Garante Marziale: Atteggiamenti sociali “normali” spesso celano gravi sofferenze

Reggio Calabria – “Ho appreso dagli inquirenti che il quadro presentatosi ai loro occhi, nell’abitazione del Vibonese in cui una bimba undicenne era costretta a vivere con la madre, va ben oltre l’immaginario, al punto che un deposito di rifiuti risulterebbe più salubre”: è quanto dichiara Antonio Marziale, Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza della Regione Calabria.
“La bambina risulta frequentante regolarmente le lezioni a scuola – racconta il Garante – con qualche assenza di ordinaria amministrazione, curata nell’aspetto e brillante nel risultato. Anche i più stretti familiari, dediti alla cura della madre e della piccolina, erano all’oscuro di tutto, così come gli abitanti del piccolo centro Vibonese, che considerata la giovialità sociale della donna niente mai hanno sospettato”.
Per Marziale: “È evidente che ci troviamo al cospetto di un disagio psicosociale tipico del tempo che ci è dato da vivere, ben mascherato e che però deve indurci a riflettere. Dietro sorrisi di circostanza e atteggiamenti sociali apparentemente normali, molto spesso si celano sofferenze che non dovrebbero sfuggirci, con bambini loro malgrado implicati. Dalla narrazione fattami da chi ha indagato deduco che nessuno può essere additato colpevolmente, ma ciononostante tutti siamo chiamati a riflettere sulla superficialità dei rapporti umani. La società, in ogni sua componente, deve prestare sempre maggiore attenzione ai bambini, deve occuparsi di loro più in profondità, al minimo dubbio deve innescare meccanismi di solidarietà, di reciprocità, tendenti solo a sincerarsi che ogni cosa è al proprio posto, segnalando con fiducia alle istituzioni preposte eventuali sospetti”.
“Ai Carabinieri della Stazione di Maierato – conclude il Garante – il mio più sincero e sentito ringraziamento”.