Lamezia Terme – È iniziato il quarto giorno di ricerche per ritrovare Nicolò Frijia, il piccolo di 2 anni travolto giovedì sera dalla furia dell’acqua a San Pietro a Maida mentre si trovava in compagnia della madre, Stefania Signore (30 anni), e del fratellino maggiore Cristian (7 anni). Si continua a scavare nel fango e, soprattutto, nella speranza di recuperare il corpicino del bambino.
Il fango, complice il sole che da ieri pomeriggio è spuntato in quasi tutta la Calabria, inizia ad asciugarsi e questo complica le operazioni. Le ricerche stanno vedendo impegnate anche decine di volontari e, come ha spiegato anche il capo della protezione civile Calabria, Carlo Tansi, continueranno senza sosta.
Già dalle ore immediatamente successive alla tragedia, la Procura della Repubblica di Lamezia Terme, ha aperto un fascicolo di indagine sulla vicenda ipotizzando il reato di omicidio colposo plurimo.
Il fascicolo è affidato al procuratore capo Salvatore Curcio e al sostituto Giulia Maria Scavello che dovranno – vogliono fare luce su eventuali responsabilità circa le gravi condizioni di inagibilità della strada che da Curinga porta a Gizzeria (dove era diretta la giovane madre), passando per San Pietro Lametino.
Intanto questa mattina lo stesso procuratore Curcio ha effettuato un attento sopralluogo nella zona tra San Pietro Lametino e San Pietro a Maida in cui si è verificata la tragedia.
Nel corso del sopralluogo, il procuratore Curcio si è intrattenuto con i Vigili del Fuoco, che nell’area stanno proseguendo le operazioni di ricerca del piccolo Nicolò, di 2 anni, ancora disperso, chiedendo informazioni e documentazione di carattere tecnico.
L’indagine della procura lametina mira ad accertare le cause della tragedia ed eventuali responsabilità. Da quanto si è appreso, inoltre, è stato anche nominato un pool di esperti chiamato a effettuare tutte le verifiche necessarie di carattere tecnico, in particolare sulle condizioni della strada nella quale la famiglia transitava al momento dell’ondata di acqua e fango.
A proposito di esperti, anche il capo della Protezione civile regionale, Carlo Tansi ha reso noto che sono arrivate delle squadre specializzate di geofisici del Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche).
“Siamo quasi sicuri che il bambino sia sotto una coltre di detriti spessa oltre un metro e molto estesa, quindi,-ha aggiunto Tansi- faremo delle ricerche nel sottosuolo tramite il georadar. Si tratta di ricerche molto complesse, ma non lasciamo nulla di intentat”.

8 ottobre 2018