Codacons deposita denuncia per acqua inquinata a Brancaleone: Procura sequestri rete idrica

Lamezia Terme – Il Codacons chiede alla Procura di Reggio Calabria di procedere all’immediato sequestro dell’intera rete idrica che serve il comune di Brancaleone, in provincia di Reggio Calabria.
“Riteniamo doveroso comprendere le cause di una situazione che relega i Cittadini di Brancaleone a vivere in condizioni da terzo mondo” – sostiene Francesco Di Lieto, vicepresidente nazionale del Codacons.
“Chiediamo all’Ufficio di Procura di porre sotto sequestro sia i pozzi che i serbatoi ‘Le Rocchette’ e ‘Sperlongara’ nonché la fontana pubblica posta nel piazzale antistante la stazione ferroviaria. È giunto il momento di comprendere le ragioni che relegano Brancaleone in una situazione di perenne emergenza, non degna di un paese che si definisce ‘civile’. L’annosa questione della salubrità dell’acqua a Brancaleone – prosegue Di Lieto, che ha sottoscritto la denuncia – impone immediati interventi perché non si può scherzare con la salute e l’incolumità della popolazione. L’accesso all’acqua ‘potabile’ è un diritto inalienabile e, inoltre, costituisce un presupposto fondamentale affinché ogni edificio possa essere abitabile ovvero utilizzabile. A Brancaleone, pertanto, sono costretti a vivere in una situazione di illegalità diffusa, la cui responsabilità non è, di certo, ascrivibile ai Cittadini. Gli abitanti sono stanchi di uno stucchevole scaricabile fra Enti, mentre l’acqua continua ad esser loro ‘vietata’. Confidiamo che il Procuratore Giovanni Bombardieri intervenga al più presto per fare, finalmente, chiarezza non soltanto su tutte le responsabilità ma anche sugli interventi da porre in essere nell’immediato per ripristinare la legalità e garantire il diritto alla salute di chi vive a Brancaleone”.
Nel contempo – prosegue Di Lieto – “abbiamo chiesto al Prefetto di Reggio Calabria di intervenire, in ottemperanza a quanto disposto dal D.L.vo 29/2004 e dal DPR 180/2006, per ovviare alle evidenti e continue omissioni, disponendo tutto quanto necessario per approntare un efficace servizio di approvvigionamento idrico e, nell’immediato, predisporre servizi sostitutivi tramite autobotti onde garantire alla popolazione l’accesso all’acqua. Riteniamo paradossale – prosegue Di Lieto – che da anni si susseguano ordinanze per affermare la “non potabilità” dell’acqua e nessuno si decida ad intervenire. Eppure sfogliando i dati ci sarebbe da rabbrividire, dinnanzi a valori che indicano un inquinamento importante ma, evidentemente, Brancaleone non merita rispetto. In questo senso depone la circostanza che, nonostante il divieto categorico ad usare l’acqua ‘per fini umani’, si sia proceduto a raddoppiare le tariffe… tanto la dice lunga sulla preoccupazione per la salute pubblica”.
Ci troviamo dinnanzi – sostengono dal Codacons – “ad un palese inadempimento che determina non solo il diritto al risarcimento del danno ma ha immediate ripercussioni sul contratto di somministrazione. Infatti, in un contratto a prestazioni corrispettive, la mancata erogazione della prestazione principale, cioè garantire l’acqua potabile, legittima il rifiuto da parte dell’utente a pagare le bollette. Per comprendere quello che da anni subisce Brancaleone, basta pensare al fatto che per bere i Cittadini sono costretti ad approvvigionarsi con bidoni recandosi in paesi limitrofi ovvero ad acquistare l’acqua confezionata. Questa è sicuramente una voce di danno – incalza Di Lieto – mentre la beffa è rappresentata dall’innalzamento spropositato delle tariffe”.
In questa situazione ‘ai margini della civiltà’ “non rimane che aggrapparci alle decisioni che andrà ad assumere la Procura – conclude Di Lieto – cui chiediamo di individuare tutti i responsabili di questa incredibile vicenda che umilia Brancaleone e la sua gente”.