Il presidente Oliverio ha acceso la lampada votiva a San Francesco di Paola

Paola (CS) – Il presidente della Regione Mario Oliverio, dopo la cerimonia tenuta stamane di intitolazione della piazza antistante la Cittadella regionale a San Francesco da Paola, ha preso parte nel pomeriggio, nel Santuario di Paola, alla concelebrazione in onore del Santo Patrono della Calabria, presieduta dal Correttore Generale dell’Ordine dei Minimi Padre Gregorio Colatorti, accendendo, a nome di tutti calabresi, la Lampada votiva che arde dinanzi le sacre reliquie, alimentata dall’olio offerto per quest’anno dai Sindaci di Acri, Montalto Uffugo e Paterno Calabro, accompagnati da alcuni rappresentanti di categorie della società.
Nella solenne occasione il Presidente della Regione ha tenuto il discorso di seguito riportato.
“Ancora una volta la Calabria vive uno straordinario momento di partecipazione, unione, di fede e devozione qual è quello odierno, nell’ambito dei festeggiamenti in onore di San Francesco di Paola. In particolar modo è questa una giornata che porta motivi in più a arricchire di significato concreto l’occasione che in queste ore raduna nel nome del Santo, umile e grandissimo, migliaia di fedeli fisicamente presenti nella chiesa a lui dedicata, nella bella città di Paola, sul nostro mare che gli ha dato i natali, e ovunque collegati nel mondo. Questo è l’anno del V° centenario dalla sua canonizzazione. Stamane, lo partecipiamo con la stessa gioia che ci ha pervasi poche ore fa, abbiamo intitolato al nostro Santo Patrono la piazza antistante la Cittadella regionale.
Il grande spazio che si apre circolare dinanzi alla struttura che ospita la sede della Regione, il cuore delle attività amministrative, in cui svolgono il proprio lavoro a servizio dei calabresi migliaia di persone, nel quale convergono ogni giorno cittadini, amministratori, i sindaci che sono una grande forza nelle nostra comunità, che ha ospitato e ospiterà personalità istituzionali, uomini di cultura, di scienza in occasione di convegni, dibattiti, approfondimenti, è da oggi Piazza San Francesco da Paola.
Un omaggio sentito, mosso dallo sguardo alla immensa devozione ed alla testimonianza di fede, all’impronta forte lasciata nella storia, di eredità feconda ed attuale di esempio fulgido di virtù e trasmissione di insegnamenti e valori, che abbiamo sentito di fare al Santo Patrono della Calabria che chiamiamo, ancora oggi, a vigilare sul destino, nel presente, nel futuro, di questa nostra terra, sulla sua bellezza, sulla sua ricca umanità, sull’operosità delle sue comunità.
Piazza San Francesco da Paola desideriamo sia un luogo che ogni calabrese possa avvertire come proprio; uno spazio di condivisione, di ritrovo, che avvicina all’istituzione che all’interno della Cittadella è rappresentata. Uno spazio fisico, ma che vogliamo anche simbolico, che mai dovrà porsi quale distanza e separazione, ma anzi accostamento.
Nel nostro intento, la Piazza sarà quello che abbiamo immaginato per la sua funzione: la parte di una strada che conduce a porte aperte che accolgono coloro che le varcano, in cui trovare disposizione all’ascolto e alla volontà di raccogliere istanze, aspirazioni, esigenze, in cui sono persone che pongono la loro opera per le soluzioni che nella società e dalla società sono richieste.
Piazza San Francesco da Paola ci auguriamo possa riempirsi di donne e uomini e dei loro passi non appesantiti da incertezze e affanni; ci piacerebbe risuonasse delle voci dei giovani, dei bambini, la parte più bella del nostro futuro che nelle istituzioni dovranno trovare sempre attenzione massima. Ci auguriamo che la Piazza mai possa raccogliere delusione.
Così, con tali auspici che vengono dal cuore, consegniamo questo nuovo spazio comune che porta un così alto nome a tutti coloro che negli anni saranno chiamati a rappresentare e guidare la nostra terra. Sperando, inoltre, che possa ricordare a chi vi passi i valori che hanno ispirato Francesco di Paola nel suo cammino terreno: i tanti fari, i punti cardine che devono regolare l’azione di noi tutti in questo tempo contemporaneo che richiede impegno e consapevolezza, rappresentazione concreta di sostanze come pace, solidarietà, giustizia sociale, rispetto della dignità umana, delle regole, della legalità, nel mondo e in questa terra.
E’ questa una strada, un vero e proprio percorso che in questi anni alla guida dell’Istituzione Regione abbiamo tenuto a bussola. Anni che sono stati contrassegnati da congiunture ancora difficili che hanno determinato un cammino non privo di ostacoli che però abbiamo cercato di affrontare, di superare guardando avanti. Anni –lo affermo in massima sincerità – vissuti senza alcun risparmio di lavoro e di energie, in cui abbiamo sempre, sempre guardato al meglio per la Calabria, al suo bene, al bene comune, alle sue comunità.
