Massimo Scura scrive libro sulla sanità calabrese e attacca tutti dal ministro Grillo a Oliverio

Lamezia Terme – Si intitola “Calabria Malata. Sanità, l’altra ‘ndrangheta” ed è il libro che l’ex commissario al piano di rientro del debito sanitario Massimo Scura ha deciso di scrivere per mettere nero su bianco la sua esperienza calabrese.
I fatti presi in considerazione nel libro, che sarà presentato a Cosenza venerdì pomeriggio, vanno dal 12 marzo 2015 al 18 aprile 2019.
“Attraverso l’analisi degli eventi e delle decisioni, non necessariamente illegittime, – spiega Scura – cerco di dimostrare che la Calabria non interessa a nessuno, se non quando si avvicinano le elezioni. La Calabria non è importante per Roma né, purtroppo, per i calabresi, che si sono arresi a quanto giudicano inevitabile e immutabile.
Questa assuefazione collettiva è la droga venduta dall’altra ’ndrangheta, silenziosa, che si insinua nella vita quotidiana, in particolare della sanità pubblica, una miniera d’oro, per far proliferare i propri affari”.
Secondo Scura “Anche il nuovo si è subito adeguato. I parlamentari 5 stelle, con le dovute eccezioni, sono come gli altri in Calabria. I privati, quando si sentono minacciati, si rivolgono alla politica o addirittura alle istituzioni. Anche la Chiesa è poco attenta a non esporsi in affari non sempre trasparenti. I funzionari delle aziende sono spesso tacciati di essere conniventi con i privati. Le organizzazioni sindacali hanno parzialmente perso la loro identità. Un Presidente di ‘sinistra’ cerca di far annullare un mio decreto per l’assunzione di quasi mille operatori. Ma non dovrebbe esserne felice? Capisco: li voleva assumere lui. Le assunzioni portano voti2- sottolinea l’ex commissario.
Ma Scura riserva una stoccata anche a Giulia Grillo “La Ministra, per calpestare la Calabria, cita dati sui livelli essenziali di assistenza che i suoi collaboratori conoscono come fasulli. Nessuno si indigna, tranne il sottoscritto. L’Asp di Reggio Calabria viene commissariata per infiltrazioni ’ndranghetiste. E viene nominato un prefetto a gestirla. E le competenze? Non servono. La media borghesia si è costruita una nicchia di benessere: manda i figli a studiare e a lavorare fuori regione e si gode il sole e il mare della Calabria. Chiunque provi a mettere a fuoco i problemi, cercando la verità, diventa scomodo. Se poi ci mette anche passione e disinteresse, diventa un virus urticante”.
“Vogliamo reagire? Il primo passo è conoscere” -conclude Scura.