La madre di Matteo Vinci: “Da anni lottiamo contro i Mancuso, non ho paura”. Il marito è fuori pericolo

Limbadi (Vv) – “Non ho paura. Non l’abbiamo avuta fino ad oggi. Abbiamo fatto i nomi senza paura”. Rosaria Scarpulla (nella foto), madre di Matteo Vinci, il 42enne morto con l’esplosione della sua autovettura nell’attentato compiuto ieri a Limbadi, fa nomi e cognomi.
Affranta dal dolore, ma con grande forza, l’anziana donna, che attende anche di sapere se il marito vivra’ dopo le gravi ustioni riportate nell’esplosione, ha parlato ai microfoni del Tgr Calabria, raccontando “anni di soprusi di ogni genere”.
Scarpulla racconta delle continue liti con Rosaria Mancuso, sorella dei boss dell’omonimo potentissimo clan, il cui marito e’ stato arrestato subito dopo l’attentato per detenzione illegale di armi da fuoco.
Nessuna reticenza per quelle continue liti legate ad un terreno che i Mancuso volevano ottenere ad ogni costo: “In quella terra noi ci stavamo male – afferma l’anziana donna – perche’ i nostri vicini non sono persone civili a cui si puo’ parlare”.
Fa nomi e cognomi, cita Rosaria Mancuso e il marito Domenico Di Grillo: “Siamo stati sempre minacciati di andarcene di la’, volevano quel terreno. Lottiamo da anni, ci siamo opposti, subendo angherie di ogni genere, ma non abbiamo ceduto e non cederemo mai per onorare mio figlio che era innamorato di quel terreno. Il nostro – dice senza manifestare timore verso i suoi avversari – non e’ coraggio, e’ difesa dei nostri diritti, non li vedo come persone, li vedo piu’ bassi di noi. Non hanno merito a niente, nemmeno di parlarne”.

FrancescoVinci

Autobomba a Limbadi, Francesco Vinci fuori pericolo di vita
Restano gravi ma stazionarie le condizioni di Francesco Vinci, il 73enne di Limbadi rimasto ieri gravemente ferito a causa dell’autobomba esplosa in localita’ Cervaloro costata la vita al figlio Matteo, di 42 anni, biologo. Il ferito e’ stato dichiarato fuori pericolo di vita e dovrebbe riuscire a cavarsela. Si trova ricoverato nel reparto “Grandi Ustioni” dell’ospedale di Palermo dove e’ giunto nella tardi serata di ieri in elisoccorso dopo un primo ricovero all’ospedale di Vibo Valentia.
A permettergli di salvarsi e’ stato in particolare il fatto che al momento dell’esplosione la portiera della Ford Fiesta sulla quale si trovava a bordo, non e’ rimasta bloccata, a differenza di quella del lato guida occupato dal figlio. Francesco Vinci, scaraventato sull’erba al momento dell’esplosione, e’ riuscito a rotolarsi a terra, limitando parzialmente i danni provocati dalle fiamme, ma non e’ riuscito ad aprire la portiera per tirare fuori il figlio che e’ rimasto carbonizzato. Il ferito presenta ustioni di primo e secondo grado agli arti inferiori. La prognosi resta in ogni caso riservata.

(Agi)

10 aprile 2018