Anni di impegno, andati alla ricerca, al sostanziamento delle condizioni per rendere possibili sviluppo e crescita, mitigare le fragilità, per favorire opportunità, richiamare diritti, facendo leva sulle potenzialità, sulle ricchezze spesso tenute nascoste, sui talenti, sulle vocazioni. Azioni che hanno teso a togliere questa nostra regione dalla sua perifericità non solo geografica, che pure è rilevante.
Per questo abbiamo lavorato, ad esempio, per accorciare le distanze, così che alla Calabria ed alle sue ricchezze multiformi potessero avvicinarsi, dal mondo, quante più persone possibile, perché possano godere della sua natura espressa in maniera superba tra mare (quel Mediterraneo di cui è una fra le porte, che deve unire i popoli dei quali si fa confine) e montagne, conoscere i suoi abitanti, le tradizioni, gli usi, i costumi, i prodotti (come l’olio che oggi proviene da tre importanti realtà del territorio quale dono che alimenta una speciale fiamma di devozione), facendo esperienza della sua capacità innata di accogliere e ospitare, della sua cultura, della sua storia.
Ed è per questo, ancora ad esempio, che abbiamo sostenuto un vasto programma di recupero e valorizzazione dei beni culturali, tassello di un disegno più generale che si aggiunge in un mosaico fatto di investimenti significativi diretti al patrimonio culturale della nostra regione, nel quale rientra quello, importantissimo, legato ai beni religiosi, splendidi esempi, oltre che di fede anche di architetture e custodi di capitale artistico. Anche a questo Santuario, tra i più importanti luoghi di fede al mondo, abbiamo destinato un cospicuo finanziamento perché possa completarsi negli spazi. Una azione realizzata con il continuo rapporto e confronto sempre mantenuto con l’Ordine dei Minimi, con Padre Gregorio Colatorti che ringrazio ed al quale manifesto i miei auguri per il ruolo e la funzione a cui è stato chiamato, preziosi nella loro instancabile opera di custodia della memoria e dell’eredità spirituale del Santo. Un giusto sostegno, per questo luogo di pace, bellezza, meta di incessante pellegrinaggio, che si unisce a quello garantito per la Biblioteca che conserva il patrimonio librario del convento con una prima parte già completata, ed una seconda in via di completamento. Altro investimento riguarderà una mobilità sostenibile città di Paola-Santuario, collegamento concordato con il sindaco Perrotta per le esigenze dei pellegrini e dei fedeli e per decongestionare il traffico.
Come per il Santuario, risorse andranno per altri luoghi di fede.
E’ il caso di sottolineare come per la prima volta in Calabria si investe in maniera così consistente, non solo in termini di risorse ma anche di numero di interventi, in recupero e valorizzazione del patrimonio e dei beni culturali, sugli attrattori in questo caso legati alla religiosità, e con una strategia. Una visione ben precisa, che ha riguardato anche altri ambiti che richiamano e si informano all’identità, da salvaguardare e mettere a frutto elevandone tutta l’importanza. In questa direzione abbiamo messo in pratica il più cospicuo investimento mai realizzato prima, in questo caso in Italia, per valorizzare e rivitalizzare i borghi calabresi, con bandi rivolti a imprese e privati e Comuni.
Il nostro impegno ha riguardato ancora tante azioni.
Mi fermo: non è l’occasione questa (altre se ne porranno) per dare conto di elenchi che pure possono essere fatti, ma solo per ricordare appena che questi, e tanti altri ancora, sono semi. Come tali li abbiamo piantati, molti hanno già dato piante, frutti, nel difficile equilibro tra l’impellenza delle tante domande cui dare immediate risposte, tra limiti e competenze, e la necessità primaria di guardare al tempo futuro, programmando, avendo quindi a necessario orizzonte non solo il presente.
La certezza del lavoro fatto ci dà fiducia. Proseguiamo, ansiosi di guardare avanti, aperti alla speranza.
Sappia questa terra vivere ogni giorno dell’eredità che San Francesco da Paola ci ha lasciato con il suo passaggio. Perché c’è bisogno della sua misericordia. Abbiamo bisogno della sua carità. Abbiamo necessità del suo senso di pietà. Abbiamo bisogno della sua forza, del suo coraggio di giusto, come di mansuetudine, per allargare il cuore, per metterci vicino all’altro, per eliminare le contrapposizioni che escludono il dialogo, per fare prevalere la cultura e la pratica dell’accoglienza. Erigendo condivisione, armonia, unità basata sul rispetto che tutto comprende ed include nei rapporti umani.
Possa San Francesco in questo momento particolarmente delicato e carico di nubi per il nostro Paese e per il presente illuminare, ancora, sempre, il cammino della sua e nostra Calabria. Viva San Francesco, viva la Calabria”.