“Lande desolate”, inchiesta chiusa: 19 indagati, ci sono anche Bruno Bossio e Nicola Adamo

Catanzaro – La Procura di Catanzaro ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini nei confronti di 19 indagati nell’inchiesta “Lande Desolate” su presunte irregolarità nella gestione di alcuni appalti. Tra i destinatari dell’avviso di conclusione delle indagini figurano anche il presidente della Regione, Mario Oliverio, al quale sono contestati i reati di abuso di ufficio e corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio, la parlamentare del Pd, Enza Bruno Bossio e l’ex vicepresidente della Regione, Nicola Adamo.
I tre sono indagati per corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio aggravata dalla finalita’ di stipula di contratti e corruzione di persona incaricata di un pubblico servizio.
L’indagine riguarda presunti illeciti compiuti in relazione a tre appalti: l’impianto sciistico di risalita di Lorica, nella Sila cosentina, l’avio superficie di Scalea (Cosenza), e la realizzazione di piazza Bilotti a Cosenza.
In particolare, per quanto riguarda la realizzazione di piazza Bilotti, a maggio 2016, il presidente Mario Oliverio, insieme a Nicola Adamo, Enza Bruno Bossio, al direttore dei lavori Francesco Tucci, e all’imprenditore Giorgio Ottavio Barbieri avrebbero stretto, secondo l’accusa, un “accordo illecito” per rallentare i lavori in corso nella piazza.
Oltre al governatore Oliverio, Bruno Bossio, Adamo, Barbieri e Tucci, l’avviso di conclusione delle indagini è stato notificato anche ai dirigenti della Regione Paola Rizzo (49 anni), Rosaria Guzzo (63) e Giuseppe Zinno (64), e Vincenzo De Caro (66 anni), Gianluca Guarnaccia (43); Carmine Guido (58), Marco Trozzo, (46); Marco Oliverio (44); Carlo Cittadini (43); Ettore Della Fazia (58), Gianbattista Falvo (62); Pasquale Latella (54); Damiano Francesco Mele (52), Arturo Veltri (37). Nei confronti di alcuni indagati la Procura ipotizza anche l’aggravante dell’articolo 7 per avere agevolato la cosca di ‘ndrangheta Muto di Cetraro. L’avviso di conclusione delle indagini di “Lande Desolate” è stato redatto dal procuratore della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri, dai procuratori aggiunti Vincenzo Capomolla e Vincenzo Luberto e dal sostituto Veronica Calcagno: in totale, sono venti i capi di imputazione contestati a vario titolo agli indagati.
Lo scopo di questo rallentamento sarebbe servito, per un “mero tornaconto politico”, a impedire al sindaco di Cosenza Mario Occhiuto, di Forza Italia, di “pregiarsi della inaugurazione/realizzazione dell’opera pubblica di piazza Bilotti”. L’accordo illecito sarebbe stato “concluso – scrivono i magistrati della Dda e della Procura – con l’attiva partecipazione di Nicola Adamo e Vincenza Bruno Bossio che facevano pressioni su Tucci affinché aderisse alla richiesta del presidente della Regione di rallentare i lavori”, chiedendogli anche di inibire l’accesso al cantiere a Mario Occhiuto (in quel periodo non in carica perché sfiduciato ma ricandidato a sindaco) e all’ex assessore ai Lavori pubblici Giulia Fresca. Oliverio è indagato anche per abuso d’ufficio, reato per il quale il gip gli aveva imposto l’obbligo di dimora a San Giovanni in Fiore (Cosenza), suo comune di residenza. Provvedimento annullato senza rinvio dalla Cassazione il 20 marzo scorso.
Per l’abuso, Oliverio è indagato in concorso con alcuni funzionari della Regione come Francesco Tucci e Luigi Zinno, con l’imprenditore Barbieri, Damiano Mele, responsabile unico dei lavori, e Arturo Veltri, consigliere di amministrazione della Lorica Sky, per quanto riguarda i lavori all’impianto sciistico di Lorica. In questo caso sarebbe stato accollato alla Regione Calabria l’intero costo dei lavori nella consapevolezza “della incapacità tecnica e finanziaria del gruppo Barbieri di assolvere all’obbligo contrattualmente assunto di co-finanziare i lavori con proprio capitale privato”.