Anno giudiziario, Lupacchini: Ingiusta detenzione, allarme per indennizzi

Catanzaro – “Un dato particolarmente allarmante e’ quello degli innocenti finiti senza colpa in custodia cautelare e dei soldi sepsi dallo Stato in risarcimenti per ingiusta detenzione”. Lo ha riferito il procuratore generale di Catanzaro, Otello Lupacchini, nella sua relazione per l’inaugurazione dell’anno giudiziario del Distretto catanzarese.
“Il numero di vittime – ha proseguito Lupacchini – continua ad aumentare senza sosta, cosi’ come il denaro versato nei loro confronti a titolo di indennizzo, eppure questa emergenza sembra quasi non interessare gli addetti ai lavori, quasi che le persone che finiscono ingiustamente in carcere ogni anno e per questo ricevono un indennizzo costituiscano un dato fisiologico”.
Secondo Lupacchini “e’ purtroppo noto che il Distretto con il maggiore numero di casi indennizzati e’ quello della Corte d’appello di Catanzaro, che per il sesto anno consecutivo si e’ confermata nei primi tre posti, con 158 persone che, nel 2017, hanno subito un’ingiusta detenzione: seguono i Distretti di Roma, con 137, e Napoli, con 113. Catanzaro e Roma sono anche le citta’ in cui lo Stato ha speso di piu’ in risarcimenti liquidati alle vittime di ingiusta detenzione: in questo Distretto, nel 2017, e’ stata registrata – ha rilevato il procuratore generale – la cifra monstre di circa 8,9 milioni, piu’ del doppi di quanto si e’ speso per i casi della capitale, con una percentuale che in tutta evidenzi agisca a sfavore del nostro Distretto”.
A parere di Lupacchini, inoltre, “l’entita’ dei casi di riconoscimento dell’ingiusta detenzione, in uno con l’entita’ degli indennizzi riconosciuti, e’ sicuro sintomo di inadeguata ponderazione degli elementi di prova sia da parte di chi chiede l’applicazione della misura sia da parte di chi la misura dispone, nelle ipotesi di ingiustizia sostanziale ovvero di preoccupante superficialita’ nell’apprezzamento delle condizioni legittimanti l’adozione e/o il mantenimento della misura cautelar-detentiva. Se non addirittura di un acritico appiattimento del giudicante sulle richieste non adeguatamente ponderate del requirente, in un’inquietante cortocircuitazione, che si risolve – ha concluso il procuratore generale di Catanzaro – in palese violazione sia della terzieta’ del giudice sia della parita’ delle armi tra accusa e difesa”.
Sul tema, dopo l’intervento del pg Lupacchini ha preso la parola il presidente della Corte d’appello di Catanzaro, Domenico Introcaso, il quale ha specificato che “la misura dei risarcimenti copre un arco di tempo che va dal 2010 al 2014-2015 ed e’ un fenomeno certamente esecrabile ma ascrivibile a tutta la dinamica del processo cautelare”.