Lamezia, la Procura “rilancia” sull’incandidabilità dell’ex sindaco Paolo Mascaro

Lamezia Terme – «Io che credo fortemente nel senso etico dello Stato, credo che quando lo Stato si accorga che una richiesta è infondata, sono certo che sia il procuratore della Repubblica sia l’Avvocatura distrettuale dello Stato, il 12 aprile verranno e chiederanno il rigetto dell’incandidabilità che incautamente era stata richiesta nei miei confronti». Queste le parole dell’ex sindaco di Lamezia Terme, Paolo Mascaro, al termine della prima udienza, lo scorso 22 febbraio, relativa alla richiesta del ministero dell’Interno sull’incandidabilità degli ex amministratori del Comune di Lamezia Terme: l’ex sindaco, appunto, e gli ex consiglieri comunali Giuseppe Paladino (già vicepresidente del consiglio comunale) e Pasqualino Ruberto. Nel corso della scorsa udienza i legali di Mascaro, Dina Marasco, Giuseppe Spinelli e Pietro Palamara, hanno prodotto memorie difensive con documentazione allegata. In attesa dell’udienza del 12 aprile sia il procuratore capo di Lamezia Terme, Salvatore Curcio, che l’avvocatura distrettuale dello Stato (che rappresenta il ministero dell’Interno), ben lungi dal chiedere il rigetto dell’incandidabilità del sindaco, così come di Paladino e Ruberto, hanno a loro volta messo agli atti del processo nuove memorie.
DIFENSORE E PARTE CIVILE La discussione alla base dell’incandidabilità dell’ex primo cittadino risiede nel fatto che questi, pur rappresentando il Comune, quale parte civile, nei processi di mafia contro le cosche lametine, abbia contestualmente svolto l’incarico di difensore di esponenti delle consorterie o di altre persone coinvolte in processi contro le ‘ndrine. Una tesi che Mascaro rigetta ma che Procura e Avvocatura sostengono.
Nella relazione vergata dal procuratore Curcio si sottolinea come Paolo Mascaro, eletto sindaco il 15.06.2015, nell’ambito del processo “Perseo” contro la cosca Giampà, nell’ambito del troncone processuale definito con giudizio abbreviato, sia stato il difensore di fiducia di Luigi Mancuso, Antonio Giampà e Giuseppe Ammendola. Quello che la Procura vuole evidenziare è che «l’incarico di difensore è durato dal 2013 sino al 4.03.2016 (la rinuncia è stata depositata nella cancelleria della corte d’Appello di Catanzaro in data 08.03.2016), allorché il Mascaro comunicava alla corte d’Appello di Catanzaro la propria rinuncia al mandato nei confronti dei suddetti tre soggetti».
«Il Comune di Lamezia Terme – specifica il procuratore – in quel procedimento si era costituito parte civile». Secondo l’accusa Mascaro è stato nel periodo che intercorre tra la data della sua elezione (15.06.2015) e il deposito della rinuncia al mandato difensivo dell’8.03.2016 è stato «contestualmente, sindaco di Lamezia Terme, difensore di fiducia dei tre esponenti delle cosche lametine e rappresentante legale del Comune di Lamezia Terme». Secondo la Procura, inoltre, è «assolutamente inconsistente l’argomentazione che l’atto di gravame (l’impugnazione della sentenza di primo grado, ndr) per la posizione di Antonio Giampà sia stato materialmente redatto dal co-difensore: il Mascaro ha continuato a svolgere il suo ministero». In sostanza, secondo l’accusa, anche se l’atto è stato materialmente redatto dal co-difensore, Mascaro non veniva privato delle responsabilità e degli oneri del suo ruolo di avvocato «si pensi – scrive il procuratore – alla notificazione dell’avviso di deposito della sentenza di primo grado, alle conseguenze derivanti dalla sua omissione ecc…».
LA DIFESA DI GIAMPAOLO BEVILACQUA Altra vicenda che viene sottolineata si riferisce alla difesa di Giampaolo Bevilacqua, già consigliere provinciale e della Sacal (società che gestisce l’aeroporto di Lamezia Terme), arrestato il 26 luglio 2013 nell’ambito dell’operazione ‘Perseo’, condannato in primo grado il 15 luglio 2016 e assolto in appello il 18 giugno 2017. Dall’esame della documentazione, secondo l’accusa, emerge che l’ex sindaco ha difeso Bevilacqua fino al 26 giugno 2015. Quindi per un brevissimo periodo di tempo, dal 15 giugno 2015 al 26 giugno 2015, Mascaro è stato sindaco, difensore di fiducia e rappresentante legale del Comune che nel processo era parte civile.
Ma la vicenda più emblematica, a parere del procuratore Curcio, è rappresentata dal procedimento di applicazione di una misura di prevenzione nei confronti di Bevilacqua (si tratta di misure destinate a soggetti considerati socialmente pericolosi dirette ad evitare la commissione di reati da parte degli stessi). In questo caso l’avvocato Mascaro ha continuato a difendere il suo assistito sino al secondo grado di giudizio «partecipando per delega alle relative udienze dinanzi alla corte d’Appello e depositando il 7.02.2017, nella cancelleria della Corte […] apposita memoria difensiva recante la data “Lamezia Terme-Catanzaro lì 06.02.2017». Nella successiva udienza del 15 febbraio 2017 dal verbale si evince come la difesa abbia prodotto un decreto di citazione per ottenere un rinvio dell’udienza di prevenzione a una data successiva al giudizio d’appello sulla condanna di primo grado del processo “Perseo”. «Nel corpo del predetto decreto di citazione è indicato quale parte civile costituita il Comune di Lamezia Terme in persona del sindaco in carica pro-tempore (Mascaro)».
L’AVVOCATURA DELLO STATO Per quanto riguarda l’Avvocatura dello Stato questa tende a sottolineare come «tutte le principali attività dell’Ente civico sono state portate avanti dall’amministrazione comunale senza alcuna delle cautele che sarebbe stato necessario adottare a tutela della legalità soprattutto su un territorio caratterizzato dalla presenza di sodalizi criminali. A ciò si aggiunga che, da ultimo Paolo Mascaro si trova indagato nell’inchiesta Eumenidi con l’accusa di abuso d’ufficio per la nomina di Emanuele Ionà all’interno del cda della Sacal (società che gestisce lo scalo di Lamezia Terme), anch’egli indagato ad aprile 2017 nell’ambito della predetta operazione.
«Il quadro indiziario – secondo l’avvocatura dello Stato – risulta fondato su elementi concreti, univoci e rilevanti derivanti dalla presenza nell’apparato amministrativo burocratico ed elettivo dell’Ente civico di fitti legami di parentela, affinità e frequentazione con noti esponenti di spicco delle locali consorterie mafiose e, al contempo, dall’assenza di qualsivoglia accordo di legalità teso a prevenire i tentativi di infiltrazione mafiosa in un territorio, come quello lametino, caratterizzato dalla presenza di alcuni esponenti dei più potenti clan mafiosi». Viste le premesse risulta difficile che all’udienza del prossimo 12 aprile il procuratore della Repubblica e l’Avvocatura distrettuale dello Stato chiederanno il rigetto dell’incandidabilità.

Alessia Truzzolillo
(Corriere della Calabria.it)

22 marzo 2018