Reggio Calabria – Militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria e del Servizio
Centrale Investigazione Criminalità Organizzata – con l’ausilio dei Nuclei di Polizia Economico Finanziaria di Milano, Torino, Alessandria, Agrigento e Novara – sotto il coordinamento della locale Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia, diretta dal Procuratore Giovanni Bombardieri, hanno eseguito due provvedimenti emessi dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale diretta dalla Presidente Ornella Pastore, su richiesta del Procuratore Aggiunto Calogero Gaetano Paci e del Sostituto Procuratore Gianluca Gelso, con i quali è stata disposta l’applicazione della misura di prevenzione del sequestro in relazione all’ingente patrimonio, valutato in 212 milioni di euro, costituito da imprese commerciali, beni mobili, immobili e disponibilità finanziarie, riconducibile a Domenico Gallo, 62 anni, originario di Bovalino (RC)- imprenditore operante nel settore delle costruzioni edili e della fabbricazione e distribuzione di conglomerati bituminosi – e Gianluca Scali 46 anni di Roccella Jonica (RC), attivo nel settore degli inerti e del calcestruzzo.
Tali provvedimenti fanno seguito al recente importante sequestro disposto dalla citata Sezione Misure di Prevenzione del locale Tribunale in relazione al patrimonio riconducibile a Giuseppe Bagalà, 61 anni, Francesco Bagalà 28 anni, Luigi Bagalà di 72 anni e Francesco Bagalà di 41 anni – noto gruppo imprenditoriale della Piana, operante nel settore degli appalti pubblici – costituito da imprese commerciali, beni mobili, immobili e disponibilità finanziarie, stimato in circa 115 milioni di euro, anche questo illecitamente ottenuto grazie alla vicinanza ed alla contiguità alla cosca di ‘ndrangheta dei “Piromalli”.
I provvedimenti oggetto dell’odierna esecuzione originano, tra le altre, dall’operazione denominata “Cumbertazione” condotta dal G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Reggio Calabria, conclusasi nel 2017 con l’esecuzione di provvedimenti restrittivi personali nei confronti di 27 persone, indagate – a vario titolo – dei reati di associazione per delinquere di tipo mafioso, associazione per delinquere semplice aggravata dall’art. 7 L. 203/1991, turbata libertà degli incanti, frode nelle pubbliche forniture, corruzione e falso ideologico in atti pubblici, nonché di provvedimenti cautelari reali su 44 imprese, per un valore complessivo pari a 224 milioni di euro.

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Nell’ambito di tale procedimento, attualmente pendente innanzi al Tribunale di Palmi, predetti Gallo e Scali sono imputati per il delitto di associazione mafiosa. In tale contesto, era stato accertato che entrambi gli imprenditori, operando in sinergia e attraverso le imprese a loro riconducibili, erano risultati in grado di controllare le commesse per le forniture di calcestruzzo e di conglomerati bituminosi imponendo le proprie forniture anche per la realizzazione di lavori facenti capo al predetto gruppo imprenditoriale dei “Bagalà”, con i quali erano in affari da anni.
Analizzando le figure dei due imprenditori, si rileva come Gianluca Scali – già Sorvegliato Speciale di P.S. e ritenuto contiguo alla cosca “Ursino” di Gioiosa Jonica (RC) – quale dominus dell’impresa fittiziamente intestata alla di lui madre Lina Ursino – sia stato raggiunto anche da provvedimento cautelare – successivamente revocato dal Tribunale del Riesame di Reggio Calabria – emesso nell’ambito dell’operazione “Mandamento Jonico”, condotta nel 2017 dall’Arma dei Carabinieri nei principali centri della Locride, conclusasi con l’esecuzione di numerosi provvedimenti restrittivi per il delitto, tra gli altri, di cui all’art. 416 bis c.p., ritenute affiliate/contigue a diverse “locali” di ‘ndrangheta operanti nella fascia jonica della provincia reggina.
Le vicende giudiziarie che interessano l’imprenditore Domenico Gallo, invece, hanno inizio con la condanna – divenuta definitiva nel 2005 – per ben 27 delitti di truffa commessi fra il 1985 e il 1991 e per due ipotesi di turbata libertà degli incanti al fine di aggiudicarsi in modo illecito appalti pubblici per la realizzazione di opere nel comprensorio di Bovalino (RC).
Il medesimo, inoltre, è stato coinvolto in diverse recenti inchieste giudiziarie. In particolare, oltre alla già menzionata “Cumbertazione”, si cita l’operazione “Martingala” condotta, con il coordinamento della Procura della Repubblica di Reggio Calabria – Direzione Distrettuale Antimafia, dal locale Centro Operativo della D.I.A. e dal Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata (G.I.C.O.) del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, nei confronti di un articolato sodalizio criminale dedito alla commissione di gravi delitti tra cui – a vario titolo – quelli di associazione mafiosa, riciclaggio e autoriciclaggio, associazione per delinquere finalizzata all’emissione di false fatturazioni, con l’aggravante – per alcuni di essi, tra cui il proposto – del metodo mafioso, e conclusa nei primi mesi del 2018 con l’esecuzione di n. 27 provvedimenti restrittivi personali nonché di provvedimenti cautelari reali nei confronti di 51 società – anche estere – partecipazioni sociali, beni mobili e immobili, disponibilità finanziarie per un ammontare complessivo stimato in circa €. 119.000.000.
In tale contesto, Domenico Gallo è stato ritenuto gravemente indiziato unitamente – tra gli altri – a Antonino Mordà, 49 anni e Antonio Scimone di 43 anni, di plurime condotte di intestazioni fittizie di società, al fine di agevolare la commissione dei reati di riciclaggio e reimpiego dei proventi di attività delittuosa, nonché di bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale.
Alla luce di quanto sopra, il Tribunale di Reggio Calabria – Sezione Misure di Prevenzione – su richiesta della citata DDA, con i provvedimenti in esecuzione, ha disposto il sequestro dell’ingente patrimonio riconducibile ai proposti ed ai rispettivi nuclei familiari.
Complessivamente, è stato disposto il sequestro di 14 imprese commerciali (compresi rapporti bancari, partecipazioni, n. 69 immobili e n. 36 veicoli), quote societarie, immobili (fabbricati e terreni, tra cui una villa di pregio), beni di lusso (n. 12 orologi di noti marchi), rapporti finanziari e assicurativi, nonché disponibilità finanziarie, per un valore complessivo stimato in circa 212 milioni di euro.
Con l’operazione in rassegna, la Guardia di Finanza, deputata a svolgere l’imprescindibile ruolo istituzionale di polizia economico-finanziaria, pone in essere un fondamentale passo verso la definitiva restituzione all’intera collettività di importantissime risorse che proprio in pregiudizio di quest’ultima erano state accumulate.
La posizione dominante assunta in importanti settori strategici delle commesse pubbliche da parte di imprenditori che operano con modalità illecite ed in sinergia con le organizzazioni criminali come la ndrangheta ha infatti
prodotto, quale tragico contraltare, l’estromissione dal mercato di numerose aziende con la conseguente perdita di
numerosissimi posti di lavoro e l’indisponibilità di reddito per altrettante famiglie.
In tale contesto, prosegue incessante l’azione della Guardia di Finanza diretta ad ostacolare l’ingresso degli interessi criminali nell’economia legale. Ed invero, con l’odierno sequestro, il valore dei beni sottratti alla ‘ndrangheta dalle Fiamme Gialle reggine, nell’ultimo anno, sale a circa 566 milioni di euro.

8 novembre 2018