Calabria avvelenata, ex discariche e capannoni per “smaltire” i rifiuti del Nord: Arresti-NOMI-VIDEO

NOMI-VIDEO Questa mattina i Carabinieri Forestali dei Gruppi di Milano, Lodi, Pavia, Torino, Napoli, Reggio Calabria e Catanzaro, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Milano nei confronti di 11 soggetti, tutti italiani, alcuni operanti nel settore dei rifiuti, ritenuti appartenenti ad un sodalizio criminoso dedito al traffico illecito di rifiuti e responsabili del riempimento di numerosi capannoni abbandonati nel Nord Italia e di tombamento dei rifiuti in una cava dismessa a Lamezia Terme.
Le indagini dirette dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Milano, il seguito dell’operazione ‘Fire Starter’ che nell’ottobre del 2018 aveva portato all’arresto di 6 persone accusate di traffico di rifiuti e del rogo del capannone di Corteolona (in provincia di Pavia), hanno permesso di individuare un’organizzazione criminale capeggiata da calabresi con numerosi precedenti penali che, attraverso una struttura composta da impianti autorizzati e complici, trasportatori compiacenti, società fittizie intestate a prestanome e documentazione falsa, gestivano un ingente traffico di rifiuti urbani e industriali provenienti da impianti campani e finivano in capannoni abbandonati del Nord Italia o interrati in Calabria.
“Un’operazione importantissima – ha detto il ministro Sergio Costa subito dopo gli arresti – Nord e Sud uniti per smantellare un gruppo di criminali che riempivano il nostro Paese di rifiuti“.
In manette sono finite 11 persone, tutte operanti nel settore dei rifiuti. Il principale indagato è Angelo Romanello. Il 35enne, nato a Siderno ma ormai in pianta stabile a Erba, è considerato il “dominus del sodalizio“. L’uomo è finito in carcere insieme a Maurizio Bova, 41enne originario di Locri. Per gli altri, invece, la Procura ha deciso una misura cautelare ai domiciliari in attesa del processo previsto nelle prossime settimane. E gli interrogatori di garanzia potrebbero portare all’iscrizione sul registro degli indagati di altre persone coinvolte in questa associazione smantellata dai carabinieri.
Lo snodo del traffico era l’impianto Smr Ecologia di Como, ma sono stati individuati e sequestrati già nei mesi scorsi gli impianti Salcon Sas di Como, Tecnometal di Trento e Eco.Lo.Da. di Lamezia Terme quali siti illeciti di destino di rifiuti. Il sito della Eco.Lo.Da., sequestrato nel giugno del 2018, era un semplice capannone privo di qualsivoglia dispositivo per il trattamento di rifiuti. Il destino calabrese dei rifiuti, che ha interessato l’area del Lametino notoriamente caratterizzata da forte radicamento di cosche di ‘ndrangheta, ha riguardato anche una cava dismessa, in passato già oggetto di una sequestro perchè utilizzata per nascondere in fusti di armi e droga.
I rifiuti finivano al Nord a Como, (in località La Guzza), a Varedo (Monza e Brianza) nell’area ex Snia, a Gessate e Cinisello Balsamo (Milano), per un ammontare di circa 60 mila tonnellate accertate. Il sito ex Snia «copre un’area ampissima nei comuni di Limbiate e Paderno Dugnano per 400mila mq. Da circa 15 anni il sito è in stato di abbandono a causa della ne della produzione industriale e non è stato ancora oggetto delle opere di bonifica previste».
Al Sud finivano alla Cava Liparota a Gizzeria (Catanzaro), dove già nel 2014 erano stati scoperte armi e droga in fusti interrati e alla Cava Parisi a Lamezia Terme, in modo così incurante di ogni regola da causare «la devastazione di un intero territorio».
Complessivamente, nel corso dell’indagine, sono state sequestrate 14mila tonnellate di riuti, che solo nel 2018 «hanno fruttato 1 milione e 400 mila euro».
Il principale indagato è Angelo Romanello, 35 anni, originario di Siderno, denfiito il «dominus del sodalizio», catturato a casa sua, a Erba (Como). Con lui è finito in carcere Maurizio Bova, di 41 anni, originario di Locri. Oltre a Bova e Romanello, l’indagine coinvolge anche altre nove persone, per le quali sono stati disposti gli arresti domicialiari: Matteo Molinari (38enne nato a Busto Arsizio), Massimo Bonanno (52enne nato a Napoli), Daniele Frustillo (33enne nato a Cariati), Matteo Salomone (34enne nato a Galliate), Maurizio Assanelli (55enne nato a Treviglio), Stefano Assanelli (50enne nato a Treviglio), Marco Izzo (33enne nato a Maddaloni), Sara Costenaro (43enne nata a Como), Assunta Villella (45enne nata a Voghera). Sara Costenaro è una consulente
ambientale, iscritta all’albo in Lombardia, che, stando alle accuse, avrebbe operato per consigliare le migliori modalità di smaltimento illecito.
Il monitoraggio attraverso il gps dei camion e pedinamenti a distanza hanno mostrato l’interramento di un carico di 25 tonnellate di rifiuti presso una cava dismessa di Lamezia Terme, reato poi interrotto in flagranza.
I rifiuti provenienti da impianti dell’hinterland napoletano erano intermediati da una società di Acerra la quale si occupava di individuare destinazioni apparentemente lecite a rifiuti non trattati come dovuto. Ciò avveniva grazie alla disponibilità di trasportatori di fiducia e al ruolo fondamentale svolto da un impianto di trattamento autorizzato in provincia di Como, reale snodo del traffico; qui i rifiuti solo apparentemente venivano trattati presso l’impianto comasco, mentre erano destinati a riempire capannoni dismessi, a essere abbandonati in ex aree industriali, a essere interrati ad esempio in una cava abbandonata di Lamezia Terme.
I trasportatori compiacenti venivano scortati di volta in volta da apposite staffette che li guidavano nel sito abusivo attivo in quel momento. A disposizione del sodalizio anche una professionista in campo ambientale di Como, la quale, dietro compenso, prestava la sua consulenza tecnica per la creazione del complesso sistema documentale utilizzato per schermare il traffico, per i pm pienamente consapevole del profilo criminale dei suoi clienti.
Lo smaltimento illegale ha creato discariche abusive per oltre 14mila tonnellate di rifiuti di ogni natura: il volume complessivo di illeciti profitti è stato stimato in oltre 1.700.000 euro con riferimento all’anno 2018.
I profitti illeciti poi, transitati presso i conti delle società coinvolte ed apparentemente riconducibili a prestazioni nel settore dei rifiuti venivano ‘drenati’ attraverso significativi prelevamenti in contante e ricariche su carte postepay utilizzate ad hoc, evitando cosi la tracciabilità dei flussi di denaro.
Grazie all’opera di ‘raccordo’ condotta dalla Dda di Milano, singoli e diversi fascicoli penali relativi ad episodi di abbandoni o discariche di rifiuti in tutto il nord Italia sono stati analizzati in maniera unitaria e ne è stata individuata la riconducibilità al sodalizio criminale. Con riferimento al solo hinterland milanese sono state ricondotte all’operato degli indagati i capannoni colmi di rifiuti sequestrati a Gessate, Cinisello Balsamo e area Ex Snia di Varedo.