A proposito di un libro invisibile

di Claudio Cavaliere – Saremo pure un popolo di eroi, santi, poeti e navigatori ma non di lettori.
Ventiquattresimo posto nel mondo, con circa il 60% della popolazione da sei anni in su che, al di fuori degli obblighi scolastici, non legge nemmeno un libro in un anno. La Calabria poi è un disastro, ultimi in Italia, con la percentuale dei non lettori al 75%.
Leggere insomma non è un bisogno naturale ma un impulso che abbisogna di educazione, di qualcuno che ti insegni come ci si comporta con un libro e ti faccia capire che quello che hai in mano non è carta con dei segni impressi ma una miniera, un tesoro, oppure un grande gioco, un grande inganno, o ancora degli occhi aggiuntivi comunque un mucchio di olive da spremere per farci il condimento che il companatico lo devi mettere sempre tu.
E’ da pochi giorni uscito un saggio di una giovane calabrese di Catanzaro, Chiara Fera, giornalista, laureata in lettere moderne, incidentalmente mia amica che, tra le altre cose, ha il merito di risultare un potente strumento di invito alla lettura e per questo ancora più prezioso. Si intitola “Il libro invisibile di Pietro Citati. Racconto di un’analisi” (Rubbettino editore) il primo libro su uno dei grandi della letteratura, Citati, appunto.
Capita che si possano leggere decine di opere e migliaia di pagine senza incontrare idee nuove o senza addirittura trovarvi delle idee. Di certo non accade con i libri di Citati e men che meno con questo pregevole studio di un centinaio di pagine che rappresenta la summa del pensiero citatiano tratto dal suo lavoro di giornalista-recensore-scrittore che ha affrontato con il suo stile unico i più grandi della letteratura mondiale.
Italo Calvino, che gli fu amico lo definì “… il bibliotecario visionario che esplora continenti sterminati nei margini di pagine già scritte” riconoscendo alla sua scrittura e al suo modo di narrare la letteratura creatività e critica. Citati, oggi 89enne, da circa mezzo secolo con le sue recensioni-libro che ancora oggi vengono strappate dai giornali e conservate come reliquie, è riuscito a dare corpo ad una nuova narrazione sui più grandi scrittori di tutti i tempi, offrendoli alla lettura popolare dei quotidiani, riconoscendo così alla carta stampata il valore di preziosa e insostituibile opera di informazione e di cultura.
Il libro della Fera – che è riuscita a penetrare lo studio fortezza di Citati e dialogare con lui – parte proprio dalla analisi della sua produzione giornalistica, avendo cura di affrontare preliminarmente la non facile domanda se il critico sia anche uno scrittore. Domanda che sembrerebbe retorica considerata la immensa produzione di Citati che risponde citando Proust e Flaubert, i critici che ama maggiormente, ossia scrittori che parlano di scrittori.
Da qui in poi il saggio diventa pura pedagogia della lettura con la giovane studiosa che disegna un intelligente percorso del pensiero citatiano che si muove con assoluta padronanza tra i grandi della letteratura, restituendone il significato ultimo e con esso inviando un potente stimolo alla lettura anche ai più inesperti lettori, a quelli privi di cognizioni letterarie. Così, mentre passeggi tra l’ottocento e i giorni nostri è come se ti trovassi contemporaneamente in una bottega di un grande artigiano del pensiero che ti insegna come si legge un libro, cosa trarre da quei segni ignoti impressi sulla carta, come comprendere il pensiero profondo degli autori che è poi la caratteristica di Citati, scrivere romanzi sui grandi scrittori.
Nella seconda parte del libro poi Chiara Fera si presenta come la scopritrice di un inedito. Alla domanda sul perché non abbia mai scritto un saggio monografico su Dostoevskij, Citati, di cui si intuisce l’ammirazione sconfinata per il russo, rimpicciolisce, quasi si ritraesse di fronte alla grandiosità del moscovita: “Non ho mai osato scriverlo, è troppo difficile”.
Invece, quel libro c’è, lo mette nero su bianco la giovane scrittrice, e sono i numerosi articoli che Citati ha dedicato al grande scrittore nell’arco della sua carriera. Un richiamo irresistibile, che periodicamente lo ha portato a misurarsi con gli abissi insondabili di Dostoevskij, sempre offerti alla lettura popolare dei giornali piuttosto che a quella più esclusiva della critica.
E’ questo “Il libro invisibile di Pietro Citati”, un volume prezioso che ti riconcilia con l’arte della scrittura e della lettura e gli sconfinati mondi narrativi di cui, per Chiara Fera è portatore sono riassumibili in ciò che ha scritto a proposito di Kafka: “Leggendo, ci si sente stupidissimi; e insieme si pensa a quello che dicevano Giovanni Scoto e i mistici bizantini; se Kafka ha scritto queste frasi, noi uomini apparteniamo ad una razza meravigliosa.”