Lamezia, omicidio Pagliuso: I presunti mandanti sarebbero Pino e Luciano Scalise

Catanzaro – Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Catanzaro, Paolo Mariotti ha emesso una nuova ordinanza di custodia cautelare per Pino e Luciano Scalise, rispettivamente di 60 e 40 anni, capi dell’omonima cosca del Reventino, perchè ritenuti i mandanti dell’omicidio dell’avvocato Francesco Pagliuso.
Il legale, come si ricorderà, venne assassinato la sera del 9 agosto 2016 mentre scendeva dall’auto nel cortile della sua casa di via Marconi a Lamezia Terme.
Il Gip ha accolto, quindi, la richiesta della Direzione distrettuale antimafia, firmata dal procuratore Nicola Gratteri e dal sostituto Elio Romano, nell’ambito di un nuovo step dell’inchiesta “Reventinum”, che appena 20 giorni fa aveva portato all’esecuzione di dodici provvedimenti di fermo da parte dei carabinieri del Reparto operativo del comando provinciale.
Secondo quanto si legge nell’ordinanza l’omicidio Pagliuso «fu commissionato perché l’avvocato Pagliuso era dagli Scalise ritenuto responsabile di aver agevolato e favorito il capo della cosca rivale Domenico Mezzatesta, sia nel processo che vedeva quest’ultimo, insieme al figlio Giovanni (classe 74, ndr) responsabile del duplice omicidio di Giovanni Vescio e Francesco Iannazzo» (soggetti legati a doppio filo alla cosca Scalise), sia nel periodo della latitanza di Domenico Mezzatesta (ritenuto il boss dell’omonima cosca), latitanza durante la quale veniva ucciso Daniele Scalise (il 28 giugno 2014), figlio di Pino e anch’egli elemento di spicco della sua consorteria.
Nella nuova ordinanza del Gip, inoltre, che converte i precedenti fermi in misure cautelari, vengono aggiunti i nomi di tre indagati, Domenico e Giovanni Mezzatesta, quali capi della cosca contrapposta a quella degli Scalise, e quello del presunto esecutore materiale del delitto Pagliuso, Marco Gallo, già in carcere dal luglio 2017 per l’omicidio di Gregorio Mezzatesta, al quale viene ora contestata anche l’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso.
Nella stessa ordinanza il Gip catanzarese, non ritenendo sussistenti le esigenze cautelari, ha disposto la scarcerazione di Cleo Bonacci, Eugenio Tomaino, Giovanni Mezzatesta del ’76, Livio Mezzatesta, Giuliano Roperti e Ionela Tutuianu.