Marziale su “branco” minori: non è ‘gioventù dannata’ ma frutto di disadattamento e disagio

Reggio Calabria – “Desta amarezza e rabbia il fatto che quattro minorenni si siano resi protagonisti di atti gravissimi per i quali sono stati chiamati a rispondere, dalla Giustizia minorile di Reggio Calabria, del reato di lesioni personali aggravate, trattandosi di condotte che vanno dallo spegnimento di una sigaretta sull’avambraccio sinistro di un coetaneo fino alla violentissima aggressione a suon di calci, pugni e colpi di cintura, tanto da provocargli la frattura della mandibola, dello zigomo e dell’orbita. Episodio che ci porta necessariamente a riflettere non già sui dati quantitativi, bensì qualitativi, riferiti ai reati commessi da minorenni”.
È quanto dichiara Antonio Marziale, Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza della Regione Calabria, a parer del quale: “Per una lettura, quanto più tecnicamente aderente alla realtà, bisogna fare riferimento alle dichiarazioni del presidente della Corte d’Appello di Reggio Calabria, Luciano Gerardis, in occasione della sua recente relazione d’inaugurazione dell’anno giudiziario, rispetto alla consapevolezza di questi giovanissimi nel mettere in atto atteggiamenti violenti. Secondo l’insigne magistrato, non si ha a che fare con sprovveduti ragazzini inclini a perpetuare marachelle sconfinanti in reati, bensì con adolescenti pienamente coscienti di ciò che fanno. Teoria – sottolinea Marziale – che mi sento di condividere pienamente alla luce dei miei frequenti colloqui con minorenni detenuti”.
“A tutto questo – continua il Garante – bisogna aggiungere la responsabilità sociale di adulti che spesso dinanzi ai più insignificanti contrasti e alle liti ricorrono alla violenza, anche solo verbale. Per non parlare della violenza ‘social’ e politica, dove non esiste confronto, ma sempre più scontro; ed è normale che i soggetti in età evolutiva attingano ai modelli di riferimento per interpretare il loro ruolo nella società”.
Per Marziale: “Il turbamento e lo sconcerto provocato dalla gravissima notizia non può semplicemente suscitare ‘un’alzata di spalle’ né ci si può limitare alla facile e pilatesca considerazione del ritrovarsi davanti ad una ‘gioventù dannata’. La devianza e la criminalità minorile sono strettamente legate alla dispersione scolastica e alla mancanza di opportunità e di politiche di coesione sociale. In questi ultimi anni, accanto ai ragazzi ‘delinquenti’, deprivati ed emarginati si sono aggiunte nuove figure come gli adolescenti che vivono forme più o meno gravi di sofferenza e disagio psichico; giovani con problemi di dipendenza da sostanze psicotrope che commettono reati proprio per l’acquisto delle stesse; ragazzi con problemi sul piano relazionale e comunicativo che commettono atti devianti di valenza espressiva come il bullismo; ragazzi ben integrati, ma consapevolmente legati alla logica del ‘tutto e subito’ e dell’individualismo esasperato, che non riconoscono gli altri come portatori di diritti e neanche se stessi come titolari di doveri. Gli adolescenti di oggi vivono maggiori situazioni di disadattamento e di disagio, frutto di enormi difficoltà incontrate nelle relazioni con gli altri e nell’identificarsi in una società globale densa di contraddizioni, di dubbi ed incertezze. Disadattamento e disagio – per il Garante – sono gli elementi da contrastare per ridare ai giovani una qualità di vita degna dei loro diritti”.