“Inchiesta “Lande desolate”, DDA, “Lavori affidati a imprenditore senza scrupoli”

Catanzaro – “Un soggetto senza scrupoli, alla guida di un’impresa priva di adeguate capacita’ tecniche e finanziarie per la simultanea e positiva realizzazione di lavori di particolare complessita’ (la costruzione e la gestione dell’aviosuperficie di Scalea, del comprensorio sciistico di Lorica e del parcheggio cittadino di piazza Bilotti a Cosenza), aduso a colludere con altre imprese, con i locali potentati mafiosi e con i pubblici funzionari”.
E’ questa la descrizione che i magistrati della DDA fanno di Giorgio Ottavio Barbieri, l’imprenditore romano 42enne considerato contiguo al clan Muto di Cetraro , figura centrale dell’operazione “Lande desolate” che vede indagato il presidente della Regione Calabria, Mario Oliverio.
“L’impresa Barbieri è di riferimento della famiglia di ‘ndrangheta Muto di Cetraro – ha evidenziato il procuratore Gratteri – e questa impresa è stata l’unica partecipante per queste grandi opere, quali l’impianto sciistico di Lorica e l’aviosuperficie di Scalea. Si tratta di due grandi opere il cui importo supera i 16 milioni di euro. Questi lavori dovevano essere fatti anche a partecipazione privata, investendo tre milioni di euro, ma sono state usate solo briciole”.
I magistrati, in particolare, negli atti di indagine portano ad esempio l’aviosuperficie di Scalea (nella foto sopra con Barbieri), in riferimento a cui, negli atti dell’inchiesta, si evidenzia la “cattiva e ritardata esecuzione dei lavori”.
Secondo l’accusa, “sin dall’avvio del cantiere di Scalea, la ditta Barbieri Costruzioni, concessionaria dell’opera, versando in grave crisi di liquidita’ oltre che di adeguate competenze tecniche”, avrebbe “brigato per l’illecito affidamento di ulteriori lavori a totale carico dell’ente pubblico, si’ da procurarsi la provvista economica indispensabile per portare avanti, almeno per po’, l’esecuzione dei lotti di lavori obbligatori previsti dalla concessione”.
Con la complicita’ dei funzionari pubblici indagati, l’imprenditore avrebbe quindi ottenuto oltre un milione di euro per l’esecuzione di opere complementari, nonostante la ditta fosse in ritardo nell’esecuzione degli interventi principali, dopo aver chiesto addirittura 2,5 milioni per la realizzazione dell’impianto di climatizzazione all’interno dell’aerostazione; il rifacimento degli infissi esterni ed interni dell’aerostazione; la realizzazione del cavidotto necessario per collegare l’autostazione alla rete della fibra ottica passante lungo la strada statale 18.