Lamezia, Gigliotti (Italia Nostra): Il Bastione di Malta lasciato nell’incuria

Lamezia Terme – “Tra i beni architettonici presenti sul territorio lametino il Bastione di Malta è quello meglio conservato. Questo è quanto è scritto sul sito del Comune di Lamezia Terme. Pensate cosa ne sia di tutti gli altri.” L’amara considerazione arriva dal presidente locale di Italia Nostra, Giuseppe Gigliotti. “Se vi capita di passarvi davanti una tristezza vi stringe il cuore- sottolinea. Il senso di abbandono vi lascia senza parole! La sua costruzione risale alla metà del XVI secolo, quando per fronteggiare le continue scorrerie dei saraceni riorganizzate sotto bandiera ottomanna, che minacciavano la sicurezza e i commerci delle città rivierasche, il vicerè di Napoli don Pedro da Toledo, per ordine della corona spagnola, impose alle comunità il rafforzamento a loro spese del sistema di difesa costiera già esistente. Il tratto di costa dal Savuto fino al Turrina era sotto la giurisdizione dell’Ordine gerosolimitano dell’Abbazia di Sant’Eufemia detto dei Cavalieri di Malta da quando, nel 1530, questa isola era diventata la loro ultima sede. Furono pertanto essi a costruire lungo questo fronte sia il poderoso Bastione, che ancora si erge maestoso e dispiace dirlo in stato di degrado, con le erbacce che fanno da sfondo perimetrale ed incastonato in una prigione infinita di ponteggi che pare abbia mai fine”.
Gigliotti evidenzia, poi, che “Il Bastione ha una struttura compatta, a base tronco-piramidale e soprastante torre quadrata, divisa all’interno in quattro grandi ambienti con volte a botte. All’interno della merlatura e del parapetto, un’ampia terrazza, su cui insistono tre ambienti di più modeste dimensioni, copre il Bastione. Sulla porta d’ingresso alla torre quadrata sulla facciata est si trova lo stemma con scudo del Balì Fra Signorino Gattinara, che nell’iscrizione datata 1634 si attribuisce il merito di aver dotato il Bastione di macchine belliche. Con la vendita dei beni ecclesiastici imposta nel regno di Napoli da Giuseppe Bonaparte nel 1806, anche il Bastione divenne di proprietà privata”.
“Ora – prosegue il presidente di Italia Nostra – è tra i beni del Comune di Lamezia Terme. Come tutti gli altri non è certamente nell’interesse preminente di chi ha il mandato di amministrare questo Comune. La sciagura di Notre Dame ha lasciato tutti senza fiato, giustamente. Come mai questo stesso senso di amarezza e di dispiacere non accompagna l’abbandono del nostro patrimonio storico-artistico? Come mai non viene condannato a nessuna pena chi è responsabile del depauperamento di tali ricchezze non sempre quantificabili?”.