Lamezia, on. Galati: scioglimento Consiglio deve fondarsi su dati oggettivi e inconfutabili

Lamezia Terme – “Suscita apprensione e pone una serie di riflessioni quanto sta accadendo in questi giorni a Lamezia Terme. L’ipotesi scioglimento del consiglio comunale a seguito dell’insediamento della commissione d’accesso, i criteri utilizzati per giungere a decisioni funeste per la città, la mancata audizione del sindaco di Lamezia Paolo Mascaro (solo domani, a seguito di ripetuti appelli e dopo aver intrapreso lo sciopero della fame, andrà a rispondere ad una convocazione in Prefettura), pongono interrogativi non di poco conto a chi è chiamato a gestire la cosa pubblica ed ai cittadini.
Partiamo da dati oggettivi. Gli scioglimenti dei consigli comunali per infiltrazioni mafiose sono regolati dall’articolo 143 del Tuel. Testualmente il comma 1 recita: “……i consigli comunali e provinciali sono sciolti quando emergono concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti diretti o indiretti con la criminalità organizzata di tipo mafioso o similare degli amministratori… ovvero su forme di condizionamento degli stessi, tali da determinare un’alterazione del procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi ed amministrativi e da compromettere il buon andamento o l’imparzialità delle amministrazioni comunali e provinciali, nonché il regolare funzionamento dei servizi ad esse affidati…”.
È evidente, che situazioni di questo genere, enunciate dall’articolo 43 del Testo Unico degli Enti Locali, vadano dimostrate prima di arrivare allo scioglimento dei consigli comunali o provinciali interessati, ancor di più in quegli Enti che si sono resi protagonisti di atti concreti volti a contrastare la criminalità organizzata. Altrimenti, perché il Comune dovrebbe rendersi protagonista di atti amministrativi documentati volti a contrastare le mafie? È chiaro che lo scioglimento non può diventare un gesto simbolico, ma deve porre le sue fondamenta su basi concrete, su dati oggettivi, inconfutabili.
Altro aspetto da tenere nella dovuta considerazione è la possibilità di esercitare il diritto di voto da parte di soggetti che si presumono essere affiliati a clan della malavita organizzata. Questi individui dovranno pur esprimere una preferenza nell’urna, in quanto la legge, evidentemente, lo consente, ma tale circostanza avviene in tutte le città, da Reggio Calabria a Lamezia, da Vibo Valentia a Catanzaro, da Cosenza a Crotone. Ciò che va reciso e punito è, invece, l’eventuale legame, diretto o indiretto, tra l’elettore mafioso ed il politico, non esistendo ad oggi una normativa che impedisce il diritto di voto a “liberi” cittadini. In ogni caso, tutto da dimostrare.
Non vorrei che proprio oggi, quanto da tutte le parti si auspica a gran voce il dialogo tra le varie componenti, si sprofondasse di colpo in un isolamento ed imbarbarimento istituzionale. Mi riferisco al caso specifico del sindaco di Lamezia Terme, terza città della Calabria, Paolo Mascaro. Una città baricentrica e di fondamentale e insostituibile importanza strategica per lo sviluppo dell’intera Regione. Se il primo cittadino invoca da più tempo un dialogo o un’audizione è giusto che venga accolta questa sua legittima richiesta. Sarà così, sia pur con colpevole ritardo. Ed in questo caso non è necessario citare alcuna norma scritta, ma solo quella non scritta del buonsenso, della collaborazione e del rispetto istituzionale”.

on. Giuseppe Galati

20 novembre 2017