore: la partecipazione dei tifosi, che spero avvenga in tempi molto rapidi”. Il presidente federale è abbastanza ottimista a riguardo. “Mi auguro che gli stadi possano riaprire ai primi di luglio, nella prima settimana o al massimo entro la metà di luglio. Significherebbe che il nostro Paese ha buttato via gli ultimi blocchi, le ultime restrizioni, uscendo da questo momento buio”.
    (ITALPRESS).
  • Scuola, ministero proporrà a Regioni di avviare il nuovo anno il 14 settembre

    Scuola, ministero proporrà a Regioni di avviare il nuovo anno il 14 settembre

    ROMA (ITALPRESS) – “Il Decreto Scuola, recentemente convertito in legge, stabilisce che dal primo settembre le scuole potranno riaprire per le attività legate al recupero degli apprendimenti.
    Per quanto riguarda invece l’inizio ufficiale delle lezioni, come già specificato nella giornata di ieri, la decisione dovrà essere presa insieme alle Regioni, a cui sarà proposta la data di lunedì 14 settembre, con l’obiettivo di tornare alla piena normalità scolastica il prima possibile”. Lo precisa in una nota il ministero dell’Istruzione.
    (ITALPRESS).
  • Coronavirus, 346 nuovi positivi in Italia

    Coronavirus, 346 nuovi positivi in Italia

    ROMA (ITALPRESS) – Al 13 giugno il totale delle persone che hanno contratto il coronavirus che causa il Covid-19 è di 236.651, con un incremento rispetto a ieri di 346 nuovi casi. Lo rende noto la Protezione Civile.
    Il numero totale di attualmente positivi è di 27.485, con una decrescita di 1.512 assistiti rispetto a ieri.
    Tra gli attualmente positivi, 220 sono in cura presso le terapie intensive, con una decrescita di 7 pazienti rispetto a ieri.
    3.747 persone sono ricoverate con sintomi, con un decremento di 146 pazienti rispetto a ieri.
    23.518 persone, pari all’86% degli attualmente positivi, sono in isolamento senza sintomi o con sintomi lievi.
    Rispetto a ieri i deceduti sono 55 e portano il totale a 34.301. Nel numero totale sono conteggiati anche 23 decessi comunicati dalla Regione Lazio ma riferiti ai mesi di marzo e aprile.
    Il numero complessivo dei dimessi e guariti sale invece a 174.865, con un incremento di 1.780 persone rispetto a ieri.
    Nel dettaglio, i casi attualmente positivi sono 16.785 in Lombardia, 2.820 in Piemonte, 1.727 in Emilia-Romagna, 778 in Veneto, 502 in Toscana, 244 in Liguria, 1.357 nel Lazio, 677 nelle Marche, 337 in Campania, 422 in Puglia, 70 nella Provincia autonoma di Trento, 842 in Sicilia, 105 in Friuli Venezia Giulia, 509 in Abruzzo, 95 nella Provincia autonoma di Bolzano, 21 in Umbria, 34 in Sardegna, 7 in Valle d’Aosta, 45 in Calabria, 97 in Molise e 11 in Basilicata.
    (ITALPRESS).
  • L’annuncio è del Ministro della Salute durante “Stati generali” dell’economia

    L’annuncio è del Ministro della Salute durante “Stati generali” dell’economia

    ROMA (ITALPRESS) – “Nei precedenti giorni avevamo sottoscritto un’alleanza per il vaccino con Francia, Germania e Olanda, ora abbiamo stretto un accordo con AstraZeneca, azienda farmaceutica che ha al momento il vaccino più promettente, per 400 milioni di dosi”. Così il ministro della Salute Roberto Speranza nel corso del suo intervento agli Stati generali dell’economia sulla produzione del possibile vaccino anti-Covid 19. “La prima tranche sarà disponibile già in autunno e coinvolgerà realtà italiane come l’IRBM di Pomezia mentre l’infialamento finale avverrà ad Anagni”, ha concluso Speranza.
    (ITALPRESS).