Becca multa e insulta i vigili su Facebook: condannato per diffamazione a pagare altri 8mila euro

Una volta i vigili venivano insultati in strada, ora la moda si è spostata su Facebook. Ma le conseguenze sembrano essere decisamente peggiori. Mentre in passato il confronto poteva anche esaurirsi con un chiarimento faccia a faccia, ciò che viene scritto sui social procura un impatto e, soprattutto, reazioni ben più consistenti. I casi finiscono in tribunale, le multe e i risarcimenti da pagare salgono.
L’ultimo ha visto coinvolto un 40enne di Loano, in provincia di Savona, che sarà costretto a pagare quasi 8mila euro tra risarcimento danni e spese legali. Il motivo? Si è infuriato per una contravvenzione e ha sfogato la sua rabbia contro i vigili sulla sua pagina Facebook, pubblicando una foto del verbale insieme ad alcune frasi «irrispettose» nei confronti dei vigili e del Comune.
Il sindaco Luigi Pignocca lo ha denunciato per diffamazione perché «comunicando con più persone offendeva la reputazione dell’Amministrazione». Nel 2017 l’uomo è stato rinviato a giudizio. Lo scorso 28 maggio il giudice del tribunale di Savona lo ha condannato.
Un caso simile a quello di Palermo dell’ottobre 2018 quando un gruppo di agenti della polizia locale, stanchi di ricevere insulti social, ha querelato un quarantenne ottenendo un risarcimento di mille euro più le spese processuali. I soldi sono stati donati in beneficenza. A Torino, nel marzo dello stesso anno, sono invece finite nel registro degli indagati ben 78 persone, colpevoli di aver commentato il post di un avvocato che aveva insultato i vigili definendo quella subita sotto casa «una spedizione punitiva». I protagonisti sono stati individuati uno ad uno tra i commenti e denunciati.
In molti si sono pentiti, così come un uomo della Bassa Romagna che per scusarsi lo scorso marzo ha scritto una lettera a cuore aperto, invitando il mondo social a riflettere: «Scrivere su Facebook è come stare in piazza con un megafono. E le conseguenze delle offese possono essere davvero devastanti».