Francesco Vangeli ferito e gettato ancora vivo in un sacco nero nel fiume. Parla Gratteri-VIDEO

VIDEO Vibo Valentia – I militari della Compagnia Carabinieri Vibo Valentia, fin dalle prime ore dell’alba, stanno eseguendo il fermo di indiziato di delitto a carico di uno dei responsabili dell’omicidio di Francesco Domenico Vangeli. Le indagini sono state condotte dai Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Vibo Valentia.
L’arrestato è Antonio Prostamo, 30 anni di San Giovanni di Mileto, nipote dei boss Nazzareno Prostamo, ergastolano, e Giuseppe, assassinato il 4 giugno 2011, ovvero gli storici capiclan di San Giovanni di Mileto. Antonio Prostamo, in particolare, avrebbe avuto un flirt con la fidanzata di Francesco Vangeli in una fase di crisi della coppia. Ed è qui che, secondo gli inquirenti, si cela il movente dell’ennesimo caso di lupara bianca consumatosi nel Vibonese. Antonio Prostamo è attualmente coinvolto anche nell’inchiesta antimafia denominata “Stammer 2” che mira a far luce su un’associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico guidata dai clan Prostamo e Pititto di San Giovanni di Mileto.
Secondo quanto riferito dagli investigatori nel corso della conferenza stampa Francesco Vangeli è morto in modo atroce, dopo una agonia di qualche minuto, messo in un sacco nero e gettato nel fiume Mesima, dopo essere stato ferito a colpi di fucile.
Un delitto consumatosi nelle pertinenze dell’abitazione del destinatario del fermo di indiziato di delitto e che rappresenta la fase conclusiva e tragica di uno stratagemma messo in atto da quest’ultimo nei confronti del 25enne di Scaliti di Filandari.
Una trappola, dunque, quella in cui è caduto Vangeli, che, recandosi, la sera del 9 ottobre dello scorso anno, a casa del suo presunto carnefice, non immaginava che la realizzazione di un tavolino in ferro battuto che gli era stata commissionata rappresentava soltanto una scusa. La situazione è degenerata praticamente subito.
Vangeli è stato infatti raggiunto da un colpo di fucile calibro 12, tramortito e poi messo in un sacco nero, quindi gettato, ancora vivo, agonizzante nel fiume per non essere mai più ritrovato.
Un omicidio atroce, si diceva, sul cui movente, gli investigatori coordinati dal procuratore capo della Dda, Nicola Gratteri, che hanno esperito numerose analisi tecniche sui sms, telefonate e messaggi Whatsapp, si lasciano aperti una rosa di ipotesi: la prima passa per la natura sentimentale e questa ragazza contesa, o per meglio dire, pretesa da Prostamo anche come simbolo di affermazione della propria forza sulla comunità; dall’altro dei debiti non saldati di Vangeli all’indagato in tema di stupefacenti, infine la questione della pistola avuta in possesso da Vangeli ma non restituita a Prostamo e rinvenuta a Pisa.