“Festival della Scienza”, proseguono gli incontri al Liceo ‘Berto’ di Vibo Valentia

Vibo Valentia – «Ci avete ignorato in passato e continuerete a farlo in futuro». Così il geologo Pino Scalamandré ha dato il via alla sua conferenza che ha aperto la seconda giornata del Festival della Scienza del Liceo Scientifico Giuseppe Berto. Si tratta, infatti, di ciò che Greta Thunberg, la ragazzina svedese diventata famosa per la sua lotta ai cambiamenti climatici, ha detto ai potenti durante la ventiquattresima edizione del Convegno delle Nazioni Unite del dicembre scorso, I temi trattati, nel corso dell’incontro, si sono concentrati sulle tematiche ambientali come il dissesto idrogeologico e i cambiamenti climatici. «Il CO2 agisce come una coperta sul nostro pianeta – ha affermato – trattenendo tutto il calore e riscaldandolo».
Il geologo ha poi illustrato i dati dell’USGCRP e IPCC, due organizzazioni americane che si occupano della valutazione dei rischi e soprattutto dell’esigenza di ridurre le emissioni entro 10 anni. Il dottor Scalamandrè si è, infine, soffermato sul dissesto idrogeologico che «interessa il nostro Paese in modo democratico, – ha affermato il geologo. – Le frane sono gli agenti morfogenetici che possono diventare un dissesto e che sono dovute principalmente a “cause scatenanti”, ossia alle piogge prolungate e intense. Il geologo ha voluto poi illustrare alla platea di studenti e insegnanti presenti nella Sala Darwin gli interventi di prevenzione che devono essere attuati e che sono suddivisi in interventi strutturali e non, «in particolare – ha precisato – è importante sviluppare conoscenza e consapevolezza tra le persone, oltre che ad attuare manutenzioni che però non sempre evitano il rischio di una frana».

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“Astronomia e religione” è il titolo dell’ultima conferenza che si è tenuta nell’aula Darwin al termine della giornata iniziale del Festival della Scienza. Relatori il professore di chimica e biologia Rocco Rottura, il professore di astronomia Antonio Scarmato, la professoressa di storia e filosofia Paola Morani e il professore di religione Antonio Sangeniti, tutti docenti del Liceo Scientifico Giuseppe Berto. Ha concluso i lavori la dirigente Caterina Calabrese. A coordinare l’incontro è stata Francesca Catania, studentessa dello stesso Istituto. Il Professore Antonio Scarmato ha presentato un excursus storico sull’evoluzione della scienza nel corso del tempo, a partire dalle popolazioni primitive fino ai giorni nostri. Aria, acqua, terra e fuoco, erano infatti gli elementi su cui si basavano gli antichi, che diedero però origine a credenze errate, in quanto si fondavano sulle apparenze (un esempio può essere quello della teoria Tolemaica). Inevitabile é il riferimento Galileo Galilei, una delle figure più rivoluzionarie nel campo scientifico. Una particolare attenzione è stata rivolta al “Il saggiatore”, opera di galilei, in cui la scienza viene definita come “Un libro aperto di fronte ai nostri occhi”. È stata anche sottolineata l’immensità delle distanze che ci separano dal resto dell’universo, un esempio è quello della “Proxima Centauri”, ovvero la stella a noi più vicina che dista 4,3 Anni Luce, cioè quattromila e seicentosettantotto miliardi di kilometri. Durante tutta la presentazione, il professore Scarmato ha illustrato delle foto straordinarie che ritraevano eventi particolari, avvenuti nello spazio oppure che rappresentavano varie fai di vita e tipologie di corpi celesti.
A seguire, il professore Rocco Rottura ha dato inizio alla sua esposizione tramite la visione di un filmato chiamato “The known universe”. Questo video rappresenta il viaggio ideale di una navicella spaziale, che parte dai monti dell’Himalaya e, dopo aver attraversato tutto l’universo conosciuto ci porta ai suoi confini. Proprio grazie al video, si dimostra quanto la Terra sia quasi invisibile comparata al resto dello spazio. La prima parte dell’esposizione verte verso una spiegazione analitica della nascita delle stelle e di come queste abbiano sempre affascinato l’uomo, a tal punto da prenderle come riferimento per l’orientamento. Ma come tutto inizia, tutto cambia e ha una fine. Un esempio è quello dell’asse terrestre che tra meno di quindicimila anni si ribalterà creando, quindi, una situazione opposta rispetto a quella che noi viviamo ora. «Siamo formati di polvere di stelle» ha affermato il professor Rottura, citando Lawrence Maxwell Krauss, fisico, astronomo e saggista statunitense. «È una prospettiva molto romantica – ha continuato il professore nel corso del suo intervento – però noi e l’universo siamo formati dagli stessi elementi, quelli della tavola periodica di Mendelev. Questo, viene anche dimostrato dagli esperimenti di Oparin e Miller, i quali hanno riprodotto in vari esperimenti come la vita sia nata sulla Terra, malgrado le condizioni inospitali presenti attorno ai 4 miliardi di anni fa».
Infine, la professoressa Paola Morani ha puntato il focus del discorso sull’uomo come ideatore divino. «I cambiamenti nelle religioni sono stati innumerevoli nel corso del tempo – ha esordito -. L’uomo, ad esempio, è passato da una concezione politeista a una monoteista, deciderà anche di rinnegare la forma umana di Dio che fino ad ora ha sostenuto? La Genesi afferma “Dio ha fatto l’uomo a sua immagine e somiglianza”, ma forse, a questo punto, dovremmo modificare questa affermazione in “L’uomo ha fatto Dio sua immagine e somiglianza”. Noi moriamo due volte, la prima quando viviamo la vita intra-uterina, – ha spiegato alla affollata platea di studenti – la seconda quando cessiamo di esistere corporalmente». Infatti ciò che rimarrà di noi in seguito alla vera e propria morte non sarà altro che il nostro intelletto, ed è proprio su questo che ci dobbiamo confrontare, e non su forme umane stereotipate.
Il professore Antonio Sangeniti ha esordito, invece, con Tommaso D’Aquino per affrontare il difficile rapporto fra Chiesa e scienza. Infatti la prima è aperta nei confronti di questa disciplina, una prova è l’accettazione degli studi di Galileo Galilei quando trattati come teorie. «Fare scienza vuol dire apertura verso l’oltre» ha affermato il docente. Non a caso, la Chiesa deve ringraziare lo scienziato per il suo operato. Malgrado ciò, non deve scusarsi con questo personaggio perché lo studioso ha rivoluzionato mille e ottocento anni di pensiero sbagliato, ma si cui si era basata tutta la vita dell’uomo. Si è parlato poi del concetto di vita, il significato di questo termine è stato realizzato dall’uomo, questo implica che non sia un concetto universalmente valido. Quindi, la domanda da porci non è se la vita esiste, ma, “riusciremo a riconoscere la vita”?
Infine, la preside ha definito la religione come «un dilemma consolatorio per tutte gli interrogativi irrisolvibili. Sembra infatti – ha concluso – che noi siamo destinati ad una stessa fine, senza effettivamente sapere cosa rimarrà di tutto questo».

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