Vito Nicastri, il “signore del vento”: la moglie lametina e le società in via Fratelli Maruca

Lamezia Terme – Vito Nicastri, il “re dell’eolico” – a cui la Dia, qualche anno addietro, ha sottratto un tesoro del valore di un miliardo e trecento milioni di euro – trattava con le cosche della Locride per conto di Matteo Messina Denaro. (a sinistra in una foto “attualizzata”)
È quanto è emerso da tempo dai faldoni di alcune inchieste: ‘ndrangheta e Cosa nostra unite nel business del fotovoltaico.
Il superlatitante siciliano investe in Calabria e tratta con le cosche della Locride, alcune delle quali avrebbero ricevuto anche 700mila euro per la locazione di alcuni terreni. A fare da intermediario sarebbe stato l’imprenditore Vito Nicastri, originario di Alcamo ma sbarcato da diversi anni a Lamezia Terme, al centro di numerose indagini perché ritenuto un “fidatissimo” del boss di Castelvetrano, vertice della “Cupola” dopo la cattura di Binnu Provenzano.
I legami con i calabresi sono contenuti in un’informativa firmata dal generale Antonio Girone, direttore della Dia che, nel settembre 2010, ha sequestrato le quattro società “fotocopia” riconducibili a Vito Nicastri e alla moglie Ida Maruca, una lametina che dopo il matrimonio ha migliorato decisamente il suo stile di vita lasciando il lavoro da cameriera in un ristorante a Firenze e nel bar di un distributore di carburante a Castellammare del Golfo per “curare” gli affari di famiglia.
Un insospettabile portoncino di legno in Via Salita Fratelli Maruca, a due passi da Corso Numistrano. E la buca delle lettere grigia con la scritta “Seneca” accanto a quella di “Maruca“. È ben lontana dal lusso la sede legale delle quattro aziende lametine sequestrate nel 2013 nell’ambito dell’inchiesta della Direzione investigativa antimafia di Palermo su un colossale giro di miliardi e affari sporchi nella “green economy” che avrebbe gestito Vito Nicastri, 54enne di Alcamo, fra Trapani e Palermo, che ha sposato l’imprenditrice lametina Ida Maruca.
È lei l’amministratore unico delle aziende cittadine finite nel mirino della Dia e sottoposte a sequestro dal Tribunale di Trapani. Le società ‘Seneca 1’ e ‘Seneca 2’, ‘Timeo 1’ e ‘Timeo 2’ non sono altro che l’una fotocopia dell’altra, e secondo gli investigatori avrebbero gestito investimenti e appalti per centrali fotovoltaiche e parchi eolici, in ogni caso produzione di energia da fonti rinnovabili.
Dietro l’insospettabile portoncino nel cuore della città queste società, ci sono quattro aziende, ognuna con appena 10 mila euro di capitale sociale dichiarato e versato, pur trattandosi di società a responsabilità limitata. Con un amministratore unico sempre uguale, la moglie di Vito Nicastri.
Lo chiamano «il signore del vento” perchè sembra che dove passa lui spuntino fuori sciami di pale eoliche. Gli investigatori antimafia lo collegano a doppio filo con il numero uno di Cosa Nostra, Matteo Messina Denaro, che da anni punta molto sulla “green economy“, la cosiddetta energia pulita prodotta dal sole e dal vento.
Perfettamente uguali anche i consigli d’amministrazione delle quattro aziende lametine sequestrate, che fanno parte della holding di 43 aziende riconducibili a Nicastri, sparse tra Sicilia, Reggio e il triangolo della ‘ndrangheta San Luca, Africo e Platì sull’Aspromonte.
Ad affiancare Ida Anna Maruca, sposata dal “signore del vento” in seconde nozze, i procuratori speciali Luigi Maruca, suo stretto parente ed un altro lametino, Vincenzo Dattilo.
Nei quattro consigli d’amministrazione anche due siciliani: Antonino Voi di Calatafimi e Giuseppe Coraci di Alcamo.
Secondo gli investigatori siciliani Vito Nicastri sbarca in Calabria proprio dopo aver sposato Ida Maruca.
E il “signore del vento” prende letteralmente il volo, ed in Calabria in appena otto mesi riesce ad ottenere 45 autorizzazioni per realizzare impianti eolici e fotovoltaici. Tutto questo in Calabria avviene, sostengono gli inquirenti, attraverso le quattro società lametine.
Una burocrazia, quella calabrese, di cui si lamentano da decenni imprenditori, politici, associazioni, sindacati e soprattutto cittadini. Tutto è dannatamente lento e intricato. Ma per Nicastri è tutto filato liscio, soprattutto nel triangolo della Locride più controllato dalle ‘ndrine.

13 marzo 2018