Catanzaro – Il segretario generale della Slc Cgil, Daniele Carchidi (nella foto) lancia l’allarme occupazione in relazione agli effetti che il “Decreto Dignità” avrà sul futuro dei lavoratori a contratto che operano nei call center.
“Secondo le nostre stime, per effetto del Decreto Dignità- afferma – in Calabria cesseranno di lavorare 1500 lavoratori del settore call center con contratti a termine, cioè a tempo determinato e somministrati, in scadenza al 31 dicembre”.
Su scala territoriale, spiega ancora Carchidi, “la provincia che in termini percentuali rischia di essere maggiormente colpita e’ quella di Crotone, nella quale non sono stati rinnovati i contratti in scadenza per 200 persone e altrettanti scadranno nei prossimi mesi”.
“Sicuramente, dopo anni di abuso e utilizzo sfrenato dei contratti a termine, – evidenzia il segretario generale della Slc Cgil – un ridimensionamento dell’utilizzo prorogato di questo strumento era quanto mai auspicabile. Negli anni, i governi che si sono alternati, sia di centrodestra che di centrosinistra, hanno promosso una flessibilità spinta all’inverosimile favorendo il precariato a discapito della occupazione stabile. Quindi questa misura, dettata dalla “pancia”, spinta da un malessere diffuso e dilagante tra una generazione condannata al precariato, serviva, e non era più rimandabile. Ma l’aver realizzato un decreto come quello Dignità spinti dalla “pancia” e senza l’analisi del contesto, dello storico, del momento, ha fatto si’ che non solo non si creasse buona occupazione, ma si favorissero la disoccupazione e un ricambio estremo tra bacini di precariato”.
Per Carchidi si tratta di “Un’occasione sprecata, perche’ non si e’ ben compreso cosa poteva accadere in un settore a elevata esigenza di flessibilità come quello dei call center”. A parere di Carchidi, infine, “le 1550 unita’ sono stime per quel che riguarda il settore call center, ma se si guarda all’intero comparto della comunicazione il numero potrebbe essere raddoppiato”.

3 novembre 2018