Diocesi di Lamezia “accorpata” a quella di Catanzaro? Dubbi alimentati dalla mancata nomina del nuovo vescovo

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Lamezia Terme – Esiste una qualche correlazione tra la costruzione della Chiesa interparrocchiale di San Benedetto a Lamezia Terme e il mancato “avvicendamento” alla guida della Diocesi?
E’ una delle domande che sorgono naturali nel momento in cui da tempo si attende di conoscere il nome del nuovo vescovo lametino in sostituzione di Mons. Luigi Antonio Cantafora che per raggiunti limiti di età dovrà lasciare, dopo 15 anni, la sede di via Lissania.
Mons. Cantafora che ha 75 anni, infatti, come i suoi omologhi ha presentato al Papa le dimissioni in base all’art. 401 del Codice di Diritto Canonico.
Tante le illazioni, le pseudo anticipazioni, le voci di corridoio sui possibili sostituti ma, allo stato, nulla di certo.
Proprio questa situazione di stallo alimenta anche altre voci. Ovvero che proprio la costruzione del complesso interparrocchiale di San Benedetto, che potrebbe essere elevata a Concattedrale, sia il “grimaldello” in grado di scongiurare il rischio che la Diocesi lametina venga “aggregata” a quella di Catanzaro-Squillace.
Non è un segreto per nessuno, anzi in tanti lo hanno evidenziato, che il nuovo complesso lametino per le specifiche caratteristiche costruttive e per la sua posizione baricentrica rispetto alla regione possa diventare punto di riferimento dell’intera Chiesa calabrese, che con i fondi dell’8 per mille ne ha finanziato la realizzazione.
Di fronte all’eventualità di un “accorpamento”, dunque, la Diocesi lametina potrebbe “utilizzare” questa situazione per “difendersi” e rimanere autonoma, forte del fatto che la comunità per prima non vedrebbe di buon occhio l’ipotesi di vedersi “sfilare” anche la Diocesi dopo i tanti “scippi” subìti nel corso degli anni.
Mai come in questo caso, probabilmente, tra cittadini e vertici ecclesiastici lametini si troverebbe quella comunità di intenti che, per onestà intellettuale dobbiamo ricordare, in poche occasioni si è palesata.
Ma qual è l’elemento di rischio che potrebbe far concretizzare la “fusione” con la Diocesi di Catanzaro-Squillace? Anche se può sembrare paradossale è il fatto che Papa Francesco ha dettato regole molto stringenti per la scelta dei Vescovi. In primo luogo per evitare “sorprese” di qualunque tipo che danneggino l’immagine della Chiesa e poi che i “candidati” siano in possesso di curriculum pastorale di prim’ordine.
In definitiva, dunque, la difficoltà di individuare un successore all’altezza del compito per la Diocesi lametina potrebbe far “scattare” il piano B, sempre su indicazione generale e complessiva di Papa Bergoglio, di accorpare le piccole Diocesi a quelle più grandi.
Il ritardo nella nomina del successore di Mons. Cantafora, dunque, alimenta voci e supposizioni che, anche davanti al proverbiale riserbo ecclesiastico, sembrano diventare plausibili e più concrete, forse, di quello che realmente sono.
I sostenitori di quest’ultimo scenario citano un precedente significativo. Anche negli anni sessanta, infatti, la piccola Diocesi di Nicastro ha corso il rischio di “chiudere” ma la nascita del nuovo comune di Lamezia Terme nel 1968 cambiò radicalmente la situazione.
In quel frangente storico l’attivismo del vescovo dell’epoca, Mons. Renato Luisi divenne determinante per “accompagnare” e “mediare” tra politici locali e vertici romani, portando a casa due risultati: il nuovo comune e l’autonomia della Diocesi.
In questi mesi si sta giocando una “partita” analoga? Non è dato sapere. Ma gli “spifferi” sembrano prendere di giorno in giorno maggiore vigore.

mdf