‘Ndrangheta, blitz dei carabinieri in Veneto: 7 arresti-VIDEO

VIDEO Venezia – Blitz dei carabinieri contro le infiltrazioni della ‘Ndrangheta in Veneto. Dalle prime ore di questa mattina, i militari del Ros, insieme con i comandi provinciali di Verona, Venezia, Vicenza, Treviso, Ancona, Genova e Crotone, stanno eseguendo 20 perquisizioni e 7 provvedimenti cautelari per i reati di estorsione, violenza o minaccia per costringere a commettere un reato, trasferimento fraudolento di valori, resistenza a pubblico ufficiale, incendio, minaccia, tentata frode processuale, commessi con “modalità mafiose” ai sensi dell’articolo 416 bis.
Le indagini, avviate dal 2017 e dirette dalla procura distrettuale antimafia di Venezia, hanno permesso di ricostruire “diversificate attività criminali”, condotte da un nucleo familiare, i Multari, trasferitosi nel veronese da oltre 30 anni.
Documentata dall’Arma, per la prima volta in Veneto, l’operatività di un gruppo criminale a connotazione mafiosa in raccordo con imprenditori locali. Il blitz, in cui è stata disarticolata la famiglia «Multari», è l’epilogo dell’inchiesta iniziata nel 2017 dalla Procura Distrettuale Antimafia di Venezia, che ha permesso di ricostruire diversificate attività criminali, condotte con modalità mafiose da un nucleo familiare, trasferitosi nel veronese da oltre 30 anni. Le ipotesi di accusa sono estorsione, violenza o minaccia per costringere a commettere un reato, trasferimento fraudolento di valori, resistenza a pubblico ufficiale, incendio, minaccia, tentata frode processuale, commessi con modalità mafiose.
Tra gli arrestati ci sono tre fratelli, tutti appartenenti alla famiglia Multari. Tra questi figura Domenico, detto Gheddafi. I fratelli Multari hanno come base la città veronese di Zimella. I calabresi hanno avviato la loro operatività in Veneto occupandosi di edilizia ma attualmente risultano essere attivi nella ristorazione.
Veneziano è invece Francesco Crosera, titolare dell’omonimo cantiere navale di Quarto d’Altino, anch’egli tra gli arrestati. Il suo coinvolgimento con i Multari è insolito: si era rivolto a loro, spiegano gli investigatori, per fronteggiare un contenzioso in sede civile avviato da un cliente che gli aveva commissionato un lussuoso yacht, valore sette milioni di euro, che una volta varato e portato in Sardegna, nella zona di Alghero, aveva rlvelato dei difetti.
Per evitare una perizia, prevista in sede di contenzioso civile, Crosera avrebbe chiesto l’aiuto ai Multari per distruggere lo yacht. Per due volte, la prima nel 2015, e la seconda nel 2017, avrebbero tentato di dare fuoco allo yacht. Nel primo caso l’incendio venne evitato dall’intervento di un vigilante. Nel secondo furono i carabinieri, che stavano intercettando nel corso dell’indagine i componenti il sodalizio, ad evitare l’incendio facendo improvvisamente sparire dalla darsena sarda l’imbarcazione, scatenando l’ira degli arrestati.