I ‘Piscopisani’, “un clan che si era messo in testa di soppiantare i Mancuso”

Vibo Valentia – Un filone di indagine lungo anni, per la precisione nove. Tutto inizia nel 2010 ed è in quel periodo che parte l’ascesa dei ragazzi di Piscopio e il clan dei “Piscopisani”. “Un clan che si è messo in testa di soppiantare i Mancuso, una delle famiglie di ‘ndrangheta più potenti al mondo”. Sono queste le parole di Nicola Gratteri, Procuratore della Repubblica di Catanzaro che, in estrema sintesi, tratteggiano la storia dell’operazione “Rimpiazzo” che ha portato all’ordinanza di applicazione di misura cautelare personale nei confronti di 54 persone. “Un gruppo criminale in ascesa che, nel corso di questi anni, si è reso protagonista sul territorio con  una serie innumerevole di atti efferati”. Insieme a Nicola Gratteri, nella conferenza stampa tenutasi stamattina nei locali della Questura di Vibo Valentia, ci sono il Questore di Vibo, Andrea Grassi, il nuovo Direttore centrale dell’Anticrimine, Francesco Messina, il Direttore del Servizio Centrale Operativo, Alessandro Giuliano (figlio di Boris Giuliano, il compianto ex capo della Mobile di Palermo) e i capi delle Squadre mobili di Catanzaro e Vibo, rispettivamente, Marco Chiacchiera e Giorgio Grasso.

Un’indagine lunga, complessa, certosina che ha portato gli inquirenti a disarticolare i gangli, il cuore pulsante della cosca. Un obiettivo centrato, essenzialmente, grazie alla preziosa collaborazione dei collaboratori di giustizia (Andrea Mantella e Raffaele Moscato) e delle vittime che hanno avuto il coraggio di parlare e denunciare.
Quella dei piscopisani – hanno evidenziato gli inquirenti – è stata una voglia sfrenata di scalzare i Mancuso. 26 estorsioni, 9 danneggiamenti, 32 episodi di spaccio”. E proprio attraverso il mercato della droga, i “piscopisani” avevano allargato i propri orizzonti oltre i confini regionali. Come, ad esempio, la nascita del rapporto con gli amici palermitani con quest’ultimi che sono arrivati a Piscopio per acquistare il quantitativo di sostanze stupefacenti e rimetterli poi nel mercato del capoluogo di regione siciliano.
Questo è un ulteriore tassello – ha sottolineato Gratteri – del coronamento di un accordo, di un patto che io fatto con i vertici delle forze dell’ordine, in questo caso con il capo della Polizia che è stato un uomo di parola, prima ancora che un uomo dello Stato. Sono arrivati qui i migliori investigatori d’Italia. Questa è un’indagine di Serie A con i piscopisani che si erano messi in testa di soppiantare i Mancuso. Le persone hanno denunciato, hanno avuto fiducia in noi e si sono messi nelle nostre mani. Questa è la cosa più importante”.

Francesco Messina (Direttore Centrale Anticrimine):Questo è il risultato di una determinazione investigativa e di una Procura che è stata enormemente incisiva nei confronti di un fenomeno così invasivo perché si evidenzia un agire mafioso universalmente noto. Noi dobbiamo contrastare con la massima potenza questi convitati di pietra che sono presenti nel nostro territorio e non solo”.

Francesco Iannello