Lamezia Terme – L’omicidio dell’avvocato Pagliuso sarebbe stato l’ultimo di una lunga scia di sangue maturata nella lotta tra cosche mafiose all’ombra del Reventino,.
Come più volte chiarito l’assassino del legale sarebbe maturato nell’ambito dello scontro tra le famiglie Scalise di Decollatura-Soveria Mannelli e i Mezzatesta per il controllo delle attività criminali sul territorio.
In particolare secondo gli Scalise, l’avvocato Pagliuso avrebbe in qualche modo favorito la latitanza di Domenico Mezzatesta che assieme al figlio Giovanni fu l’autore, il 19 gennaio 2013, del duplice delitto dei lametini Giovanni Vescio e Francesco Iannazzo, consumato all’interno del Bar del Reventino di Decollatura di proprietà di Luciano Scalise. (foto in alto- a sinistra le vittime-a destra i Mezzatesta)

DanieleScalise

Quest’ultimo fratello di Daniele (foto a fianco), ucciso il 28 giugno 2014, di cui proprio Domenico Mezzatesta veniva considerato responsabile da parte del clan avversario.
Secondo le risultanze delle indagini Giovanni Vescio e Francesco Iannazzo erano legati a doppio filo nell’ambito del citato gruppo criminale a Daniele Scalise.

DomenicoAiello

Il 21 dicembre 2014 a cadere sotto i colpi di fucile caricato a pallettoni è anche Domenico Aiello, (foto a fianco) sospettato di aver avuto un ruolo importante nell’omicidio di Scalise.
L’avv.Pagliuso avrebbe avuto un rapporto personale molto stretto con Domenico Mezzatesta (oltre che professionale per esserne – insieme al figlio Giovanni – cliente nel processo per il duplice omicidio Vescio e Iannazzo) tanto da essere aiutato nel periodo della sua latitanza, proprio durante la quale veniva eliminato Daniele Scalise, esponente di spicco dell’omonimo gruppo criminale di stampo ‘ndranghetistico, operante nella ‘zona della montagna‘ lametina, a sua volta collegato sia alla cosca “Giampà” di Nicastro, sia alla cosca “Iannazzo-Cannizzaro-Daponte” di Sambiase.
Verso il legale ucciso l’odio sarebbe diventato ancora più grande dopo che l’esito del processo in Cassazione contro i Mezzatesta comportò l’annullamento della pena dell’ergastolo a loro inflitta e che la Corte d’Assise di Appello di Catanzaro “ridusse” a 20 anni nell’ottobre 2017.
Inoltre, dalle approfondite indagini, sarebbe emerso che nell’estate del 2015 Domenico Mezzatesta avrebbe informato l’avvocato Pagliuso di essere stato inserito in una “lista nera” predisposta dagli Scalise e composta da tre nomi: Domenico Aiello (ucciso nel dicembre 2014), Domenico Mezzatesta, e, ultimo in elenco, Francesco Pagliuso.
Sempre secondo le evidenze investigative, l’avv. Pagluso avrebbe subito anche due pesanti intimidazioni: la prima in un incontro organizzato presso il proprio studio dal legale di Daniele Scalise durante la latitanza di quest’ultimo (tra il 2012 e il 2013) e che che aveva spinto Pagliuso a manifestare forte disaccordo per la modalità dell’appuntamento e l’indisponibilità al colloquio; l’altro (sempre nel 2012) con un’aggressione in un bosco dove Pagliuso sarebbe stato portato bendato al cospetto di Giovanni Vescio, Francesco Iannazzo e Daniele Scalise, che lo avevano minacciato accusandolo di non avere adeguatamente difeso lo Scalise nell’ambito di alcuni procedimenti che lo vedevano coinvolto.
Pare che ad evitare conseguenze ben più gravi sarebbe intervenuto Pino Scalise, padre di Daniele.

3 marzo 2018