Autonomia differenziata, Feltri: “Condannati a mantenere i nostri cari fratelli terroni”

Roma – Che la “pratica” relativa all’Autonomia differenziata sia indigesta per il governo gialloverde è un fatto conclamato. Così come lo “strano” silenzio della stragrande parte delle istituzioni elettive e delle diverse compagini della società meridionale.
Con l’autonomia differenziata le regioni Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna (in forme diverse ed attenuate per quest’ultima) chiedono di poter gestire direttamente alcuni servizi pubblici con risorse proprie e trattenendo una parte del gettito fiscale (che ora viene trasferito allo Stato) prodotto nei loro territori.
Sanità, trasporti, ambiente, istruzione sono alcuni dei servizi che si vorrebbe “sottrarre” alla competenza esclusiva dello Stato.
E’ evidente che tale richiesta, eventualmente venisse approvata dal parlamento, comporterebbe un minor introito da parte del Tesoro e, conseguentemente, una ulteriore riduzione delle risorse economiche per il resto del Paese, Sud in particolare.
Se si tiene conto, inoltre, che attualmente i soldi pubblici vengono ripartiti tra le regioni sulla base della cosiddetta spesa storica si comprende bene quali e quanti problemi potrebbero ripercuotersi sulle regioni meridionali.
Queste ultime, infatti, secondo il meccanismo della spesa storica sono già ampiamente penalizzate come, di recente, ha dimostrato uno studio della Svimez (sulla base di dati della Ragioneria generale dello Stato (RGS) e dei Conti Pubblici Territoriali (CPT) territoriali) che ha calcolato come al centro-nord viene trasferito il 71,7% delle somme sulla base di una percentuale del 65,7% della popolazione complessiva italiana mentre, al sud la spesa di ferma al 28,3% nonostante la popolazione raggiunga il 34,3%. Questo concretizza una minore spesa pari a circa 61 miliardi di euro che vengono sottratti ai cittadini meridionali e che vanno ad arricchire altre aree del Paese.
Forse con 61 miliardi di euro in più da spendere anche le tanto vituperate regioni meridionali avrebbero potuto offrire e garantire servizi all’altezza delle esigenze della popolazione.
Sarebbe molto interessante e, anzi, doveroso sapere cosa ne pensano i tanti parlamentari eletti nel mezzogiorno sulla questione e sulla soluzione di questa evidente e non contestabile (i dati sono di organi autorevoli dello Stato) disparità di trattamento. Aspettiamo che battano un colpo.
Intanto sta facendo discutere, ancora una volta, un articolo del sempre “ispirato” Vittorio Feltri che sul giornale che dirige ha reso edotto il Paese del suo “illuminato” pensiero in materia di autonomia differenziata.
Ve lo proponiamo integralmente:
“A scanso di equivoci. Noi di Libero siamo favorevoli alla autonomia regionale. Tant’ è che abbiamo appoggiato a tutto gas il referendum che si svolse in Lombardia e in Veneto e che ebbe l’ esito che sappiamo: il Nordest pretende di amministrarsi senza interferenze romane. Va da sé che le leggi nazionali vigono dalle Alpi alla Sicilia. Non è in discussione lo Stato unitario. Si tratta soltanto di consentire agli enti locali di decidere come e dove investire il denaro da essi prodotto. Se a Milano o a Venezia è necessario costruire un’ opera è assurdo che le due città, con i propri proventi fiscali, non possano agire nell’interesse della popolazione e debbano attenersi alle disposizioni governative, ispirate malamente dalla burocrazia peggiore del mondo. I governatori Fontana e Zaia sono sicuramente più preparati e competenti di Toninelli per deliberare in varie materie. Sono più esperti, conoscono il territorio e le sue esigenze, mentre i fannulloni del Parlamento pensano soltanto a sprecare, compiendo spese pazze col denaro pubblico.
Un esempio clamoroso? Il reddito di cittadinanza distribuito a cani e porci che invece di lavorare si girano i pollici e se proprio lavorano lo fanno in nero, evadendo le tasse, incidendo negativamente sulle statistiche relative alla disoccupazione nonché sul Pil, quindi imbrogliando i cittadini. Tutto ciò è assodato e non merita un dibattito. Lo si constata a occhio nudo. Nonostante questo, alcune parti politiche si ostinano a negare al Settentrione la facoltà di provvedere a se stesso mediante l’ autonomia democraticamente invocata tramite plebiscito. Perché? Elementare. I deputati e i senatori del Sud, oltre ai governanti, sono terrorizzati all’idea di perdere la tetta da cui attingere nutrimento, sotto forma di finanziamenti cospicui, per le zone disastrate del Mezzogiorno. Le quali senza i capitali versati all’erario dagli odiati polentoni andrebbero definitivamente alla deriva.
Pertanto non si illudano la Lega e i suoi sostenitori: l’ autonomia non passerà mai alle Camere a maggioranza meridionale, come non passò mai il famoso e sterile federalismo fiscale. Noi siamo condannati a mantenere i nostri cari fratelli terroni”.