La Cisl attacca: “Salvini in vacanza in Calabria a spese degli italiani, dimentica norme contro il Sud”

“Ho letto in queste ore i commenti del ministro Salvini, in vacanza in Calabria a spese del popolo italiano. Il Ministro si meraviglia negativamente delle nostre strade, della nostra sanità; attacca e disprezza i governi degli ultimi 30 anni dimenticando che per oltre metà di questo periodo il Paese è stato governato anche dal suo partito, varando peraltro norme che hanno segnato negativamente il futuro di questa terra”.
Lo dichiara Tonino Russo, segretario generale della Cisl Calabria. “Vale la pena – prosegue – citarne alcune. Il principio previsto dalla norma costituzionale stabilisce che le risorse ordinarie delle spese in conto capitale destinata dello Stato alle regioni del Mezzogiorno non sia inferiore al 34% del totale nazionale. Questo valore non è casuale, in quanto è analogo al peso della popolazione residente nelle regioni meridionali. La Legge Calderoli (42 del 2009) nega questo principio e istituisce il criterio della spesa storica col fine di promuovere processi di federalismo che doveva garantire maggiore responsabilità e controllo nei vari livelli di governo. Contrasto all’evasione e elusione fiscale. Sulla base di questo principio, le Regioni del Sud dal 2009, dal 34% previsto dalla norma costituzionale, ricevono il 28%, ben il 6% in meno che rapportato sull’importo totale della spesa statale lorda di 1.026, ammonta a 61 miliardi annui in meno. Era stata istituita una Commissione da 32 tecnici tra Stato e Regioni. Tra i compiti c’erano la verifica sul fabbisogno standard di finanziamento per garantire i Livelli Essenziali di Prestazioni, cioè spese riconducibili al vincolo dell’art. 117, ovvero le spese connesse ai livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale, si tratta in pratica delle prestazioni relative a sanità, istruzione, assistenza sociale. Di conseguenza in dieci anni al Sud è stata sottratta la cifra astronomica di 610 miliardi. E benchè siano trascorsi 10 anni dalla legge Calderoli, a tutt’oggi, i parametri dei LEP, non sono stati ancora definiti. E come se ciò non bastasse, la Lega vuole ulteriormente danneggiare il meridione perchè la norma sulle Autonomie differenziate prevede che per i primi 3 anni si continui con la spesa storica, reiterando così la truffa della già citata legge Calderoli”.
Per Russo, inoltre, “La legge Finanziaria del 2010, col governo Berlusconi e il ministro alle semplificazione normativa Roberto Calderoli, impose, per la prima volta un vincolo alla spesa sanitaria, decidendo, che ogni regione non poteva superare come costo del personale la somma del 2004 ridotta dell’1,4%. Un vincolo, però, che, come viene certificato dalla Corte dei conti nei giorni scorsi, è stato bypassato e ad avvantaggiarsene sono state le regioni settentrionali, cioè coloro che hanno potuto garantire ugualmente il pareggio dei propri bilanci attingendo dal fondo autonomo. Il risultato di tale intervento determina che nel 2018, rispetto al 2004, al Nord i costi per assumere nuovi dipendenti negli ospedali sono lievitati di oltre il 23%, mentre al Mezzogiorno solo dell’8%. Uno scarto di 15 punti che, nell’ultimo decennio, ha finito per amplificare ulteriormente il divario, spaccando il Paese e creando due sistemi sanitari. Nel 2017 cinque regioni del Nord (Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Toscana) per assumere nuovo personale hanno investito 3 miliardi, 10 volte di più rispetto a cinque regioni del Sud (Abruzzo, Calabria, Campania, Puglia e Molise) che hanno speso solo 247 milioni. Questo è potuto accadere perchè mentre le Regioni del Sud, commissariate, dovevano rispettare il piano di rientro imposto, l’altra metà dell’Italia poteva agire con le mani libere, grazie a meno controlli e maggiore autonomia, determinando un aumento di costi di 5,5 miliardi rispetto al 2004 a tutto vantaggio delle regioni settentrionali. Adesso che, questo governo, interviene con un decreto speciale per la Sanità calabrese che sblocca le assunzioni nel settore e vincola il costo del personale a non superare la spesa del 2018, crea una ulteriore grave ingiustizia a danno del popolo calabrese, in quanto, il 2018 vede avvantaggiato le regioni settentrionali con un incremento di 5,5 miliardi in più di spesa ordinaria dello stato. Ed è proprio questo il circolo vizioso che ha prodotto questa enorme mobilità passiva di oltre 300 mln l’anno. A tutto ciò si aggiunge, che per mancanza di controlli, negli ultimi 10 anni hanno appioppati alla Calabria oltre 500 milioni di costi aggiuntivi per servizi mai usufruiti, ma questa è materia della Procura della Repubblica”.
“A volte – conclude Russo – meravigliarsi è una buona cosa ma lo stupore va associato alla memoria ed alla consapevolezza”.