Malasanità, lo scrittore Gangemi denuncia: Ho avuto malore ma l’ambulanza non è arrivata

Rizziconi (RC) – Malore per lo scrittore Mimmo Gangemi. L’autore, tra gli altri de ‘Il giudice meschino’, con un lungo post su Facebook ha raccontato quanto accadutogli, assicurando di presentare una denuncia alla Procura.
Ecco cosa scrive:
“Ho sempre difeso la mia terra, anche quando sembrava indifendibile, e forse lo era. Mi sono rotto. Troppe ne vedo. Ora è capitata a me, dopo che due mesi fa un fatto più grave, per fortuna finito non tragicamente, ma con conseguenze serie, era toccato a un altro componente della mia famiglia.
Stamattina sono stato male, con lunga perdita di coscienza.
Chi mi ha soccorso ha chiamato il 118. Lo ha chiamato ripetutamente senza ricevere risposta. Io, essendo privo di sensi, solo quando sono stato meglio ho potuto ricostruire che il silenzio senza risposta era durato tra i 30 e i 40 minuti – a distanza di 12 ore da questo post correggo parzialmente, avendo assunto informazioni che, da svenuto, ho potuto solo dedurre con approssimazione.

La chiamata al 118 è stata tenuta in attesa per un tempo tra i 10 e i 15 minuti; dopo, il 118 ha risposto alla chiamata di un medico accorso nel frattempo, ma anche qui la delusione, l’ambulanza non sarebbe potuta partire o arrivare (non ho certezza su quale dei due sia stato il responso) prima di 1/2 ora, e il tragitto da dove ero fino all’ospedale è di 10/12 minuti.
Si è dovuto ricorrere a un’ambulanza privata. Nel ringraziare i solleciti e coscenziosi interventi a mio sostegno per un malore che per fortuna si è poi rilevato “aggiustabile” e non grave come s’era temuto sulle prime, manifesto il mio disprezzo, con tanto di sputo, per gli operatori silenti della sanità pubblica che si pagano uno stipendio elargito da tutti noi. Non so chi siano. Intanto, lunedì mattina farò formale denuncia alla Procura e allerterò i vertici della sanità calabrese.
E aggiungerò benzina sul fuoco riguardo la denuncia anche sul caso di malasanità, già citato, che ha colpito un componente della mia famiglia. I medici che non sanno fare il proprio mestiere, causando danni irreversibili o peggio, devono essere fermati prima che ne compiano altri. Gli operatori che non rispondono al 118 devono rispondere della gravità del loro gesto.
Mi torna in mente la morte 4 anni fa di Seba, mio amico e fratello, mancato perché l’ospedale di Rossano per otto ore rifiutò, sì, rifiutò, di mandare l’ambulanza, quando poi, a sera, si decise a farlo, Seba duró vivo dieci minuti. Lo scrissi in prima pagina su Il Dubbio. E nessuno ebbe faccia di smentirmi. Ma la Procura mi risulta sia rimasta immobile. Calabria da ricostruire.
Sia chiaro: con me non la passerete liscia”.
A distanza di qualche ora ha poi aggiunto:
“Ho ricostruito i dettagli della mia disavventura sanitaria. E li riporto per correttezza. Il 118 ha lasciato in attesa la chiamata di soccorso per 10/15 minuti, senza mai rispondere. Ha poi risposto alla telefonata parallela di un medico accorso nel frattempo. L’operatore ha detto che l’ambulanza non sarebbe potuta (arrivare, partire dal luogo dove si trovava?) prima di 1/2 ora. La distanza tra Rizziconi, dove ero io, e l’ospedale si copre in 10/12 minuti… Fatto sta che si è dovuto optare per un’ambulanza privata. Per fortuna il mio non è stato un caso grave. Però un solo minuto può decidere tra vita e morte. Perciò, che si potenzi il servizio del 118 con gli addetti al telefono in modo che la risposta sia immediata e con un adeguato numero di ambulanze non essendo accettabile che, come accade quasi sempre, non ci sia la disponibilità immediata.
Io comunque vado avanti. Se qualcuno ha sbagliato ne risponderà nelle sedi opportune”.